Terza Via

“Avvolte sogno cose impossibili è mi domando?perchè no” John Fitzgerald Kennedy

Il Partito Democratico Come Lo Vorresti Tu?

Pubblicato da ernestoscontento su Ottobre 19, 2006

 

Il Partito Democratico come lo vorresti tu:

  • Completamente aperto alla società civile ?
  • Il metodo di scelta dei candidati, lo vorresti con le primarie?
  • I Partiti attuali dovrebbero avere una quota di Ingresso ?
  • Se i partiti detengono una quota di ingresso, come vengono decisi i loro candidati!!!! Da un organismo interno al P.D.? o con il metodo delle Primarie?
  • I temi etici, cattolici e di appartenenza alla casa madre Europea stanno dividendo i due partiti di maggioranza impegnati nella costituzione del P.D., cosa faresti tu!!!! andresti avanti con la fusione…rischiando di perdere dei compagni di viaggi, ma aggregandone altri nell’area di centro che oggi non si vede rappresentata dai partiti attuali? O ritarderesti la costituzione del P.D. cercando di aggregare le correnti interne ai partiti e attualmente in dubbio?

Approfondimenti:

246 Risposte a “Il Partito Democratico Come Lo Vorresti Tu?”

  1. paco frangies detto

    cosi come lo vuole il governo.
    tutti più poveri per favorire la ricerca cioè dare soldi alle aziende convenzionate con il potere e i grossi capitali anche dei convenzionati anzi sopratutto fuori .
    fuori dall’euro entro 3 anni e poi tutti in cinquecento che farà nuova per la nuova italia la FIAT.
    paco frangies

  2. pippopampo detto

    Lo vorrei pulito…senza i professionisti della pilitica che da oltre 40 nni fanno danni..e con le primarie…cosi scelgo chi mi deve rappresentare.

    pippopampo

    PS:

    è da un po che non ti leggo più dal grillo come mai?????

  3. francesco catarsi detto

    Io mi accontenterei che fosse fatto da politici onesti…ma purtroppo so già che non sarà cosi.

    cio francesco.

  4. enrico billeri detto

    Ciao ernesto ho letto i tuoi post dal grillo, dove indicavi anche questo blog.

    Io il Pertito democratico lo vorrei aperto…ma soprattutto lo vorrei fatto di politici onesti e senza condanne MA COME DICE FRANCESCO NON E’ CHE CI SPERI MOLTO ORMAI IL TASSO DI INQUINAMENTO IN ITALIA E’ ALTISSIMO.

    Speriamo bene!!!!

    O.T.

    leggendo il tuo commento sugli stipendi dei manager pubblici sono rimasto di sasso è una cosa vergognosa…che una persona prenda 256 volte lo stipendio di un operaio, oltretutto le aziende statali vanno tutte male…MA CIMOLI COSA STA FACENDO PER ALITALIA???? E PERCHE’ LO DOBIAMO PAGARE COSI TANTO???

    ECCO QUESTE SONO LE COSE CHE MI FANNO INCAZ…CI CHIEDONO SACRIFICI CON LA FINANZIARIA MA LORO DI SACRIFICI NE FANNO POCHI.

    ciao a rileggerci enrico billeri

  5. balthazaar detto

    Buongiorno.
    A dire il vero questo “superpartitone” io non lo vorrei. Ho l’impressione che questo progetto, come quello di Berlusconi di fondare un superpartito del centro-destra, nasconda il progetto di soffocare le minoranze. E una situazione del genere, a mio avviso, mette in pericolo la democrazia.

  6. Prima di rispondere vi devo ringraziare per essere intervenuti, siete i primi a cui rispondo perché è vero che ormai sono un veterano della rete ma non avevo mai aperto i miei POST ai commenti per il semplice motivo che poi non o sempre il tempo necessario per rispondere adeguatamente.

    Finiti i convenevoli provo a rispondere:

    @ paco frangies

    Vedo che sei ottimista…devo dire che il governo in carica non a iniziato bene anzi sta facendo parecchia confusione dimostrando tutti i limiti di una coalizione che necessita delle alee estreme per decidere, il processo riformista è i riformisti per ora sono andati in soffitta.

    @ pippopampo

    anche io lo vorrei come te.

    @ francesco catarsi @ enrico billeri

    anche qui concordo ma sono più ottimista anche se l’onesta e un valore che scarseggia al giorno d’oggi e non solo in politica.

    @ balthazaar

    balthazaar, invece tu sei pessimista…..ai paura che le minoranze siano soffocate!!!!MA CHE COSA C’E’ DI STRANO!?!?

    Le minoranze devono essere tutelate dalla legge elettorale che io vorrei bipolare al doppio turo sul modello Francese.

    Ma dopo caro balthazaar bisogna governare seguendo il volere della maggioranza perché questa è Democrazia….non è naturale quello che succede oggi…che per motivi di coalizione le minoranze contano più delle maggioranze..

    LA FINANZIARIA è FIGLIA DELLA SINISTRA RADICALE…. E SI VEDE!!!!

    Una cosa è dare la libertà di espressione anche alle minoranze e se riescono a creare consenso acquistano forza per incidere sulle scelte…ma devono avere la forza del consenso popolare…

    Ma no come ora!!!! che se non fai come dicono loro sei sotto ricatto…stare al governo non è uguale a stare nel sindacato dove tratti sempre su tutto!!!!

    Le scelte devono essere coerenti e responsabili….

    Perché i costi delle scelte sbagliate e non realiste le pagano tutti dopo…..compreso i proletari e sottoproletari ( passami i termini giusto per rinfrescarmi la memoria).

    PS: ti verro a trovare sul tuo blog è grazie di nuovo per la visita.

    ernesto scontento

  7. GINO SERIO detto

    Ciao ernesto :-) .

    vedo che ti stai allargando :-)

    Mi trovo a Menphis (USA) :-) sai che ogni tanto per non scordare cosa significhi la parola DEMOCRAZIA mi faccio un giro qui per schiarirmi le idee .

    La FINANZIARIA ? ERNESTO !!! si sapeva che andava a finire così e puoi stare certo che affinchè non ritoccheremo la costituzione nei punti nevralgici il nostro paese non avanzerà di un millimetro :-)

    La SOLUZIONE ? il federalismo :-) ma quello vero però .

    Il sistema politico italiano è malato ,1.200.000 politici che attingono la pagnotta nel pozzo dei desideri :-)

    La destra fa finta di LIBERALIZZARE ,la sinistra ha messo in piedi una baracca che non reggerà ,anche se credo che quello che doveva fare ,l’abbia gia fatto .

    La TERZA VIA proposta dal grande BILL CLINTON è la strada giusta anche per me :-) ma per percorrere quella strada non bisogna avere paura di “osare” un pochino .

    Il modello sta qui caro ERNESTO ,basta copiarlo .

    La parola d’ordine ? CAMBIARE :-) La vita è tutto un cambiamento basta non aver paura di approfittare .

    Ciao Dagli USA :-)

  8. ernesto scontento detto

    Ciao Gino sono contento di rileggerti….vedo che l’America ti piace beato te che ti stai divertendo. Domani scrivo a Ugo e da qualche giorno che non lo leggo….gli dirò di passa re di qui per lasciare un commento magari chissà potremmo anche trovarci qui ogni tanto…..in questo blog è possibile mettere anche dei post con la password . Divertiti ernesto PS: lo sai che mi ai dato un’idea con le faccine…io sto provando con fckeditor

  9. Hugo Kolion detto

    … Perchè non passi e lasci una tua idea su come vorresti i nuovi partiti o un partito Democratico stile America o New Labur!!!! …

    Buona domanda la tua Ernesto, alla quale però vorrei rispondere in modo insolito: non ho un preciso modello politico di riferimento, so solo cosa non vorrei, e sono parecchie cose.

    Prima cosa: non possiamo fare riferimento ad altri partiti sparsi per il globo per il semplice motivo che nel 2006 non disponiamo ancora dell’assetto occorrente per rendere una democrazia efficace a modo. Con il costume che ci ritroviamo andrebbe buca di sicuro, perché non siamo ancora maturi per capire che l’andazzo nostrano non ha mai fruttato. Va quindi prima ripristinato un comportamento a noi ancora del tutto estraneo, altro non sarebbe che l’ennesima illusione o scappatoia che ci ha sempre contraddistinti. Qui però bisogna prima ammettere e poi accettare la sconfitta del pensiero italico: dal regno ad oggi non siamo mai stati capaci di mettere in piedi una società analoga a quella di paesi più evoluti del nostro, e un motivo ci sarà.

    Seconda cosa: visto il ritardo non solo culturale inutile farsi delle illusioni, il tempo perso non potrà mai più venire recuperato, non se prendiamo come riferimento i paesi che ci stanno davanti. Va quindi capito che bisogna percorrere una nuova strada per non esporci ad inutili o illusori paragoni con questi paesi. Una di strada ci sarebbe, quella della nostra antica civiltà, perché anche se trascurata per qualche secolo è pur sempre la più grande risorsa che abbiamo. Il mondo ce la invidia, e noi non sappiamo sfruttarla. Va quindi tirata giù dal soffitto, rispolverata e lustrata a dovere per innescare di nuovo ciò che in passato ha civilizzato intere nazioni.

    Una nuova qualità di vita “Made in Italy” come nuovo parametro di misura, soprattutto in tempi dove le risorse scarseggiano sempre più e dove l’ambiente ormai è solo l’ombra di ciò che una volta era. In poche parole: meno è di più, ed è qui che dobbiamo riprenderci, economicamente, culturalmente, moralmente. Una volta innescato questo processo non saremmo più secondi a nessuno …

    Questo sarebbe secondo me l’identikit di un popolo che preferisce reagire all’avvento di un mondo nuovo con un balzo in avanti, ripristinando la sua cultura, ripartendo dalle radici della civiltà italiana …

    Un chiaro e netto addio a quella anomalia italiana che secondo Leopardi ha cancellato in Italia gli antichi valori di un etica secondo natura, senza però sostituirli con quei simulacri di virtù che, generati dalla ragione e dal progresso, garantiscono una convivenza civile alle nazioni moderne.

  10. @ Hugo Kolion Ottobre 21st, 2006 a 8:18

    Ciao Hugo, intanto grazie per la visita.

    Prima di risponderti sono andato a rileggere le mail che ci siamo scambiati in merito..
    comunque su una cosa siamo d’accordo la nostra storia forma la nostra cultura nel bene è nel male è nessuno può alterarla..non è corretto moralmente!!!

    In questo POST  – la grande bugia

    Scrivo:
    IL FUTURO DI UNA NAZIONE NON SI SCRIVE SULLE BUGIE…. NEL BENE E NEL MALE SI SCRIVE SULLA VERITA’ !!!!! NOI SIAMO CIO CHE SIAMO E NON CIO CHE VOREMMO IDEALMENTE ESSERE.


    Inoltre più volte ci siamo detti che fondamentale è il senso civico che ognuno di noi deve avere è che deve essere insegnato fin dalle scuole elementari ( senso civico = Responsabilità Pubblica).
    Ma io volevo spostare l’attenzione su un metodo….in questi giorni ho riletto il destino della Ragione edizione RESET. Dove vi sono riportati due saggi uno di Dario Antiseri e l’altro di Ralf Gustav Dahrendorf.
    In Particolare mi ha colpito quelli di Antiseri sulla razionalità del pensiero….è il metodo razionale che esiste fra lo scienziato è il politico…..In sintesi lo scienziato agisce sempre per trovare le falsificazioni…nel senso che anche quando una scoperta sembra certa è incontrovertibile non si da mai per scontato che essa è certa è si lavora per trovarvi le falsificazioni….quindi la scienza progredisce dai suoi errori essendo sempre alla ricerca delle falsificazioni…naturalmente lo fa sempre partendo da dai dati precedenti.
    Antisieri riporta il metodo sul pensiero delle idee politiche ( la teoria non e sua ma di Karl Popper)
    Quindi afferma che per progredire bisogna ricercare la falsificazione è cambiare….quindi bisogna essere Riformisti in politica.

    Ma qui lui divide i riformisti in due categorie i costruttivisti e gli intelligenti.

    I costrutivisti sono coloro che tendono a riformare la società partendo dal presupposto di attuare una ingegneria sociale per modificare la società è l’uomo….abbandonando il campo della conoscenza che dovrebbe venire dalle esperienze passate ( in somma sono anche utopisti)…purtroppo dice antiseri questo tipo di riformisti non si preoccupa di verificare la falsificazione della teoria con le esperienze del passato.
    I Riformisti intelligenti invece partono dal presupposto che la natura umana non è modificabile nei suoi valori naturali….quindi elaborano teorie politiche partendo da questo presupposto….ma ne cercano la falsificazione attingendo dall’esperienza e dalle ricerche del passato universalmente riconosciute idonee dalla comunità.
    In sostanza I riformisti intelligenti operano come gli scienziati Idea attivazione del progetto idea è verifica della falsificazione intesa come ricerca dell’errore umanamente possibile in base alle conoscenze attuali prima di attuarlo .
    Che ne pensi????

    ernesto :-)

    PS:
    anche qui vedo delle analogie con quello che diceva il mio vecchio Prof. di cui ti ho parlato in altre occasioni….lui diceva che l’uomo intelligente è colui che si documenta sulle cose che deve affrontare.

  11. Jane Five detto

    Caro Ernesto Scontento,
    sai una cosa?

    Non vorremmo più i partiti!

    Jane Five

  12. Hugo Kolion detto

    … In sostanza I riformisti intelligenti operano come gli scienziati Idea attivazione del progetto idea è verifica della falsificazione intesa come ricerca dell’errore umanamente possibile in base alle conoscenze attuali prima di attuarlo .
    Che ne pensi???? …

    @ ernesto scontento Ottobre 23rd, 2006 a 3:36 pm

    Pienamente d’accordo Ernesto, idem anche per ciò che sosteneva il tuo vecchio Prof …

    Ma nello stesso tempo sostengo che in Italia ormai NON È PIÙ POSSIBILE DISTINGUERE TRA REALTÀ E FINZIONE, perché ormai sono secoli che si fa uso dell’autoinganno …

    Eludere la realtà con lo strumento dell’autoinganno: per arrivare in una prima fase alle conclusioni desiderate o anche solo per confermare dei pregiudizi, viene attivato un dispositivo semplice ma ingegnoso che funge da filtro: i fatti oggettivi e le relative informazioni, che corrispondono o che sembrano corrispondere con la propria veduta / alle proprie aspettative, vengono raccolti e memorizzati, mentre tutto ciò che non corrisponde rimane appeso nel filtro, per poi venire immediatamente cancellato.

    Così può accadere che la propria veduta e un fatto oggettivo sembrano realmente coincidere, tuttavia solo in quei casi dove si coprono opportunamente con la propria veduta / aspettativa, ma non necessariamente con la realtà. La responsabilità morale di un individuo capace di autoinganno poggia su quella cognitiva. Cioè, la risposta all’imputabilità morale è legata al tema della deliberazione intenzionale. Occorre decidere se l’individuo autoingannato sia paziente o agente cognitivo del fenomeno.

    Nel primo caso, ciò che si afferma è una visione unitaria dell’io; nel secondo, si accorda invece esistenza alla contraddizione e si va in cerca di un modo descrittivo per spiegarla e inquadrarla nell’architettura del mentale.

    E’ stato H. Fingarette (1969) ad aver per primo sottolineato che il rapporto tra ciò che un individuo crede e ciò che dice non è solo descritto dalla coppia verità / menzogna, aggiungendo perciò che l’autoinganno non deve essere interpretato alla stregua di un paradossale “mentire a sé stessi”.

    Fingarette assume che vi sia, tra gli altri, un compito che l’attività linguistica di verbalizzazione assume per gli esseri umani: quella di “ammettere” la realtà di certe proposizioni sul mondo o su se stessi. Il rifiuto di sottoporsi ad un simile “sforzo”, in ultima analisi di natura etica, mina la capacità degli individui di costituirsi come autentici attori “personali”, dotati cioè di una integra identità personale.

    SOSTENGO QUINDI CHE NON SIAMO PIÙ CAPACI DI INTENDERE DA NOI … e ogni minimo tentativo nel giustificare o eludere questa anomalia italiana non è altro che l’ennesima ricaduta nell’autoinganno … o come scritto più su, ci si accorda con la contraddizione e si va in cerca di un modo descrittivo per spiegarla e inquadrarla nell’architettura del mentale…

    Questo fenomeno ALL’OCCORRENZA rende impossibile il più semplice ragionamento, la più semplice operazione logica: 1 + 1 + 1 ALL’OCCORRENZA e grazie all’autoinganno non fa più 3 ma può fare 4, 13, 999 o anche 0. L’intelligenza dell’individuo nulla più può se c’è di mezzo l’inconscio, la conoscenza viene sostituita con credenza ed il gioco è fatto.

    Rimane ovviamente una realtà oggettiva, ma viene percepita solo da una minoranza, per altro sempre e costantemente emarginata … alla quale poi non altro rimane che subire il malcostume o scappare via. E il mondo è pieno di italiani …

  13. Hugo Kolion detto

    Ernesto, quando si parla del diavolo … ci avviciniamo al resoconto storico :-)

    Chi ha letto LA GRANDE BUGIA di Pansa, che non ha paura di raccontare la storia dell’Italia di 60anni fa?

    … Corriere della Sera, 4.10.2006 -Un libro «vergognoso, non revisionista ma falsario», «una vergognosa operazione opportunista», «libro vergognoso di un voltagabbana», «una cinica operazione editoriale»: sono solo quattro (rispettivamente di Aldo Aniasi, di Giorgio Bocca, di Liberazione e di Sandro Curzi) delle decine e decine di definizioni ingiuriose piovute sulla testa di Giampaolo Pansa quando pubblicò pochi-anni fa II sangue dei vinti …

    Yahoo Answers:

    … Che cosa gli rimproverava la sinistra più conservatrice e aggressiva, quella, come lui la chiama, degli «uomini di marmo»? Semplicemente di aver rotto il tabù delle migliaia di fascisti (o presunti tali, o addirittura, in più di un caso, di antifascisti perfino) brutalmente fatti fuori dai partigiani all’indomani del 25 aprile. Di avere smascherato cioè La Grande Bugia, “il racconto per metà falso (…) dilagato anno dopo anno in centinaia di libri, per migliaia e migliaia di pagine”, “un’immensa tomba destinata a seppellire per sempre la verità” …

    Miglior risposta – Scelta dal richiedente

    … e adesso te ne accorgi?? io sono andato a fare il docente negli USA perchè qui la cultura è ingessata come la verità biancorossaeverde! E’ questo e non i soldi a far scappare da più bel paese del mondoi veri cervelli, quelli che si occupano del pensiero umano; l’Italia è un mondo “culturale” ormai marcio(intendo la cultura antropologica ovvero come la cosietà in cui vivi ti insegna a concepire i fatti gli eventi e le realtà che ti circondano…)
    E non è una questione di schieramenti, si sa benissimo che la cultura(tutta la cultura e l’arte tutta l’arte) fanno parte di un mondo di Sinistra (Gramsci aveva concepito:” prendetevi la cultura e avrete il potere”)…. certo che li hanno massacrati..perchè erano colpevoli di non pensarla come loro e per questo a quei tempi ti sforacchiavano dopo averti(gentilmente e umanamente) messo ad un muro…adesso è peggio perchè TUTTI IN CORO ti sforacchiano isolandoti dal mondo culturale in un tripudio di “civilissimi” fischi ed insulti… ecco perchè hanno istituito le commissioni per i libri di testo, ecco perchè la storia è la materia con i testi più subdoli e noiosi ecco perchè ci saranno molti che si scandalizzeranno delle tue e mie affermazioni… li hanno ebetizzati trasformandoli in quello che volevano incanalando i loro pensieri…allineati e coperti marsh …

    … sto leggendo in questi giorni La grande bugia, Libro sconvolgente. Non mi meraviglia affatto che i sacerdoti della religione resistenzistica si inalberino contro Panza. Per di più costoro hanno dimostrato ,in decenni , di mentire sapendo di mentire. Basti pensare a Curzi ed il suo elogio all’URSS ( roba da internarlo all’istante) scritto alla vigilia della caduta del muro.Consiglio sopratutto ai giovani che si stanno avvicinando al Comunismo , di leggere prima tutta l’opera di Panza , così tanto per farsene un’idea …

    … Gianpaolo Pansa ha scritto la verità ed è ancor più verità dato che è scritta da un uomo di sinistra che non ha mai sconfessato la sua ideologia. Pansa ha scritto quel che in molti, troppi, hanno testimoniato e chi ha avuto accanto coloro che quei giorni li hanno vissuti sa che nelle parole del giornalista vi era una dolente e tremenda verità. La verità però fa male. Curzi e Bocca non sono, tra l’altro, dei fulgidi esempi di imparzialità quindi non potevano che dire peste e corna del collega giornalista reo di aver guardato anche il rovescio della medaglia e di averlo scritto, come disse lui all’epoca, per onestà intellettuale e per non portarsi il peso sulla coscienza delle bugie della sinistra …

    http://it.answers.yahoo.com

  14. Hugo Kolion detto

    Svelata la «Grande Bugia» sui crimini partigiani in Liguria :-(

    di Maria Vittoria Cascino

    Il terzo libro-verità di Pansa svela nuovi particolari sulle vendette a guerra finita

    A Reggio Emilia lo attaccano ferocemente. Lo insultano. C’entra il suo ultimo libro. C’entra quel titolo che affronta a muso duro chi resta di allora e chi gestisce l’oggi. Giampaolo Pansa scrive La Grande Bugia, Sperling&Kupfer, 468 pagine, 18 euro. A Reggio la prima nazionale e l’incursione di militanti antifascisti, «dodici apostoli rossi dalle teste rasate». Dopo gli insulti, la solidarietà del Presidente Giorgio Napolitano. A chiudere il cerchio sul libro che apre riferendo il suo primo messaggio dal Parlamento: «Ci si può ormai ritrovare superando vecchie laceranti divisioni nel riconoscimento del significato e del decisivo apporto della Resistenza pur senza ignorare zone d’ombra, eccessi e aberrazioni». Che chiude riagganciando le stesse parole. Niente. Deflagrazione totale. Pansa non trova più l’avvocato Alberti del Sangue dei Vinti e Sconosciuto ‘45.
    Lo specchio di ritorno è Emma Cattaneo, nipote di Alberti, avvocato anche lei. Un dialogo-pretesto: Pansa attaccato dalla sua stessa parte culturale. Pansa che fa un test «sul grado di tolleranza della sinistra che non esiste più». Pansa che riflette su come per sessant’anni «abbiamo narrato la guerra civile del 1943-45. E la riflessione mi ha suggerito l’immagine de La Grande Bugia». Diario, raccolta di testimonianze, risposta agli attacchi. Ha buttato dentro tutto. Feroce e ironico, Un altro giro di vite. La sua «patria morale è la Resistenza». È cresciuto studiandola. Gli anni negli archivi piemontesi e genovesi. L’incontro con Genny Burlando all’istituto di Genova. Lei, segretaria del Cln clandestino ligure, e il suo sguardo disincantato sui documenti che Pansa annotava. Lei che gli parla delle donne in guerra, «sono loro ad aver patito di più. Sulle ragazze partigiane i fascisti hanno compiuto spesso violenze bestiali. Ma anche i partigiani non sono stati da meno. Se un’ausilaria di Salò finiva nelle mani di una delle nostre bande, quasi sempre la sua sorte era segnata».

    Pansa aggancia gli episodi della sua giovinezza. Rosicchia e accorpa. Che questo approccio alla storia arriva da lontano. Mica roba di ieri. Frammenti dalla redazione del Giorno, dove da retroterra opposti si dialogava. Democrazia. Poi più niente. L’ha fatta grossa col mettere in piazza le voci strozzate nella gola dei vinti. Eccome se gliene hanno dette. Lui ha annotato tutto e adesso risponde a fendenti. A Giorgio Bocca e a Sandro Curzi. Lo zoom sugli «uomini di marmo» di Rifondazione Comunista. Una scuola di pensiero a marce serrate. L’Anpi schierata che stronca il Sangue dei Vinti senza averlo letto. Il ping pong di Pansa che scopre i nervi. Intercalato dagli incontri alle presentazioni dei suoi libri. Con le trasmissioni tivù che misero a confronto gli opposti schieramenti. Con Italo Pilenga, l’imprenditore bergamasco a capo dell’Associazione nazionale famiglie caduti Repubblica Sociale, che a proposito dei 20.000 giustiziati dopo la Liberazione dichiara: «Penso che la cifra si possa raddoppiare. Per esempio per la colonia di Rovegno, Val Trebbia, un documento della questura di Genova parla di seicento fucilati. Ma i corpi recuperati sono metà della metà». Provoca Pansa. Li stana. Con le leggende da sfatare. Sui veri obiettivi del Pci di allora. Su quanti antifascisti davvero ci fossero in Italia. Sulla «zona grigia». Sui contadini del Monferrato che «mica stavano tutti con i partigiani». Sui numeri veri della Resistenza. Spilli. Indizi. Poi la sterzata ancora sulle morti misteriose. Quelle della Sesta Zona partigiana della Liguria. La faccenda di Aldo Gastaldi «Bisagno», il cattolico comandante della Cichero, i suoi scontri con i vertici del partito e la strana morte in un incidente. Giallo su giallo. Pansa recupera i fatti di Bogli, frazione di Ottone, fra l’estate e l’autunno del 1944. Campo di raccolta di prigionieri fascisti. Lo controllava un partigiano «sadico, un po’ pazzo, che si divertiva a torturare le prede che gli erano state date in custodia. Una parte dei prigionieri fu giustiziata nei boschi intorno a Bogli. Li avevano portati a morire sul dorso di muli: non potevano più camminare tanto i loro piedi erano straziati dalle piaghe».

    Poi l’enigma Acquaviva, l’impiegato che ad Asti capeggiava un piccolo movimento alla sinistra del Pci. Morì ammazzato. Altro mistero. Una virata sul 25 aprile e le donne rasate dai partigiani. La ragazzina di 14 anni che viveva in un piccolo centro del Piemonte. Colpevole d’essere figlia di fascisti. Torna a casa per recuperare della biancheria. I partigiani la prendono e uno la rasa in piazza, segnandole il cranio con una svastica rossa. Passano gli anni. Lei diventa medico e si ritrova quel partigiano come paziente. Altro frammento. A darti la misura di quegli anni. Poi di nuovo ad agguantare i signori della Storia. Gli inquisitori del «diavolo revisionista». Pansa tira dentro anche Sergio Luzzatto, genovese, docente di Storia moderna a Torino e stringe sui due cardini del suo pensiero: «l’impossibilità d’una memoria condivisa tra fascisti e antifascisti» e la «condanna netta dell’uso pubblico della storia, fatto da persone che storici non sono». Tutto materiale che ti consegna. Panoramiche più che allargate. Poi la parentesi su chi sera già messo di traverso e il ritratto del «maledetto Pisanò». Ancora linciaggi. Pansa ci sguazza. Un lungo elenco di libri. Due per affondarci mani e piedi e bocca. Tanto basta per La Grande Bugia. La rovescia a fiume. Occhi spalancati sui fatti omessi per anni. Riagguantati ogni volta che la penna gli scappa sulla real-politik. Li ha ancora tutti lì davanti. Gli servono accanto. Gli servono per ignorare chi lo insulta quando vuole raccontarli. Gli servono per scrollarsi di dosso il vestito stretto. Sono la forza per dirla tutta. Senza tregua.

  15. Hugo Kolion detto

    Reggio Emilia, pugni e schiaffi alla presentazione del libro. Lo scrittore: disonorate la Resistenza

    Skinhead di sinistra e partigiani, rissa per Pansa

    REGGIO EMILIA — È la prima presentazione de «La grande bugia. Le sinistre italiane e il sangue dei vinti», il libro in testa alle classifiche. Giampaolo Pansa ha scelto Reggio Emilia, «città di misteri, terra del triangolo della morte», e ha invitato il cronista del Corriere a intervistarlo. L’autore esordisce rievocando quanto è accaduto un anno fa, in questa stessa sala dell’hotel Astoria, al termine della presentazione del suo penultimo libro, «Sconosciuto 1945». «Si alzò un signore sulla sessantina e disse: “Io non mi sento un cittadino di serie A. Sono solo un cittadino di serie B. Perché da sessant’anni cerco le ossa di mio padre, e non le ho ancora trovate».
    In quel momento nella sala entra un giovane dalla testa rasata, scaraventa una copia de «La grande bugia» sul tavolo, si avventa contro Pansa e urla: «Io sono un cittadino di serie A, e lei ha scritto un libro infame per fare soldi sulle spalle della Resistenza! ». Entrano di corsa venti giovani dei centri sociali, alcuni di Reggio, altri venuti da Roma. Lunghi capelli con le treccine, pugni chiusi. Occupano la sala, srotolano striscioni rossi con le scritte «Revisionisti assassini» e «Ora e sempre Resistenza», cantano in coro «Bella Ciao».
    La sala è strapiena, e ognuno reagisce a modo suo. Un gruppo di ragazzi di destra si scaglia contro i contestatori, tenta di strappare le bandiere rosse, volano spintoni e insulti. Ma pure alcuni ex partigiani si ribellano: «Siamo comunisti da cinquant’anni ma siamo qui per ascoltare Pansa, se non lo fate parlare siete peggio dei fascisti!». Altre botte, altri insulti. Dalla prima fila, dove siedono tra gli altri il direttore della Mondadori Gian Arturo Ferrari, quello della Sperling Marco Ferrario, Paolo Pisanò, l’avvocato Odoardo Ascari e l’editorialista di Repubblica Edmondo Berselli, alcuni si alzano per stringersi attorno a Pansa, che però rifiuta di abbandonare la sala: «Sono qui per incontrare i miei lettori reggiani e non mi lascerò intimidire da un gruppo di intolleranti».
    Il cronista del Corriere tenta di convincere i più disponibili al dialogo a leggere un comunicato e andarsene. «La sala è occupata, sarete voi ad andarvene! ». Altri cori di Bella Ciao, minacce, tafferugli con i fotografi. Vengono distribuiti volantini: «Pansa prezzolato/ con l’infamia c’hai speculato». Dalla sala ritmano: «Libertà! ». I ragazzi dei centri sociali urlano: «Viva i fratelli Cervi! Viva Giorgio Bocca!». Coro di «buuu». Pansa tenta di farli ragionare: «Non state rendendo un servizio alla memoria dei partigiani». Alla fine arrivano tre volanti della polizia e la sala viene sgomberata.
    Lungo applauso per Pansa, che a tarda sera può cominciare a parlare. «Sono contento di quanto è avvenuto. Perché indica di quale carica d’odio sia intrisa la vita pubblica italiana, e quanti pregiudizi ideologici facciano velo al dibattito libero sulla storia. L’importante è comportarsi come abbiamo fatto noi stasera: restare calmi, non lasciarci intimidire, e rendere ognuno libero di esprimere la sua opinione. Loro, e noi».

    Aldo Cazzullo

    http://www.corriere.it

  16. Hugo Kolion detto

    «LA GRANDE BUGIA» di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA

    la Resistenza e i Miti da Sfatare

    Un libro «vergognoso, non revisionista ma falsario», «una vergognosa operazione opportunista», «libro vergognoso di un voltagabbana», «una cinica operazione editoriale»: sono solo quattro (rispettivamente di Aldo Aniasi, di Giorgio Bocca, di Liberazione e di Sandro Curzi) delle decine e decine di definizioni ingiuriose piovute sulla testa di Giampaolo Pansa quando pubblicò pochi anni fa Il sangue dei vinti. Che cosa gli rimproverava la sinistra più conservatrice e aggressiva, quella, come lui la chiama, degli «uomini di marmo»?
    S emplicemente di aver rotto il tabù delle migliaia di fascisti (o presunti tali, o addirittura, in più di un caso, di antifascisti perfino) brutalmente fatti fuori dai partigiani all’indomani del 25 aprile. Di avere smascherato cioè La Grande Bugia , «il racconto per metà falso (…) dilagato anno dopo anno in centinaia di libri, per migliaia e migliaia di pagine», e diventato «un’immensa tomba destinata a seppellire per sempre la verità della guerra civile italiana: quella stessa Grande Bugia che dà il titolo al libro che Pansa ha appena mandato in libreria (Sperling & Kupfer editori, pp. 469, 18).

    Si tratta in un certo senso del completamento del Sangue dei vinti. Sia perché aggiunge nuovo materiale (nuovo perlomeno per il grande pubblico) sui delitti efferati che dopo la Liberazione insanguinarono per mesi alcune zone del Paese, tra l’altro con molte vittime svanite nel nulla non essendosene mai più trovati i corpi (nella sola provincia di Reggio Emilia la cifra oscilla intorno ai 130-140!); sia perché in queste pagine Pansa cerca di spiegare le ragioni a suo avviso di quella mattanza, e insieme il perché della furibonda volontà di mantenere in piedi ancora oggi la menzogna di cui sopra.

    Sulle ragioni della mattanza il nostro autore non ha dubbi. Si trattò di «un’operazione pianificata messa in atto da veri e propri squadroni della morte». Non si può attribuire alcun valore, insomma, alla spiegazione / giustificazione avanzata mille volte da quando la verità ha cominciato a farsi strada e che a un dipresso suona così: «Che c’è da scandalizzarsi? Si sa, le guerre civili mica possono finire d’un tratto. Esse si lasciano sempre dietro una scia di odi che dura a lungo». Già, ma come spiegare allora – se lo è chiesto per primo Paolo Mieli – il fatto che a questa, chiamiamola così, vischiosità della guerra fossero sensibili solo i partigiani comunisti? Non risulta neppure un caso, infatti, di un commando azionista, socialista o cattolico, che settimane e settimane dopo la fine delle ostilità si sia recato a casa di qualcuno o lo abbia aspettato dietro una siepe, lasciandolo stecchito o facendone scomparire per sempre anche il cadavere. Ripeto, neppure un caso: come mai?

    Invece tutti i casi che conosciamo riguardano assassini commessi da uomini delle formazioni comuniste ai danni di persone che seppure avevano talvolta, ma solo talvolta, degli insignificanti trascorsi fascisti, si segnalavano soprattutto per rappresentare posizioni politiche o di classe potenzialmente ostili a quelle rappresentate allora dal Partito comunista. A cominciare da esponenti anticomunisti dello stesso mondo partigiano, come il popolarissimo comandante della divisione Cichero, Aldo Gastaldi, detto Bisogno, ventiquattrenne ex sottotenente del Genio, che nella primavera del ’45, ci racconta Pansa, protesta sempre più duramente contro l’egemonia del Pci nelle file delle bande nonché la sua strumentalizzazione della Resistenza («Un giorno – scrive – dovremo vergognarci di essere scesi a Genova alla loro testa»), e alla fine trova la morte in un «inverosimile incidente stradale» subito dopo la Liberazione.

    Del tutto ragionevolmente a parere di chi scrive, Pansa è convinto che i delitti riferibili ai membri delle formazioni comuniste non fossero per nulla casuali, bensì che dietro di essi vi fosse un disegno più o meno compiuto e consapevole di conquista del potere; perlomeno che un tale disegno vi fosse in settori significativi del partito, specie nel Nord, i quali non intendevano affatto la Resistenza come una guerra contro nazisti e fascisti, ma soprattutto come una guerra di classe destinata a sfociare in un regime socialista di tipo sovietico.

    Dunque, l’immagine della Resistenza dominata dalla dimensione antifascista e combaciante sostanzialmente con essa è la prima delle «leggende da sfatare» che secondo l’autore costituiscono a loro volta la «Grande Bugia» che la sinistra ha finito per far credere al Paese. Le altre quattro sono: che la repubblica di Salò non abbia avuto una consistente e convinta base di massa; di converso che la Resistenza sia stata davvero una «lotta di popolo» con i contadini in particolare tutti schierati con i partigiani; che non ci sia stata – come invece c’è stata, e come! – una vasta «zona grigia» di attendisti, e infine è pure un’assoluta leggenda, secondo Pansa, quella che continua a chiamarsi «l’unità politica della Resistenza». La quale fu invece attraversata da rivalità e contrapposizioni anche feroci: «Tutti diffidavano di tutti, leggiamo, i comunisti volevano imporre la loro supremazia. E quasi sempre ci riuscivano. Gli altri si difendevano con durezza. Il braccio di ferro è stato continuo, senza pause. E spesso si è lasciato alle spalle dei morti. Ossia partigiani uccisi da partigiani». Pur essendo sempre stato e continuando ad essere un uomo di sinistra, Pansa non esita a definire l’antifascismo della vulgata storica alimentata dalla sinistra con le leggende ora dette una «ideologia proterva». Ideologia che per mantenersi in vita è ricorsa sempre più spesso negli ultimi anni ad uno strumento in particolare (di cui il nostro autore ha fatto le spese come pochi altri): l’accusa di «revisionismo», «un’arma contundente» usata senza scrupolo contro chiunque rifiutasse di credere alla «Grande Bugia».

    Ma perché, ci si può chiedere, la sinistra si è trovata costretta a dover «campare di antifascismo», come scrive icasticamente Pansa: dell’antifascismo di una vulgata così bugiarda? a puntare su una costruzione ideologico-retorica così priva di basi reali? La sua risposta è che ciò è dipeso in parte dall’arroganza della sinistra stessa, congenitamente incapace di riconoscere i propri torti, ma soprattutto dal suo rifiuto di tenere nel minimo conto le ragioni degli «altri», dei fascisti, e dunque dalla conseguente necessità di operare una costante manipolazione / negazione dei fatti al fine di nascondere la verità. Personalmente spingerei lo sguardo più lontano. Sono convinto, infatti, che l’origine prima della vulgata resistenzial-antifascista sia stato (oltre l’ovvia necessità di nascondere lo sporco sotto il tappeto) il tante volte sottolineato bisogno del Partito comunista di trovare una legittimazione nella nascente democrazia italiana che la sua natura totalitaria gli negava.

    Grazie all’egemonia culturale questo orientamento ha fondato un vero e proprio luogo comune, un topos storiografico, a cui hanno supinamente acceduto tanti altri, che oggi tuttavia, credo, viene difeso con aggressività smisurata per una ragione diversa da quella originaria.

    In realtà l’antirevisionismo odierno, infatti, rappresenta un momento essenziale della battaglia della sinistra per continuare a pensare se stessa come detentrice del monopolio del Bene. Ma solo se trova ogni volta qualcuno da dipingere come portabandiera del male, la sinistra, nata storicamente all’insegna di un forte rapporto con esigenze di tipo etico, continua a poter nutrire la sua illusoria certezza di essere buona o comunque migliore in modo sostanziale dei propri avversari. Cattivo è ovviamente chiunque non condivida il suo pensiero medio, i suoi pregiudizi e i suoi tabù, e siccome il fascismo è altrettanto ovviamente il prototipo del male, ecco perché – specie in anni in cui lo sgretolamento ideologico ha reso sempre più scarsi i nemici reperibili sul mercato interno (con la fortunata eccezione di Berlusconi) – ecco perché i «revisionisti» vengono automaticamente qualificati come «fascisti» più o meno mascherati, comunque dei poco di buono in qualche modo collusi con il potere cattivo.

    Anche così, anche con questi metodi, si è costruita quell’egemonia il cui successo consolidatosi negli anni spiega perché – come scrive Pansa, che l’ha imparato a proprie spese – nello scontro polemico è sempre meglio avere per nemica la destra piuttosto che la sinistra (…) La destra ha poche armi, pochi giornali, poche case editrici. Pochi clan intellettuali che contano. (…) La sinistra, invece, possiede tutto ciò che manca alla destra: una capacità di fuoco capace di stroncare chiunque». Soprattutto, nella guerra per la memoria del Paese essa ha dalla sua la stragrande maggioranza della storiografia accademica. La quale, non per nulla, a suo tempo è scesa massicciamente in campo contro Il sangue dei vinti e il suo autore. Ricorrendo alle più svariate motivazioni: da quella pregna di boria professorale che i libri di Pansa «non sono libri di uno storico» (Angelo D’Orsi: come se contasse questo e non già la verità delle cose dette), a quella di fornire «benzina per nuove molotov contro l’antifascismo e la Resistenza» (sempre D’Orsi), a quella di scrivere al solo scopo di «suscitare orrore e ripugnanza» (Giovanni De Luna), all’accusa di avere indebitamente alimentato «il piagnisteo sul sangue dei vinti» (Sergio Luzzatto).

    La sinistra di tradizione comunista o che in essa è confluita cerca insomma di difendere a tutti i costi l’idea che il binomio antifascista-Resistenza (ivi inclusa l’analisi storica di entrambi) debba essere una sorta di suo appannaggio personale in quanto parte della sua specifica identità e – essa vorrebbe far credere – solo della sua. Ma per fortuna non è così. In quanto espressione e impegno per la libertà, antifascismo e Resistenza sono conseguenza naturale di ogni fede democratica e non sopportano né pudori né clericalismi ideologici di alcun tipo. Contribuisce davvero a rafforzare quella fede perciò non chi si straccia le vesti sui suoi supposti dogmi, ma quelle personalità libere, come è appunto Giampaolo Pansa: un giornalista, sì un semplice giornalista (e sono sicuro che a lui piace essere definito solo così), che tuttavia, per restituire agli Italiani la verità sul loro passato ha fatto molto, molto di più di tanti storici di professione.

    http://www.treviattiva.it

  17. enrico manetti detto

    Ciao ernesto,visto gli ultimi avvenimenti il partito democratico mi sembra una chimera!!!!!

    La coalizione di CS ogni due giorni deve fare una revisione urgente…SARA’ MA IO NON CI CREDO CHE CON QUESTA COMPOSIZIONE SI POSSA FARE IL PARTITO DEI DEMOCRATICI LIBERALI E PROGRESSISTI….qui qualcuno rivorebbe si ma la rinascita URSS di Stalin per accentrare il potere sulla nomenklatura, e ripristinare la burocrazia del Partito comunista quello che sta accadendo è la volontà della sinistra radicale e non dei riformisti…. speriamo che ci risparmino almeno le “grandi purghe” e i Gulag…ANZI SPERIAMO CHE CASCHINO ALLA SVELTA SPACCANDOSI LE ALI…. E SI VADA DIRITTI VERSO IL PARTITO DEMOCRATICO.

    Ciao Enrico

  18. @ enrico manetti

    Ciao enrico, concordo con la tua sintesi, siamo in una fase di transizione politica….qui l’unico collante è quello della seggiola non mi sembra che ci siano progetti chiari di dove si vuole andare e con chi.

    Io credo che D’Alema stia facendo cuocere a fuco lento Prodi…per fare si il Partito democratico…ma con una forte presenza dei partiti!!!!

    ALLORA AMICO MIO NIENTE SARA’ CAMBIATO SE NON IL NOME.

    ernesto

  19. @ Hugo Kolion

    Ugo amico mio vedo che ti sei messo di buzzo buono come dicono dalle mie parti.

    Che dire concordo con te del resto l’avevo già scritto nel post la grande bugia 

    Ti do l’indirizzo di un quotidiano Web se non lo conosci penso che ti farà piacere….

    terzarepubblica quotidiano della società aperta
    ernesto

  20. cicerone detto

    Monito del presidente della Camera sulla riforma previdenziale

    Il ministro Damiano: “Serve flessibilità. Lo scalone non è compatibile”

    Pensioni, Bertinotti all’Unione
    “Il programma è vincolante”

    La replica del presidente della Camera al ministro Chiti

    (“il programma non è il Vangelo”):

    “Il mandato degli elettori va rispettato”.
    E, secondo il Prc, la riforma delle pensioni non è prevista nel documento sottoscritto dai partiti di centrosinistra

    Fonte: La Repubblica
    *******

    Ernesto io no so come la vedi tu, ma io il partito democratico lo vedo sempre più lontano….magari mi sbagli e ne sarei anche contento.

    Comunque io lo vorrei aperto a tutti con obbligo delle primarie.

    cicerone

    ( ma che è successo da grillo non ti leggo più)

  21. Caro cicerone, tu lo vorresti come me il partito democratico, ma credo anche come tante altre persone.
    Per quanto riguarda il caos che c’è in giro fra i vari partiti…. non ti preoccuprae ora, il bello deve sempre venire; tutto uno puole fare, ma una cosa la vita ci insegna, l’incompatibilità di anima e di carattere sono incontrollabili per lungo tempo.

    Per quanto riguarda il blog di grillo è vero, da un po di tempo non posto più i commenti come una volta, il fatto è che sono impegnato con il lavoro e quel poco di tempo che mi resta lo uso per postare sul blog del Listone, o su quello dell’associazione Confronto che si occupa di tematiche specifiche della mia città, Livorno.

    Nell’attesa di rileggerti qui o altrove ti saluto.

    ernesto scontento

  22. Ignazio scilla detto

    ERNESTO!!!!!!!!!!! MA TU CI SPERI SEMPRE AL PARTITO DEMOCRATICO?????
    DAI RETTA LASCIA PERDE CHE TE FANNO MALE QUESTI.

  23. la gatta detto

    Io non lo vedo proprio il partito Demoratico, la difesa dei diritti dei più deboli è legata alle forse della sinistra!!!! QUELLI CHE SCENDONO IN PIAZZA SENZA TIMORI.

    Ti saluto erni stammi bene.

  24. @ Ignazio scilla Dice: Novembre 6th, 2006

    Certo Ignazio che ci spero!!!!anzi per la verità ormai sono anni che mi sento un senza tetto.

    @ la gatta Dice:Novembre 6th, 2006

    Ma come sei acida gatta….ogni tanto cerca di graffiare,ma poi fatti accarezzare che è meglio.

    Grazie ad entrmbi per la vista ernesto

  25. Hugo Kolion detto

    Il prezzo delle palle raccontate è pagato non da chi le racconta, ma da chi ci crede … Piera Graffer :-)

  26. Hugo Kolion Dice:Novembre 7th, 2006 a 6:43 pm
    Il prezzo delle palle raccontate è pagato non da chi le racconta, ma da chi ci crede … Piera Graffer
    ****
    HUGO AMICO MIO, MA QUELLA P VA INTERPRETATA????
    DalBeppe c’è Gino che sta combattendo la battaglia a stelle e striscie….speriamo che legga il commento che gli ho lasciato di passare a trovarci.
    ernesto
    PS: in settimana ti mando una Mail.
    Se ti capita il Tirreno di domenica, alla pagina voce dal web,trovi un mio commento pubblicato.

  27. Hugo Kolion detto

    :-)

    … Cara bassi nei paesi dove l’istruzione è di gran lunga migliore della nostra i genitori si comporatno nella medesima maniera dei genitori italiani ,ma li la scuola funziona :-)

    … Cercare di giustificare L’andazzo non giova a nessuno ,neppure a LEI ,comunque difendere la pagnotta è un suo diritto …

    GINO SERIO( the original :-) 13.11.06 18:59

    Puro vangelo il tuo, Gino (e bentornato :-)

    Un certo malcostume fa si che da noi gli orologi non sono sincronizzati con quelli del presente, alias laddove viene prodotto progresso senza se ne ma … quindi senza alcun manifesto sotto il braccio ma in compenso con i fatti alla mano !

    Gli insegnanti da noi invece (non tutti ma quasi) sono scadenti … e non sono io a dirlo ma l’Indagine internazionale OCSE-PISA che classifica la nostra scuola come una delle peggiori (nonostante la spesa per alunno fosse il doppio di quella tedesca :-(

    I risultati globali italiani sono allarmanti. Gli esiti dell’istruzione italiana rivelati da quest’indagine comparata, frutto di una delle più importanti imprese scientifiche sul piano mondiale nel settore scolastico, dimostrano che la nostra scuola non fa assolutamente quanto dovrebbe.

    Esempio: nella prova di matematica, il campione italiano è nettamente al di sotto della media OCSE e si colloca al quart’ultimo posto, il 25esimo tra i 29 paesi dell’OCSE considerati. Peggio dell’Italia figurano solo i seguenti paesi dell’OCSE: Portogallo, Grecia, Turchia e Messico.

    Inoltre, da noi troppi insegnanti (il doppio della media UE) che lavorano troppo poco … ma che in compenso ci mangiano persino la carta igienica nei cessi (infatti, non è la prima volta che una delle mie bambine ha dovuto portare a scuola un rotolo) …

    Domanda: come mai tutto questo andazzo?
    Domanda di riserva: come mai ci sono ancora certi partiti da museo come per esempio quello comunista?

    Risposta: deficit culturale in tutti i sensi ! Viva la scuola che ci insegna …

    Hugo Kolion 13.11.06 19:42

    http://www.beppegrillo.it/2006/11/w_la_scuola.html

  28. Hugo Kolion detto

    Giovi Ahoi !

    Passavo per caso e ti trovo qui, in piena mission impossible, alias a voler fare entrare un po’ d’aria fresca in qualche cervellino-stanzino dalle pareti colore rosso …

    Peccato però, che in certi stanzini manchi sempre l’essenziale, proprio come in quei negozi diventati poi famosi per essere stati sempre pieni di gente (e speranze) ma vuoti di merce …

    Ah, dimenticavo … ma questi negozi non erano di casa dietro la cortina di ferro, alias laddove si divideva proprio tutto, in primis la miseria?

    Si?

    Ma allora che ci fanno ancora qui tutti sti Stali-nani a difendere l’infendibile?

    Vedi caro amico?

    Fatti una risata e lascia perdere, questi non sanno ancora che Stalin è morto :-) te lo do io il sabato delle salme !

    (commento non certificato + non ancora censurato :-) ma va a …

    Hugo Kolion 05.12.06 16:34

    Posted: http://www.beppegrillo.it/2006/12/il_sabato_delle.html

    Hugo link to: http://capek.misto.cz/english/communist.html

    Why I am not a Communist …

  29. Hugo Kolion detto

    Ernesto, grande articolo …

    Che Guevara Horror Picture Show
    di Jay Nordlinger*
    da Ideazione, marzo-aprile 2005

    A volte ho la sensazione che Che Guevara sia ritratto su più oggetti di Topolino. Parlo di magliette e simili (ma soprattutto magliette). Un artista ha avuto l’ispirazione di combinarli: ha messo le orecchie di Topolino su Guevara. Non deve piacere molto ai fans di quest’ultimo. Il mondo è inondato da accessori del Che ed è un’offesa continua alla verità, alla ragione e alla giustizia (un bel trio). I cubani-americani rimangono sconcertati da questo fenomeno, come altre persone dotate di un po’ di decenza e di consapevolezza. Una reazione contro la glorificazione del Che esiste, ma è minima se paragonata al fenomeno stesso. Un cambiamento di tendenza contro Che Guevara richiederebbe una rieducazione massiccia, cosa che il vecchio comunista apprezzerebbe molto.

    I suoi gadgets si trovano nei posti più insospettabili. Ma forse la cosa non è poi così sorprendente. La New York Public Library ha un negozio di articoli da regalo dove, fino all’altro giorno, vendevano un orologio con la faccia del Che e la parola “Revolution”. La pubblicità diceva: «La rivoluzione è uno stato permanente con questo intelligente orologio con la classica immagine romantica di Che Guevara, intorno alla quale gira (revolves, ndt) la parola “rivoluzione”». Veramente intelligente. Che una delle più prestigiose biblioteche del mondo debba vendere un articolo che decanta un brutale criminale non era niente di nuovo, ma alcuni cubani-americani, e pochi altri, hanno reagito. Avendo saputo dell’orologio, molti hanno scritto alla biblioteca, implorando i suoi funzionari di rientrare in sé. Un cubano-americano, cercando di fare leva sulle vecchie sensibilità americane, scriveva: «Vendereste orologi con le immagini del Gran Dragon del KKK?”». Ricordò anche che la Cuba comunista, che Guevara contribuì enormemente a fondare e modellare, è particolarmente dura con i bibliotecari. Il movimento delle biblioteche indipendenti è stato brutalmente represso e alcuni dei più autorevoli prigionieri politici provengono da quel movimento.

    E però non c’è praticamente alcuna solidarietà fra i bibliotecari del mondo libero e i bibliotecari di Cuba, o aspiranti bibliotecari. Un anno fa il sostenitore dei diritti civili Nat Hentoff “ha rinunciato” – parole sue – al premio conferitogli dall’American Library Association, perché l’istituto trattava freddamente i cubani, preferendo parteggiare per l’amato tiranno “socialista”, Castro. In ogni caso, proprio prima di Natale la New York Public Library ha ritirato l’orologio, senza rilasciare nessuna dichiarazione.

    La nebbia del tempo e la forza dell’anti-anti-comunismo hanno oscurato il vero Che. Chi era costui? Era un rivoluzionario argentino che prestò servizio come tagliagole principale di Castro. Era particolarmente infame perché dirigeva le esecuzioni sommarie a La Cabãna, la fortezza che fungeva da mattatoio. Gli piaceva amministrare il colpo di grazia, il proiettile nella nuca. E amava far sfilare la gente sotto El Paredón, il muro rosso di sangue contro il quale furono uccisi tanti innocenti. Inoltre, istituì il sistema di campi di lavoro dove innumerevoli cittadini – dissidenti, democratici, artisti, omosessuali – soffrivano e morivano. Stiamo parlando del gulag cubano. Uno scrittore cubano-americano, Humberto Fontova, descrisse Guevara come «una combinazione fra Beria e Himmler». Antony Daniels, in vena di spiritosaggini, disse: «La differenza fra [Guevara] e Pol Pot era che [il primo] non aveva studiato a Parigi».

    E tuttavia, uno degli uomini più illiberali viene esaltato dai “liberal”. Come Paul Berman recentemente ha riassunto su Slate: «Il Che era un nemico della libertà ed è stato eretto a simbolo della libertà. Ha contribuito ad istituire un sistema sociale ingiusto a Cuba ed è stato eretto a simbolo della giustizia sociale. Si è schierato per le antiche rigidità del pensiero latino-americano in versione marxista-leninista ed è stato esaltato come un libero pensatore e un ribelle».

    Quelli che conoscono, o ai quali importa, la verità su Guevara, hanno spesso la tentazione di abbandonarsi alla disperazione. Il sito web del nostro National Institutes of Health lo descrive in questo modo: un «fisico e combattente per la libertà argentino». Guevara era un fisico più o meno come Ceausescu era un chimico. Per quanto riguarda il combattente per la libertà… ancora una volta la tentazione di abbandonarsi alla disperazione è forte.

    E tuttavia, i cubani-americani e i loro amici non cedono del tutto, come abbiamo visto per la New York Public Library. Ecco un altro caso: non molto tempo fa la Burlington Coat Factory, un gigantesco rivenditore di abbigliamento, ha lanciato uno spot televisivo con un teenager che indossava una maglietta di Guevara. Il titolo dello spot era – sentite questa! – “Valori”. Gli anti-comunisti hanno organizzato boicottaggi, picchettaggi, hanno scritto lettere e l’azienda ha ritirato la maglietta, ma non prima di aver definito gli attivisti “provocatori”, “fanatici” e “estremisti”. (L’azienda deve modernizzarsi: il termine castrista preferito per i democratici e i sostenitori dei diritti umani è gusanos, “vermi”).

    Intanto, a Los Angeles, un negozio chiamato La La Ling, vende una maglietta con Guevara per bebè; anzi, in realtà è una tutina. La pubblicità dice testualmente: «Consigliato dalla guida allo shopping delle vacanze del Time Magazine, “Viva la revolution [sic]!” Ora anche i più piccoli ribelli possono esprimersi con questa fantastica tutina. Questa classica icona di Che Guevara è disponibile anche su magliette a maniche lunghe in taglie da bambino… Lunga vita al ribelle dentro di noi… non c’è un’icona più cool di quella del Che!».

    Chi potrebbe obiettare? Nonostante le proteste, il negozio ha tenuto duro. Il suo proprietario ha detto al Sun-Sentinel della Florida: «[La tutina] è uno dei nostri articoli più venduti. In questo momento l’immagine del Che è semplicemente trendy… Non credo che la maglietta venga comprata per la politica attuata da Guevara. Ho un negozio per bambini e ai miei occhi si tratta solo di una maglietta».

    Gradi di colpa

    Proprio qui sono racchiuse alcune delle questioni chiave. Sembra ovvio che alcune persone sappiano cosa stanno esaltando e altre no. Essendo cresciuto ad Ann Arbor nel Michigan, ho visto molto spesso la faccia del Che e, nella stragrande maggioranza dei casi, quelle persone sapevano cosa stavano facendo: apprezzavano le posizioni di Guevara. Altre sono totalmente inconsapevoli. Altre ancora sono forse semi-inconsapevoli e vogliono esprimere semplicemente sdegno o provocazione o palesare il proprio anticonformismo. (In realtà ad Ann Arbor indossare il Che significava conformarsi). L’attrice Margaret Cho si è fatta ritrarre in posa alla Guevara per il suo “Cho Revolution” tour. Il pugile Mike Tyson si è fatto tatuare Guevara sul torso, quando si è sentito vittima di torti. E l’estate scorsa, si poteva trovare il Che alla fiera dello Stato del Minnesota: era ritratto con i semi. (Come, non avete mai sentito parlare di arte dei semi?)

    Una delle più nauseabonde recenti celebrazioni di Guevara ha avuto la forma di un film, The Motorcycle Diaries, il cui produttore esecutivo era Robert Redford (uno dei più devoti apologeti di Castro che esistono a Hollywood, non so se mi spiego). Al Sundance Festival il film è stato accolto da una standing ovation. Per commentare questa disgustosa agiografia e distorsione, mi limiterò a citare Tony Daniels: «È come se qualcuno facesse un film su Adolf Hitler descrivendolo come un vegetariano che amava gli animali e voleva combattere la disoccupazione. Sarebbe tutto vero, ma piuttosto poco pertinente». Sta per uscire un altro film su Guevara, diretto da Steven Soderbergh. Possiamo immaginarne il contenuto dal materiale pubblicitario: «Combattè per il popolo». Ma certo. Di recente un importante cubano-americano ha pranzato con un attore famoso e potente per discutere la possibilità di fare un film, che raccontasse la verità su Guevara. L’attore era completamente d’accordo, ma diceva che semplicemente non si poteva fare: Hollywood non lo avrebbe permesso.

    A parte le proteste o i boicottaggi occasionali, c’è un po’ di reazione alla moda Guevara: in forma di magliette o contro-magliette, se preferite. (Sì, in un certo senso l’anti-comunismo è contro-culturale). Su una maglietta c’è l’immagine di Guevara barrata da una linea diagonale e le parole «I comunisti non sono cool». Su un’altra c’è Guevara in un mirino (violento, troppo nello stile del Che). Su un’altra ancora, sotto l’immagine, c’è la scritta: «Non ho idea di chi sia questo!». Su una quarta maglietta c’è un campo di esercitazione con Guevara ornato di strass e la scritta «Liberache» (ache: dolore, ndt).

    Il Centre for a Free Cuba di Washington D. C. produce una maglietta molto più seria. Davanti c’è Guevara con la scritta Cuba libre nei capelli; dietro sono elencati i prigionieri politici cubani, comprese le loro condanne. In Francia lo straordinario gruppo Reporter senza Frontiere ha preso un’immagine molto nota in quel paese: un poliziotto che brandisce un manganello e uno scudo. Ma, al posto della faccia del poliziotto, c’è quella di Guevara con sotto la scritta: «Benvenuti a Cuba, la più grande prigione per giornalisti del mondo». Una donna, Diane Díaz Lopez, si è opposta: è la figlia di “Korda”, il defunto fotografo cubano che scattò “l’immagine iconica” del Che. Pare che sia una marxista a oltranza. Ha portato in tribunale Reporter senza Frontiere e ha vinto. Così hanno dovuto abbandonare quella particolare tattica.

    Fra tristezza e rabbia

    Alcune persone conserveranno sempre un sentimento romantico per Guevara e per la rivoluzione cubana. Per loro Guevara era un vero uomo, non una pappamolla liberal, uno intransigente: con una volontà così pura da fare quello che era necessario. Un anti-comunista che conosco ha chiesto a una sua amica perché ammirava Guevara. Gli ha risposto: «Non si è mai venduto». Frank Calzón, direttore esecutivo del Center for a free Cuba, dice: «Sì, Guevara era “coraggioso” e “impegnato”. Anche molti rapinatori di banche lo sono». Prima della guerra in Iraq, ho chiesto a Bernard Kouchner, il grande filantropo e politico francese, come mai molti dei suoi compatrioti sembravano entusiasti di Saddam Hussein. Mi ha risposto che il loro entusiasmo per Saddam era simile al loro attaccamento al Che: un modo per esprimere anti-americanismo (in breve), a prescindere dai fatti su questi due uomini. Ma per i cubani-americani, i fatti non sono una cosa trascurabile. Immaginate di essere uno di loro e di vedere tutt’intorno a voi immagini che esaltano Guevara. Immaginate – peggio – di essere figlio di qualcuno che Guevara ha giustiziato personalmente. Negli Stati Uniti ci sono queste persone. O immaginate – ancora peggio – di essere un prigioniero politico cubano e di sapere che, in paesi liberi, un sacco di persone portano il Che sul petto.

    Se si chiede ai cubani-americani cosa provano, parleranno subito di Hitler e dei nazisti: nessuno venderebbe o sfoggerebbe gadget che esaltano quelle bestie; che differenza c’è, proporzioni a parte? Otto Reich è un cubano-americano che ha molto riflettuto su questa cosa. È stato funzionario con gli ultimi tre presidenti repubblicani ed è fuggito da Cuba; suo padre era fuggito dall’Austria nazista. Reich dice: «La prima reazione [nel vedere un capo d’abbigliamento con il Che] è la repulsione. Il secondo è più simile alla pietà, perché quelle persone non hanno la più pallida idea di quello che fanno».

    Ronald Radosh ha raccontato di un attivista democratico di Hong Kong. Nella sua ingenuità, quest’uomo – Leung Kwok-hung, soprannominato “Capellone” – va in giro con una maglietta di Guevara. Come sottolinea Radosh, Guevara sarebbe orripilato da quest’uso della sua immagine e «favorirebbe l’immediato arresto [di Capellone] come contro-rivoluzionario, se non una pronta fucilazione da parte del plotone di esecuzione». E da una mia conoscente che insegna alla scuola americana in Giappone, ho sentito raccontare: «Immaginatevi lo shock, quando la settimana scorsa ho visto un mio alunno di quattro anni venire a lezione con una felpa, che aveva quell’immagine del Che sovrapposta alla bandiera americana. È un bambino simpatico e chiaramente non sapeva di cosa si trattasse, ma semplicemente stare nella stessa stanza con quella maglietta mi metteva a disagio. Diavolo, solo sapere che quella maglietta esiste in una taglia che va a un bambino di quattro anni mi metteva a disagio». È chiaro che la mia conoscente non ha mai visto la tutina.

    Un’ultima storia: qualche settimana fa l’Hartford Courant ha pubblicato la foto di una matricola del Trinity College che protestava contro l’esecuzione di un serial killer. Aveva un cartello che diceva: «Perché uccidiamo chi uccide per dimostrare che uccidere è sbagliato?». E indossava un cappello alla Che Guevara! Quando si dice mandare messaggi contraddittori. Alcuni si consolano con il fatto che Guevara, il comunista che voleva distruggere tutto quello che era capitalista, è diventato un bene di consumo. Ma si tratta di una magra consolazione, perché la glorificazione senza fine di questo criminale è, sì, un’offesa alla verità, alla ragione e alla giustizia. Pensate a chi potrebbe prendere il suo posto sulle magliette; per esempio Oscar Elías Biscet, uno dei detenuti di lungo corso di Castro. È un democratico, un fisico – uno vero – ed è afro-cubano (se a qualcuno interessa). Ha dichiarato che i suoi eroi sono Gandhi e Martin Luther King. Non solo merita di essere celebrato, ma un po’ di pubblicità potrebbe anche servirgli. Ma niente.

    Senza dubbio, parte del culto di Guevara è dovuto alla bellezza fisica (anche se credo che Biscet sia abbastanza attraente, nonostante gli anni di sadiche violenze subite). Più di un anti-comunista si è lamentato del fatto che gli zigomi del Che hanno fatto battere milioni di cuori e crollare milioni di coscienze. Tony Daniels cita un intimorito giornalista britannico che incontrò Guevara all’ambasciata sovietica dell’Havana nel 1963: “Era incredibilmente bello”. Povero Stalin, così tarchiato e butterato. Avrebbe potuto diventare una star.

    Guevara, però, ha un po’ di competizione da quando alcune celebrità americane sono state viste con magliette del Subcomandante Marcos. Chi è il Subcomandante Marcos? Grosso modo il Che messicano, anche se sembra poco probabile che riesca a superare Guevara, la cui perpetua esaltazione è uno dei fenomeni più dolorosi e irritanti dell’era moderna.

    14 marzo 2005

    traduzione dall’inglese di Barbara Mennitti

    http://www.ideazione.com

  30. GINO SERIO detto

    Ciao ERNESTO ciao HUGO e a tutti gli amici del blog ;-)

    C’è in agguato un PERICOLO AMICI miei .

    Ci stanno sviando , ci stanno dribblando , ci stanno prendendo per il CULO in poche parole
    DEAGLIO , Le varie MENIFESTAZIONI ,I MALORI ECC.

    Si è gia rimessa in moto la macchina democristiana più pericolosa , più subdola , più articolata di prima :-)

    Mi viene da pensare di tutto :-) Non cadiamoci un’altra volta , CASINI , RUTELLI , BUTTIGLIONE ,MASTELLA , PRODI .

    Fonderanno il grande partito di centro per dare agli italiani un’alternativa L’ENNESIMA che sta volta ci farà affondare del tutto , regalandoci la SECESSIONE :-)

    Ricordi HUGO ho sempre sostenuto anche quando la politica non mi interessava più di tanto ,che abbiamo bisogno di un GIOVANE maschio o femmina non importa basta che porti idee nuove ,idee fresche .

    Ernesto perchè non chiedi ai tuoi blogger cosa pensano a riguardo ?

    Mi sa che il partito DEMOCRATICO per modo di dire lo fonderanno proprio questi MARPIONI .

    CIAO .

  31. Hugo Kolion detto

    Sindacati & Co., risposta mail Giovi Alitalia

    C’è un solo motivo, sempre se si vuole andare all’origine del problema Italia: sottocultura che favorisce credenze di ogni genere e quindi anche le ideologie, oggi (nonstante fallimento) in prima linea è rimasta quella rossa. Gli scioperi continui non sono organizzati per aumentare i diritti (altrimenti figuriamoci se dopo 60 anni di lotte un tranviere non beccherebbe quanto un suo collega che vive in Francia o in Germania), ma bensì per contrastare ogni forma politica diversa dalla propria.

    L’ideologia rossa nell’immediato dopoguerra non è riuscita a raggiungere il primato assoluto, quindi si è data alla lotta, in poche parole si è infiltrata nella società e nelle istituzioni per destabilizzare il paese. Dall’altra parte una forza (in prevalenza) oscura a contrastarla, un mix tra cosche mafiose, servizi segreti e intrallazzi politici di terza categoria.

    Fessi contro scemi o furbi contro scaltri, ma ormai nulla più importa volerci vedere chiaro o magari approfondire perché la storia ci ha già ampiamente confermato che questa è e rimane sempre una lotta tra ignoranti e quindi mai nulla di positivo porterà. Un girotondo eterno questo, la spinta di poli opposti ma tutti negativi, e qui la fisica ci insegna che da soli non si fermeranno mai.

    La tattica usata dai rossi è stata semplice – come i neri, i furbi e certe cosche – hanno sfruttato il deficit culturale di un popolo che da secoli soffre un complesso di inferiorità causa pigrizia mentale … perché non c’è paese nella sfera del benessere che abbia aderito prima alle cosche mafiose di ogni tipo e poi anche a tutte e due le ideologie, quella nera e quella rossa, se non il nostro.

    Il paese oggi soffre ancora le conseguenze della propria sottocultura, ormai sono secoli che come un adolescente immaturo tenta di entrare nel mondo dei grandi senza pagare il biglietto d’entrata … e come un adolescente immaturo reagisce con rabbia quando ciò non gli riesce. E come un adolescente immaturo non vuole sentire ragione, blocca tutto ciò che non capisce o fa finta di non capire per poter agire secondo il proprio tornaconto, per non pagare l’entrata nel mondo degli adulti.

    E perciò bisognerà attendere affinché capirà da solo o più semplicemente smetterà di fare il furbo. Intanto però passano i decenni … ma così è da secoli e così continuerà per altri secoli, salvo qualche miracolo …

    Ma secondo me non può più farcela da solo, altrimenti non saremmo qui a parlare di questo adolescente immaturo ma anche assai scaltro e malizioso, che nel dubbio chissà perché gli viene naturale optare quasi sempre per il male, sfruttando possibilmente il suo prossimo.

    [ … Dico che il mondo è una lega di birbanti contro gli uomini da bene, e di vili contro i generosi. Quando due o più birbanti si trovano insieme la prima volta, facilmente e come per segni si conoscono tra loro per quello che sono; e subito si accordano; o se i loro interessi non patiscono questo, certamente provano inclinazione l'uno per l'altro, e si hanno gran rispetto. Se un birbante ha contrattazioni e negozi con altri birbanti, spessissimo accade che si porta con lealtà e che non gl'inganna, se con genti onorate, è impossibile che non manchi loro di fede, e dovunque gli torna comodo, non cerchi di rovinarle; ancorché sieno persone animose, e capaci di vendicarsi, perché ha speranza, come quasi sempre gli riesce, di vincere colle sue frodi la loro bravura. Io ho veduto più volte uomini paurosissimi, trovandosi fra un birbante più pauroso di loro, e una persona da bene piena di coraggio, abbracciare per paura le parti del birbante: anzi questa cosa accade sempre che le genti ordinarie si trovano in occasioni simili: perché le vie dell'uomo coraggioso e da bene sono conosciute e semplici, quelle del ribaldo sono occulte e infinitamente varie. Ora, come ognuno sa, le cose ignoto fanno più paura che le conosciute; e facilmente uno si guarda dalle vendette del generosi, dalle quali la stessa viltà e la paura ti salvano; ma nessuna paura e nessuna viltà è bastante a scamparti dalle persecuzioni segrete, dalle insidie, né dai colpi anche palesi che ti vengono dai nemici vili. Generalmente nella vita quotidiana il vero coraggio è temuto pochissimo; anche perché, essendo scompagnato da ogni impostura, è privo di quell'apparato che rende le cose spaventevoli; e spesso non gli e creduto; e i birbanti sono temuti anche come coraggiosi perché, per virtù d'impostura, molte volte sono tenuti tali … Giacomo Leopardi, PENSIERI ]

    Acque pigre le nostre, lente nello scorrere, quasi stagnanti … un paese tardo, poco agile intellettualmente, ottuso, indolente e apatico … un paese che priva la voglia di fare e agire … un paese che quasi sempre gli riesce di “vincere colle frodi la bravura” …

  32. Hugo Kolion detto

    Con le persone come te, talmente piene di certezze da pensare di sapere tutto a priori degli altri, conviene sempre, se si vuole fare loro una cortesia, lasciarli pensare ciò che preferiscono anzichè spiegarsi.

    Io ho voluto farti una cortesia e vedo che l’hai molto apprezzata, approfittandone.

    Alla prossima
    Baci

    manuela bellandi 09.01.07 21:31

    Se condannare certe ideologie che hanno prodotto solo nefandezze significa essere “talmente pieni di certezze”, ebbene, sono pieno di queste certezze. Ma eludere queste nefandezze, vuoi o non vuoi, significa solo e sempre lavorare contro l’essere umano …

    Da qui il fallimento di certe idee, che oserei definire balorde. Inutile un dialogo se escludi a priori una parte della storia, ed è qui che volete arrivare (o meglio ritornare) … in un mondo pieno di menzogne e orrore.

    Perché a voi non interessa migliorare l’attuale sistema, imperfetto ma sempre migliore di ogni altra forma finora sperimentata … a voi interessa un nuovo ordine, ovviamente con una certa elite al posto di commando!

    Un’elite che guarda caso potreste essere voi stessi … vi sentite “al di sopra di ogni cosa”, ed è proprio qui che sta di casa il problema: gente come voi, all’apparenza normale, ma che una volta in sella è capace di tutto … tranne fare del bene.

    Un semplice errore intellettuale il vostro, niente di più … da qui il vostro disprezzo profondo verso tutti quelli che la pensano diversamente.

    Hugo Kolion 10.01.07 09:47

    http://www.beppegrillo.it/2007/01/lotta_di_classe.html

  33. Hugo Kolion detto

    VIGLIACCHETTO! TI SEI DIMENTICATO QUESTO!

    Io ho sempre ignorato te (Paolo Cicerone), Hugo kolion, Gino Serio, JSM alias G.V, alias…, alias, Ernesto Scontento e tutta la combriccola vostra, perché non ho mai trovato nulla che m’interessasse, nè il minimo interesse ad offendervi, come invece è abituata la vostra combriccola. Io, il vostro vomito, ve lo faccio rimangiare, se continuate ad offendere.

    Max Stinker 10.01.07 17:15

    Fai lo sbruffone perché hai dalla tua lo staff di MISTER DELIRIO. Questo sarebbe il fair play alla Grillo :-) ve la do io l’Italia diversa :-) tornate all’asilo … mo puoi fare togliere il commento!

    Hugo Kolion 10.01.07 17:44

    @PAOLO CHIACCHIERONE

    Rispondo per l’ultima volta sull’inutilissima discussione riguardante la correttezza di Max e solo perchè insisti a darmi del bugiardo quando proprio dagli scritti si evince che non solo non è così, ma chi sta mentendo (e anche abbastanza spudoratamente) stavolta sei tu.

    Tanto x cominciare non ho mai detto che Max ha insultato Hugo NEL SUO PRIMO SCRITTO (non fare la furbina ;]).

    Ho affermato invece che gli insulti sono stati inseriti per la prima volta nella loro discussione nel commento del 08.01.07 ore 19:27 e che vado ad elencare per completezza di informazione:

    “Kolion di nome e di fatto”
    “Feccia” (2 volte)
    “Nullità”
    “Ceffi”
    “Mentecatti”
    “Fallito”

    autore: MAX STIRNER

    Insulti precedenti proprio non ne vedo sempre che come ho già detto a Max, non si ritenga un insulto il pensarla diversamente sulla questione.

    Il tutto verificabile sempre che qualcuno non provveda alla cancellazione di tale commento.
    ….

    …e mo basta però.
    Paolo Cicerone Commentatore certificato 10.01.07 10:32 |
    __o__

    A cosa servono oltre 2000 caratteri per dirti solo che dovresti dare un occhiata, prima nello specchio, e poi in un buon libro di storia?

    Se ci sei “già” arrivato, almeno fin qui a bloggare (spero da solo e anche senza aiuti particolari), devo pur presumere un tuo minimo di massa cranica che ti permette di immaginare e poi forse anche a comprendere, almeno e anche per una sola volta, uno scenario posto al di fuori dei soliti schemi ideologici :-) o sbaglio?

    Hugo Kolion 08.01.07 18:21
    –O–

    VIGLIACCHETTO! TI SEI DIMENTICATO QUESTO!

    Io ho sempre ignorato te (Paolo Cicerone), Hugo kolion, Gino Serio, JSM alias G.V, alias…, alias, Ernesto Scontento e tutta la combriccola vostra, perché non ho mai trovato nulla che m’interessasse, nè il minimo interesse ad offendervi, come invece è abituata la vostra combriccola. Io, il vostro vomito, ve lo faccio rimangiare, se continuate ad offendere.

    Max Stirner

    Max Stirner 10.01.07 17:15

    http://www.beppegrillo.it/2007/01/lotta_di_classe.html

  34. Hugo Kolion detto

    Il potere dei cittadini nei confronti della pubblica amministrazione è zero. Lavoro come funzionario tecnico in un piccolo Comune in Provincia di Palermo è posso confermarti che, all’interno della macchina amministrativa, si vedono concussioni, collusioni, favoritismi, pagamenti a pioggia a dipendenti che non fanno niente e tante altre cose che il cittadino neanche immagina. I dirigenti degli Uffici ricattano e vengono ricattati dagli amministratori locali con il rischio di bloccare i servizi per il cittadino, i rappresentanti sindacali interni (i famosi R.S.U.) non servono a niente perchè, essendo dipendenti locali, non hanno diritto di parola pena severe ripercussioni sul lavoro. I dirigenti degli Uffici percepiscono laute indennità per mettere solo una firma approfittando del lavoro di altri dipendenti sottopagati. Se il cittadino ha bisogno di qualche servizio legittimo, deve prima passare dalle “mani” del dirigente o dell’amministratore che gli farà “cortesemente” capire che, dietro suo interessamento, potrà ottenere rapidamente una cosa che dovrebbe spetargli di diritto. E’ uno schifo. Ormai il dipendente pubblico percepisce lo stipendio mensile solo perchè va al lavoro, non perchè produca qualcosa. La “produzione” va ricompensata con emolumenti extra. Quello è il lavoro. Al lavoro tutti si guardano da tutti. Sembra di andare in guerra (psicologica). il lavoro pubblico dovrebbe essere equiparato al privato. Chi produce e lavora va avanti. Chi fa finta di produrre e lavorare a casa. Altri che sindacati.

    antonio candela 13.01.07 19:51

  35. Hugo Kolion detto

    DIMENTICAVO…
    quando un nick comincia a …puzzare, so che lo cambi per dire le tue stupidaggini, lanciare le tue provocazioni, le tue offese.
    Il tuo attuale, Hugo Kolion, è in fase di dismissione, ma il lezzo che trasuda dai tuoi post, firmati con altri nick, ti rivela sempre.

    Max Stirner 13.01.07 22:07

    Il mio nick è mio, al contrario del tuo, che non fa di te automaticamente uno Johann Caspar Schmidt e nemmeno un cosiddetto “Eigner” … :-) per altro ti manca semplicemente l’ironia di Schmidt per capire ciò che già il buon Goethe scrisse in una sua poesia:

    … io ho fondato la mia causa sul nulla :-)

    Volta pagina, addio sogni e goditi questo Max …

    Machiavelli: … e perché sono di tre generazione cervelli, l’uno intende da sé, l’altro discerne quello che altri intende, el terzo non intende né sé né altri, quel primo è eccellentissimo, el secondo eccellente, el terzo inutile …

    Max, la medaglia di bronzo è già tua, già solo perché non sei cosciente dei tuoi limiti :-)

    Hugo Kolion 14.01.07 10:04

  36. Hugo Kolion detto

    Da “La virtù dell’egoismo” di Ayn Rand

    Se si auspica una società libera, ossia il capitalismo, occorre comprendere che il suo fondamento indispensabile è rappresentato dai diritti individuali. Se viceversa si vogliono difendere i diritti individuali, occorre comprendere come il capitalismo sia l’unico sistema che possa sostenerli e proteggerli. E infine, se si vuole valutare in che relazione si trovino la libertà e gli scopi degli intellettuali odierni, è sufficiente rilevare come il concetto di diritti individuali venga eluso, distorto, pervertito e raramente discusso, in particolare da parte dei cosiddetti “conservatori”.

    Quello dei “diritti” è un concetto morale, è il concetto che permette di realizzare la transizione logica tra i principi che guidano le azioni di un individuo e i principi che regolano la sua relazione con gli altri, è il concetto che conserva e protegge la moralità individuale in un contesto sociale, è il collegamento tra il codice morale di un uomo e il codice giuridico di una società, ossia tra l’etica e la politica. I diritti individuali rappresentano il mezzo per subordinare la società alla legge morale.
    Qualsiasi sistema politico si fonda su un codice etico. L’etica dominante nella storia umana è sempre stata una variante della dottrina altruista-collettivista che subordina l’individuo a un’autorità superiore, autorità che può essere mistica o sociale. Di conseguenza, la maggioranza dei sistemi politici non è che una variante della stessa tirannia statalista, diversa nella forma, ma basata sullo stesso principio fondamentale e limitata esclusivamente dagli accidenti della tradizione, del caos, delle lotte intestine o di crolli periodici. In ciascuno di detti sistemi la moralità rappresenta un codice applicabile all’individuo e non alla società. La società viene posta al di fuori della legge morale, rappresentandone l’incarnazione o l’interprete esclusivo, mentre si ritiene che inculcare una devozione al servizio sociale che può giungere all’autosacrificio sia il principale scopo dell’etica nel corso dell’esistenza terrena dell’uomo. Dato che l’entità detta “società” non esiste, in quanto la società non è altro che un certo numero di singoli individui, ciò significa in pratica che i governanti della società sono esentati dalla legge morale. Soggetti solo ai rituali tradizionali, essi detengono un potere assoluto ed esigono un’obbedienza cieca, sulla base del principio implicito che afferma “Buono è ciò che è buono per la società (o per la tribù, la razza, la nazione) e gli editti del sovrano ne rappresentano la voce in terra”. Ciò è stato vero per tutti i sistemi statalisti, per tutte le varianti, mistiche o sociali, dell’etica altruista-collettivista. Il “diritto divino dei re” riassume la teoria politica del primo genere, mentre “vox populi, vox Dei” riassume il secondo. Si pensi alla teocrazia egiziana, in cui il faraone rappresentava l’incarnazione divina, al governo illimitato della maggioranza, ossia alla democrazia di Atene, allo Stato assistenziale gestito dagli imperatori romani, all’Inquisizione del tardo Medioevo, alla monarchia assoluta in Francia, allo Stato assistenziale della Prussia di Bismarck, alle camere a gas della Germania nazista, all’immane macello nell’Unione Sovietica. Tutti questi sistemi politici rappresentano espressioni dell’etica altruista-collettivista; la caratteristica che li accomuna è il fatto che la società si erge al di sopra della legge morale, come un onnipotente, sovrano adoratore dell’arbitrio. Pertanto, dal punto di vista politico, tutti questi sistemi sono varianti di una società amorale.

    Il prodotto più profondamente rivoluzionario degli Stati Uniti d’America è stata la subordinazione della società alla legge morale. Il principio dei diritti umani rappresentava l’estensione della moralità nel sistema sociale, come limitazione del potere dello Stato, come protezione dell’uomo contro la forza bruta della collettività, come subordinazione della forza al diritto. Gli Stati Uniti furono la prima società morale della storia. Tutti i sistemi precedenti avevano considerato l’uomo alla stregua di un mezzo sacrificabile ai fini altrui e la società come un fine di per sé stessa. Gli Stati Uniti consideravano l’uomo come un fine in sé e la società come un mezzo che permettesse la coesistenza pacifica, ordinata e volontaria degli individui. Tutti i sistemi che li avevano preceduti sostenevano che la vita dell’uomo appartiene alla società, che la società può disporne a piacimento e che la libertà di cui egli gode gli appartiene solo in virtù del favore, ossia del permesso, della società, che può revocarlo in qualsiasi momento. Gli Stati Uniti sostenevano che la vita di un uomo gli appartiene per diritto (che significa: per principio morale e per natura), che un diritto è altresì la proprietà di un individuo, che la società come tale non gode di alcun diritto e che l’unico scopo morale di un governo è la protezione dei diritti individuali.
    [...]
    Il concetto di “diritto” attiene esclusivamente all’azione; più esattamente, alla libertà di agire. Esso comporta la libertà dalla costrizione fisica, dalla coercizione e dall’interferenza degli altri. [...] Il diritto alla vita è l’origine di tutti i diritti, mentre il diritto di proprietà ne rappresenta l’attuazione. In assenza di diritti di proprietà non è possibile l’esistenza di alcun diritto. Giacché l’umanità deve sostenersi in vita grazie alla propria opera, l’uomo che non ha diritto ai frutti del proprio lavoro non ha i mezzi per tenersi in vita. L’uomo che produce mentre altri dispongono è uno schiavo. [...] La dichiarazione di Indipendenza americana afferma che “gli uomini sono dotati dal loro Creatore di taluni diritti inalienabili”. Indipendentemente dal fatto di credere che l’uomo sia il prodotto di un Creatore o della natura, il problema dell’origine umana non altera il fatto che egli è un’entità di un genere ben specifico, un essere razionale, che non può operare nel migliore dei modi se sottoposto alla coercizione, e che i diritti rappresentano una condizione necessaria alle sue particolari modalità di sopravvivenza.
    [...]
    Violare i diritti di un uomo significa obbligarlo ad agire in modo contrario al proprio giudizio o espropriarne i valori. Fondamentalmente vi è un solo modo per fare tutto ciò: ricorrere alla forza fisica. Esistono due potenziali violatori dei diritti umani: i criminali e il governo. La grande conquista degli Stati Uniti fu quella di delineare la distinzione tra i due, ovvero quella di proibire al secondo d’intraprendere la versione legalizzata delle attività dei primi. La Dichiarazioni d’Indipendenza stabilì il principio che “i governi vengono istituiti tra gli uomini al fine di garantire tali diritti”. Quest’affermazione forniva l’unica giustificazione valida per un governo e ne definiva il solo scopo corretto: proteggere i diritti dell’uomo proteggendo questi dalla violenza fisica. In tal modo il ruolo del governo venne cambiato da quello di padrone a quello di servitore. Il governo era costituito per proteggere l’uomo dai criminali e la Costituzione venne scritta per proteggere l’uomo dal governo. [...] Il risultato fu un modello di società civile che, per il breve lasso di tempo di circa centocinquanta anni, l’America andò vicina a realizzare. [...] Questi erano l’intento e il significato essenziale della filosofia politica americana, impliciti nel principio dei diritti fondamentali. Ma tale intento non venne formulato esplicitamente, né accettato appieno, né tanto meno praticato correttamente.
    [...]
    Come in campo materiale il saccheggio della ricchezza di un paese si può realizzare tramite l’inflazione della moneta, così oggi possiamo constatare l’applicazione del processo inflattivo al campo dei diritti. Il processo comporta una tale proliferazione di “diritti” promulgati ex-novo, che le persone non si rendono conto del fatto che il concetto di diritti viene stravolto. Proprio come il denaro fasullo scaccia il denaro buono, questi “diritti da tipografia” negano i diritti autentici.
    [...]
    Il “diritto al lavoro” non esiste: quello che esiste è soltanto il diritto alla libertà di scambio, ossia il diritto di accettare un posto di lavoro se un altro decide di offrirlo. Analogamente non esiste il “diritto alla casa”, bensì solo il diritto alla libertà di scambio, ovvero il diritto di costruire o acquistare una casa. Il diritto a un salario “equo” o a un prezzo “giusto” non esiste, a meno che non vi sia qualcuno disposto a pagarlo, ad assumere un uomo o ad acquistarne i prodotti. Analogamente il “diritto del consumatore” a disporre di latte, scarpe, film o champagne non esiste, se nessuno decide di produrre tali beni (esiste invece il diritto a fabbricarseli da sé). Né esistono diritti di particolari gruppi, come i “diritti degli agricoltori, degli operai, degli uomini di affari, dei dipendenti, degli imprenditori, degli anziani, dei giovani, dei nascituri”. Esistono soltanto i Diritti umani, ovvero i diritti posseduti da ciascun singolo uomo e da tutti gli uomini in quanto individui.
    [...]
    In ogni epoca e in ogni paese i criminali rappresentano una esigua minoranza e i danni da essi arrecati all’umanità sono infinitesimali se confrontati con gli orrori (lo spargimento di sangue, le guerre. le persecuzioni, le confische, le carestie, l’asservimento, la distruzione generale) perpetrate dagli Stati. Potenzialmente, un governo è la minaccia più pericolosa per i diritti umani: esso detiene il monopolio legale dell’uso della forza fisica ai danni di vittime legalmente disarmate. Quando è privo di limiti e non è tenuto a freno dai diritti individuali, un governo è il più mortale nemico degli uomini.

  37. Hugo Kolion detto

    THE KILLING MACHINE

    Traduzione mia personale, spero leggibile, dalla versione spagnola di

    Che Guevara: The Killing Machine

    By Alvaro Vargas Llosa

    Che Guevara, che tanto fece (o fu poco?) per distruggere il capitalismo, si è convertito in un marchio, quintessenzialmente capitalista. La sua immagine adorna tazze di caffé, accendini, portachiavi, taccuini, cappellini da baseball, cappelli, tovaglioli, borse, te alle erbe e, ovviamente, l’onnipresente maglietta con la foto, scattata da Alberto Korda, dell’idolo socialista con il suo baschetto durante i primi anni della rivoluzione, quando il Che apparve per casualitá nell’obiettivo del fotografo e che ancora è, 38 anni dalla sua morte, il logo del chic rivoluzionario ( o è capitalista?). Sean O’Hagan sostenne sul The Observer che esiste addirittura un sapone in polvere con lo slogan:” Che lava piú bianco”.

    I prodotti del Che vengono commercializzati da grandi corporazioni e da imprese piccole, come la Burlington Coat Factory, la quale fece una pubblicitá in televisione nella quale appare un giovane con pantaloni da militare e maglietta del Che o la Flamingo’s Boutique en UNION City, New Jersey, il proprietario della quale rispose alla furia degli esiliati cubani locali con il seguente argomento devastante: ” Io vendo quello che la gente vuole comprare”. Anche i rivoluzionari si unirono a questa frenesia di prodotti – dal “The Che Store”, che vende provvigioni, fino al sito internet che risponde a “tutte le necessitá rivoluzionarie”, e lo scrittore italiano Gianni Miná, il quale ha venduto a Robert Redford i diritti cinematografici del diario del Che riguardo al viaggio lungo l’America del Sud nell’anno 1952 in cambio di poter essere presente durante le riprese del film I diari della motocicletta e che potesse poi produrre un proprio documentario. E come non menzionare poi Alberto Granado, che accompagnó il Che durante il viaggio e adesso consiglia documentaristi, e che si lamentava non molto tempo fa, a Madrid, secondo il quotidiano El Pais, di fronte ad un Rioja e ad un magret d’oca, che l’embargo statunitense nei confronti di Cuba gli rende difficile il guadagno sui diritti (royalties). Per portare l’ironia ancora piú lontano: l’edificio nel quale nacque Guevara nella cittá di Rosario, Argentina, uno splendido immobile del principio del secolo XX situato all’angolo tra Via Urquiza ed Entre Rios, era fino a poco tempo fa occupato dall’amministratrice del fondo privato di pensionamento e assicurazione integrativa Maxima AFJP, una figlia della privatizzazione dei servizi sociali argentini nella decade del 1990.

    La metamorfosi di Che Guevara in un marchio capitalista non è nuova, peró il marchio sta conoscendo un rinascimento – un rinascimento decisamente importante, dato che esso ha luogo anni dopo il collasso politico e ideologico di tutto ció che il Che rappresentava. Questa inaspettata sorte è dovuta sostanzialmente a “I diari della motocicletta”, il film prodotto da Robert Redford e diretta da Walter Salles ( È uno dei tre film piú importanti che riguardano il Che realizzato o in fase di produzione negli ultimi due anni; gli altri due sono stati diretti da Josh Evans e Steven Soderbergh.) Molto ben girato tra paesaggi che chiaramente hanno eluso gli effetti erosivi dell’inquinamento capitalista, il film mostra il giovane in un viaggio d’auto-scoperta di sé a misura che la sua coscienza sociale che sta sbocciando, inciampa nello sfruttamento sociale ed economico, e tutto ció prepara il terreno per la riinvenzione dell’uomo il quale Sartre chiamerá alcune volte l’essere umano piú completo della nostra epoca.

    Peró, per essere piú precisi, il rinascimento attuale del Che ebbe inizio nel 1997, in occasione del trentesimo anniversario della sua morte, quando ben cinque biografie riempirono le librerie e le sue resta furono scoperte vicino ad una pista d’atterraggio nell’aereoporto di Vallegrande, in Bolivia, dopo che un generale boliviano ritirato, con una rivelazione spettacolarmente opportuna, indicherá l’esatta ubicazione. L’anniversario riportó l’attenzione sulla famosa fotografia di Freddy Alborta del cadavere del Che steso sopra un tavolo, pieno d’escoriazioni, morto e romantico, lucente come Cristo in un quadro del Mantenga.

    È normale che gli adepti di un culto non conoscano la vera storia del proprio eroe. (Molti rastafari rinuncerebbero a Haile Selassie se avessero una minima idea di ció che fu in realtá). Non sorprende che i seguaci contemporanei di Guevara, i suoi nuovi ammiratori post comunisti, ingannino se stessi nell’afferrarsi ad un mito – eccezion fatta per i giovani argentini che intonano un’espressione con rima perfetta: ” Ho una maglietta del Che e non so perché”.

    Si consideri qualcuno degli individui che recentemente hanno mostrato o invocato il ritratto di Guevara come emblema di giustizia e ribellione contro l’abuso di potere. Nel Libano, alcuni manifestanti che protestavano contro la Siria di fronte alla tomba dell’ex primo ministro Rafiq Hariri portavano l’immagine del Che. Thierry Henry, un giocatore di calcio, francese, che gioca nell’Arsenal, in Inghilterra, partecipó ad un importante gala organizzato dalla FIFA, l’associazione mondiale del calcio, indossando una maglietta rossa e nera del Che. In una recente rassegna pubblicata sul New York Times riguardo a Land of the Dead di George A. Romero, Manohla Dargis risaltava il fatto che “qui, il maggior impatto puó essere quello della trasformazione di uno zombi nero in un virtuoso leader rivoluzionario”, e aggiunse: ” Credo che dopo tutto, il Che vive veramente”.

    L’eroe calcistico Maradona ha ostentato l’emblematico tatuaggio del Che sul braccio destro durante un viaggio in Venezuela dove incontró Hugo Chavez. A Stavropol, nel sud della Russia, alcuni manifestanti, che reclamavano il pagamento in denaro dei benefici del benessere sociale, occuparono la piazza centrale con bandiere del Che. A San Francisco, City Lights Books, il sito leggendario della letteratura beat, invita i visitatori ad una sezione dedicata all’America Latina nella quale metá degli scaffali è occupata da libri sul Che. José Luis Montoya, un ufficiale di polizia messicano che combatte il crimine associato con la droga a Medicali, porta una bandana del Che perché lo fa sentire piú forte. Nel campo di rifugiati di Dheisheh, sulla sponda occidentale del fiume Giordano, gli affezionati del Che adornano un muro che rende tributo all’Intifada. Una rivista domenicale dedicata alla vita sociale a Sydney, Australia, elenca i tre invitati ideali ad una cena: Alvar Aalto, Richard Branson, e Che Guevara. Leung Kwok-hung, il ribelle eletto nella giunta legislativa di Hong Kong, sfida Pechino vestendo una maglietta del Che. In Brasile, Frei Betto, consigliere del Presidente Lula da Silva e incaricato del programma d’alto profilo “Fame zero”, afferma che “dovremmo prestare meno attenzione a Trotsky e molta di piú a Che Guevara. “E la cosa piú stupenda di tutte, nella cerimonia di quest’anno dei premi dell’Accademia, Carlos Santana e Antonio Banderas interpretarono la canzone principale del Film “I diari della motocicletta”: Santana sì presentó con una maglietta del Che e un crocefisso. Le manifestazioni del nuovo culto del Che sono ovunque. Una volta di piú il mito sta appassionando ad individui che lottano per cause che per la maggior parte rappresentano esattamente l’opposto di ció che era Guevara.

    Nessun uomo difetta di alcune qualitá attenuanti. Nel caso di Che Guevara, queste qualitá possono aiutarci a misurare l’abisso che separa la realtá dal mito. La sua onestá (intendo: onestá parziale) significa che lasció testimonianza scritta delle sue crudeltá, incluse cose molte brutte, anche se non le peggiori. Il suo coraggio – che Castro descrisse come “la sua maniera, nei momenti difficili e pericolosi, di far le cose piú difficili e pericolose” – significa che non visse per assumere le piene responsabilitá per l’inferno di Cuba. Il mito puó dir tanto a proposito di un’epoca come la veritá. Ed è cosí che grazie anche alla sua scomparsa prematura, possiamo sapere esattamente quanto vengono ingannati molti dei nostri contemporanei riguardo a molte cose.

    Guevara si puó essere innamorato della sua morte, peró era innamorato molto di piú della morte aliena. Nell’aprile del 1967, parlando per esperienza, riassunse la sua idea omicida di giustizia nel suo “Messaggio alla Tricontinental”: “L’odio come fattore di lotta; l’odio intransigente verso il nemico, che pulsa piú in lá delle limitazioni dell’essere umano e lo converte in un’effettiva, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere”. I suoi primi scritti si presentano pure intrisi di questa violenza retorica e ideologica. Anche se la sua ex ragazza Chichina Ferreyra dubita che nella versione originale dei diari del suo viaggio in motocicletta contenga l’osservazione ” sento che le mie narici si dilatano nell’annusare l’amaro odore della polvere e del sangue del nemico, ” Guevara condivise con Granado in quella sua giovane etá quest’esclamazione: ” Rivoluzione senza sparare un tiro? Sei pazzo. “In altre occasioni il giovane boheme sembrava incapace di distinguere tra la frivolezza della morte come uno spettacolo e la tragedia delle vittime di una rivoluzione. In una lettera a sua madre nel 1954, scritta in Guatemala, dove fu testimone della caduta del governo rivoluzionario di Jacobo Arbenz, scrisse:” Qui è stato molto divertente con spari, bombardamenti, discorsi e altre schermaglie che hanno tagliato la monotonia nella quale vivevo”.

    La posizione di Guevara quando viaggiava con Castro dal Messico a Cuba a bordo del Granma è catturata in una frase di una lettera a sua moglie che redazionó il 28 di gennaio del 1957, non molto tempo dopo esser sbarcato, pubblicata nel suo libro Ernesto: Una Biografia di Che Guevara nella Sierra Maestra: “Sono nella manigua cubana, vivo e coperto di sangue”. Questa mentalitá era stata rinforzata dalla sua convinzione che Arbenz aveva perso il poter perché aveva sbagliato nel non uccidere tutti i suoi potenziali nemici. In una lettera precedente alla sua ex ragazza Tita Infante aveva osservato che ” Se queste fucilazioni avessero avuto luogo, il governo avrebbe conservato la possibilitá di contraccambiare le botte prese”. Non sorprende che durante la lotta armata contro Batista, e poi tra l’ingresso trionfale a L’Habana, Guevara assassinará o supervisionerá le esecuzioni frutto di un giudizio sommario di moltissime persone – nemici comprovati, meri sospettati e coloro che si trovavano al posto sbagliato nel momento sbagliato.

    Nel Gennaio del 1957, cosí come indica il suo diario dalla Sierra Maestra, Guevara sparó ad Eutimio Guerra perché sospettava che egli stesse passando informazioni: ” Mi son levato il problema di torno sparandogli un colpo con una pistola calibro 32 nella tempia destra, con un buco di uscita nel lobo temporale destro…le cose in suo possesso passarono in mio potere”. Piú tardi uccise a pisolate Aristidio, un contadino che espresse il desiderio di andarsene, quando i ribelli proseguivano il cammino. Mentre si domandava se questa vittima in particolare ” era in realtá sufficientemente colpevole per meritare la morte”, non vacilló nell’ordinare la morte d’Echeverria, il fratello di uno dei suoi camerata, per ragioni di crimine non specificato: “Doveva pagare il prezzo.”. In altri momenti simulerá esecuzioni senza portarle a fine, come metodo di tortura psicologica.

    Luis Guardia e Pedro Corzo, due investigatori che lavorano in Florida per un documentario su Guevara, hanno ottenuto la testimonianza di Jaime Costa Vazquez, un ex comandante dell’esercito rivoluzionario conosciuto come “El Catalan”, il quale sostiene che molte delle esecuzioni attribuite a Ramiro Valdes (futuro ministro degli Interni di Cuba) furono responsabilitá dirette di Guevara, dovuto al fatto che Valdes si trovava sotto i suoi ordini sulle montagne. “Di fronte al dubbio, uccidilo” furono le istruzioni del Che. Alla vigilia della vittoria, secondo Costa, il Che ordinó l’esecuzione di un par di dozzine di persone a Santa Clara, in Cuba centrale, verso dove aveva marciato la sua colonna come parte di un’assalto finale contro l’isola. Alcuni di loro furono uccisi in un Hotel, come scritto da Marcelo Fernandes-Zayas, altro ex rivoluzionario che poi si convertirá in giornalista (aggiungendo che tra le persone uccise c’erano dei contadini conosciuti come casquitos che si erano uniti all’esercito semplicemente per sfuggire alla disoccupazione).

    Peró la “fredda macchina per uccidere” non dette mostra di tutto il suo rigore fino a che, immediatamente dopo il collasso del regime di Batista, Castro lo mise a carico della prigione de La Cabaña. (Castro aveva un buon occhio clinico per scegliere la persona perfetta per proteggere la rivoluzione contro l’infezione.) San Carlos de La Cabaña è una fortezza di pietra che fu utilizzata per difendere La Habana dai pirati inglesi nel secolo XVIII; piú tardi sará convertita in un quartiere militare. In un modo che evoca il pauroso Lavrenti Beria, Guevara presedette durante la prima metá del 1959 uno dei periodi piú oscuri della rivoluzione. José Vilasuso, avvocato e professore nell’Universitá Interamericana di Bayamón in Puerto Rico, il quale apparteneva al gruppo incaricato del processo di giudizio sommario a La Cabaña, mi disse recentemente che:

    “Il Che diresse la Comisión Depuradora. Il processo si avvaleva della legge della sierra: tribunale militare di fatto e non giuridico, e il Che ci raccomandava di farci guidare dalla convinzione. Ossia: “Sappiamo che tutti sono degli assassini, quindi procedere radicalmente è la parte rivoluzionaria”. Miguel Duque Estrada era il mio capo immediato. La mia funzione era quella d’istruttore. Significava legalizzare professionalmente la causa e passarla al ministero fiscale, senza giudizio proprio alcuno. Si fucilava dal lunedí al venerdí. Le esecuzioni si portavano a fine di prima mattina, poco dopo di dettare sentenza e dichiarare senza possibilitá d’appello. Nella notte piú sinistra che ricordo furono eseguite 7 fucilazioni”.

    Javier Arzuaga, il cappellano basco che portava conforto ai condannati a morte e che fu presente personalmente in dozzine d’esecuzioni, parló con me recentemente da casa sua in Puerto Rico. Ex sacerdote cattolico di settantacinque anni d’etá, il quale si descrive come “piú vicino a Leonardo Boff e alla sua Teologia della Liberazione che all’ex Cardinale Ratzinger, “Arzuaga ricorda che:

    “Il carcere di La Cabaña si mantenne pieno fino a scoppiare. Circa 800 uomini pressati in uno spazio pensato per non piú di 300: Militari battistiani o membri di alcuni dei corpi di polizia, alcuni “chivatos”, giornalisti, impresari o commercianti. Il giudice non doveva essere uomo di legge; sí, nivee, appartenere all’esercito ribelle, come i compagni che occupavano con lui il tavolo del tribunale. Quasi tutte le udienze d’appello furono presiedute da Che Guevara. Non ricordo nessun caso la sentenza del quale fu revocata in quegli appelli. Tutti i giorni visitavo la “galleria della morte” dove rimanevano i prigionieri dalla sentenza fino alla morte. Corse voce che io ipnotizzassi i condannati prima di uscire verso la parete e che per questo motivo erano le cose tanto facili, senza scene sgradevoli, e Che Guevara dette ordine che nessuno fosse condotto alla parete senza che io fossi presente. Assistetti a 55 fucilazioni fino il mese di maggio, quando me ne andai. Questo non significa che non si continuasse a fucilare. Herman Marks era un americano, si diceva che fosse profugo della giustizia. Lo chiamavamo “el carnicero” perché godeva gridando “plotone, attenzione, su il fucile, puntare, fuoco”. Conversai piú volte con il Che al fine di intercedere per determinate persone. Ricordo molto bene il caso di Ariel Lima che era minorenne, peró fu inflessibile. Lo stesso posso dire di Fidel Castro, il quale interpellai per gli stessi propositi. Ne soffrii un trauma. Alla fine di maggio mi sentivo male e mi fu consigliato di abbandonare la parrocchia di Casa Blanca, nei limiti della quale si trovava La Cabaña e che io avevo servito negli ultimi tre anni. Me ne andai in Mexico per un trattamento. Quando ci salutammo, Che Guevara mi disse che eravamo andati d’accordo, cercando entrambi di prendere l’uno dal suo campo per attrarlo nel campo dell’altro. “Abbiamo fallito entrambi. Quando ci togliamo le maschere che abbiamo portato saremo nemici, uno di fronte all’altro”.

    Quanta gente fu assassinata a La Cabaña? Pedro Corzo parla di circa 200, e cosí pure Armando Lago, un professore d’economia in pensione che ha compilato una lista di 179 nomi come parte di uno studio di 9 anni sulle esecuzioni avvenute a Cuba. Vilasuso mi disse che quattrocento persone furono uccise tra il mese di gennaio e la fine di giugno del 1959 ( quando il Che lasció l’incarico a La Cabaña). I contatti segreti inviati dall’ambasciata degli Stati Uniti a La Habana al Dipartimento di Stato a Washington parlano di “piú di 500. “Secondo Jorge Castañeda, uno dei biografi di Guevara, un cattolico basco simpatizzante della rivoluzione, il caduto Padre Iñaki de Aspiazú, parlava di settecento vittime. Felix Rodriguez, un agente della CIA che fu parte del gruppo incaricato della cattura di Guevara in Bolivia, mi disse che rinfacció al Che, dopo la sua cattura, “le duemila e piú” esecuzioni delle quali fu responsabile durante la sua vita. ” Disse che erano tutti agenti della CIA e no si riferí alla cifra,” ricorda Rodriguez. Le cifre maggiori possono includere esecuzioni che ebbero luogo nei mesi posteriori alla data nella quale il Che smise di essere a capo della prigione.

    Tutto ció ci porta di riflesso a Carlos Santana e al suo elegante indumento del Che. In una lettera aperta pubblicata sul The new Herald il 31 di Marzo di quest’anno, il gran musicista jazz Paquito D Rivera rimproveró a Santana il modo in cui era vestito durante la cerimonia dei Premi Oscar, e aggiunse: ” Uno di quei cubani fu mio cugino Bebo, imprigionato lí proprio per il suo essere cristiano. Mi racconta sempre con amarezza come ascoltava dalla sua cellula al sorgere del sole le fucilazioni senza giudizio di molte che morivano gridando “Viva Cristo Re!”.

    L’ansia di potere del Che aveva altre maniere d’espressioni oltre l’assassinio. La contraddizione tra la sua passione nel viaggiare – una specie di protesta contro le limitazioni dello stato – nazione – e il suo impulso nel convertirsi in uno stato schiavizzante in relazione alle altre persone è patetico. Nello scrivere a proposito di Pedro Valdivia, il conquistatore del Cile, Guevara rifletteva: ” Apparteneva a quella classe speciale di uomini che la specie produce ogni tanto, nei quali la ricerca del potere illimitato è cosí estrema che qualsiasi sofferenza per ottenerlo sembra naturale.”. Avrebbe potuto descrivere se stesso. In ogni tappa della sua vita adulta, le sue megalomanie si manifestavano nell’impulso depredatore per impossessarsi delle vite e delle proprietá delle altre persone, e di abolire la loro libera volontá.

    Nel 1958, dopo la presa della cittá di Sancti Spiritus, Guevara tentó senza successo di imporre una specie di sharia, regolando le relazioni tra gli uomini e le donne, l’uso di alcol, e il gioco informale – un puritanesimo che non caratterizzava precisamente il suo proprio modo di vivere. Ordinó pure ai propri uomini che assaltassero banche, una decisione che giustificó in una lettera ad Enrique Oltuski, un subordinato, nel novembre di quell’anno: “Le masse che lottano sono d’accordo con gli assalti alle banche perché nessuno di loro tiene un centesimo nelle stesse.”. Quest’idea della rivoluzione come una licenza per rassegnare le proprietá secondo convenienza condusse il puritano marxista ad impossessarsi della casa di un emigrante grazie al trionfo della rivoluzione.

    L’impulso di togliere agli altri la loro proprietá e di reclamare la proprietá del territorio di altri fu un punto centrale della politica oppressiva di Guevara. Nelle sue memorie, il leader egiziano Gamal Abdel Nasser racconta che Guevara gli domandó quante persone avessero abbandonato il suo paese a causa della riforma agraria. Quando Nasser replicó nessuna, il Che rispose arrabbiato che il modo di misurare la profonditá del cambio è per mezzo del numero d’individui ” che sentono che non c’è posto per loro nella nuova societá.”. Quest’istinto depredatore raggiunse un’apoteosi nel 1965, quando cominció a parlare, come Dio, dell’”Uomo Nuovo” che lui e la sua rivoluzione creeranno.

    L’ossessione del Che per il controllo collettivista lo portó a collaborare alla formazione di un apparato di sicurezza che fu creato per soggiogare 6 milioni e mezzo di cubani. All’inizio del 1959, una serie di riunioni segrete ebbe luogo a Tarará, vicino a La Habana, nella casa nella quale il Che si ritiró temporaneamente per recuperarsi da una malattia. Lí fu dove i leaders principali, incluso Castro, disegnarono lo stato poliziesco cubano. Ramiro Valdes, subordinato del Che durante la guerriglia, venne posto al comando del G-2, un corpo inspirato alla Cheka. Angel Ciutah, un veterano della guerra civile spagnola inviato dai sovietici che era stato molto vicino a Ramon Mercader, l’assassino di Trotsky, e che piú tardi intavolerá amicizia con il Che, disimpegnó una carta fondamentale nell’organizzazione del sistema, assieme a Luis Alberto Lavanderia, il quale aveva servito il capo a La Cabaña. Lo stesso Guevara si fece carico del G-6, il gruppo il quale aveva il compito di indottrinare ideologicamente le forze armate. L’invasione contrastata dagli Stati Uniti della Baia dei Porci nell’aprile del 1961 sì convertí nell’occasione perfetta per consolidare il nuovo stato poliziesco, con l’arruolamento di decine di migliaia di cubani e una nuova serie d’esecuzioni. Come lo stesso Guevara si espresse all’ambasciatore sovietico Sergei Kudriavtsev, i controrivoluzionari mai piú “sarebbero tornati ad alzare la testa.”.

    “Controrivoluzionario” è il termine che si applicava ad ognuno che si distanziasse dal dogma. Era l’equivalente comunista di “eretico.”. I campi di concentramento erano una forma nella quale il potere dogmatico era impiegato per sopprimere il dissenso. La storia attribuisce al generale spagnolo Valeriano Weyler, il capitano generale di Cuba alla fine del secolo diciannovesimo, il fatto di aver usato per primo la parola “concentramento” per descrivere la politica di circondare le masse di potenziali oppositori – nel suo caso i simpatizzanti del movimento indipendentista cubano – con filo spinato e palizzate. Che ironico ( e appropriato) che i rivoluzionari di Cuba piú di mezzo secolo piú tardi continuassero con questa tradizione locale. All’inizio la rivoluzione mobilitó i volontari per costruire scuole e per lavorare nei porti, piantagioni, e fabbriche – tutte squisite opportunitá fotografiche per il Che scaricatore di porto, per il Che falciatore di canne, il Che fabbricante di tele. Non passó molto tempo, prima che il lavoro volontario lo divenisse un poco meno: il primo accampamento di lavori forzati, Guanahacabibes, si situava nella Cuba occidentale fino alla fine del 1960. Cosí spiegava il Che la funzione disimpegnata di questo metodo di sconfinamento: ” A Guanahacabibes si invia la gente che non deve finir in carcere, la gente che ha commesso mancanze contro la morale rivoluzionaria di maggiore o minore grado…è un lavoro duro, non bestiale”.

    Quest’accampamento fu il precursore del confinamento sistematico, a partire dal 1965 nella provincia di Camagüey, di dissidenti, omosessuali, vittime dell’AIDS, cattolici, Testimoni di Geova, sacerdoti afro cubani, e altre scorie per lo stile, sotto la bandiera delle Unitá Militari d’Aiuto e Protezione (UMAP). Stipati in autobus e camion, i “disadattati” saranno trasportati con la pistola puntata contro nei campi di concentramento organizzati sulla base del modello di Guanahacabibes. Alcuni non torneranno; altri saranno violentati, picchiati, o mutilati; e la maggioranza rimarrà traumatizzata per tutta la vita, come il filmato documento di Nestor Almendros Conduca Impropia lo mostrerá al mondo intero, un paio di decine di anni dopo.

    In questo modo, la rivista Time sembra essersi sbagliata nell’agosto 1960, quando descrisse la divisione del lavoro della rivoluzione come una nota a pié di pagina presentando il Che come il “cervello”. Fidel Castro come “il cuore” e Raul Castro come “il pugno”. Pero la percezione rivelava il ruolo cruciale di Guevara nel fare di Cuba un bastione del totalitarismo. Il Che era in qualche modo un candidato improbabile per la purezza ideologica, dato il suo spirito boheme, peró durante gli anni d’allenamento in Mexico e nel periodo risultante di lotta armata in Cuba emerse come l’ideologo comunista localmente innamorato dell’Unione Sovietica, in gran misura per il fastidio di Castro e degli altri che erano essenzialmente opportunisti disposti a utilizzare qualsiasi mezzo necessario per guadagnare potere. Quando gli aspiranti rivoluzionari furono arrestati in Mexico nel 1956, Guevara fu l’unico ad ammetter il fatto d’essere comunista e che stava studiando russo. ( Parló apertamente della sua relazione con Nikolai Leonov dell’ambasciata sovietica.) Durante la lotta armata in Cuba, forgió una ferrea alleanza con il Partito socialista popolare (il partito comunista dell’isola) e con Carlos Rafael Rodriguez, che ebbe un ruolo importante nella conversione del regime di Castro al comunismo.

    Questa fanatica disposizione convertí il Che in una parte essenziale della “sovietizzazzione” della rivoluzione che si era vantato ripetutamente del suo carattere indipendente. Poco dopo che “los barbudos” arriveranno al potere, Guevara partecipó alla negoziazione con Anastas Mikoyan, il vice primo ministro sovietico, il quale visitó Cuba. A lui venne affidata la missione di promuovere le negoziazioni sovietico-cubane durante una visita a Mosca nella fine del 1960. ( La stessa fu parte di un lungo viaggio nel quale la Corea del Nord di Kimm II Sung fu il paese che piú lo impressionó.) Il secondo viaggio in Russia di Guevara, nell’agosto del 1962, fu ancora piú indicativo, a ragione del fatto che lui stesso firmó l’accordo per convertire Cuba in un’avanguardia di spiaggia nucleare sovietica. Si incontró con Khrushchev a Yalta per finalizzare i dettagli riguardo un’operazione che giá era iniziata e che comprendeva l’introduzione nell’isola di quarantadue missili sovietici, la metá dei quali erano armati con testate nucleari, cosí come basi di lancio e quarantaduemila soldati russi. Mettendo sotto pressione glia alleati sovietici con il pericolo che gli Stati Uniti potessero scoprire quello che stava succedendo, Guevara ottenne garanzie che la marina sovietica sarebbe intervenuta – in poche parole, che Mosca era preparata per andare in guerra.

    Secondo la biografia di Guevara di Philippe Gavi, il rivoluzionario si era vantato del fatto che ” il suo paese si mostrava desideroso di rischiare tutto in una guerra atomica di inimmaginabile capacitá distruttiva per difendere un principio.”. Subito dopo la fine della crisi dei missili cubani – quando Khrushchev rinnegó la promessa fatta a Yalta e negozió un accordo con gli Stati Uniti alle spalle di Castro che includeva la rimozione dei missili statunitensi dalla Turchia – Guevara disse ad un giornale comunista britannico: ” Se i razzi fossero rimasti, gli avremmo utilizzati tutti e diretti contro il cuore stesso degli Stati Uniti, incluso New York, in difesa contro l’aggressione.”. E un paio d’anni piú tardi, nelle Nazioni Unite, fu fedele al suo modo d’essere: ” Come marxisti abbiamo sostenuto che la coesistenza pacifica tra le nazioni non includa la coesistenza pacifica tra gli sfruttatori e lo sfruttato.”.

    Guevara prese le distanze dall’Unione Sovietica negli ultimi anni della sua vita. Lo fece per ragioni sbagliate, incolpando Mosca per l’essere troppo morbida ideologicamente e diplomaticamente, e di fare troppe concessioni – a differenza della Cina maoista, nella quale vide un rifugio dell’ortodossia. Nell’ottobre del 1964, una memoria scritta da Oleg Daroussenkov, un funzionario sovietico a lui vicino, cita Guevara dicendo: ” Chiedemmo armi ai Cecoslovacchi; e rifiutarono. Poi le chiedemmo ai cinesi; dissero di sí in pochi giorni, e nemmeno vollero essere pagati, dichiarando che non si vendono le armi agli amici. ” In realtá, Guevara fu risentito per il fatto che Mosca stesse sollecitando altri membri del blocco comunista, inclusa Cuba, qualcosa in cambio del suo colossale aiuto e appoggio politico. Il suo attacco finale contro Mosca ebbe luogo in Argelia, nel febbraio del 1965, in occasione di una conferenza internazionale durante la quale accusó i sovietici di adottare la “legge del valore”, sta a significare, il capitalismo. La sua rottura con i sovietici, in sintesi, non fu un grido in favore dell’indipendenza. Fu un urlo nello stile di Enver Hoxha per la totale subordinazione della realtá alla cieca ortodossia ideologica.

    Il grande rivoluzionario ebbe un’opportunitá di mettere in pratica la sua visione economica – la sua idea di giustizia sociale – come direttore della Banca Nazionale di Cuba e del Dipartimento dell’Industria dell’Instituto Nazionale della Riforma Agraria alla fine del 1959, e, sin dall’inizio del 1961, come ministro dell’industria. Il periodo nel quale Guevara era a capo della maggior parte dell’economia cubana provocó il quasi totale collasso della produzione di zucchero, il fallimento dell’industrializzazione e l’introduzione del razionamento – tutto questo mentre Cuba era stato uno dei quattro paesi economicamente di maggior successo dell’America Latina sin prima della dittatura di Batista.

    Il suo compito come direttore della Banca Nazionale, durante il quale conió biglietti che riportavano la firma “Che”, è stato sintetizzato dal suo assistente, Ernesto Betancourt: ” Riscontrai nel Che un’ignoranza assoluta dei principi piú elementari d’economia”. I poteri di percezione di Guevara rispetto all’economia mondiale furono espressi molto bene nel 1961, durante una conferenza dell’emisfero sud in Uruguay, dove predicó una tassa di crescita per Cuba del 10% “Senza il minimo timore, ” e, per il 1980, un ingresso pro capite maggiore di quello degli “Stati Uniti nell’attualitá. “In veritá, fino al 1997, il trentesimo anniversario della sua morte, i cubani si trovano con una dieta composta da una razione di cinque libbre di riso e una libbra di fagioli al mese; quattro once di carne due volte all’anno; quattro once di pasta di soia alla settimana; e quattro uova al mese.

    La riforma agraria tolse la terra ai ricchi, peró la giró ai burocrati, non ai contadini. (il decreto fu redatto nella casa del Che.) Il nome della diversificazione, l’aerea coltivata venne ridotta e la mano d’opera disponibile ridiretta verso altre attivitá. Il risultato fu che tra il 1961 e il 1963, la raccolta si ridusse della metá: appena 3,8 milioni di tonnellate. Era giustificato questo sacrificio per fomentare l’industrializzazione cubana? Sfortunatamente, Cuba difetta di materie prime per l’industria pesante, e, come una conseguenza della ridistribuzione rivoluzionaria, non contava con una moneta forte con la quale acquistarle – o incluso acquistare i prodotti essenziali. Per il 1961, Guevara dovette dare delle spiegazioni imbarazzate ai lavoratori nell’ufficio: ” I nostri camerata tecnici nelle compagnie hanno prodotto un dentifricio…buono come quello precedente; pulisce esattamente allo stesso modo, nonostante che dopo un po’ di tempo diventi come una pietra.”. Nel 1963, tutte le speranze di industrializzare Cuba vennero abbandonate, e la rivoluzione accettó il suo ruolo di provveditrice coloniale di zucchero al blocco sovietico in cambio di petrolio per coprire le proprie necessitá e per rivenderlo ad altri paesi. Durante le tre decadi seguenti, Cuba sopravvivrá in base ad un sussidio sovietico piú o meno tra 65 miliardi e 100 miliardi di dollari.

    Avendo fallito come eroe della giustizia sociale, merita Guevara un posto nei libri di storia quale genio della guerra delle guerriglie? Il suo maggiore risultato militare nella lotta contro Batista – la presa della cittá di Santa Clara dopo aver imboscato un treno con rinforzi pesanti – viene seriamente messo in discussione. Numerosi testimoni indicano che il conduttore del treno si arrese anzitempo, accettando regali in cambio. (Gutierrez Menoyo, il quale dirigeva un gruppo guerrigliero differente in quest’area, fa parte di quelli che hanno criticato la storia ufficiale di Cuba riguardo la vittoria di Guevara.) Immediatamente dopo il trionfo della rivoluzione, Guevara organizzó eserciti guerriglieri in Nicaragua, nella Repubblica Dominicana, in Panama, e Haiti – i quali vennero tutti sconfitti e distrutti. Nel 1964, invió il rivoluzionario argentino Jorge Ricardo Masetti verso la morte nel persuaderlo che montasse un attacco contro il suo paese natale dalla Bolivia, poco dopo che la democrazia rappresentativa fosse stata ristabilita in Argentina.

    Particolarmente disastrosa si riveló la spedizione nel Congo nel 1965. Guevara si alleó con due ribelli – Pierre Mulele ad Ovest e Laurent Kabila ad Est – contro il non gradito governo del Congo, il quale era sostenuto dagli Stati Uniti, per mezzo di mercenari sudafricani ed esiliati cubani. Mulele aveva preso possesso di Stanleyville prima di essere cacciato via. Durante il suo regno di terrore, cosí come descritto da V.S. Naipaul, assassinó tutti quelli che potevano leggere o che indossavano una cravatta. Per quanto riguarda l’altro alleato di Guevara, Laurent Kabila, si trattava meramente di un pigro e un corrotto per quel tempo; peró il mondo scoprirá negli anni 90 che anche lui era una macchina per uccidere. In ogni caso, Guevara trascorse gran parte del 1965 aiutando i ribelli dell’Est prima di abbandonare il paese in modo indegno. Poco tempo dopo, Motubu arrivó al potere e instauró una tirannia che sarebbe durata decine d’anni. (Nei paesi latinoamericani, Argentina e Perú, le rivoluzioni inspirate dal Che ottennero lo stesso risultato pratico di rinforzare il militarismo brutale per molti altri anni.)

    In Bolivia il Che fu nuovamente sconfitto, e per l’ultima volta. Male interpretó la situazione locale. Una riforma agraria aveva avuto luogo alcuni anni prima; il governo aveva rispettato molte delle istituzioni delle comunitá contadine; e l’esercito era vicino agli Stati Uniti nonostante il suo nazionalismo. “Le masse contadine non ci aiutarono nella maniera piú assoluta” fu la malinconica conclusione di Guevara nel suo diario boliviano. Ancora peggio, Mario Monje, il leader locale comunista, il quale non aveva fegato per una guerra di guerriglia dopo essere stato umiliato nei comizi, condusse Guevara verso un’ubicazione vulnerabile nel sud-est del paese. Le circostanze della cattura del Che tra le rovine di Yuro, poco dopo l’essersi riunito con l’intellettuale francese Regis Debray e il pittore argentino Ciro Bustos, entrambi arrestati mentre abbandonavano l’accampamento, furono, come gran parte della spedizione boliviana, cose per affezionati.

    Guevara fu sicuramente audace e coraggioso, e rapido nell’organizzare la vita in base a principi militari nei territori sotto il suo controllo, pero non era un Generale Giap. Il suo libro La Guerra delle Guerriglie insegna come le forze popolari possano vincere contro un esercito, che non è necessario aspettare che ci siano le condizioni necessarie visto che un fuoco insurrezionale puó provocarlo, e che il combattimento deve aver luogo principalmente nelle campagne. (Nella sua ricetta per la guerra delle guerriglie, riserva anche per le donne il ruolo di cuoche e infermiere.) Ció nonostante, l’esercito di Batista non era un esercito bensí un corrotto manipolo d’assassini senza motivazioni e mal organizzati; i fuochi guerriglieri, con l’eccezione del Nicaragua, terminarono tutti in cenere per i fuochisti, e l’America Latina si è urbanizzata per un 70% in questi ultimi quattro decenni. Anche in questo, Che Guevara, fu un crudele allucinato.

    Negli ultimi decenni del secolo diciannove, Argentina aveva il secondo piú alto tasso di crescita del mondo. Verso il decennio del 1890, il guadagno reale dei lavoratori argentini era superiore a quello degli svizzeri, tedeschi e francesi. Nel 1928, questo paese occupava il dodicesimo posto nel mondo in quanto a PIL pro capite. Questo risultato, che la generazione seguente rovinerá, si dovette in gran misura a Juan Bautista Alberdi.

    Come a Che Guevara, Ad Alberdi piaceva viaggiare: camminó attraverso la pampa e i deserti del sud e del nord all’etá di quattordici anni, e tutte le vie di Buenos Aires. Come Guevara, Alberdi di opponeva ad un tiranno, Juan Manuel Rosas. Come il Che, Alberdi ebbe l’opportunitá di aver influenza su un leader rivoluzionario al potere – Justo José de Urquiza, il quale destituí Rosas nel 1852. Al pari di Guevara, Alberdi rappresentó il nuovo governo in tour mondiali, e morí all’estero. Peró a differenza del vecchio e nuovo prediletto della sinistra, Alberdi non uccise mai una mosca. Il suo libro, Base e punto di partenza per l’organizzazione della Repubblica Argentina, fu la base della Costituzione del 1853 che limitó i poteri dello Stato, aprí le porte al commercio, allentó l’immigrazione e assicuró i diritti di proprietá, inaugurando in questo modo un periodo di settanta anni d’assoluta prosperitá. No si intromise negli affari delle altre nazioni, opponendosi alla guerra del suo paese contro il Paraguay. La sua immagine non adorna l’addome di Mike Tyson.

    http://daverik.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=693419

  38. Hugo Kolion detto

    Europa: un continente in crisi di identità

    di Carlo Zucchi

    Come tutte le guerre, anche l’ultima tra Iraq e angloamericani ha fatto le sue vittime. Se ne ha fatte meno del solito per quanto riguarda i civili iracheni, ben di più ne ha fatte dal punto di vista politico. ONU, NATO E UE sono uscite assai malconce, e se i commenti si sono sprecati per l’ONU, un po’ più sotto silenzio sono passate le divisioni all’interno dell’UE.
    Seppur legittima e motivata, la protesta dell’opinione pubblica europea contro la guerra ha toccato punte di antiamericanismo che devono far riflettere. Non più di 12 anni orsono, la prima guerra contro l’Iraq durò due volte tanto e fece un numero di vittime civili quasi mille volte superiori, eppure, oltre alle rituali marce della pace dei pacifisti da combattimento della sinistra marxista, le opinioni pubbliche europee non si mostrarono così ostili come è avvenuto quest’anno. Se a tutto ciò aggiungiamo che questa volta si andava a cacciare un tiranno unanimemente odiato come Saddam Hussein e che l’11 settembre 2001 gli Stati Uniti sono stati colpiti nel modo vile che sappiamo, è evidente che il sentimento antiamericano si è notevolmente acuito. Facendo un paragone tra il 1991 e oggi si può osservare come in questi 12 anni l’antiamericanismo sia stato scientemente nutrito da una sinistra post-marxista che, perso ogni progetto ideale costruttivo con il crollo del muro di Berlino, sembra trovare la propria identità soltanto nel demonizzare il nemico di sempre, ossia quegli Stati Uniti che l’hanno svegliata dal sogno della rivoluzione proletaria. Se allora, nonostante la guerra più cruenta, le proteste furono molto minori, ciò fu dovuto al fatto che, con il crollo del comunismo avvenuto soltanto due anni prima, i post-marxisti erano ancora piuttosto spaesati.
    Non sapendo più cosa realizzare, i neo-comunisti sanno perfettamente cosa distruggere. In seguito al crollo dell’URSS il comunismo ha trovato il modo di sopravvivere camuffandosi subdolamente con terminologie nuove, e se il comunismo è finito nel discredito più totale, le sue conseguenze e i suoi germi sono ormai stabilmente tra noi, sotto forma di idee sbagliate e pregiudizi anacronistici che hanno fatto breccia anche in chi è sempre stato visceralmente anticomunista. Ma ancora di più, il comunismo ha lasciato le sue venefiche scorie attraverso l’odio diffuso che ha inculcato nelle menti e nei cuori di chi ha abbracciato questa ideologia; odio che con il crollo del Muro è tutt’altro che scomparso e che, anzi, sembra essersi nutrito del risentimento verso il mondo una volta tramontato il sol dell’avvenir.
    Con lo sviluppo del movimento no-global, poi, quella cultura sta rialzando la testa sotto mentite spoglie (sono comunisti, ma lo negano), e se il pericolo di un’invasione sovietica è scongiurato, la penetrazione di ideologie che fanno leva sull’invidia e sulle viscere di spostati, frustrati e incapaci, è altrettanto pericolosa, in quanto tende a minare le fondamenta della civiltà occidentale. L’ideologia no-global ha fatto da ponte tra antiamericanismo e antisemitismo comunisti e antiamericanismo e antisemitismo panarabi, tanto che si può dire senza troppa ipocrisia che le uniche globalizzazioni finora riuscite sembrano essere quelle dell’antiamericanismo e dell’antisemitismo. L’odio verso la civiltà ebraico-cristiana alimentato dall’alleanza tra risentimento musulmano e risentimento anticapitalista sembra aver trovato nell’Europa delle ideologie e dell’immigrazione islamica un terreno quantomai fertile. Ma perché l’Europa? Cosa la divide dagli Stati Uniti?
    Ciò che oggi divide sempre più gli Stati Uniti dall’Europa delle ideologie è proprio la questione legata ai valori di fondo della società occidentale; valori che negli Stati Uniti sono ancora presenti nel cuore della gente, in particolare nella gente comune, mentre in Europa si denigra tutto quanto è occidentale, e nemmeno dopo la caduta del comunismo, si è compreso quanto il capitalismo degli ultimi due secoli abbia elevato il nostro standard di vita, sia sotto l’aspetto materiale, sia sotto quello morale.
    L’abitudine tutta giacobina di giudicare i comportamenti umani in base alle intenzioni (la via dell’inferno non è lastricata di buone intenzioni?) e non in base alle conseguenze ha fatto sì che ogni genocidio fatto in nome di nobili ideali riscuotesse molto meno biasimo rispetto a imprenditori, che, pur perseguendo fini egoistici, hanno creato benessere per tante persone. Fissare i propri giudizi morali sulle intenzioni è tipico delle persone infantili, mentre valutare le conseguenze delle proprie azioni è tipico delle persone adulte e responsabili, e proprio la responsabilità della persona è stato l’elemento centrale che il cristianesimo ci ha insegnato nei secoli, prima che le ideologie irreligiose di stampo statolatrico-illuministico creassero i presupposti per il disastro morale che oggi abbiamo sotto i nostri occhi. Espropriati a poco a poco (dallo Stato) della propria capacità decisionale, gli europei non sono invecchiati, bensì regrediti all’età infantile in cui non ci si assume responsabilità alcuna e si critica chi, talvolta sbagliando (come gli USA), ci leva dai guai, facendoci magari sentire pavidi e mollaccioni.
    Ebbene, fino a che l’Europa non capirà da cosa deriva il proprio benessere e la capacità di cooperazione dei propri popoli, sarà sempre un continente debole, e come una casa con fondamenta deboli, sarà destinata a crollare sotto il peso delle intemperie. Purtroppo, però, i segnali non sono incoraggianti. Il rifiuto di sottolineare le origini cristiane dell’Europa nella futura costituzione dell’Unione Europea è un gran brutto sintomo della crisi di identità del continente europeo.
    Se è pur vero che l’intervento anglo-americano in Iraq ha prestato il fianco a molte critiche più che giustificate, non altrettanto giustificato è l’odio che la pattumiera intellettuale europea ha scagliato verso gli Stati Uniti, colpevoli più di aver scelto un presidente “di destra” che di aver scatenato una guerra quantomeno criticabile. Il crollo del comunismo, purtroppo, non ha portato un ricambio nella classe intellettuale europea. Troppi comunisti riciclati, o non sufficientemente pentiti, sono ancora al proprio posto nelle aule universitarie e nelle redazioni di giornali e TV. Le idee sbagliate in circolazione sono ancora troppe. E persino la Chiesa cattolica sembra essere pervasa da questa cultura, come dimostrano fenomeni tipo la Teologia della liberazione, che, coniugando vangelo e marxismo (e mitra), vent’anni orsono spopolò in America latina, e che oggi sembra tornare in auge, sotto mentite spoglie, proprio in Italia.
    Inoltre, non può non saltare agli occhi che gli elementi di spicco del terrorismo arabo (analogamente a quanto accadeva con i terroristi filo-comunisti europei degli anni ‘70) non sono dei poveracci, ma borghesi che hanno girato il mondo, e che lo stesso Osama Bin Laden ha studiato a Londra e ha “subodorato” quell’ideologia anticapitalista che nei campus universitari occidentali sembra, purtroppo, non tramontare mai. Infatti, a essere presi di mira l’11 settembre, non sono stati obiettivi religiosi, ma politico-militari (Pentagono) e, soprattutto, economici, come le Twin Towers, autentico simbolo del capitalismo occidentale. Se poi pensiamo che nel recente passato anche molti leaders comunisti del terzo mondo si sono formati in Europa, come Pol Pot che ha studiato alla Sorbona di Parigi, il quadro è completo. Ciò che deve far riflettere, è che proprio l’occidente (soprattutto l’Europa) ha partorito dal suo seno coloro che rischiano di portarlo alla rovina. L’Europa, specie nella sua versione più statolatrica rappresentata da Francia e Germania (autentiche palle al piede dell’UE), sembra lanciare segnali ostili come non mai verso gli Stati Uniti, forse sapendo che se anche le cose si mettessero male, questi verrebbero comunque in nostro aiuto. Questo conflitto tra risentiti marxisti e musulmani da una parte e civiltà occidentale dall’altra sembra riproporre nuovamente l’eterno conflitto tra oriente dispotico e cultura ebraico-cristiana. Ma l’odio verso la nostra civiltà immesso dalla cultura comunista si è ormai espanso come una metastasi che ci ha indebolito a tal punto, che la colonizzazione araba prossima ventura costituisce una minaccia assai preoccupante, visto che dovremo risolvere da noi questo problema, e che gli americani, con nostra somma gioia, non potranno intervenire a tirarci fuori dai guai. Se l’ultima guerra in Iraq sarà foriera di conseguenze positive o negative sarà il tempo a dirlo, ma l’occidente deve prendere coscienza che i maggiori pericoli per il proprio futuro non vengono dall’esterno, ma dalle proprie aule universitarie e dalle proprie casematte ideologiche, che hanno esportato miseria e morte in paesi che oggi si rivoltano contro di noi in nome di ideali corrotti da nostre ideologie che continuano a sopravvivere, nonostante prematuri certificati di morte.

  39. Hugo Kolion detto

    Ernesto, roba da matti, ma te l’avevo detto …

    Scritto il alle 20:40 del 23/12

    Per quanto riguarda il fascismo per me che ho 22 anni si riconduce a quanto si dice in giro e a quello che si cerca di estrapolare da commenti in televisione, sui giornali o riviste. Purtroppo la scuola pubblica non sempre riesce a insegnare la storia sino ad i giorni nostri ed ahimè siamo malapena arrivati alla prima guerra mondiale nella V liceo. Pertanto ne approfitto per ringraziare tutti voi delle nozioni storiche che m’avete fornito aiutandomi a colmare qualche lacuna.

    Il fascismo dopo la caduta del regime non va più inteso come l’ideologia suprema che ha guidato tantissimi giovani in buonafede anche dopo l’armistizio. Il fascimso è diventato, rimane il mio modesto parere, una sorta di maglia da indossare per potersi schierare in un mondo dove se vuoi veramente andare contro corrente non puoi essere un fumato e fottuto comunista. Quindi accetti di buon grado l’esser fascista seppur lo pronunci con vergogna perchè sai anche tu quanto male si celi dietro quella bestemmia, dichiararsi fascista appunto.
    So di certo che se fossi nato durante il ventennio non mi sarei mai schierato con il regime fascista, anzi avrei brigato per rovesciarlo quanto prima perchè non tollero le imposizioni dall’alto.
    Se fossi nato nell’immediato dopoguerra però difficilmente mi sarei schierato contro gli ex fascisti. Perchè seppur non condivido il mezzo dell’ideologia condivido il fine e gli ideali che sono alla base dell’ideologia fascista.
    Se fossi stato ragazzo negli anni 70 poi di sicuro avrei lottato al fianco dei fascisti, il comunismo ci puntava i missili contro vorrei proprio vedere se lottavo a favore di quei farabutti.
    Ma sono nato nell’84 e oggi vivo un post rivoluzione borghese attuato negli anni di mani pulite con l’italia salvata dal tempestivo intervento di Berlusconi che si è associato alle altre forze anti comuniste per scongiurare l’ennesimo e spero ultimo tentativo di portare l’italia sotto un regime di ridotta democrazia.

    Quanto al neofascismo oggi, che dire. Se si entra nell’ottica che la parola fascismo non è una bestemmia e se si cancellano da statuti neofascisti l’auspicio di un ritorno al regime statalista ed autoritario ben vengano, non credo che l’ideale fascista sia poi così diverso da quello che la destra italiana professa.
    Ma la storia va avanti e non torna indietro, quindi mi trovo in disaccordo con MFL quando sostiene che il neofascismo sarebbe il bene per l’italia.

    No non sarebbe il bene come non lo sarebbe un ritorno alla democrazia cristiana. Ora come ora il bene dell’Italia lo farebbe un partito laico ancorato alle radici cristiane che limiti, nel rispetto dei diritti dell’uomo, le pretese dei fautori della nuova guerra fredda, gli estremisti (estremisti?) islamici. Pertanto sono contrario al ritorno del fascismo in ogni sua forma seppur non mi vergogni in cor mio di essere nero come la pece.

    Modificato da Angelhearts il alle 20:43 del 23/12

    http://www.ilgiulivo.com/cms/forum/viewthread.php?rowstart=80&forum_id=25&thread_id=703#post_11529

  40. Hugo Kolion detto

    Ernesto, ma ci sono anche quelli buoni :-)

    Ciao a tutti, mi inserisco e butto li la mia..

    Ho letto tutti i vostri post, interessanti, da tutti i lati si evince subito la differenza sostanziale tra la moderna destra liberale e il neocomunismo. Mentre da questa parte ci si può confrontare sul bene/male del fascismo con un netto riferimento al passato, che lascia intendere che è ben lungi dal nostro comune pensiero il desiderio del ritorno al regime, dall’altra il comunismo è visto ancora in moltissimi ambienti con nostalgia se non addirittura come obbiettivo irrinunciabile, benchè credo che la differenza tra regimi Rossi o Neri dal punto di vista di chi li ha subiti sia irrilevante.

    Mi è piaciuto l’elenco che ha postato Fabio di Firenze, preso a uno a uno sono un’elenco di punti in gran parte condivisibili, pieni di rispetto per il prossimo, di ottimi intenti sociali.
    Il problema è che quella serie di punti sono presto diventati obblighi inderogabili, motivo di vessazione, prigionia, pestaggi.
    Il nodo fondamentale a mio parere non è sul bene o sul male assoluto del fascismo, trovo inutile fare distinzioni su questo è bene e questo è male. Si citava il fascismo coloniale, è vero abbiamo costruito ponti, ferrovie e strade, e per convincerli che era cosa buona e giusta siamo stati i primi al mondo a usare i gas.
    Il bene portato con la forza personalmente non mi suona ‘bene’, mi lascia alquanto perplesso.

    La forza del pensiero liberale sta proprio nella capacità di convincere, che se scelgo autonomante di costruire la mia esistenza nel rispetto di chi mi circonda, l’autolimitazione non diventa un’imposizione ma un segno di maturità intellettuale e sociale.
    La più grande espressione di libertà è il poter scegliere di privarsi di questa libertà in nome di qualcosa che si ritiene più grande, un ideale, una religione, ad esempio farsi prete, entrare in corpo speciale, diventare un testimone di Geova, e perchè no scegliere di seguire la regola Fascista.
    Il regime Fascista ha tagliato la libertà personale in quasi tutte le sue possibilità di espressione, e personalmente questo è su tutti il motivo principale per il quale resta e resterà sempre un vissuto del passato che non potrà mai trovare spazi nella vita democratica moderna.
    Poi si può tracciare la famosa T e dividere questo è stato bene e questo è stato male, ma è un lavoro sterile, soprattutto per la mia generazione. Da trentenne tutto il fascismo che conosco l’ho ascoltato e letto, il comunismo l’ho visto e lo vedo, e non mi piace.

    Un saluto a tutti.

  41. Hugo Kolion detto

    Nazismo e comunismo: due volti dello stesso male
    di Odoardo Reggiani

    Ci siamo più volte espressi anche su queste colonne a favore della celebrazione, per legge, di una giornata dedicata alla memoria della Shoah, ma siamo altrettanto convinti che la memoria storica non debba funzionare in modo emiplegico. Tutto ciò che meritoriamente viene fatto per ricordare i crimini del nazismo deve essere fatto anche per le decine di milioni di vittime dell’altro orrore del secolo scorso: il comunismo. Nazismo e comunismo, benché nemici e geneticamente diversi, sono stati definiti dallo storico francese Pierre Chaunu “gemelli eterozigoti” per gli innumerevoli tratti comuni che presentano. La storiografia e l’intellighentia di sinistra respingono tenacemente qualsiasi accostamento e accusano di “nevrosi comparativa”, come ha fatto Gad Lerner, chiunque lo azzardi. Il comunismo, secondo costoro, sarebbe stata una utopia benefica e libertaria ancorché male applicata, mentre il nazionalsocialismo fu un’idea dichiaratamente sterminatrice. Insomma, i comunisti avranno anche sterminato decine di milioni di persone più dei nazisti ma le loro intenzioni, al contrario di quelle dei nazisti, erano buone.

    Questa tesi che per mezzo secolo ha paralizzato gli studi sui rapporti di parentela fra nazismo e comunismo sta ormai crollando. Molti sono i lavori storiografici autorevoli che hanno infranto il tabù dell’incomparabilità fra comunismo e nazismo. Citiamo ad esempio i libri di Alain Besançon (Novecento, il secolo del male – Ideazione) di Marco Revelli (Oltre il Novecento – Einaudi), di Alain De Benoist (Comunismo e nazismo: riflessioni sul totalitarismo del XX secolo – Arianna editrice) ma anche Pier Luigi Battista che intervenendo a un forum promosso da Il Giornale e pubblicato il 14 settembre 2000, si era così espresso: “Va infranto il tabù della incomparabilità. Una vasta letteratura ha rivelato le fortissime affinità, somiglianze e convergenze tra due sistemi misurabili non già sulla quantità pazzesca di morti che hanno provocato, bensì dalla comune idea che per arrivare a un mondo perfetto non c’è prezzo sufficientemente elevato che non possa essere pagato. Il loro principale tratto di somiglianza che Besançon ha messo perfettamente in luce è l’inclinazione sterminazionista. È previsto in entrambi i modelli teorici lo sterminio di interi gruppi, di intere categorie umane, a prescindere dalla colpa soggettiva (…).

    Nelle ideologie sterminazioniste cade totalmente il criterio della colpa soggettiva e si viene colpiti esclusivamente per appartenenza. Perché si è. Quindi si massacrano gli ebrei in quanto tali o la borghesia come classe”. Sicché, il ruolo degli ebrei nella teoria nazista e quello di intere classi sociali come la borghesia e i kulaki o etnie come i ceceni, o nazionalità come gli ucraini, nella teoria comunista, hanno avuto la stessa funzione. Molti capi bolscevichi hanno usato un linguaggio che i nazisti avrebbero potuto fare proprio rimpiazzando semplicemente il termine “borghese” con “ebreo”. Comunismo e nazionalsocialismo avevano in comune l’odio feroce per la democrazia, la libertà individuale, i diritti umani. Nondimeno, i gran sacerdoti della storiografia “politicamente corretta”, non solo italiani, mentre riservano al nazismo la giusta esecrazione e una “damnatio memoriae” permanenti e capillari, concedono al comunismo una amnesia e una amnistia inaccettabili.

    Alain Besançon, intervistato da Maurizio Blondet per Avvenire (14/7/2003) affermava che interrogando Minitel (una specie di internet francese – ndr) alla voce “nazismo” si trovano 408 schede; alla parola “stalinismo” 7; su “Auschwitz” se ne trovano 105 mentre su “Kolyma”(gulag comunista) solo 2; per “fame in Ucraina” zero. Barbara Spinelli nel suo ottimo libro “Il sonno della memoria” – Mondadori ed. – afferma che è “urgente” scrivere a tutte lettere che la carestia del 1932-33 in Ucraina fu uno “sterminio consapevole” (sei milioni di morti, ndr) e la Kolyma “altro non era che un lager” proprio come quelli nazisti. Alain De Benoist nel sopracitato libro scrive “Il comunismo ha distrutto ancor più vite del nazismo. Non basta dire che è una bella idea che ha preso una brutta piega”.

    I regimi politici vanno infatti giudicati in base ai loro atti, non alle loro intenzioni. Com’è stata e come continua ancora ad essere possibile la coltre di amnesia e di condiscendenza nei confronti del comunismo? Alain Besançon l’attribuisce alla alleanza militare fra le democrazie occidentali e l’Unione Sovietica nella seconda guerra mondiale. “Per fare la guerra con il cuore” scrive “una democrazia ha bisogno che il suo alleato possieda un certo grado di rispettabilità. All’occorrenza, gliela presta”. L’ideologia comunista, coi suoi orrori, resta così dietro lo scenario di Stalingrado e dei milioni di caduti russi nella guerra contro Hitler. Ma il tempo farà ancora una volta il suo lavoro e dimostrerà che il comunismo non è stata una buona idea che ha avuto un cattivo esito. È stata solo una cattiva e tragica idea.

  42. Hugo Kolion detto

    Ernesto, ecco secondo me l’esempio da imitare :-)

    Presentazione di noiseFromAmeriKa

    Per perdere tempo a scrivere un blog bisogna avere ottimismo in dosi multiple. Primo, bisogna essere ottimisti sul fatto di avere un certo flusso di cose interessanti da dire. Secondo, bisogna essere ottimisti sull’essere capaci di renderle comprensibili e scriverle. Terzo, bisogna essere ottimisti sul fatto che ci sia gente che abbia voglia di leggerle. Noi siamo ottimisti (o illusi, tanto fa lo stesso ai fini pratici), e quindi eccoci qua.

    Il blog è iniziato da qualche mese, ed è rimasto fino ad ora in stato semi-sperimentale. Visto che sembra essere in grado di sopravvivere, ora vorremmo provare a fare un po’ più sul serio. Questo pezzo ha lo scopo di presentare le caratteristiche del sito ai nuovi lettori, che sarebbero altrimenti costretti a sorbirsi le lunghe tirate di Michele o gli spaventosi grafici di Alberto per farsi un’idea. Se dopo la presentazione avete ancora voglia di leggere, registratevi, cliccate sugli articoli e commentate. Benvenuti fra noi!

    Quello che ci ha spinto a iniziare questo blog – oltre ad una dose non comune di goliardia anarcoide ed uno spirito d’amicizia che, già solido, è venuto rafforzandosi in questi sei mesi – è lo stato a nostro avviso delirante del dibattito di politica economica (e spesso del dibattito politico-culturale in generale, ma su questo siamo meno competenti) in Italia. Non siamo appena usciti dall’asilo, lo sappiamo che in questo tipo di discussioni spesso gli attori hanno forti interessi, materiali e ideologici, che li portano a cercare di distorcere i fatti e le posizioni altrui. Questo è normale, e succede ovunque. La peculiarità italiana sta nel fatto che molti politici, sindacalisti, imprenditori, giornalisti, accademici e opinion makers in generale sembrano essere completamente ignoranti del metodo e dei risultati delle scienze economiche e sociali.

    Due esempi, tra i politici (non chiedeteci di cercare esempi tra le altre categorie “intellettuali,” li abbiamo, oh se li abbiamo). Qualche anno fa l’allora ministro Tremonti se ne saltò fuori con una fantastica idea per ridurre l’inflazione ‘causata dall’euro’. Era essenziale, ci spiegò il ministro (nonché ordinario di scienza delle finanze), introdurre le banconote da 1 euro al posto delle monetine. Perché, vedete, le monetine vengono prese in scarsa considerazione dal consumatore, che le spende senza pensarci troppo e quindi causa inflazione. Con le più austere banconote, ben altra è la propensione a “tesaurizzare”!

    La proposta venne accolta con ostinato silenzio negli altri paesi europei e dai banchieri centrali; possiamo solo supporre che a Francoforte si provi un certo imbarazzo a dare del deficiente ad un ministro d’uno stato membro. Ma la reazione in Italia fu ben diversa da quella da noi auspicata. Cosa avremmo voluto vedere? Niente di speciale. Per esempio, che i principali giornali interrogassero qualche economista monetario di riconosciuto prestigio sui meriti della proposta (ma gente seria, non quelli che hanno scritto un paio di articoli in italiano nella rivista del barone loro protettore nel ‘63 e da allora siedono nel consiglio di amministrazione di banche e aziende varie). Ci sono teorie economiche a sostegno delle tesi dell’illustre commercialista? Cosa dicono i dati per i casi in cui questi cambiamenti ci sono stati? Non ci sarebbe voluto molto per scoprire che la proposta era una grottesca baggianata. E a quel punto il suo ideatore sarebbe dovuto essere ricoperto di pece e piume, fare la figura dell’ignorante che è, forse perfino rinunciare a qualche carica. Non successe nulla di tutto questo, dimostrando che nel dibattito di politica economica in Italia si può dire qualunque sciocchezza senza pagare alcun prezzo politico. Allo stesso tempo in cui, è utile aggiungere, qualsiasi affermazione dell’allenatore del Poggibonsi è sottoposta all’attento scrutinio degli esperti dei massimi sistemi calcistici. Come Sandro ha recentemente ricordato, a noi il buon calcio piace assai: ma nel calcio come nella politica economica ci piacciono i seri professionisti.

    Il secondo esempio è più recente. Alitalia ha, per l’ennesima volta, annunciato risultati negativi. Gianluca ha già chiarito cosa pensiamo vada fatto. Invece il ministro Bersani, che pure è lungi dall’essere il peggior politico in Italia, ha annunciato con una certa pomposità che ‘un grande paese non può fare a meno di una compagnia di bandiera’. Si tratta purtroppo di un’idea molto diffusa, sia a destra sia a sinistra, ed è esemplare di come tante ottusità vengano tranquillamente ripetute senza la minima sfida intellettuale. Gli USA non sono un grande paese? Perché, forse il ministro non ne è al corrente, loro la compagnia di bandiera non ce l’hanno. E il ministro si è accorto che da una trentina d’anni, cioè da quando la deregolamentazione del settore aereo iniziata da Carter si è diffusa nel mondo, l’occupazione nel settore è cresciuta, i prezzi sono calati e il numero dei viaggiatori è cresciuto esponenzialmente? E che Alitalia (e Air France, e Iberia, e tutti gli altri carrozzoni governativi) non hanno contribuito nulla al progresso del settore e hanno continuato a succhiare soldi ai contribuenti? Dove sta il ragionamento, uno straccio di ragionamento, per sostenere l’importanza dell’esistenza delle compagnie di bandiera? Abbiamo sentito sostenere che senza compagnia di bandiera si volerebbe solo a Milano e Roma. Forse che gli americani a College Station, Texas, e a Bismarck, North Dakota, ci vanno a piedi? Nessuno dovrebbe passarla liscia con simili strampalate affermazioni. Può darsi che sia impossibile per ragioni politiche liquidare Alitalia, ma allora vogliamo che il dibattito si centri su quali sono queste ragioni.

    La nostra pretesa, in questo sito, è di contribuire un al ripristino di un minimo di decenza nel dibattito, sia suggerendo gli strumenti a nostro avviso più appropriati e rigorosi per analizzare i problemi del momento, sia, ogni tanto, sollevando noi stessi qualche discussione su questioni di fondo. Soprattutto, come ha fatto Giorgio nella sua rentree’, ce la prenderemo con tutte quelle affermazioni, luoghi comuni, banalità e bestialità varie che vengono continuamente ripetute senza sfida e senza commento sui mass media italiani. Ognuno lo farà con il proprio stile, chi più aggressivo e chi più conciliante, chi più sottile e chi più sfacciato, chi più prono a studiare i dati e chi più incline a elaborare teorie, chi con poche righe e chi con lunghe pagine. Ci guadagniamo il pane facendo ricerca economica, diciamo così, non banale e riportata nei nostri non proprio lillipuzzani curricula, ma scriviamo come mangiamo, con le mani che prendono ordini dalla corteccia (pre)frontale. La povertà delle idee è spesso associata, Lacan&Derrida docet, a un linguaggio complesso, con la sue belle piramidi di subordinate – che ‘noi abbiamo fatto il classico’ – ed un linguaggio tronfio e superbo dove ogni bisillaba è rimpiazzata da qualche parolone pescato sul Devoto-Oli. Anche in questo ci vogliamo distinguere: le idee ce le abbiamo, non c’è ragione di usare la forchetta, parlare a bassa voce e per allusioni, e fingersi Cicerone.

    Ora, uno può dire, ma perché devo dare retta proprio a voi e non a qualcun altro? Stampa e televisioni in Italia sono controllati e asserviti, ma sulla rete ci sono tante voci che si dedicano a vivisezionare le notizie, offrendo analisi spesso assai sofisticate. Beh, chi ha del filo da tessere, tesserà. Quello che possiamo dire è che in questo sito non abbiamo difficoltà a sbertucciare chiunque. Chi avesse voglia di sfogliare il nostro archivio se ne accorgerà immediatamente. Nessun atteggiamento di favore per una parte politica, nessun tentativo di apparire il think tank di nessuno. Solo argomentazioni e commenti, come ci vengono; quando diciamo pirlate facciamo autocritica, e’ gia’ successo. Inoltre, non abbiamo problemi a firmarci con nome e cognome, anziché ‘paperoga’ o cose del genere. Se cliccate sul bottoncino CHI SIAMO del nostro minimalissimo menù, troverete non solo i nostri nomi ma anche i siti web con relativi curricula.

    Nei mesi di prova il gruppo iniziale ha reclutato alcuni amici, quindi ora la banda è un po’ più ampia e forse crescerà ulteriormente, ma non molto. Noterella tecnico-burocratica: come vedete questo filtro e’ firmato dagli editori, per i quali vale quanto qui detto, sia sopra che sotto. Gli amici che si stanno offrendo di collaborare non c’entrano (per loro buona sorte). Alcuni usano uno pseudonimo, e continueranno a farlo: si tratta di persone in posizioni “delicate” in quel del Bel Paese e, visto il loro legittimo desiderio di dire cio’ che pensano senza dare l’impressione di voler favorire una parte politica o l’altra e senza dover poi perdere tempo a difendersi/scusarsi/coprirsi/destreggiarsi/chiarificare, abbiamo ritenuto che mantenere lo pseudonimo fosse un prezzo ragionevole a fronte del beneficio. Del fatto che nessuno qui persegue particolari obiettivi personali e che non vi sono conflitti d’interesse d’alcun tipo garantiamo noi … e comunque, non pensiate che dietro a “Stockli” si nasconda l’amministratore delegato della Telecom!

    Nel caso non fosse già esplicito, meglio confessarlo spontaneamente: intellettualmente siamo un tantino elitari e non ne proviamo vergogna alcuna. Anche per questo permettiamo ad Andrea, oltre che di guidarci fra i tempestosi flutti del software per blogs fai-da-te, d’illustrarci dottamente la cinematografia clandestina dei nostri giorni.

    Concludendo, che sarebbe anche ora, cercheremo di essere attenti e rigorosi, obiettivo più facilmente raggiungibile se si rischia di perdere la faccia mettendo il proprio nome in calce a un’asinata. Per il resto, libertà più assoluta. Se continuerete a leggere il sito scoprirete che il fatto di essere tutti economisti non ci impedisce di avere opinioni spesso assai differenti. Va benissimo così, non vogliamo avere una linea, non vogliamo avere protetti, e non vogliamo avere protettori. Tante cose c’interessano, il meretricio non ancora.

    15 Ottobre 2006

    http://www.noisefromamerika.org/index.php/docs/Presentazione_di_noiseFromAmeriKa

  43. Hugo Kolion detto

    Lo scandalo dei bambini bolliti
    di Stefano Magni

    In Cina, ai tempi di Mao, i bambini venivano bolliti per ricavarne concime per i campi. Quando Berlusconi lo ha ricordato in un incontro elettorale a Napoli, è subito scoppiata una polemica di tipo elettoralistico-diplomatico. Ha replicato per prima la Cina, con il Ministero degli Esteri di Pechino che dichiara il suo “sconcerto” di fronte alle dichiarazioni di Berlusconi. E la sinistra italiana ha cavalcato l’onda: “È un’offesa fatta ad un popolo con un miliardo e 300 milioni di persone. E anche se la metà se la dimentica, 650 milioni se la ricorderanno comunque. Siamo screditati all’estero e senza crescita all’interno”, ha dichiarato Romano Prodi. Mentre per D’Alema l’Italia deve restituire al mondo “l’immagine di un paese dell’accoglienza. Solo questo centro-estra poteva escogitare l’idea di un’Italia razzista”.

    Offesa? Discredito? Razzismo? Ma cosa c’entrano? Che senso hanno di fronte all’evidenza dei fatti ricordata da Berlusconi? Forse per motivi di etichetta, occorre nascondere una realtà? Nella Cina di Mao i bambini erano realmente usati come concime. Ed erano anche mangiati. Durante la grande carestia, provocata dal regime comunista con il suo “Grande Balzo Avanti” (il tentativo fallito di industrializzare le campagne), i contadini stipulavano dei patti mutui, informali, con i quali le famiglie si scambiavano i figli per mangiarli. “Davanti agli occhi, tra le erbacce – ricorda il dissidente Wei Jingsheng – mi apparve all’improvviso una scena che mi era stata raccontata durante un banchetto: quella di famiglie che si scambiavano tra loro i figli per mangiarli. Distinguevo chiaramente il volto afflitto dei genitori che masticavano la carne dei bambini con i quali avevano barattato i propri. I ragazzini che cacciavano le farfalle tra i campi nei dintorni del villaggio mi sembravano la reincarnazione di quei piccoli divorati dal loro padre e dalla loro madre. Mi facevano pietà. Ma ancora di più mi facevano pietà i genitori. Chi li aveva costretti a mangiare, tra le lacrime e il dolore degli altri genitori, quella carne umana di cui mai, nemmeno nei loro peggiori incubi, avrebbero pensato di sentire il sapore? Capii allora chi era quel boia, ‘uomo di tal fatta che l’umanità, in parecchi secoli, e la Cina, in parecchi millenni, poterono partorirne uno solo’: Mao Tse-tung”.

    Perché è utile ricordarlo anche oggi? Perché in Cina succede ancora. Il cannibalismo ai danni dei bambini, nelle misere campagne del “colosso” cinese, non si è affatto estinto. Lo rivela Asia News, con un lancio di agenzia dello scorso 5 aprile: nel Gansu la polizia ha scoperto in una discarica le braccia di bambini bolliti e cucinati con spezie. “Le braccia – come scrive un cronista locale – appartengono chiaramente ad un bambino: hanno bicipite ed avambraccio e le mani hanno ancora le unghie”. Il direttore dell’Ufficio Stampa di Lanzhou, la capitale del distretto, minimizza, sostiene che i resti trovati devono ancora essere identificati, ma non nega il ritrovamento. La polizia locale è invece più precisa: le braccia appartengono a bambini dai 5 agli 8 anni di età. Non si tratta di un caso isolato. La galleria degli orrori, negli ultimi anni, purtroppo è lunga: 121 teschi umani sono stati ritrovati nell’area fluviale di Tianzhou, solo due settimane fa; mentre nel 2003 era trapelata la notizia che in alcuni ristoranti del Guangdong si serviva carne di bambino. E negli anni Novanta, sempre nel Guangdong, era stato scoperto un traffico di feti umani da bollire per fare zuppe o per ricavarne prodotti di bellezza. In tutti questi casi, le autorità cinesi hanno sempre nascosto le notizie, negato, accusato i giornalisti di fare propaganda anti-cinese. Hanno sempre mantenuto un atteggiamento di omertà complice.

    Anche perché c’è poi un’altra forma di “cannibalismo” istituzionalizzata: il riciclaggio degli organi e delle cornee dei prigionieri condannati a morte, pratica documentata da testimonianze e persino resoconti dettagliati. Di fronte all’orrore della Cina comunista, all’incubo di una società resa misera e bestiale dal più grande regime totalitario del mondo, c’è poco da parlare di “offesa”, di “discredito”, o di “razzismo”. Ci sarebbe solo da gridare allo scandalo. E lo scandalo è la Cina Popolare, non la dichiarazione di Berlusconi”.

    06 aprile 2006

  44. Hugo Kolion detto

    Lo scandalo dei bambini bolliti
    di Stefano Magni
    [06 apr 06]

    In Cina, ai tempi di Mao, i bambini venivano bolliti per ricavarne concime per i campi. Quando Berlusconi lo ha ricordato in un incontro elettorale a Napoli, è subito scoppiata una polemica di tipo elettoralistico-diplomatico. Ha replicato per prima la Cina, con il Ministero degli Esteri di Pechino che dichiara il suo “sconcerto” di fronte alle dichiarazioni di Berlusconi. E la sinistra italiana ha cavalcato l’onda: “È un’offesa fatta ad un popolo con un miliardo e 300 milioni di persone. E anche se la metà se la dimentica, 650 milioni se la ricorderanno comunque. Siamo screditati all’estero e senza crescita all’interno”, ha dichiarato Romano Prodi. Mentre per D’Alema l’Italia deve restituire al mondo “l’immagine di un paese dell’accoglienza. Solo questo centro-estra poteva escogitare l’idea di un’Italia razzista”.

    Offesa? Discredito? Razzismo? Ma cosa c’entrano? Che senso hanno di fronte all’evidenza dei fatti ricordata da Berlusconi? Forse per motivi di etichetta, occorre nascondere una realtà? Nella Cina di Mao i bambini erano realmente usati come concime. Ed erano anche mangiati. Durante la grande carestia, provocata dal regime comunista con il suo “Grande Balzo Avanti” (il tentativo fallito di industrializzare le campagne), i contadini stipulavano dei patti mutui, informali, con i quali le famiglie si scambiavano i figli per mangiarli. “Davanti agli occhi, tra le erbacce – ricorda il dissidente Wei Jingsheng – mi apparve all’improvviso una scena che mi era stata raccontata durante un banchetto: quella di famiglie che si scambiavano tra loro i figli per mangiarli. Distinguevo chiaramente il volto afflitto dei genitori che masticavano la carne dei bambini con i quali avevano barattato i propri. I ragazzini che cacciavano le farfalle tra i campi nei dintorni del villaggio mi sembravano la reincarnazione di quei piccoli divorati dal loro padre e dalla loro madre. Mi facevano pietà. Ma ancora di più mi facevano pietà i genitori. Chi li aveva costretti a mangiare, tra le lacrime e il dolore degli altri genitori, quella carne umana di cui mai, nemmeno nei loro peggiori incubi, avrebbero pensato di sentire il sapore? Capii allora chi era quel boia, ‘uomo di tal fatta che l’umanità, in parecchi secoli, e la Cina, in parecchi millenni, poterono partorirne uno solo’: Mao Tse-tung”.

    Perché è utile ricordarlo anche oggi? Perché in Cina succede ancora. Il cannibalismo ai danni dei bambini, nelle misere campagne del “colosso” cinese, non si è affatto estinto. Lo rivela Asia News, con un lancio di agenzia dello scorso 5 aprile: nel Gansu la polizia ha scoperto in una discarica le braccia di bambini bolliti e cucinati con spezie. “Le braccia – come scrive un cronista locale – appartengono chiaramente ad un bambino: hanno bicipite ed avambraccio e le mani hanno ancora le unghie”. Il direttore dell’Ufficio Stampa di Lanzhou, la capitale del distretto, minimizza, sostiene che i resti trovati devono ancora essere identificati, ma non nega il ritrovamento. La polizia locale è invece più precisa: le braccia appartengono a bambini dai 5 agli 8 anni di età. Non si tratta di un caso isolato. La galleria degli orrori, negli ultimi anni, purtroppo è lunga: 121 teschi umani sono stati ritrovati nell’area fluviale di Tianzhou, solo due settimane fa; mentre nel 2003 era trapelata la notizia che in alcuni ristoranti del Guangdong si serviva carne di bambino. E negli anni Novanta, sempre nel Guangdong, era stato scoperto un traffico di feti umani da bollire per fare zuppe o per ricavarne prodotti di bellezza. In tutti questi casi, le autorità cinesi hanno sempre nascosto le notizie, negato, accusato i giornalisti di fare propaganda anti-cinese. Hanno sempre mantenuto un atteggiamento di omertà complice.

    Anche perché c’è poi un’altra forma di “cannibalismo” istituzionalizzata: il riciclaggio degli organi e delle cornee dei prigionieri condannati a morte, pratica documentata da testimonianze e persino resoconti dettagliati. Di fronte all’orrore della Cina comunista, all’incubo di una società resa misera e bestiale dal più grande regime totalitario del mondo, c’è poco da parlare di “offesa”, di “discredito”, o di “razzismo”. Ci sarebbe solo da gridare allo scandalo. E lo scandalo è la Cina Popolare, non la dichiarazione di Berlusconi”.

  45. Hugo Kolion detto

    … Dove esiste la libertà d’opinione, vi è anche libertà d’azione e ne traggono vantaggio i migliori e non coloro che hanno più conoscenze e contatti …

    V. Avanti verso il futuro
    La sinistra vuole ricondurre la Svizzera al periodo buio degli anni dal 1990 al 2003. Vuole togliere quanto possibile a chi s’impegna, a chi lavora seriamente e ridistribuirlo attraverso lo Stato, preferibilmente a se stessa. Che a causa di ciò i cittadini stanno peggio e il Paese è ridotto sul lastrico, viene sottaciuto. È evidente: la sinistra, ossia il PS e i Verdi, vogliono una Svizzera socialista. È questo dovrebbe lasciare indifferenti i consiglieri federali?

    Signore e signori, nel 2007 il popolo svizzero deve decidere:

    Vogliamo tornare agli anni bui anteriori al 2003? O vogliamo avanzare verso un futuro che promuova nuovamente i valori svizzeri e garantisca benessere e libertà? Vogliamo nuovamente distruggere la rinascita politica degli ultimi anni?

    Signore e signori, è richiesto l’impegno dei partiti borghesi – soprattutto dell’UDC – come forze di opposizione.
    Se il PS definisce decisive le elezioni del 2007 alleandosi con un partito non governativo, i Verdi, con l’obiettivo principale di tornare alla politica degli anni bui che in fin dei conti ridurrebbe sul lastrico la Svizzera, allora bisogna intervenire: l’UDC, in quanto forza politica che deve condurre la campagna elettorale, e i consiglieri federali che espongono le loro idee sul corso della Svizzera. L’UDC è diventato il partito più forte perché dal 1990 si è opposta a una politica fatale! È comprensibile che i rossoverdi combattano l’UDC e vogliano buttarmi fuori dal Consiglio federale – ciò non è esente da una certa logica.

    L’UDC presa di mira e i suoi esponenti rappresentano i valori tradizionali della Svizzera, i valori che rafforzano la Svizzera. La politica di sinistra degli anni Novanta ha indebolito la Svizzera e una sua vittoria elettorale indebolirebbe o addirittura distruggerebbe il benessere e la libertà del nostro popolo.

    Quello che ha reso forte e renderà forte anche in futuro la Svizzera è proprio la politica dei valori tradizionali.

    Soprattutto per affrontare le sfide della globalizzazione è urgentemente necessaria una politica che poggia su questi valori tradizionali. Solo essa garantisce il successo.

    Vedete ora l’importanza delle elezioni?
    Vedete l’importanza dell’UDC?
    Vi rendete conto del significato delle elezioni del 2007?

    http://www.ejpd.admin.ch/ejpd/it/home/dokumentation/red/2007/2007-01-19.html

  46. Hugo Kolion detto

    Prc di Vicenza: ‘Con la base Usa via Rifondazione dal governo’ …

    Con un comunicato stampa, la segreteriaprovicniale di Rifondazioen Comunista di Vicenza ribadisce il proprio ‘No’ all’ipotesi di trasformare l’aeroporto El Molin in una megabase per l’esercito Usa. “Se il governo dovesse ribadire il proprio Sì al progetto Dal Molin il PRC deve togliere immediatamente il sostegno al governo Prodi”.

    Riteniamo che il compromesso raggiunto tra sinistra radicale e sinistra moderata ottenuto attraverso il programma dell’Unione e che ha permesso al Sig. Romano Prodi di diventare Presidente del Consiglio sia stato ancora una volta tradito.

    Ezio Lovato, Gianmarco Anzolin, Urbano Boscoscuro , Piero Zalltron (segreteria provinciale PRC Vicenza), Gianni Turcato (coordinatore provinciale Giovani Comunisti Vicenza).

    La sinistra contesta la base Usa le coop già in coda per l’appalto …

    di Stefano Filippi

    Gente previdente, gli americani. L’accordo con il governo italiano per ampliare la base militare di Vicenza non è ancora perfezionato, ma la Marina militare Usa non perde tempo e ha già avviato la procedura che porterà ad assegnare i lavori. Il 17 novembre ha pubblicato su internet una cosiddetta «presolicitation notice», cioè l’avviso di un prossimo bando per assegnare le opere. Le imprese interessate hanno tempo fino al 6 marzo per segnalarsi e chiedere informazioni. La torta da spartire è allettante, il bugdet riportato dal capitolato è pari a 310.150.000 euro. Fra le prime a registrarsi nel sito di «e-solicitation» (cioè «invito elettronico») del Naval Facilities Engeneering Command della Us Navy ci sono tre coop, i colossi dell’edilizia rossa: la Cmc (Cooperativa muratori cementisti) di Ravenna, la Cmr (Cooperativa muratori riuniti) di Ferrara e la Ccc (Consorzio cooperative costruzioni) di Bologna.

    Non è una novità: la Cmr da anni lavora per l’Aviazione americana nelle basi aeree di Aviano (Pordenone), Camp Darby (Livorno) e nella stessa Vicenza. In Toscana ha un contratto per la manutenzione completa della base, stesso incarico per il «Villaggio della pace» di Vicenza (dove vivono le famiglie dei soldati), invece in Friuli la Cmr ha recentemente costruito un giardino d’infanzia, il centro benessere, la Clubhouse del campo di golf, la centrale di comunicazione (l’intervento edile più importante) e ne ha ristrutturato l’ingresso principale. Dal fitness al golf al kinderheim, le truppe a stelle e strisce di Aviano si rilassano grazie ai muratori delle coop.

    «Money is money», si dice. Mentre i pacifisti occupano stazioni e lanciano pomodori, mentre nei partiti della sinistra fioccano le prese di distanza (proprio l’altra sera sono giunte 84 autosospensioni dalla Quercia di Vicenza dopo l’analoga decisione del direttivo provinciale della Margherita) e il governo è scosso da critiche e polemiche da ogni parte, i giganti dell’edilizia cooperativa tifano perché l’affare vada in porto. E si preparano a partecipare alla gara d’appalto per il raddoppio delle strutture che consentiranno l’unificazione della 173ª brigata aviotrasportata alla periferia di Vicenza.

    Sono 76 (fino a ieri) le imprese che si sono registrate al capitolato numero N33191-06-R-3229 per avere informazioni. C’è di tutto, dalle ditte di serramenti (Schuco) a quelle di antifurti, dagli studi di progettazione ai numeri uno delle telecomunicazioni (Fastweb, Telecom Italia, Siemens), dalle ditte vicentine e trevigiane a imprese straniere (francesi, svizzere, tedesche, ceche, americane), fino ai grandi «general contractor» come Rizzani de Eccher, Bonatti, Pizzarotti, Protecno. E anche Ccc, Cmr e Cmc, tra le prime a iscriversi sul registro elettronico del Navfac: l’hanno fatto nei primi tre giorni successivi alla pubblicazione della «presolicitation notice».

    Il capitolato del Comando per le opere ingegneristiche della Marina statunitense dal titolo «Multiple Facilties Complex, Vicenza, Italy» è tutto alla luce del sole, consultabile al sito http://www.esol.navfac.navy.mil, come pure l’elenco delle società interessate ai lavori. Esso riporta i requisiti richiesti alle imprese per la partecipazione, i criteri di selezione e la lista di ciò che dev’essere costruito, anche se mancano i dettagli: case, magazzini, supermercati, strade, mense, impianti sportivi, negozi, un ufficio postale, un hotel, parcheggi, lavanderie, passaggi pedonali e aree verdi, recinzioni e controlli agli ingressi. «Il Comando del Navfac ha in programma di pubblicare una gara per la selezione di offerte al massimo ribasso – si legge -. La data prevista è gennaio 2007 previa approvazione delle autorità italiane competenti». Alla scadenza del preavviso di bando, cioè le 14 del prossimo 6 marzo, la Us Navy farà scattare un periodo previsto di circa 100 giorni al termine del quale assegnerà i lavori.

    Le proteste e i cortei non disturbano dunque i «business plan» delle coop rosse e non fermano le autorità americane. L’altro giorno il console statunitense a Milano, Deborah Graze, è stato a Vicenza per colloqui con il sindaco, il presidente della Provincia e il prefetto. Gli americani non vogliono perdere altro tempo e sono pronti a soddisfare le richieste aggiuntive italiane, dalla nuova viabilità all’impatto ambientale al rilancio dello scalo civile. Il console Graze ha ripetuto che quanto prima sarà lanciato il bando di gara, gli appalti saranno assegnati in estate e i cantieri saranno avviati entro la fine dell’anno.

  47. Hugo Kolion detto

    Clemente Carlucci 25.01.07 13:36

    Imparzialità? Dovresti tu stesso aprirti un po’ di più: rigetti fatti storici con una qualche spiegazione accampata in aria, e in questo non ti distingui per niente dai fascisti nostrani. Anche loro, come te, sempre alla mano una spiegazione-giustificazione pronta, in mezzo però rimane quel centinaio di milioni di vittime …

    E qui viene a mancare il sentimento umano, quello che dovrebbe indurre te e anche loro ad una riflessione più oggettiva su certe idee sperimentate sulla pelle di innocenti. E se manca questo sentimento, non capisco cosa ti possa interessare le condizioni di vita d’altrui …

    Riguardo il Che, com per Mao, ci sono fatti alla mano, le varie testimonianze che ci parlano di un individuo che ha commesso “anche” delle nefandezze … Anche qui, negando di partenza qualunque fatto oggettivo non altro fai che del negazionismo per sola presa di partito. Ma anche in questo di caso, se non riesci a metterti nei panni delle sue vittime, che cosa parli di giustizia umana?

    Hugo Kolion 25.01.07 14:30

    Ti stai innervosendo? Non vale la pena innervosirsi per un comunista.
    Scherzi a parte, quali sono le nefandezze commesse da zio Ernesto?
    Perchè se si limitano all’uccisione in battaglia di qualche decina di fedelissimi di Fulgencio Batista e di qualche altro dittatore fascista in Africa e Sud America, le considero azioni meritorie e non nefandezze.
    Per la tua filosofia del “volemose bene”, è il metodo più usato dalla classe borghese per metterla in c… a noi proletari. Uno mi parlava cosi anni fa. “Sono uno come te, la lotta di classe è una sciocchezza. L’azienda siamo io e te. E’ anche tua” ecc. ecc.
    Sono ancora in causa con lui per 16000 euro di stipendi arretrati. ed in più di tre anni ho ottenuto solo il tfr. Sputando sangue, pagando avvocati.
    E stesso comportamento ho osservato nella maggior parte dei borghesi datori di lavoro che ho avuto. E nelle banche. E nelle assicurazioni. E nei padroni di casa (mai stato sfrattato per antipatia?) Ed io che sono proletario, figlio di proletari, non dovrei odiarli?
    No, amico mio. Io li odio. Con tutto me stesso. Con la convinzione che se gentaglia come quella perisse, si respirerebbe un’aria più pura. Con l’odio che può provare un figlio quando vede la propria madre lavorare col gesso fresco al piede, perchè è una povera collaboratrice domestica al nero e “la padrona”, la putt. borghese non le paga i giorni di malattia. E di questi episodi personali te ne potrei raccontare a bizeffe. Senza contare quelli visti in giro.
    Sentimenti umani? Per chi? Per la feccia capitalista? No. Niente di tutto questo. Sarà poco cristiano, sarà poco chic, sarà poco morale, sarà quello che dici tu, ma io li considero nemici di classe. Nemici… Non avversari.
    Ed i nemici in guerra si ammazzano. Con un pò di schifo, con il dispiacere che si ha quando si considera che la persona che hai davanti era, nonostante tutto un essere umano (perlomeno biologicamente).
    Gli sbirri di Batista vittime di nefandezze? Sono invece criminali giutiziati!

    Clemente Carlucci 25.01.07 20:13

    http://www.beppegrillo.it/2007/01/un_paese_a_sovr.html

  48. Hugo Kolion detto

    La «libertà» per Prc: televisione vietata ai film Usa
    di Gianni Pennacchi

    70% della programmazione cinematografica a film e documentari europei, metà della quale in prime time; e per la pay tv: 50% della programmazione a opere europee, metà della quale da trasmettere in prime time, e 70% della programmazione cinematografica a film e documentari europei.
    Produzione – Le quote di investimento sono essenzialmente quelle già previste dalla legge 122, ma meglio specificate con riferimento al cinema. Le tv nazionali (satellite compreso) devono riservare almeno il 10% degli introiti pubblicitari alla produzione e all’acquisto di programmi audiovisivi europei, almeno il 60% dei quali devono essere film. In più, la Rai deve riservare almeno il 20% del canone esclusivamente alla produzione di opere europee (almeno al 60% film).
    Promozione – Tra i punti del disegno, l’obbligo per ogni rete Rai di dedicare una trasmissione settimanale, sia radio sia tv, all’informazione sulla produzione cinematografica nazionale. Gli spot su questi temi non rientrano nei limiti di affollamento pubblicitario. Tutte le emittenti, satellite compreso, destinano uno spazio settimanale gratuito ai trailer dei film italiani.
    Sanzioni – Chi viola le norme sulle quote di investimento è soggetto a una multa pari al 10% degli introiti pubblicitari dell’anno di riferimento.
    Va detto che persino Pietro Folena, rifondarolo anch’egli e presidente della Commissione cultura della Camera, si dice «sconcertato» e pronto a sottrarsi a questa «guerra ideologica, perché il cinema americano è nel Dna culturale dell’epoca moderna». Anche il dipietrista Massimo Donadi, dice «no alle quote tricolori» di Rifondazione, sorpreso che «nel terzo millennio ci sia ancora qualcuno che avanza proposte per un cinema di Stato». L’Istituto Bruno Leoni bolla l’idea come «demenziale». Mario Monicelli invece, decano dei registi italiani, benedice: «Sono d’accordissimo nel difendere a spada tratta il cinema italiano».

    Da Il Giornale, 25 gennaio 2007

  49. Hugo Kolion detto

    Per tanto non sono solo quattro grulli di estrema destra ma un numero ben più ampio. E poi c’è anche quel tipo sottosviluppato che non si crede ma che va etichettato come fascio-comunista, il peggiore di tutti. Quindi, tirando le somme: una bella parte della società continua a marciare con la testa in giù. Poco importa poi a quale schieramento appartiene quando il danno e sempre il medesimo: regresso sotto ogni aspetto.

    Hugo Kolion 27.01.07 23:24

    Scusa ma non capisco se parli sul serio o fai del sarcasmo. Chi sarebbe il “fascio-comunista”? E perché una bella parte della società continua a marciare con la testa in giù?
    Spiegati meglio.

    Davide Procopi 27.01.07 23:35

    Niente sarcasmo, qui parlo di un ibrido tutto italiano: basta pensare a certe immagini di raccapriccio, di facce bavose che schiumano odio, rancore … (l’eterno livore italiano che fa di ogni evento uno sfogo di rabbia e di vendetta) ed alle loro frange … che hanno appunto questo denominatore comune: violenza cieca e razzismo. Sono 60 anni che questo manipolo di esaltati tiene in giogo il paese, 60 lunghi anni … ma l’infantilismo politico non può appartenere al comportamento maturo e civile di una moderna democrazia! Mai! Questo ibrido si colloca ad ambedue gli schieramenti estremi del paese, un cocktail unico, il fascio-comunista.

    Testa in giù: bisogna togliere al più presto questo indebito ed indegno monopolio sull’evento fondante della nostra democrazia ai comunisti. Riguardo il fascismo bisogna sfatare i miti che l’accompagnano e che l’alimentano tutt’ora: quindi niente più italiani brava gente ma una storia che va rivisitata e riscritta, portando alla luce tutte le nefandezze finora tenute ben nascoste, per poi smontare pezzo per pezzo quella ostentata vanità e quella boria che dal dopoguerra ad oggi ha sempre limitato la crescita anche culturale di questo paese.

    Hugo Kolion 28.01.07 09:50

    http://www.beppegrillo.it/2007/01/pillola_rossa_l.html

  50. Hugo Kolion detto

    Hugo Kolion 28.01.07 09:50

    Scusami ancora, ma continuo a non capire il tuo discorso! Forse è per colpa mia, ma vorrei sapere a chi ti riferisci quando parli di un “manipolo di esaltati che da 60 anni tiene in giogo il paese”. La tua critica è rivolta a dei partiti specifici o alla gente che li votano? Quali sono i miti che alimentano il fascismo? E cosa intendi per “ostentata verità e boria” che limiterebbero la crescita culturale dell’Italia? Io penso che alcuni italiani NON VOGLIONO crescere, ma aspetto la tua risposta.

    Davide Procopi 28.01.07 12:16

    Non ho scritto ostentata verità e boria, ma ostentata vanità e boria. Il mito italiani brava gente? … Per interi secoli l’italica stirpe si è dedicata a costruire e a mantenere in vita con anima e corpo il mito di una diversità che avrebbe dovuto farla apparire migliore degli altri. Ne è conseguito un deficit culturale che è alla base di un rapporto malato con l’altro e che genera nell’italiano un atteggiamento di superiorità, per poi tramutare in disprezzo per chi è considerato diverso e/o inferiore: lo dimostra per altro l’operato italiano nelle varie colonie, dall’Unità in poi, che non è stato altro che un mito attraverso i massacri tricolori … ti basta andare su Google e digitare “Italiani brava gente” o “crimini di guerra italiani” per capire questo mio discorso.

    La nostra storia ufficiale é una storia di rimozioni profonde, per nascondere i crimini e le atrocità di ieri. Serve sopratutto per legittimare il potere, quale che esso sia, nessuno escluso.

    E infine arriviamo agli esaltati, coloro che preferiscono credere ai miti anziché tenersi ai fatti storici, e sono milioni !

    Sono 60 anni che continuano a fare e disfare, ma con le menzogne non si potrà mai produrre una realtà positiva, servono solo a costruire la giustificazione del presente stato di cose !

  51. Hugo Kolion detto

    Alitalia, o del mondo alla rovescia
    Interessante sequenza di dichiarazioni del segretario generale della Cisl sull’Alitalia, a meno di una settimana dalla scadenza del bando governativo volto ad individuare potenziali acquirenti. Secondo Bonanni, per Alitalia

    “Air France non mi sembra il partner più adatto per il ruolo che una compagnia di bandiera deve avere in Italia. Ci vuole, comunque, un accordo con una compagnia italiana in modo da controllare almeno il 60-70% del mercato italiano”. Anche il partner ideale “dovrebbe essere distante dall’Italia in modo che i nostri aeroporti non diventino dei sotto-hub” di altre compagnie.

    Bonanni finge di non capire che il potere negoziale di un’azienda è strettamente legato al suo potere di mercato, cioè alla sua redditività. Mettersi a pontificare sulla scelta del partner ideale per un’azienda che pesa sulle tasche dei contribuenti in modo vieppiù inaccettabile dà la misura dell’arroganza (oltre che della crescente perdita di contatto con la realtà) che ormai caratterizza i sindacati italiani. Bonanni chiede “lumi” al governo sul futuro della compagnia. Ma perchè mai, visto che dispone già di tutte le informazioni rilevanti? Il governo italiano è in uscita (almeno, così dice) dall’azionariato di Alitalia, e ha tracciato in modo netto ed inequivocabile (soprattutto in negativo, per i potenziali acquirenti) le linee-guida della “privatizzazione” della compagnia di bandiera. Tali linee-guida sono disegnate per “tutelare l’interesse generale”, recita il bando di gara. Ottimo, sottoscriviamo. Ma cosa è, operativamente, “interesse generale”? quello dei contribuenti italiani o quello dei dipendenti Alitalia?

    Bonanni si esercita poi nello sport preferito di sindacati e politici, il tiro al piccione-manager. E’ vero, come dice il segretario generale della Cisl, che a tanto potere deve corrispondere tanta responsabilità. Così come è vero che i sistemi di compensation negoziati dai manager con l’azionista Tesoro appaiono viziati da una palese assenza di sistemi realmente incentivanti per creare valore. Ma non si dimentichi che, a differenza delle aziende private, in Alitalia non esiste una chiara demarcazione delle competenze e delle responsabilità sostanziali di gestione. A dirla tutta, in Alitalia vige da sempre una versione patologica del concetto di cogestione, quella di sindacati onnipotenti e manager la cui unica funzione di utilità non è il conto economico ma la tutela dei collegi elettorali del rappresentante pro-tempore dell’azionista pubblico.

    Bonanni, bontà sua, afferma che il sindacato sa che “dobbiamo innalzare la produttività ma non siamo disposti a perdere posti di lavoro. Se Alitalia verrà data a persone che non sono operatori del settore protesteremo e su questo stiamo attenti”. Questo sembra un veto alla cordata, eterogenea e del tutto sui generis, messa assieme da Paolo Alazraki. Quindi riepilogando: no ad Air France, no ad Alazraki, si al mantenimento dello status quo, cioè delle perdite sul groppone dei contribuenti. Non male come progettualità. Nel frattempo, il 29 gennaio si avvicina. Il governo potrebbe (forse) contare sul soccorso di Carlo De Benedetti e di alcune facilmente identificabili grandi banche, ma non è detto che sia in grado di offire le robuste contropartite che verosimilmente essi richiederanno per impegnarsi in quella che appare una mission impossible.

    Certo, il sindacato potrebbe dar prova di audacia ed imprenditorialità organizzando un buyout da parte dei dipendenti, in cordata con partner finanziatori esterni sufficientemente robusti, ma è certamente più agevole giocare di rimessa e di veto, l’unico modello di relazioni industriali che il sindacato italiano sembra conoscere, dopo decenni di attiva compartecipazione alla devastazione del bilancio pubblico.

    http://phastidio.net/2007/01/23/alitalia-o-del-mondo-alla-rovescia/#more-802

  52. Hugo Kolion detto

    A Tarsia Eiidio
    non necessariamente siamo spugne che si imbevono della negatività circostante
    Dobbiamo rovesciare la situazione e smettere di viverci come succubi
    Cominciamo a pensare a noi stessi come fari!
    Per piccola che sia la luce di un faro di fronte all’universo, è tuttavia qualcosa, può illuminare una porzione microscopica di spazio, può essere utile a sventare il buio
    Da troppo tempo ognuno si vive come se non contasse nulla, come se non potesse nulla
    Non è vero: ognuno è un qualcosa che può sommarsi a un altro qualcosa e fare un insieme più forte, ma non è né sarà mai un niente
    Non è nemmeno vero che il mondo riposa sul male.
    Se non esistesse tanta gente onesta, che lavora, che occupa bene il suo tempo, che è positiva che costruisce, ripara, rassetta, riordina, ricostruisce, sana, cura, aiuta.. il mondo nemmeno esisterebbe, sarebbe finito da un pezzo. E’ proprio grazie alla resistenza quotidiana di tutte queste persone operose e utili e sane che la vita regge, che il mondo va avanti
    Ma questa gente per lo più si è astratta dal potere e dal suo uso, crede di non contare nulla, mentre conta più di coloro che hanno il potere e il governo, spesso è l’unica che conta e che riesce a ricostruire la vita
    L’autoconsapevolezza è il primo passo
    Rimettere ognuno di noi al posto che gli compete nell’ordine dell’universo
    E capire una volta per tutte che quanto più sapremo e capiremo tanto più potremo
    E che nessun governo o nessun male potranno mai diffondersi se le persone di buona volontà si opporranno, perché troppi crimini e troppi atti di puro potere fine a se stesso riposano solo sull’ignoranza, sull’inerzia e sul pessimismo di tanti. E sull’idea sbagliata che non possiamo cambiare il corso negativo delle cose
    Leggere, informarsi e informare, confrontarsi e imparare, conoscere e praticare.. ognuno può essere faro di maggior luce con gli atti pratici, l’esempio, l’accoglienza, la solidarietà, la difesa di chi soffre
    Ognuno responsabile di tutto

    viviana. vivarelli (viviana. vivarelli) 31.01.07 08:32

    http://www.beppegrillo.it/2007/01/gli_indifferent.html

  53. Hugo Kolion detto

    Caro Beppe,“la mediocrità del male”, che nella sua natura, attraverso l’odio e il silenzio, può nuovamente travolgerci.Stiamo perdendo la memoria sui tanti significati del male e sulla tragedia che ha prodotto nel secolo scorso.Da alcuni anni la società occidentale, opulenta e individualista, vive senza avere più radici del passato, proiettata verso il futuro e il “benessere” materiale, nella corsa affannata per ottenerlo, attraverso la competizione sfrenata e senza regole. Stiamo diventando una società egoista, insofferente alla democrazia, senza spirito di appartenenza e senza più solidarietà verso gli altri, che sono invece le basi fondamentali su cui costruire il tessuto sociale democratico.Giornalmente le notizie che riceviamo attraverso i media ci colgono distratti, apatici, assuefatti, di fronte ai profondi drammi come: le guerre, i morti in Iraq, quelli in Africa causati dal sottosviluppo e dallo sfruttamento dei paesi ricchi delle loro risorse,la morte per fame e malattia di milioni di vecchi e di bambini e la terra ormai largamente inquinata e sfruttata nella quale riusciamo a fatica a vivere. Non abbiamo più una coscienza con la quale fare i conti, l’abbiamo perduta, quando abbiamo accettato di non guardare più gli altri come esseri umani, ma come oggetti privi di sentimenti e di umanità: noi stessi stiamo diventando non umani. Stiamo chiusi dentro le nostra mura dorate e abbiamo buttato via le chiavi.Ho parlato di “mediocrità del male”, per indicare che il male si nasconde e si manifesta non solo come indole maligna, radicata nell’anima, quanto piuttosto nell’ignoranza delle nostre azioni, perché il male peggiore che gli uomini commettono è causato dall’analfabetismo morale, dal vuoto lasciato in noi dall’assenza di pensiero. Per questo motivo è necessario ritrovare i sentimenti che sono all’uomo fondamentali, perché ne caratterizzano il suo modo di vivere e gli danno quelle somiglianze che insieme al pensiero sono la vera essenza dell’essere umano

    Valdemaro Morandi 31.01.07 11:33

    http://www.beppegrillo.it/2007/01/gli_indifferent.html

  54. Hugo Kolion detto

    Diario di viaggio nella Repubblica del Texas
    di gian luca clementi, 31 Gennaio 2007
    Brevi considerazioni sul Texas ed (alcuni) Texani, maturate durante un breve viaggio di lavoro.

    Scrivo sull’aereo che mi porta da Dallas a casa, a New York. Sono stato a Texas A&M University per un seminario. In Texas ci sono stato molte volte. Vi ho anche vissuto per sei mesi, ad Austin, ma non ero mai stato nel Texas vero, quello extra-urbano, se non per brevi escursioni. Ne sono rimasto impressionato. Texas A&M, dove ‘A’ sta per Agricultural e ‘M’ sta per Mechanical, e’ la seconda universita’ dello Stato per importanza, dopo la University of Texas. E’ statale, cosi’ come UT, e conta circa 40mila studenti. Il campus e’ enorme. Tra i piu’ grandi degli Stati Uniti, se non il piu’ grande. Ha un campo da golf di 18 buche, stadio per il football da 85mila posti, palazzo dello sport da 14mila, stadi minori per calcio, baseball, e softball. Le discipline di punta sono le scienze agrarie, veterinaria, ingegneria. Hanno anche un paio di reattori nucleari (per la ricerca), e un centro dedicato allo sviluppo di tecnologie per l’offshore drilling. Negli ultimi decenni hanno sviluppato anche le scienze sociali. Il dipartimento di economia, per decisione di qualche burocrate, si trova al margine del campus, a dieci minuti d’auto dal fulcro dello stesso. E’ ubicato nel palazzo che ospita la George Bush Presidential Library, ovvero la biblioteca destinata a raccogliere tutta la documentazione relativa alla figura di Bush senior e, soprattutto, al suo mandato. Negli USA e’ usanza costruire una biblioteca per ogni Presidente, finanziata da donazioni di soggetti privati. George Bush ha voluto che la sua si realizzasse sul terreno di Texas A&M. UT, per fare un altro esempio, ospita quella di Lyndon Johnson. Nel retro della Bush Library ci sono anche le tombe destinate ad accogliere le spoglie di tutti i componenti della famiglia, con tanto di lapidi e relative iscrizioni. Particolare forse macabro, ma anche curioso.

    Per interessi, formazione, ed origine etnica, il dipartimento non si differenzia da molti altri che ho avuto occasione di visitare. Il collega che mi ha invitato e’ di Tel Aviv. Lo conobbi a Rochester, quando eravamo entrambi studenti. Poi, tra gli altri, ci sono una peruviana e un paio di tedeschi, di cui una via Universitat Pompeu Fabra (Barcellona), e l’altro anch’egli Rochesteriano. La sorpresa e’ stata l’incontro con il nume tutelare dei dipartimento, un macroeconomista di nome Leonardo Auernheimer, non piu’ giovanissimo ma ancora in gran forma. Nativo di Cordoba, in Argentina, cresciuto a Buenos Aires, moglie tedesca, PhD a Chicago, e in Texas da tempo immemorabile. Un vero signore. Colto, affabile, simpatico, fine conoscitore della cinematografia italiana, viaggiatore instancabile. Ci ho parlato per un’ora e mezzo. Oltre che di economia, s’e’ parlato dell’ultimo film di Almodovar, dei fasti passati dell’Universita’ di Bologna, di Alberto Sordi, di dittatori o aspiranti tali (Chavez, Berlusconi, …), del fascino di Buenos Aires,… Non me l’aspettavo proprio di incontrare una persona del genere in quel di College Station, TX.

    Come suggerito dal nome, College Station e’ una comunita’ cresciuta attorno all’Universita’. Mi dicono che conta circa 70mila abitanti. Confina con un’altra citta’, Bryan, che ha piu’ o meno le stesse dimensioni. Quali sono i tratti piu’ evidenti di College Station? La popolazione e’ a stragrande maggioranza white caucasian (di quelli alti/e e biondi/e), cristiana e parecchio conservatrice. La citta’ e’ completamente orizzontale (probabilmente ci sono 3 stabili con piu’ di tre piani), e senza alcuna parvenza di pianificazione urbanistica: una distesa interminabile di abitazioni unifamiliari e strip malls. Per i non addetti ai lavori, le strip malls sono essenzialmente enormi parcheggi, circondati da esercizi commerciali quali supermercati, barbieri, parrucchieri, ristoranti, tutti appartenenti a grandi catene. Il business model dei ristoranti e’ sempre lo stesso: prezzi bassi, qualita’ bassa, e quantita’ spropositate (di quelle che piacciono ad Alberto, insomma – battuta!). Fa eccezione, ovviamente, la carne bovina, che a mio giudizio e’ seconda solo a quella argentina.

    Tra i riti che accompagnano questo tipo di visite, v’e’ la cena post-seminario, con relativo scambio di anedottica e pettegolezzi. I miei commensali mi hanno introdotto al concetto di church rush hour. Sembra che la domenica mattina il traffico impazzisca, perche tutti vanno in chiesa, e ci vanno rigorosamente in auto. Gli uomini, in giacca e cravatta. Le donne e i bambini, con il vestito della festa. I cristiani di qua sono parecchio destrorsi, al punto che alcuni si rifiutano di annoverare i Cattolici tra le loro fila. A questo proposito, mi e’ stato riferito un aneddoto divertente: pare che un professore di filosofia abbia scandalizzato i suoi studenti undergraduate al punto tale che questi ultimi hanno organizzato un gruppo di preghiera per salvarlo dall’Inferno.

    Ho smesso di scrivere per qualche minuto. In questo tratto non ci sono nuvole, e il sole illumina la vastita’ del continente sotto di noi. Penso che si tratti del Kentucky. Presenza antropica ridotta al minimo. La natura la fa ancora da padrona. Ne sono affascinato.

    Torno a scrivere della mia visita. Il Texas e’ anche uno tra gli Stati piu’ ricchi, ed in maggiore crescita, di tutto il Paese. Piu’ di due volte l’Italia per estensione, solo 21 milioni di abitanti, e molto, molto piu ricchi degli Italiani. La Brazos Valley, dove College Station e’ situata, a meta’ strada tra Austin e Houston, non e’ la parte piu’ abbiente, ma il benessere e’ evidente. Ovviamente, bisogna cercarne i segni in quelle attivita’ cui i Texani tengono. L’albergo. Un semplice Holiday Inn Express, che ha il comfort di un 4 stelle italiano, ma con molto piu’ spazio, e probabilmente costa 40 dollari a notte. Le auto. Quasi tutte nuove e in media da 30mila dollari, suppergiu’. L’aeroporto. Anch’esso di proprieta’ dell’Universita’, con due sole porte d’imbarco, ma rigorosamente dotate di jetways retraibili. Le attrezzature sportive. Campi da calcio, basket, tennis, football, sparsi un po’ dovunque e in perfette condizioni.

    Dopo averci pensato qualche minuto, mi accorgo di non aver ancora accennato all’aspetto del Texas che mi colpisce maggiormente ogni qual volta ci vado: l’estrema gentilezza dei Texani. Anche in questo senso, qui siamo a migliaia di chilometri da New York e dalla ruvidezza dei Newyorkers. Il Texano (nel mio caso, meglio se la Texana) ti accoglie con un sorriso, e non si tratta del solito sorriso ebete ed ipocrita che ti aspetta all’entrata di un qualsiasi Wal-Mart. E poi si fa in quattro per aiutarti.

    Molti Europei hanno una mediocre opinione dei Texani, probabilmente plasmata da una certa cinematografia e peggiorata dal comportamento dell’amministrazione di GW Bush. A me, tutto sommato, piacciono parecchio. Certo, bisogna prendere coscienza dei loro principi di base: promozione delle liberta’ individuali, rifiuto dello Stato, etica del lavoro, meritocrazia, solidarieta’. Si’, solidarieta’. Per i Texani e’ un valore assoluto, che ben si concilia, nella loro visione, con l’esigenza di limitare il piu’ possibile il ruolo dello Stato nella vita delle persone. Da generazioni, ogni Italiano che nasce si ritrova uno Stato elefantiaco, che fa tutto e il contrario di tutto. Soprattutto, e’ portato a pensare che l’assicurazione sociale, intesa come trasferimento di risorse dalla societa’ at large verso i piu’ sfortunati (mi riferisco ai disabili, per esempio, e non ai vagabondi) debba essere compito pressoche’ esclusivo dello Stato. Il Texano medio la pensa diversamente. Il suo prior e’ che la filantropia possa e debba giocare un ruolo importante. Principalmente, per una questione di incentivi: il filantropo spende il suo denaro, non quello dei contribuenti. Qui mi fermo. Mi pare che ci sia del materiale per futuri post.

    Due curiosita’ di giorgio topa, 31 Gennaio 2007, 22:51
    GL,

    due domande, senza alcun intento polemico. La prima, che atteggiamento hanno i Texani che hai avuto modo di osservare nei confronti degli immigrati (immagino in prevalenza messicani)? Te lo chiedo perche’ se non vado errato la presenza di messicani va aumentando, tanto da influenzare le dinamiche politiche del Texas – candidati, piattaforme elettorali, ecc.

    La seconda riguarda la filantropia in generale, ed e’ piu’ che altro una considerazione. Siamo sicuri che la filantropia da parte di privati molto ricchi sia “meglio” dell’assicurazione sociale fornita da uno stato o da altre entita’ pubbliche? Mi sorge il dubbio che, sol perche’ uno e’ ricco, non e’ detto che sia anche necessariamente abile ad intervenire in situazioni che richiedono assistenza. Magari l’assistenza pubblica comporta anche vari checks and balances che la rendono meno prona a cantonate. Lo stesso puo’ valere, chesso’, per gli interventi delle varie agenzie dell’ONU rispetto alle iniziative di Bill Gates.

    Non ho la piu’ pallida idea se la risposta sia affermativa o negativa, ma mi sembra un dubbio legittimo.

    Re: Due curiosita’ di gian luca clementi, 01 Febbraio 2007, 00:18
    A proposito dell’atteggiamento verso i messicani, e il loro ruolo crescente anche nella politica texana, mi ricordo di una conversazione che ebbi con il deputy dean di arts & sciences a UT Austin. Il tipo era convintissimo del self-selection argument tra gli immigrati messicani. In poche parole, mi disse che secondo lui i messicani, al momento di entrare negli US, hanno idee molto chiare sulla differenza di trattamento che troveranno nei vari Stati. In maniera molto stilizzata, fece il confronto tra la California e il Texas. La California, con tasse sul reddito alte, forte presenza sindacale, e welfare generoso, attirerebbero gli immigrati meno abili e meno laboriosi. Il Texas, che non ha tasse sul reddito, essenzialmente non ha welfare, ad eccezione di quello federale, e ha sindacati totalmente inefficaci, attirerebbe i piu’ capaci e laboriosi. Non ho mai visto alcun lavoro empirico che provasse a testare la storiellina, ma e’ appealing. Mi ricordo che la raccontai a Prescott, e come puoi immaginare, gli piacque molto. Un corollario della storiellina e’ che gli immigrati in Texas sono piu’ facilmente assimilabili alla mentalita’ che ho descritto come average in Texas. Credo che l’attorney general Gonzales (anche se in realta’ e’ second generation immigrant) sarebbe lo stereotipo dell’immigrato ideale per i texani. (wow, forse c’e’ un esempio migliore :-)

    Sulla filantropia. Un tema interessantissimo, credo. Personalmente, io credo che welfare state e filantropia siano complementari. Chi credo debba organizzare le case-famiglia che accolgono i bambini handicappati? Un burocrate qualsiasi con i soldi dello Stato, o Don Oreste Benzi con i soldi di Bill Gates. Non ho dubbi, scelgo l’accoppiata Benzi-Gates. Oppure: preferisco pagare lo 0.1% di tasse in piu’ alla City of New York per finanziare i ricoveri per i senza-dimora, oppure fare un assegno al prete per finanziare il suo, di shelter? Io scelgo il prete. Perche’ lo conosco. Perche’ posso andare allo shelter e verificare di persona come spende i miei soldi. Perche’ se non mi piace come lavora, non gli faccio piu’ l’assegno. Allo stesso tempo, ci sono scenari in cui vi sono soggetti che la maggiorparte di noi riterrebbe meritevoli di aiuto, ma i filantropi non se li filano proprio. Oppure lo fanno con una intensita’ che e’ molto lontana da quella che desidereremmo. In questi casi credo si possa prescindere dal welfare state.

    http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/472#body

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  56. Hugo Kolion detto

    E anche Giacomo Leopardi diventa un protocomunista
    di Romano Bracalini

    L’organo di Rifondazione “Liberazione”, in vena di scavi archeologici, dopo aver rivalutato Giosuè Carducci, che da repubblicano mangiapreti divenne monarchico, ha arruolato tra gli antesignani del comunismo (e qui reggetevi forte) nientemeno che Giacomo Leopardi, il cui pessimismo esistenziale l’aveva portato a considerare “il popolaccio italiano il più cinico dei popolacci”, sentenza che non sembrerebbe in armonia col culto proletario coltivato a sinistra. Ma al mercatino dell’usato dell’ideologia si prende quel che si trova. Del resto la distinzione tra destra e sinistra, ovvero tra liberali e “democratici”, specie in Italia, paese squinternato e proteiforme, non è mai stata di agevole lettura. Destra e sinistra non sono categorie dello spirito ma qualche volta si fa fatica a raccapezzarsi nell’intrico delle buone intenzioni e nel solito tiro al piccione tra sponde rivali. Nicola Bombacci, voltagabbana antemarcia, meriterebbe un monumento all’incostanza dell’animo umano.

    Comunista, aveva abbracciato il fascio, tornò socialista rosso nel crepuscolo del regime e venne messo al muro dai partigiani, antichi compagni che misero un accanimento speciale nell’appendere il traditore: partiti insieme per ritrovarsi dalla parte opposta dei fucili. All’apparenza Bombacci fu vittima di un abbaglio in tutta buona fede, difatti non è detto che il fascismo delle origini non fosse un’emanazione della sinistra estrema: non solo lo credeva il povero Bombacci, che sbagliava solo i tempi, ma ne era perfettamente convinto Lenin, che mandò il suo emissario Cicerin a rendere omaggio al duce “il più grande rivoluzionaro d’Europa”. E il duce ricambiava il complimento chiamandolo il “camerata Lenin”. Mussolini in Svizzera aveva seguito le lezioni di Vilfredo Pareto ma la spinta decisiva gliela diede il socialismo utopico di Louis-Auguste Blanqui, comunista, “pacifista”. Starace e Goebbel hanno in comune con Beria e Malenkov più di quanto la vulgata “democratica” sia disposta ad ammettere; a parte che Starace da Gallipoli (come D’Alema che gli somiglia) è il più divertente e il più innocuo.

    Non c’è da meravigliarsi che a “Liberazione” continuino a fare confusione e nella macelleria all’ingrosso del comunismo introducano qualche elemento estraneo, come Leopardi. Come avviare le vergini al bordello. Il Pci nel 1945 fece il pieno di fascisti che continuarono a coltivare le medesime idee di prima. Davide Lajolo passò indenne tra due regimi. Poi scrisse “Il voltagabbana” e credette di averla fatta franca. Per avere un’idea meno confusa sull’ideale politico di Giacomo Leopardi basterebbe rileggere le sue operette morali nella storia della letteratura del De Sanctis, anziché insistere sul Capitale di Marx che ha fatto fallire anche l’economia del Ghana. Nell’accezione moderna la differenza sostanziale tra liberali e “democratici” è che i liberali giudicano su un metro morale diverso, ma senza imporre il loro punto di vista a nessuno, anzi il loro maggior merito è quello di rispettare le idee che non condividono; i cosiddetti “democratici”, invece, hanno bisogno del vasto plebiscito di massa e in nome delle loro idee sono disposti a sovvertire la legalità con tutti i mezzi e abolire la libertà di cui fanno così pretenzioso sfoggio. I comunisti d’una volta, per rimarcare la differenza, parlavano di partiti “borghesi” in opposizione ai partiti “democratici”, che erano loro e i loro famigli socialisti. Il compagno Dimitrov, al VII Congresso del Pcus, nell’agosto 1935, proclamò senza incertezze: “La democrazia sovietica è la democrazia più coerente che esista al mondo”. Parrebbe che anche oggi l’estrema sinistra italiana abbia della “democrazia” la stessa vaga nozione. Si chiamavano “democrazie popolari” i paesi satelliti dell’Urss.

    Il Vietnam si proclama “repubblica democratica”, la Cina, esagerata in tutto, a cominciare dalle bocche da sfamare e dalle sentenze di morte da eseguire, è una “repubblica popolare”. Diffidare dalle imitazioni. Nell’Ottocento Quintino Sella, uomo di destra, rimise in sesto i conti e risanò il bilancio. Francesco Crispi, uomo di sinistra, diede inizio alle guerre d’Africa, svuotò le casse dello stato e prese a cannonate il popolo. Il fatto è che le idee “democratiche” degenerano spesso in violenza benché i “democratici” si proclamino anche “pacifisti” nascondendo la P38. La sinistra ama far proseliti, si sente investita di una sacra missione, è buona e fiduciosa ed è propensa a credere di poter cambiare l’uomo, nonostante l’uomo. Dice di amare il popolo ma lo piega ai suoi comandi con tutti i rigori della legge. Non sarà forse inutile ricordare che la Rivoluzione francese, generando il bonapartismo, ha fatto da levatrice a tutti gli “ismi” omicidi che hanno devastato l’Europa: dal comunismo al fascismo al nazismo, varianti del medesimo pensiero totalitario. Il taglio della testa è “un’invenzione della libertà” che superava in raffinatezza tutti gli strumenti di morte dell’Ancien Règime.

    Sotto la testata del Popolo d’Italia Mussolini mise il motto di Napoleone: “La rivoluzione è un’idea che ha trovato delle baionette” accanto a quello di Blanqui: “Chi ha del ferro, ha del pane”, in un ideale piuttosto confuso. Il fatto è che destra estrema e sinistra estrema hanno molti lati in comune: gli intellettuali cortigiani che dopo aver servito il fascismo servirono il comunismo a loro modo furono coerenti. Nel comunismo videro il superamento del fascismo, non il suo antagonista di classe. La destra liberale è sempre stata una minoranza in Italia, schiacciata tra due estremismi apparentemente di segno contrario. Il solo tentativo liberale in Italia fu quello di Giovanni Giolitti, contrario alla guerra e a tutte le avventure che i “democratici” gli proponevano. Lui si sarebbe accontentato di tenere in piedi la baracca e di adattare “l’abito al gobbo”. Il gobbo era l’Italia. E’ stato John Kennedy, puttaniere “democratico”, a scatenare la guerra del Vietnam; è stato il repubblicano Nixon a riaprire il dialogo con la Cina di Mao. Il pessimismo sarà di destra, ma almeno preserva dalla tragedia dei secoli. La differenza è tutta qui.

    http://www.opinione.it/pages.php?dir=naz&act=art&edi=32&id_art=572&aa=2007

  57. Hugo Kolion detto

    Giulio Cesare , scritto alle 14:22 del 10/02
    dar0x , scritto alle 13:58 del 10/02

    Caro Darox,
    io non ho mai insultato te ne alcun elettore di sinistra che si è affacciato su questo blog e non lo farò neanche in futuro.
    Tutto ciò premesso, non ti dovresti meravigliare molto se qualcuno ti insulta, anche se personalmente non condivido gli insulti come ho piu’ volte sottolienato.
    Tu, come altri, venite su questo blog, scrivete la vostra piccola provocazione, generalmente incentrata sul vostro odio antiberlusconiano, dopodichè vi beccate le risposte che vi beccate e vi lamentate.
    Tutto normale.
    Anche il tuo precedente commento trasudava da tutti i pori il solito elitarismo di sinistra. Tu accusi gli altri di ciò che è prassi quotidiana a sinistra: il disprezzo della verità oggettiva, l’odio di classe sparso a piene mani, il considerare l’avversario un nemico da abbattere (v. ultimo Diliberto, ma non solo). Q
    uando voi scrivete, scrivete sempre dall’alto del vostro moralismo superiore, della vostra presunta cultura superiore, del vostro presunto saper distinguere tra il bene ed il male, dalla vostra presunta intelligenza superiore. Voi pensate regolarmente di essere la parte migliore della società, la crema, ve lo hanno insegnato da bambini e non vi accorgete che non fate altro che ripetere le quattro sciocchezze che vi hanno insegnato.
    Voi, purtroppo, non pensate, voi agite in base a riflessi pavloviani.
    Se veniste qui con la voglia vera di discutere e ragionare, forse ciò sarebbe possibile, in realtà venite qui con l’intento di “convertirci” alla vostra “religione superiore”. Questo è uno dei motivi per cui io personalmente ho smesso di rispondere a voi.
    Entra nei siti di sinistra e vedrai che l’unica cosa di cui sanno ancora discutere è Berlusconi, per riversarvi tutto il l’odio in cui sono sono stati allevati.
    Il tuo appello ad una discussione scevra da “odio” in realtà è fasullo, tu sei il primo a perpetuare questi meccanismi senza accorgerti per di piu’.
    Volevi discutere veramente? Bene, ora c’è un nuovo governo. Questo governo sta facendo delle cose, discuti di quello che fa. Sii onesto, non cambiare i numeri in tavola, almeno quando sono dati da istituzioni credibili e “super partes”. Riconosci gli errori di questo governo, criticalo, come qui si è fatto spesso con il governo Berlusconi, e vedrai che troverai degli interlocutori.
    Se, invece, vieni qui per affermare la tua presunta superiorità morale e culturale, anche se non ammetterai che è così, avrai due tipi di risposte: gli insulti o il venir ignorato come faccio io ed altri.

    Quanto sopra vale anche per il signor Brutus.

    Ora se vuoi puoi continuare a fare la vittima insultata, per me non cambia nulla. Ti faccio solo notare che qui ti lasciano scrivere tutto quello che vuoi, non appena io mi affaccio su un blog di sinistra, con argomentazioni, a volte anche provocatorie, vengo regolarmente bannato nel giro di poche ore o giorni e gli amministratori del blog continuano a scrivere menzogne su di me e ad insultarmi impedendomi di replicare. C’è una piccola differenza che forse tu non noti, ma è quella che distingue un liberale da un comunista. Rifletti, forse ti aiuterà a capire molte cose.
    Ciao Darox.

    http://www.ilgiulivo.com/cms/news.php?readmore=324

  58. Hugo Kolion detto

    Zombies dal passato, incubi del presente
    di giorgio topa e michele boldrin, 13 Febbraio 2007

    Sono stati arrestati 15 presunti brigatisti rossi. Fra i possibili obiettivi, pare vi fossero Pietro Ichino, case ed altre proprieta’ di Berlusconi o a lui riconducibili, dirigenti ex Breda, il giornale Libero …

    Pare che i presunti di cui sopra ce l’avessero con Pietro Ichino per aver sostenuto, ad esempio, «l’idea che non è tutto oro quello che luccica, nè nel diritto sindacale nè in quello del lavoro. Molte norme – afferma [Ichino] – possono trasformarsi in fonte di rendita e in un ostacolo al progresso. Questo implica una capacità di riflettere e di discutere che nel movimento operaio ha fatto difetto». Oppure per aver scritto un saggio dal titolo “A cosa serve il sindacato – le follie di un sistema bloccato e la scommessa contro il declino”, o ancora per aver sostenuto, in tempi recenti, che bisognerebbe licenziare i dipendenti pubblici improduttivi.

    Perche’ ce l’avessero con Berlusconi e con Libero ognuno se lo puo’ immaginare: simboli nazionali del capitalismo selvaggio (o forse dello stato imperialista delle multinazionali, occorrera’ attendere la pubblicazione dei soliti opuscoli per leggere le scemenze esatte) e della sua ristrutturazione (secondo le BR il capitalismo e’ in ristrutturazione eterna, ed egualmente eterna crisi) tesa ad attaccare la “classe operaia”, indebolirne l’avanguardia politica rivoluzionaria ed eliminarne le conquiste. Per quanto riguarda i dirigenti ex Breda le cose non son chiare, ma pare trattarsi di “punizione” per loro colpe nella gestione della fabbrica e nell’uso dell’amianto che avrebbero portato alla morte di un operaio.

    Ma il punto non e’, ovviamente, quali fossero le ragioni puntuali per cui costoro si stavano addestrando a sparare e piazzar bombe per ammazzare i loro “nemici”. Il punto e’ che costoro esistono ancora. Perche’? Forse vale la pena chiederselo, visto che negli ultimi 5 anni hanno ucciso due persone e questa e’ la terza (o quarta?) “colonna” delle BR che viene “smantellata”.

    A caldo, colpiscono varie cose,

    L’Italia e’ l’UNICO paese europeo in cui il terrorismo di stampo comunista-rivoluzionario continua a risorgere, ad uccidere, a trovare proseliti. I temi su cui gira sono gli stessi, l’ideologia la stessa, i riferimenti politico-sociali gli stessi. Fatta eccezione per ETA, per la quale l’ideologia comunista oramai nulla conta mentre domina quella ferocemente nazionalista, zombies del genere non appaiono in nessun paese europeo. Le analogie e le differenze con ETA, comunque, vanno ponderate.
    In quasi quarant’anni i terroristi di estrema sinistra in Italia non si sono spostati di una virgola. Dopo i “simboli del capitale monopolistico”, l’altro obiettivo primario e’ costituito sempre e comunque dagli individui che si propongono di sbloccare il mercato del lavoro o di ridurre l’influenza dei sindacati. “Disarticolare il piano del capitale colpendo i suoi lacche’” rimane la consegna nella fase di ritirata tattica del partito rivoluzionario.
    Mentre negli anni ‘70 e primi anni ‘80 i terroristi vivevano al bordo del sindacato, cercando di screpolarlo e di attrarne delle frangie, ora ci sono entrati dentro a pieno, e pare che ci sguazzino. Sono ai livelli bassi, almeno quelli che han preso sino ad ora, ma son dentro. Questo rende opportuno rileggere certe discussioni fatte ai tempi dell’omicidio Biagi.
    Fanno sul serio, nel senso che li guida una cosa che essi chiamano “odio di classe” e che noi non sappiamo bene come chiamare, ma percepiamo per cio’ che e’. Un odio letale, simile a quello di ETA per il “non abertzale”, un odio che uccide senza remora alcuna, e che Pietro Ichino ben catturava nella coraggiosa lettera di quasi quattro anni fa.

    Dopo gli episodi di violenza nel calcio, e soprattutto dopo le varie manifestazioni di odio verso le forze di polizia e verso chiunque sembri “normale” a cui abbiamo assistito giusto domenica scorsa, l’emergere di un altro spezzone di “societa’ antagonista” fa abbastanza impressione. Nel frattempo ci si prepara ad un altro week end di paura a Vicenza, dove tra una gramigna e l’altra qualcuno si prepara a far “casotto”. Un pezzo non piccolo di Italia ha tanta voglia di fracassare la testa o perlomeno bruciare le macchine del resto del paese. Chiamiamolo “odio antagonista”, se non di classe, ma odio abbastanza profondo ed anomalo sembra essere.
    Alcuni cattivi maestri tali rimangono, nella loro totale e cieca irresponsabilita’: le parole sono pietre, ed anche pallottole. All’improvviso, le cialtronate verbali di Edoardo Sanguineti appaiono molto meno divertenti di quanto egli argomentasse giorni fa, citando a vanvera dei morti piu’ intelligenti di lui. Lo stesso vale, eccome, per i Negri e per gli Scalzone (che s’appresta a tornare libero in Italia) ma anche per i Fo e le di loro consorti affascinate dagli assassini in liberta’, i petulanti Caruso che vogliono schedare i poliziotti, ed i vari pseudo intellettuali o politici “irriducibili” che pascolano per le piazze d’Italia, e siedono su alti scranni nelle sue aule parlamentari.
    Simili rilievi d’irresponsabilita’ politica e morale valgono anche per molta stampa. Senza voler fare “d’ogni erba un fascio”, e sottolineando la differenza sostanziale fra i testi degli uni e degli altri, bastano gli ultimi due giorni per trovare esempi. Da Liberazione, la cui terrificante prima pagina di ieri (11/2/2007) trovate alla fine dell’articolo, a il Manifesto che, sempre ieri, propinava questo bell’editoriale da guerra civile ai propri creduli lettori, per finire (saltando alcuni passaggi intermedi) con Repubblica che da settimane “commemora”, con poco spirito critico e molte foto “militanti” se non “inneggianti”, la stagione in cui tutto brucio’. Il link a quest’ultima saggia iniziativa storico-culturale, che campeggiava da settimane sulla prima pagina del portale internet, oggi pomeriggio e’ improvvisamente sparito … che sia per caso? Per chi non ci crede che le parole possono essere pallottole, o non ha memoria, consigliamo la rapida lettura di Insurrezione Armata, per poi continuare con altri testi del tempo che saremo lieti di consigliare su richiesta.
    Il tutto, ovviamente, produce una terrificante sensazione di “paese bloccato” nel passato. Un paese che sembra ancora vivere (o una parte sostanziale del quale sembra vivere) nelle ideologie, violenze, divisioni, subculture, politiche, organizzazioni, obiettivi, valori, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta, che si svilupparono nel periodo 1966-1970 e che caratterizzarono il decennio 1970-1980. Questo vale per le sempre risorgenti BR, ma vale anche, e soprattutto, per le molte altre cose che definiscono il presente politico, sociale ed economico dell’Italia.

    Tout se tient, le BR fanno parte di questo equilibrio del vivere guardando indietro e con la testa nel passato. E’ patetico far finta che continuamente riappaiano per puro caso, o per qualche oscura trama del nemico. No, non appaiono per caso e non sono per nulla “Fuori stagione”, come titola, persistendo nella sua storica ed arrogante ambiguita’, il Manifesto di oggi. E’ il Manifesto, assieme ad una fetta sostanziale del paese, che e’completamente “fuori stagione” o, come si dice nelle campagne venete, “anda’ in semenza”.

    http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/489#body

  59. Hugo Kolion detto

    Il modello svizzero

    Prima “unione registrata” stamane in Ticino. Una coppia dello stesso sesso ha potuto, grazie all’entrata in vigore ieri della nuova normativa federale, unirsi ufficialmente nella buona e nella cattiva sorte. La registrazione agli uffici di stato civile, accettata con referendum popolare nel giugno del 2005, ha quasi lo stesso valore del matrimonio con tutti i diritti e i doveri che ciò implica. In particolare questo tipo d’unione comporta vantaggi giuridici in caso di morte o malattia del partner. La nuova legge modifica sul piano giuridico, migliorandola, la situazione di queste coppie, ma essa non va confusa con l’istituzione del matrimonio. In effetti, le coppie omosessuali registrate non potranno, ad esempio, adottare un bambino o ricorrere alla procreazione assistita (art.28 della legge).

    La nuova legge federale consente alle coppie omosessuali di far registrare la loro unione de facto all’Ufficio dello stato civile e quindi di garantirne e sancirne l’inviolabilità del profilo giuridico. Inoltre, in ambito fiscale, ereditario, delle assicurazioni sociali e della previdenza professionale, la nuova legge equipara le coppie omosessuali alla stessa stregua di quelle eterosessuali.

    La registrazione dell’unione domestica è pubblica. Ciò significa che tutti i cittadini possono verificare la registrazione delle unioni presso l’Ufficio dello stato civile. I partners omossessuali che hanno registrato la loro unione sono obbligati ad assistersi ed a rispettarsi reciprocamente, oltre che provvedere in comune al mantenimento dell’unione domestica, ciascuno nella misura delle proprie disponibilità. Inoltre, possono disporre (vendere, locare, disdire un contratto di locazione, impegnare, ipotecare, ecc.) della loro abitazione comune solo con il consenso di entrambi. Su richiesta devono scambiarsi reciproche informazioni sui loro redditi, la sostanza ed i debiti, come avviene già per legge per le coppie eterosessuali.

    Se un partner non adempie ai propri obblighi di mantenimento e/o di assistenza a favore dell’altro partner, quest’ultimo può adire le vie legali e richiedere al giudice l’ordine di adempimento.

    La registrazione dell’unione domestica non ha conseguenze sul cognome legale. Ogni partner mantiene il proprio cognome. Nell’ambito del diritto successorio, le assicurazioni sociali e la previdenza professionale, la legge prevede per le coppie omosessuali gli stessi diritti e doveri dei coniugi eterosessuali. Alcuni specialisti svizzeri di rapporti patrimoniali e diritto di famiglia ritengono tuttavia opportuno regolarizzare tali aspetti mediante una convenzione speciale e/o un testamento, stante l’assoluta novità dell’istituto introdotto.

    La legge, approvata nel 2004 dal parlamento federale, duramente avversata dalla destra tradizionalista e dagli integralisti religiosi, è stata accettata con il 58% dei voti espressi in un referendum del giugno 2005.

    Ecco un esempio di pragmatismo e rigore nella tutela dei rapporti patrimoniali, affettivi e di mutua assistenza derivanti da un’unione stabile. Personalmente, riteniamo corretta la decisione di impedire adozioni e pratiche di procreazione assistita a coppie omosessuali. Il legislatore italiano potrebbe ispirarsi a (o meglio, potrebbe pedissequamente copiare) questa legge per realizzare una normativa socialmente avanzata di tutela dei rapporti familiari per le coppie omosessuali. Temiamo, invece, che prevarranno le “guerre di religione” e che l’intera materia resterà priva di una regolamentazione, per quanto minimale, perchè così fa comodo ad entrambe le parti in commedia.

    Il testo completo della legge: http://www.admin.ch/ch/i/ff/2004/2755.pdf

    http://phastidio.net/2007/01/02/il-modello-svizzero/

  60. Hugo Kolion detto

    A volte ci vogliono dei modelli :-)

    Legge sull’unione domestica registrata
    Conferenza stampa del 22 aprile 2005; il Consigliere federale Christoph Blocher, in merito alla votazione popolare del 5 giugno 2005
    Discorsi, DFGP, 22.04.2005. Vale il testo parlato

    Gentili Signore, egregi Signori,
    la storia della civiltà umana mostra che le persone di orientamento omo-sessuale sono sempre esistite. In talune culture queste persone sono tutta-via state oggetto di persecuzioni e discriminazioni. Oggi – almeno nel mon-do occidentale – ciò non avviene più. L’orientamento sessuale e il modo di vita che ne deriva fanno parte della libertà personale, che in Svizzera è tutelata dalla Costituzione. Le ultime tracce di discriminazione dell’omosessualità in Svizzera sono state cancellate dal diritto penale nel 1992.

    Il diritto vigente tratta le coppie omosessuali alla stregua delle coppie con-viventi eterosessuali. Vi è la necessità, analogamente all’unione coniugale, che dall’esterno venga percepito il carattere di comunità proprio a questi partenariati omosessuali, che spesso durano anni.

    Ciò comporta conseguenze in particolare nell’ambito del diritto successorio. Alla morte del partner, il superstite è tenuto a pagare le imposte di succes-sione sul patrimonio ereditato, come se fosse un estraneo.

    A differenza di quanto previsto per i coniugi stranieri di cittadini svizzeri, il partner omosessuale di nazionalità straniera non ha alcun diritto all’ottenimento di un permesso di dimora. Anche nell’ambito del diritto delle assicurazioni sociali le coppie omosessuali non vengono trattate come co-munità, ma in quanto persone singole, con tutti i vantaggi e gli svantaggi che ne derivano.

    Il 5 giugno, per la prima volta in Europa, il popolo di uno Stato sarà chiama-to a decidere se conferire alle coppie omosessuali uno speciale istituto giu-ridico, nella forma dell’unione domestica registrata.

    La soluzione adottata dal Parlamento non è stata frutto della precipitazione. In una prima consultazione sono infatti stati posti in discussione cinque modelli che spaziavano da modifiche puntuali, un contratto di diritto privato e l’unione registrata con modalità diverse, fino al riconoscimento del matri-monio attraverso una modifica costituzionale. Una chiara maggioranza si è espressa in favore della creazione di un istituto giuridico proprio. Ci si è espressi altrettanto chiaramente contro la possibilità di contrarre matrimo-nio o contro l’adozione di una soluzione meramente contrattuale. In una seconda fase è stato elaborato un avamprogetto di legge, successivamente posto in consultazione.

    Riteniamo che lo Stato abbia interesse a garantire che i suoi cittadini pos-sano intrecciare tra loro relazioni sicure, e quindi tutelate dal diritto.
    È pure nell’interesse dello Stato che queste relazioni siano sottoposte a un ambito unitario, di modo che i rapporti tra un partner e l’altro e quelli tra la coppia e l’esterno siano definiti in modo chiaro.

    Il legislatore ha preso spunto dall’immagine di due persone adulte che vi-vono in comunione domestica, organizzano insieme la loro vita e assumo-no responsabilità l’uno nei confronti dell’altro.

    Secondo la nuova legge, le coppie omosessuali possono farsi registrare presso l’ufficio dello stato civile, unendosi in una comunione di vita con dirit-ti e doveri reciproci chiaramente definiti.

    In diversi ambiti le coppie sposate e quelle registrate sono sottoposte a disposizioni simili. Ciò è giustificato dal fatto che in talune situazioni le cop-pie omosessuali devono affrontare problemi affini o addirittura identici a quelli incontrati dai coniugi. Infatti, a prescindere dal tipo di coppia, la vita in comune di due persone solleva sempre questioni giuridiche simili. Nell’ambito delle imposte sul reddito e sulla sostanza, l’unione registrata aumenta il carico fiscale della coppia, se entrambi esercitano un’attività lucrativa. E nell’ambito dell’AVS, la coppia non avrà più diritto, come finora, a due rendite singole, ma bensì a un’unica rendita per la coppia pari al 150 per cento di una rendita individuale. In caso di scioglimento della coppia, i risparmi accumulati nell’ambito della previdenza professionale vengono divisi e un partner può essere tenuto a versare contributi di mantenimento all’altro.

    Tuttavia, nonostante alcune analogie con il diritto matrimoniale, l’unione domestica registrata si distingue chiaramente dal matrimonio.

    Ciò è dimostrato già solo dal fatto che viene creata un’apposita legge e che le pertinenti disposizioni non sono state integrate nel diritto di famiglia del Codice civile. In tal modo si mette in evidenza la volontà del legislatore, secondo il quale l’unione di coppie omosessuali, a differenza del matrimo-nio, non consente di fondare una famiglia.
    Per natura, due persone dello stesso sesso non possono procreare. La nuova legge preclude alle coppie omosessuali la via dell’adozione o della medicina riproduttiva. È pure esclusa la possibilità di adottare un figliastro.

    Fanciulli che crescono in comunità domestiche formate da persone con lo stesso orientamento sessuale sono un dato di fatto anche in Svizzera. L’approvazione o il rifiuto del nuovo istituto giuridico da parte del popolo non muterà la realtà delle cose. La questione relativa alle persone con cui il fanciullo cresce va tuttavia distinta da quella relativa a chi sono legalmente i suoi genitori.

    Sia il Consiglio federale che il Parlamento rifiutano con decisione la possibi-lità di attribuire in adozione un fanciullo a due madri o a due padri. Ciò vio-lerebbe i principi fondamentali del diritto svizzero in materia d’adozione.

    Non si comprenderebbe inoltre per quale motivo la possibilità di adottare verrebbe accordata unicamente alle coppie omosessuali, ma non a due sorelle o a due altre persone che vivono in comunione domestica.

    La legge sull’unione domestica registrata mette a repentaglio il matrimonio tradizionale? La Corte costituzionale tedesca, che si è pure chinata sulla questione, ha fornito la risposta appropriata. L’unione registrata non può essere in concorrenza con il matrimonio, poiché si rivolge a una cerchia di interessati completamente diversa. Sulla base di questa distinzione, l’unione registrata non rappresenta un matrimonio sotto false apparenze, ma un istituto diverso, destinato unicamente a persone che per definizione non possono contrarre matrimonio. Il matrimonio sarebbe minacciato qua-lora le coppie eterosessuali potessero scegliere tra il matrimonio e un altro istituto, quale ad esempio l’unione registrata. Ciò non è tuttavia il caso.

    Se la legge sull’unione registrata verrà accettata, rischierà di avverarsi una politica dei piccoli passi, come affermano gli oppositori? In altri termini, la nuova legge aprirebbe la via al matrimonio, alla medicina riproduttiva e all’adozione anche per le coppie omosessuali?

    Si può affermare con certezza che l’apertura del matrimonio alle coppie omosessuali dovrebbe superare l’arduo ostacolo della modifica costituzio-nale. Occorrerebbe quindi l’approvazione di popolo e Cantoni. Lo stesso vale per l’accesso degli omosessuali alla medicina riproduttiva: anche in questo caso sarebbe necessaria una revisione della Costituzione.

    Gentili Signore, egregi Signori, la legge sull’unione domestica registrata è l’espressione del mutamento delle concezioni sociali. Si tratta di un istituto voluto dalle persone che, per loro inclinazione, conducono un modo di vita diverso dalla grande maggioranza della popolazione. La legge si inserisce in un’evoluzione in atto non soltanto in Svizzera, ma in molti Stati europei.

    http://www.ejpd.admin.ch/ejpd/it/home/dokumentation/red/2005/2005-04-22.html

  61. Hugo Kolion detto

    I dirigenti deboli risolvono tutto spendendo di più …

    … i cittadini e le imprese devono poter disporre liberamente del loro denaro. Vanno quindi ridotte sia le tasse e le imposte prelevate dai cittadini sia le spese pubbliche. Soltanto così potranno aumentare gli investimenti privati, i posti di lavoro, i tassi di crescita, i consumi e quindi il benessere per tutti. È un obiettivo che presuppone senso della realtà e coraggio, perché spesso i cambiamenti comportano rinunce. Eppure è l’unico modo per tornare sulla via della crescita … :-)

    Non si può fare politica negando la realtà
    Intervento del consigliere federale Christoph Blocher al forum di Sigriswil
    Discorsi, DFGP, 06.10.2005. Vale il testo parlato

    Sigriswil (BE), 06.10.2005. In occasione del suo intervento al forum di Sigriswil il consigliere federale Christoph Blocher ha affrontato quattro argomenti: la politica finanziaria della Confederazione, la politica estera, le inadeguatezze di uno Stato sociale sovradimensionato e infine l’UDC e la sua posizione nel paesaggio politico. Interpellato al riguardo da talune domande del pubblico, il consigliere federale Blocher si è inoltre espresso in merito all’estremismo di destra.

    Signore e Signori,
    I problemi principali che affliggono l’Europa occidentale sono ben noti:

    Gli Stati vivono al di sopra dei propri mezzi. Da tempo i prelievi tributari in costante aumento non sono più in grado di coprire le uscite.
    Sotto la spinta delle spese statali gonfiate a dismisura, l’onere fiscale è rimbalzato e l’apparato burocratico si è fatto paralizzante nella maggior parte degli Stati europei. La competitività e la crescita economiche ne risultano compromesse, con conseguente aumento della disoccupazione e calo del benessere.
    Fin qui l’analisi. Purtroppo la Svizzera non sfugge a questo tipo di problemi. Sorge quindi spontanea la domanda se la Svizzera è in grado di affrontare le sfide che ne derivano. Permettetemi di porre la domanda in altri termini: la Svizzera ha riconosciuto la portata di tali sfide? È importante porsi tale domanda perché un’analisi nuda e cruda della realtà è indispensabile per trovare soluzioni utili. Spesso basta infatti additare il problema senza falsi riguardi e porre le domande giuste per avvicinarsi alla soluzione!

    Oggi si tende a eludere le principali domande e a disconoscere i problemi, sebbene in molti siano convinti di essere ben informati. Ma il peggio è che oltre a chi misconosce i problemi, c’è chi ne nega addirittura l’esistenza o capovolge disinvoltamente il quadro della situazione. Alcune cerchie politiche hanno perso ogni senso della realtà, con effetti disastrosi sulle incombenze che ci toccherebbe affrontare.

    Intendo illustrare la situazione soffermandomi su quattro argomenti: la politica finanziaria della Confederazione, la politica estera, le inadeguatezze di uno Stato sociale sovradimensionato e infine l’UDC e la sua posizione nel paesaggio politico.

    Mito numero uno. Il nostro Paese è in preda a una mania del risparmio – è l’asserzione preferita in assoluto dai politici (di sinistra).
    Dalle cifre – e le cifre parlano chiaro – emerge una realtà completamente diversa. La situazione in termini di politica finanziaria è sconfortante. Le spese statali sono in continuo aumento sebbene non si faccia che parlare di risparmi. Eccovi alcune cifre: nonostante tutti i programmi di risparmio (programma di sgravio 03, programma di sgravio 04, piano di rinuncia a determinati compiti, ecc.), le uscite preventivate saliranno del 14,5 per cento nei prossimi quattro anni, pari a una media annuale del 3,4 per cento. Si tratta di un aumento superiore alla crescita economica e al rincaro! Insomma, stiamo vivendo nettamente al di sopra dei nostri mezzi, senza contare che le cifre menzionate non contemplano le ingenti somme contabilizzate a conto patrimoniale. E non si sta delineando alcuna inversione di tendenza. Anzi, le spese preventivate per il 2009 sono quasi raddoppiate rispetto al 1990, e nel 2006 il debito statale si assesterà sui 132,6 miliardi, con un aumento di oltre 25 miliardi tra il 2001 e il 2006. Chi in tale contesto parla di “mania del risparmio” ha perso ogni contatto con la realtà! Le spese crescono nonostante il freno all’indebitamento votato il 2 dicembre 2001, quando l’84,7 per cento dei cittadini si è espresso in favore di conti in equilibrio. Questo mandato costituzionale è disatteso, aggirato e infranto in continuazione.

    Noi dobbiamo cambiare rotta finché possiamo farlo in piena sovranità e con le nostre forze. Rendere di più spendendo poco è una grande sfida manageriale, che non si addice certo a chi mira alla facile popolarità. Ai vertici incombono i compiti più difficili. I dirigenti deboli risolvono tutto spendendo di più, ma nel caso della Confederazione si tratta di denaro sottratto all’economia e ai cittadini. Dirigere significa farsi carico degli inconvenienti nell’interesse degli altri. Il grande capo che non lo fa conduce l’impresa alla rovina. Il genitore che educa il figlio senza trovare la forza di imporre anche la rinuncia, gli rende un cattivo servizio.

    Vogliamo che la Svizzera poggi su fondamenta finanziarie solide, un obiettivo che presuppone un’economia prospera e concorrenziale. A tal fine i cittadini e le imprese devono poter disporre liberamente del loro denaro. Vanno quindi ridotte sia le tasse e le imposte prelevate dai cittadini sia le spese pubbliche. Soltanto così potranno aumentare gli investimenti privati, i posti di lavoro, i tassi di crescita, i consumi e quindi il benessere per tutti. È un obiettivo che presuppone senso della realtà e coraggio, perché spesso i cambiamenti comportano rinunce. Eppure è l’unico modo per tornare sulla via della crescita.

    La Confederazione potrebbe fornire un contributo riorganizzando l’Amministrazione, caratterizzata da troppi doppioni. I Dipartimenti devono dare l’esempio. Tutti i servizi centrali del DFGP sono stati esaminati quanto a compiti e necessità. La riorganizzazione dei servizi centrali si concluderà entro la fine dell’anno e taglierà i costi del 22 per cento senza ridurre le prestazioni – né per i cittadini né per chiunque altro. Ricordo che l’obiettivo principale del programma di legislatura 2003/2007 era di risanare le finanze federali. La decisione fu presa da tutti i membri del Consiglio federale! Il Dipartimento delle finanze è stato incaricato soltanto quest’estate – quindi quasi a metà della legislatura in corso – di esaminare le spese statali per ridurle del 20 per cento. Dovremmo evitare di ripetere gli errori commessi in Germania per poi operare una difficile inversione di rotta. Dobbiamo guardare in faccia la realtà. Di fronte a un debito pubblico complessivo pari a circa 250 miliardi di franchi e a uscite statali in massiccio aumento, chi parla di “mania del risparmio“ dovrebbe assumersi la responsabilità politica.

    Mito numero due. La Svizzera pratica una politica d’isolamento.
    Da anni c’è chi continua a ripetere che la Svizzera si sta isolando dall’estero. È un’asserzione piuttosto ricorrente nei battibecchi politici. Eppure è veritiera quanto l’affermazione che la Svizzera sia sinonimo soltanto di montagne, cioccolata, Heidi e corni delle alpi.

    La politica estera della Svizzera rimane oggetto di controversie transpartitiche che pregiudicano gravemente la politica interna. La retorica bellicosa deplora l’isolamento della Svizzera. È un accusa che può muovere soltanto chi non conosce né l’estero né la Svizzera. Il nostro Paese ha sempre intrattenuto stretti legami economici e culturali con il mondo intero e dà prova di grande apertura se paragonato ad altri Stati. L’Unione europea è un ottimo interlocutore, un interlocutore importante. Tuttavia non è l’unico. Per troppo tempo abbiamo circoscritto le nostre attenzioni al solo spazio europeo. Considerando che attualmente i mercati più dinamici si situano nell’Est asiatico e negli USA, ci conviene orientare la nostra politica anche verso queste regioni.

    La politica estera della Svizzera (in particolare la politica europea) è dettata dall’emotività. A questo punto va messo in chiaro quanto segue:

    Un partito politico che mette in risalto i pregi della Svizzera adoperandosi per conservarli (che si tratti della democrazia diretta, della sovranità fiscale, del segreto bancario o della sua indipendenza), non agisce affatto in chiave “nazionalista“, ma dà semplicemente prova di un patriottismo più che comprensibile.

    Un partito politico che definisce la politica estera innanzitutto come “politica degli interessi” non fa niente di riprovevole, ma piuttosto qualcosa di alquanto naturale. La tutela dei propri interessi è consuetudine di ogni Paese ragionevole (e che abbia successo). Anche l’Unione europea difende i propri interessi, e non si aspetta certo che la Svizzera faccia altrimenti. È giusto quindi che l’UDC si proponga come tenace difensore della politica degli interessi.

    Un partito politico che, alla luce di quanto detto, critica gli accordi mal negoziati non è di per se “antieuropeista“. Già ai tempi del mio mandato come consigliere nazionale avevo segnalato i miseri risultati negoziali ottenuti nei Bilaterali I. Per quanto concerne gli accordi in materia di trasporti, ci rendiamo conto che il pedaggio, il limite delle 40 tonnellate o la denuncia dell’accordo aereo con la Germania non sono certo risultati di cui andare fieri. L’UDC deve continuare a mettere il dito nella piaga senza falsi riguardi.

    Del resto, anche oggi la neutralità integrale costituisce la migliore strategia di sopravvivenza di cui dispone un piccolo Stato. I nostri avversari ci rinfaccino pure “una concezione storica superata“. La neutralità ci protegge dagli entusiasmi bellici e da prese di posizione precipitose, offrendoci pure un’opportuna protezione nell’epoca del terrorismo. Certo, la neutralità non garantisce la sicurezza totale, ma è un elemento importante che non dovremmo abbandonare con leggerezza. Ecco perché sono orgoglioso che l’UDC perori la neutralità.

    Pare inoltre assurdo parlare di “isolamento” considerato che dal 1990 sono arrivate in Svizzera complessivamente 1,3 milioni di persone. Ora, se il mio partito ritiene che le capacità e le disponibilità integrative del nostro Paese stiano per esaurirsi, ciò non è indice di ”xenofobia“ o di “isolazionismo“, ma denota una reale preoccupazione per la coesione del tessuto sociale.

    Portati a termine gli accordi bilaterali, per il momento abbiamo risolto tutti gli incarti importanti con l’Unione Europea. Ora l’Amministrazione è all’affannosa ricerca di altri oggetti da negoziare, ma io ritengo che ciò rischia soltanto di indebolire ulteriormente la nostra posizione. Dovremmo mettere in risalto la nostra autonomia, ragion per cui sostengo il celere ritiro della domanda d’adesione. Perché favorisco il ritiro della domanda? Perché la Svizzera deve puntare sulle proprie forze, proprio come farebbe un’impresa. La nostra economia funziona al meglio laddove può offrire prodotti e servizi di altissima qualità. È un principio che dovrebbe guidare i nostri passi anche in politica.

    Dobbiamo mettere fine a questa ripresa autonoma e mal ponderata del diritto europeo, che va a detrimento del nostro spazio vitale ed economico. Significa che dobbiamo essere competitivi anche nei confronti dell’Unione europea. Rincorrere, scimmiottare, imitare non ha mai condotto al successo. Vogliamo una legislazione nostra, più adatta al nostro piccolo Stato. Ecco perché abbiamo bisogno di una Svizzera sovrana che sia capace di agire.

    Mito numero tre. Non ci sono abusi, né nel settore dell’asilo, né nell’assicurazione invalidità e tanto meno nell’assistenza.
    Uno Stato sociale condiviso dalla maggioranza della popolazione va definito in senso stretto. Non è concepibile che siano sempre meno i cittadini che lavorano e pagano gli oneri sociali e fiscali, finendo per sentirsi lo zimbello di turno.

    Oggi quasi un franco su tre guadagnati in Svizzera va a finire nello Stato sociale e assistenziale. Tale potenziamento eccede di gran lunga le nostre capacità economiche e pone in bilico l’intero Stato assistenziale: ne è la prova la pessima situazione finanziaria della Confederazione e di molti Cantoni. Il tono di fondo statalista predominante soprattutto negli anni ottanta e novanta, e che del resto non aveva contagiato soltanto i partiti di sinistra, ha fatto della Svizzera un sofisticato Stato fornitore di prestazioni, che illude i cittadini con il miraggio della presa a carico totale a costo zero – mentre anno per anno si finanzia con debiti miliardari e con prelievi fiscali e sociali in crescita perenne.

    Esaminiamo da vicino i principali cantieri dello Stato sociale. I costi della salute, da soli, raggiungono oltre 50 miliardi di franchi annui. Quest’anno l’assicurazione invalidità divorerà circa 12 miliardi di franchi. Nelle città il numero di coloro che dipendono dall’assistenza registra tassi di crescita a due cifre.

    Il nostro Stato sociale sta per collassare. E a noi non resta che chiederci quanto sia sociale questo nostro Stato sociale. Considero del tutto sbagliato versare prestazioni assistenziali a ragazzi appena ventenni. Chi si abitua allo Stato assistenziale sin da giovane, resterà a carico della collettività per decenni. Il problema va posto in questi termini, per quanto possano suonare drastici. Non possiamo infatti soffermarci sulle vicende individuali, pur tristi che siano. Anche la grande maggioranza che lavora ha un diritto, quello di essere difesa da questa mentalità sempre più pretenziosa. È inconcepibile che un numero crescente di persone pretenda dagli altri il finanziamento dei propri disegni di vita falliti.

    Considerando per principio “povero” il dieci per cento di coloro che appartengono agli strati sociali più bassi, ci ritroveremo sempre con una folta schiera di poveri. I gruppi d’interesse stanno abilmente alimentando il numero degli indigenti applicando standard discutibili e legittimando pretese che finiscono per indebolire la coesione sociale. Lo Stato sociale deve aiutare chi ne ha veramente bisogno.

    L’assicurazione invalidità evidenzia più di ogni altra istituzione quanto sia problematico il nostro sistema. L’UDC è stata la prima a puntare il dito sull’aumento esponenziale delle rendite AI – e per questo è stata duramente criticata. Ma non importa. Infatti le reazioni suscitate non facevano che confermare l’esattezza di quanto stavamo asserendo. Il numero dei beneficiari di rendite AI è aumentato di colpo a partire dagli anni Novanta, soprattutto nelle fila degli impiegati statali sebbene, come ben sappiamo, non fossero certo esposti alle asperità dell’economia privata. Oggi i beneficiari AI sono oltre 280′000 (mentre nel 1990 erano soltanto 164′000). La crescita maggiore è stata registrata nei settori caratterizzati da quadri clinici poco chiari, vale a dire nell’ambito delle malattie psichiche o dei dolori diffusi. Tuttavia questa crescita non dovrebbe sorprenderci, se consideriamo che ogni dolorino, ogni piccola indisposizione può essere addotta per accedere a una rendita.

    Quando si può parlare d’abuso? La definizione più interessante in proposito ci giunge da Beatrice Breitenmoser, già direttrice dell’AI, che ha dichiarato in televisione: “Non può essere considerato abuso il fatto che qualcuno sfrutti abilmente il sistema a proprio vantaggio.” Ma a questo punto cosa va considerato come abuso? Chi reinterpreta l’abuso ne diventa complice. Per risanare l’AI non occorrono altri finanziamenti miliardari, ma una ridefinizione del concetto di invalidità e quindi pure la verifica retroattiva delle rendite già assegnate. Non devo certo ricordarvi quale partito politico si batte per questi obiettivi.

    Quanto alla sanità, l’UDC si batte per un sistema sanitario sostenibile in termini finanziari lanciando l’iniziativa a favore della riduzione dei premi. Anche in questo ambito siamo chiamati a rispondere a domande scomode. Cosa rientra nell’assicurazione di base e cosa invece no? Dove finiscono le cure mediche di base e dove inizia invece la medicina del benessere, benefica certo, ma i cui costi non vanno scaricati sulla collettività? L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), un’agenzia delle Nazioni Unite, non definisce la salute come mera assenza di malattia e invalidità, ma come “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale”. È una definizione assurda. Conoscete qualcuno che si senta completamente bene sul piano fisico psichico e sociale? Non avvertite un lieve fastidio alla terza vertebra cervicale? Chi vi sta attorno riconosce i vostri meriti? No? Allora siete malati ai sensi dell’OMS – come tutto il resto dell’umanità. Chi definisce la salute in questi termini fa lievitare i costi al punto che l’intero sistema finirà per collassare. È questo quello che vogliamo?

    Nelle mie competenze in veste di capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia rientra anche la legislazione in materia di stranieri e di asilo. Spesso mi viene chiesto in che direzione si muove questo settore. La risposta è semplice: si muove nella direzione voluta dalla politica. La domanda da porre invece è: “Che politica in materia di stranieri e di asilo vogliamo?”

    La maggior parte di coloro che chiedono l’asilo in Svizzera non sono veri rifugiati. Le persone ammesse a titolo provvisorio e i rifugiati riconosciuti costituiscono soltanto il 24 per cento circa dei casi sfociati in una decisione in materia d’asilo. Il 75 per cento circa di tutte le domande d’asilo sono pertanto infondate o perfino abusive, una situazione cui dovremo porre rimedio!

    L’obiettivo principale dell’anno scorso consisteva nel ridurre il numero dei richiedenti privi di motivi d’asilo legittimi. Il nostro lavoro ha dato i primi frutti: infatti dall’anno scorso il numero delle domande d’asilo continua a diminuire, e la tendenza persiste. Nell’anno in corso 6′375 persone hanno presentato una domanda d’asilo in Svizzera (stato: fine agosto), ossia il 39,7 per cento in meno che nello stesso periodo dell’anno precedente. Per la prima volta nella storia dell’asilo, la Svizzera registra cifre inferiori a quelle dei suoi vicini europei; nella media europea, infatti, il numero di domande è calata soltanto del 17 per cento nel medesimo periodo. È quindi lecito considerare efficaci i provvedimenti adottati, in particolare la procedura abbreviata e il blocco dell’aiuto sociale per le persone con una decisione di non entrata nel merito (NEM).

    In quale ambito dobbiamo intensificare gli interventi? Il problema principale resta l’esecuzione dell’allontanamento. Numerosi richiedenti respinti (come del resto altre persone con soggiorno illegale) non lasciano la Svizzera. I motivi sono ben noti. La maggior parte dei richiedenti l’asilo cela la propria identità e non presenta alcun documento. Tuttavia, lo Stato di provenienza non è tenuto a riammettere un richiedente respinto la cui identità non possa essere dimostrata. Eppure le persone respinte tenute a tornare in Patria, oltre a un aiuto immediato, percepiscono anche l’aiuto sociale. È pertanto indispensabile estendere il blocco dell’aiuto sociale a tutte le persone del settore dell’asilo toccate da decisioni negative passate in giudicato. Il nostro messaggio rivolto a queste persone dev’essere inequivocabile: dovete andarvene dal nostro Paese, proprio come le persone con una NEM (decisione di non entrata nel merito). È inconcepibile creare favoritismi tra le varie categorie di persone che soggiornano illegalmente in Svizzera. Gli abusi non vanno tollerati, ma quando sono le istituzioni a promuoverli, a difenderli e persino a premiarli, allora la politica deve chiamarsi in gioco. Il nostro partito esercita da anni pressioni in questo ambito, registrando un crescente successo. Basta ricordare per quanto tempo si negava l’evidenza considerando inviolabili o addirittura inesistenti gli abusi nel settore dell’asilo!

    Mito numero quattro. La verità sta in mezzo.
    Di fronte a uno Stato sociale predisposto agli abusi, alla politica debitoria e all’eccessiva crescita delle uscite, oggi dobbiamo chiederci chi sono i responsabili. La sinistra vuole spendere di più. La sinistra potenzia lo Stato. La sinistra chiede che lo Stato intervenga nella politica, nella società, nella famiglia, nell’economia. In questo modo la sinistra si confeziona su misura un elettorato pagato, segnatamente quello che dipende dallo Stato. Anche la destra, quindi l’UDC, vuole qualcosa dallo Stato, ma confida nell’individuo e rispetta il cittadino. Ecco perché vogliamo soprattutto che questo Stato ci lasci in pace, per quanto possibile. Non chiediamo altro. L’individuo avere la libertà di manovra che gli consenta (e a volta gli imponga) di assumersi le proprie responsabilità. I cittadini e le imprese dovrebbero poter disporre liberamente del proprio denaro giacché la presa a carico totale da parte dello Stato conduce alla rovina. Ne sono un esempio la RDT e in parte anche la Germania unificata.

    La sinistra, lo sappiamo, non è la forza maggioritaria nei parlamenti. Eppure negli ultimi 10/15 è riuscita a realizzare con successo i propri obiettivi, grazie al sostegno fornito dai partiti di centro smaniosi di trovare soluzioni. È proprio il centro ad asserire che “la verità sta in mezzo”. Ed ecco fornita la prima prova per sfatare il mito. La verità appunto non sta in mezzo, perché altrimenti sarebbe sorprendentemente volubile. Infatti, il centro si sposta a sinistra non appena quest’ultima si dimostra forte. Se invece si rafforza il polo di destra, il centro si sposta a destra. La verità è quindi una bandiera che segue la via dell’opportunismo? Non credo proprio.

    Anche l’elettore deve decidere se votare sì oppure no. Votando ni perde il suo voto. Certo, deve ponderare il progetto, considerarne vantaggi e svantaggi, ma alla fine dovrà decidere: sì o no.

    L’UDC ha fama di essere un partito che dice di no a tutto e a tutti. È una critica che mi sorprende. Sono nato in un’epoca che disprezzava gli invertebrati incapaci di esprimere disaccordo. Essere d’accordo sempre e comunque è più facile e più comodo e denota un’assoluta mancanza di carattere. L’unica critica da muovere all’UDC potrebbe quindi essere quella di non aver detto no abbastanza spesso.
    L’UDC avrebbe forse dovuto dire sì all’indebitamento?

    Magari l’UDC dovrebbe dire sì alla legge sull’assicurazione malattia che, come unica frazione, aveva respinto nel 1994?

    L’UDC dovrebbe magari tollerare gli abusi nel sistema sociale, nell’assicurazione sociale, nell’assistenza?

    L’UDC dovrebbe magari farsi vedere smaniosa di trovare soluzioni, dicendo sì all’introduzione di nuove imposte miliardarie per finanziare i problemi invece di risolverli?

    L’UDC non è certo passata all’opposizione per mero piacere o per mettersi in bella luce. Lo ha fatto perché la Svizzera ha intrapreso una strada sbagliata. Dal 1848 al 1990, per ben 142 anni, la Confederazione ha accumulato un debito di 38,5 miliardi di franchi. Nei 15 anni successivi al 1990 il debito è cresciuto di altri 90 miliardi. Non credo proprio che queste cifre vi facciano esclamare: “Sì! Così va bene, continuiamo così”.

    Più la dipendenza dallo Stato prende piede e più sarà difficile trovare una maggioranza disposta a porre un freno politico a questa follia. Il numero di coloro che cedono alle tentazioni dello Stato sociale è in aumento, anche tra i ceti professionali più elevati, anche ai piani alti della politica e dell’economia. Siamo forse arrivati al punto in cui le persone preferiscono pensare a come farsi mantenere dallo Stato, ossia dalla comunità, piuttosto che dare prova di responsabilità individuale, migliorando la propria vita e quella dei propri familiari e procurandosi da sé beni e servizi? È molto pericoloso penalizzare il successo e il rendimento assoggettandoli a imposte più elevate, per premiare nel contempo l’insuccesso e la pigrizia elargendo aiuti sociali. Purtroppo ci troviamo nel bel mezzo di questo processo rovinoso.

    Un solo partito si è opposto, convinto, a tutto ciò, affrontando numerosi inconvenienti: l’UDC. È un lavoro indispensabile e importante.

    Negli anni passati l’UDC ha svolto un compito importante, facendo opposizione in merito a molte questioni rilevanti. Ora la nostra posizione in Governo si è rafforzata, per cui dobbiamo far valere le nostre posizioni sul in questa sede. Tuttavia siamo ancora lontani da una politica di centro-destra, come ho appena illustrato con le mie considerazioni di politica finanziaria, estera e sociale. Ecco perché anche un partito di Governo forte e deciso come l’UDC deve ricordarsi di mantenere la rotta.

    http://www.ejpd.admin.ch/ejpd/it/home/dokumentation/red/2005/2005-10-06.html

  62. Hugo Kolion detto

    ci sono 470 commenti, più o meno, e non ho intenzione di leggerli. Aborro la violenza ma conosco la rabbia e fra un po ci troveremo tutti a capire cosa significa disperazione.
    Per i commenti sul governo, ogni volta che fra voi e un altro scegliete voi, ogni volta che non dite che quello che avete lo dovete a qualcuno, ogni volta che pur di andare avanti non dite la verità e ogni volta che perdete un piccolo pezzo di stima di voi stessi per guadagnare quella degli altri,
    siete bobo craxi. non è demagogia. siamo tutti ladri e farabutti.

    corra dimu 18.02.07 23:28

    http://www.beppegrillo.it/2007/02/brigate_cgil.html

  63. Hugo Kolion detto

    Tre donne su dieci vittime di violenza

    di Manuela Febbo
    21/2/2007

    L’indagine, presentata a Palazzo Chigi dal Ministro Barbara Pollastrini e dal Presidente dell’Istituto Centrale di Statistica Luigi Biggeri, rileva che oltre 14 milioni di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica nel corso della vita. La maggior parte di queste violenze sono ad opera del partner

    Quando si parla di violenza, su chiunque venga commessa, non esiste scusante. Ma scoprire che questa, ancora oggi, colpisce in modo preponderante le donne e che soprattutto, il più delle volte, è causata da chi dovrebbe proteggerle e tutelarle, rende tutto più amaro.
    L’indagine, presentata nella giornata di mercoledì 21 febbraio a Palazzo Chigi, dal Ministro Barbara Pollastrini e dal Presidente dell’Istituto Centrale di Statistica Luigi Biggeri, mostra come oltre 14 milioni di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica nel corso della vita e che, andando a considerare il totale di questi soprusi, la maggior parte sono ad opera del partner (il 69,7% degli stupri) e la grandissima maggioranza (oltre il 90%), è triste dirlo, ma non è stata denunciata.

    Questo inquietante quadro è stato delineato prendendo in considerazione un campione di donne di età compresa fra i 16 e 70 anni ed appare alquanto diversificato per tipologia di violenza e maltrattamento.

    ALCUNI DATI
    Sono 6.743.000 le donne vittime di violenza fisica o sessuale (il 31,9%), nello specifico le violenze subite sono 5 milioni di tipo sessuale (23,7%), 3.961.000 quelle di tipo fisico (18,8%). Inoltre, ben 6.092.000 donne hanno subito solo violenza psicologica dal partner attuale (36,9% delle donne che vivono al momento in coppia).
    Se andiamo a considerare gli ultimi 12 mesi il numero delle donne vittime di violenza ammonta a 1.150.000 (5,4%).
    Di questo totale il 3,5% ha subito violenza sessuale e il 2,7% fisica. Un terzo delle vittime subisce sia violenza fisica che sessuale, anche più volte (il 67,1% dal partner contro il 52,9% dal non partner)
    La violenza domestica ha colpito il 2,4% delle donne, quella al di fuori delle mura domestiche il 3,4%, ma il dato tragico riguarda la percentuale di quei casi che non sono emersi, un dato elevatissimo che raggiunge circa il 96% delle violenze da parte di un non partner e il 93% da parte del partner.
    Spesso soprattutto gli stupri non sono denunciati, di questi ben il 91,6%, il che significa che la maggior parte delle donne mostra un blocco nel parlare di violenze subite: il 33,9% per quelle subite dal partner e il 24% per quelle subite da non partner.
    Si delinea così un problema sociale davvero complesso e difficile da risolvere per la scarsa presenza o quasi totale assenza di consapevolezza che deriva dal timore di denuncia.

    QUALE VIOLENZA
    Sarebbe bello se la violenza non ci fosse affatto e invece non solo c’è, ma bisogna anche descriverla nello specifico, perchè ci sono diversi, infiniti modi per fare del male a una persona.
    Tra tutte le violenze fisiche rilevate è frequente il caso di donne che sono state spinte, strattonate, alle quali sono stati tirati i capelli (56,7%), ci sono donne minacciate di essere colpite (852%), altre schiaffeggiate, prese a pugni, a calci o a morsi (36,1%). Tra la violenza sessuale, la più diffusa è la molestia fisica, ossia essere stata toccata sessualmente contro la propria volontà (79,5%), l’aver avuto rapporti sessuali non desiderati accettati per paura (19%), il tentato stupro (14%), lo stupro (9,6%) e i rapporti sessuali umilianti (6,1%).
    La violenza psicologica è stata subita da 7.134.000 donne (6.092.000 solo psicologica), il 43,2% con partner attuale.
    Di queste 3.477.000 l’hanno subita spesso o sempre (21,1%). Ma ci sono anche 1.042.000 donne che hanno subito sia violenza psicologica che fisica o sessuale. La violenza psicologica si esprime con l’isolamento o il tentativo di isolamento (46,7%), il controllo (40,7%), la violenza economica (30,7%), la svalorizzazione (23,8%), le intimidazioni (7,8%).

    DONNE PERSEGUITATE DA EX PARTNER
    Sono 2.077.000 le vittime di comportamenti persecutori da parte di ex partner. Ci sono donne ( il 18,8% del totale) che non hanno il coraggio di lasciare un marito violento, perchè terrorizzate dal suo comportamento al momento della separazione o dopo la separazione stessa.
    Questa pratica di persecuzione chiamata stalking ha visto alcuni ex mariti cercare insistentemente di parlare con l’ex moglie contro la sua volontà (68,5%) , chiedere ripetutamente appuntamenti per incontrarla (61,8%), aspettarla fuori casa o a scuola o al lavoro (57%), inviarle messaggi, telefonate, e-mail, lettere o regali indesiderati (55,4%), seguirla o spiarla (40,8%) ed escogitare le più strane strategie per avvicinarla (11%).
    Quasi il 50% delle donne vittime di violenza fisica o sessuale da un partner precedente ha subito anche lo stalking, ma c’è anche chi (1.139.000 donne) è stata perseguitata, ma non sottoposta a violenze concrete.
    Basterebbe un po’ di buon senso per porre rimedio a questo triste quadretto di vita sociale. Bisogna educare alla non violenza e soprattutto superare le disparità tra uomo e donna che ormai nel 2006 non hanno più senso.

    http://www.panorama.it/italia/cronaca/articolo/ix1-A020001040205

  64. Hugo Kolion detto

    Tutti uniti, tutti insieme … di Adam Hayek, 25 Febbraio 2007, 05:18

    Scusa Michele, ma stavolta preferisco scriverti pubblicamente. Confesso che non ho capito. Ma davvero sei sorpreso di questa roba qua? Davvero credevi che non ci fosse un’abbondante dose di gioco delle parti in tutto quello che passa per la stampa e gli altri media? Davvero confidavi in qualcuno dalle parti de Il Riformista per una rivoluzione liberale (mi vien da ridere solo a scriverlo) in Italia? Non posso credere a simile ingenuità, se non pensare che manchi dall’Italia da ormai troppo tempo. Ripeto quello che ti ho già scritto tante volte: altro che sogni, in politica si fa quel che si può con quello che si ha a disposizione, e in termini di “meno peggio” non c’è gara su chi debba essere preferito tra Prodi e Berlusca (lo hai ammesso anche tu “dando i punti” agli ultimi due governi). Il massimo che si può ottenere da chi governa in Italia è la difesa di pochi, pochissimi semplici principi, tipo “mettere il meno possibile le mani nelle tasche delle famiglie”, “difendere i valori tradizionali”, “combattere il conformismo delle idee sinistrorse e politically correct”, e poco più. Tutto il resto va lasciato allo stellone italico ed alla nostra incredibile capacità di reinventarci ogni volta nuovi modi per sfangarla. In breve, siamo italiani, e lo restiamo. Perché tu e tanti altri vi ostinate a sognare di trasformarci in qualcosa d’altro, in francesi, scandinavi o spagnoli? E soprattutto perché rimanete sempre sconvolti dallo scoprire che questo non è ovviamente possibile?

    http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/509

  65. Hugo Kolion detto

    Utopia prodiana al capolinea. Sinistra in ritardo con la storia
    di Federico Punzi

    Ancora 48 ore o qualche mese, ma l’ "utopia prodiana" sembra volgere al termine.
    Ma in cosa consisteva esattamente l’ "utopia prodiana"? Nell’idea che l’Ulivo,
    alleandosi con la sinistra neocomunista e massimalista, potesse non solo "cacciare"
    Berlusconi e vincere le elezioni, ma anche governare il paese. “Senza l’ala
    radicale non si vince, ma con l’ala radicale non si governa". L’impegno dei
    vertici del centrosinistra negli ultimi undici anni è stato sempre volto a
    smentire la seconda di queste due proposizioni. Mai si è tentato di smentire la
    prima. Chi ha detto, infatti, che senza l’ala "radicale" – che qui preferiamo
    chiamare con il suo nome: "comunista", o "neocomunista" – non si vince? Per
    undici anni Prodi, come Berlusconi per il centrodestra, è stato l’unico
    possibile interprete e collante dell’eterogeneità della coalizione. L’altra
    faccia della medaglia, però, è che il prodismo, nell’arco di questo lungo
    periodo, ha impedito alla sinistra di fare i conti con se stessa, di accorgersi
    di quanto fosse ingombrante il suo passato, seppure oggi nella veste di un
    antagonismo post-ideologico, e quindi di diventare forza di governo.

    Per assenza di coraggio la classe dirigente ex comunista si è illusa che il
    prodismo fosse la scorciatoia per arrivare al governo del Paese senza alcuna
    reale trasformazione culturale e politica.
    Ha quindi coltivato i rapporti
    con l’estrema sinistra e con l’ex sinistra democristiana, mortificando invece le
    componenti socialiste e liberali, vissute come un pericolo “mortale” perché
    capaci di far esplodere le contraddizioni interne. E’ la malattia del “continuismo”,
    l’istinto di conservazione dell’eredità del comunismo italiano – percepita come
    ricchezza collettiva e non, invece, come un cumulo di errori – a spiegare le
    tante “svolte”, tutte di mera facciata, degli eredi del Pci dalla caduta del
    Muro in poi. Un credo “riformista” di volta in volta rinnovato e rilanciato,
    purché non implicasse atti effettivi che, rompendo con l’area massimalista e
    pacifista, mettessero in discussione il tabù dell’unità della sinistra
    costruendo sulle sue ceneri.

    Dunque, il Governo Prodi è in crisi non a causa di una fragilità meramente
    numerica della sua maggioranza al Senato. Né a causa dei due senatori
    dissenzienti, Turigliatto e Rossi, il cui voto non sarebbe comunque stato
    sufficiente, poiché nel contempo con la loro presenza in aula si sarebbe alzato
    il quorum a 161; né a causa dei senatori a vita Cossiga, Andreotti e Pininfarina,
    dietro i quali può essere suggestivo, ma fin troppo comodo autoconsolatorio,
    vedere le lunghe leve di tre “poteri forti” come Stati Uniti, Vaticano e
    Confindustria, secondo le ormai abusate teorie complottistiche. Dal punto di
    vista politico assai più che numerico è certamente la sinistra neocomunista e
    massimalista la causa scatenante di questa crisi. Tuttavia, la responsabilità
    politica – a partire dal deludente risultato elettorale dell’Ulivo a fronte del
    successo dei partiti neocomunisti – va ricercata ancora più indietro nel tempo e
    investe le stesse forze “riformiste”.

    Durante i cinque anni di governo di Berlusconi come è stato impiegato il
    prezioso tempo passato all’opposizione? Non producendo nient’altro che
    chiacchiere riguardo formule e contenitori, come il Partito democratico, senza
    alcuna elaborazione politica e culturale sui contenuti.
    Peggio, gli stessi
    Ds e Margherita hanno pensato di blandire partiti e movimenti neocomunisti o
    massimalisti, hanno cavalcato e legittimato la piazza pacifista e antagonista,
    coltivato l’anti-americanismo, appoggiato e coccolato gli istinti più
    conservatori dei Sindacati. Qualunque “girotondo” faceva comodo contro l’odiato
    Berlusconi. Nessun confine è stato tracciato a sinistra nella costruzione della
    coalizione che di lì a poco avrebbe dovuto sfidare la Cdl. Era inevitabile che
    prima o poi si pagasse il prezzo politico di scelte, quelle sì, davvero
    “scellerate” e “irresponsabili”. Lo si è pagato nelle urne e, una volta al
    governo, con lo spazio regalato all’estrema sinistra, che ha potuto ottenere
    poltrone pesanti (perfino la Presidenza della Camera) e porre veti su tutto,
    fino a manifestare in piazza contro il suo stesso governo e a “sfiduciare” la
    politica estera e di difesa al Senato.

    Come sembrò ineluttabile all’indomani delle elezioni, con la lista dell’Ulivo
    anemica al 31 per cento (i Ds lontani dal 20 e la Margherita sotto l’11) e la
    Rosa nel Pugno ferma al 2,5, il “motore riformista” si è inceppato alla prima
    accelerata della sinistra massimalista, che invece lo scorso aprile fece il
    pieno di voti, estremizzando l’asse politico della coalizione. Alla luce di quei
    risultati elettorali, e memore della lezione del ‘98, quando furono proprio i
    dissidi con l’ala estrema della coalizione a far mancare i numeri al suo primo
    governo, Prodi ha deciso di puntellare il nuovo Esecutivo con un asse
    privilegiato con Bertinotti, eletto presidente della Camera. Il problema è che
    in politica i nodi vengono al pettine e quando accade non se ne può uscire
    gratis. Se in nessun paese europeo la sinistra democratica e liberale governa
    insieme a quella neocomunista ci sarà pure un motivo. In Gran Bretagna Blair ha
    svecchiato il Labour dopo un decennio di coraggiose scommesse politiche; in
    Germania il socialdemocratico Schroeder si è rifiutato di allearsi con i
    Bertinotti di lì ed ha sostanzialmente pareggiato nel confronto con la Merkel.

    Nei paesi scandinavi, o in Danimarca, Olanda, e anche in Spagna, la sinistra
    non governa con i comunisti. Se davvero aspiriamo a riformare la sinistra in
    senso liberale dobbiamo capire che portare al governo la sinistra massimalista è
    un’anomalia solo italiana e che la resa dei conti con i neocomunisti non va
    rinviata ma provocata, e passa per il fallimento dell’ "utopia prodiana".
    La
    decisione di Prodi di blindare il suo governo così com’è, vincolando i partiti
    su 12 punti che ripropongono le solite ambiguità, e gli effimeri giuramenti di
    lealtà dei leader, sono la conferma che il “prodismo” non si basava su un
    accordo fatto per governare, ma per evitare che Berlusconi mantenesse, o
    riconquistasse, il potere. Ma è proprio vero che il centrosinistra non può
    vincere facendo a meno dell’alleanza con l’ala comunista e massimalista? Parte
    dei consensi sarebbe recuperata da sinistra, da quanti farebbero confluire il
    loro voto su chi avrebbe chance reali di battere la destra. Ma una parte
    decisiva di voti verrebbe da quel “centro” politico dell’elettorato, da quel
    ceto medio produttivo, de- ideologizzato e pragmatico, che il “riformismo debole”
    alleato con i comunisti non potrà mai conquistare. Una leadership lungimirante
    avrebbe dovuto progettare tutto ciò anni fa, ma rinviare ancora vorrebbe dire
    pagare un conto ancora più salato.

    L’unica certezza a questo punto è che Prodi – non importa se dura ancora 48 ore
    o sei mesi – è “bruciato”, ma nessuno si vuole prendere la responsabilità del
    suo incenerimento. Ds e Margherita lo sanno perfettamente, ma hanno bisogno di
    circa un anno – meglio con Prodi, ma se non fosse possibile anche senza – prima
    delle elezioni anticipate, per far partire il progetto del Partito democratico e
    presentare un nuovo leader, per esempio Veltroni. E forse in quel nuovo
    “centro-sinistra” vedremo l’Udc al posto di Rifondazione e Pdci, i cui leader
    sono molto spaventati dalla crisi. Non può sfuggire, infatti, come un D’Alema
    spazientito nella sua replica al Senato abbia sfidato i dissenzienti comunisti
    (“è questa la politica internazionale dell’Italia, se non vi piace non votatela”)
    e non si può del tutto escludere che lo abbia fatto per calcolo: se avesse vinto,
    si sarebbe preso i meriti dello statista, altrimenti avrebbe aperto la fase del
    dopo-Prodi, com’è poi accaduto. Inoltre, nei giorni scorsi le sue dure parole
    contro quella “sinistra che non serve al paese”, l’apertura al sistema
    elettorale tedesco, modello caro a Casini, e il retroscena di Francesco
    Verderami, sul Corriere della Sera, che vede D’Alema e Rutelli uniti dal
    progetto di un nuovo centrosinistra che vada dai Ds all’Udc.

    Ma perché in Italia per conquistare nuovi consensi, e allargare la propria
    coalizione, si tentano alleanze con i piccoli partiti contigui piuttosto che
    cercarli politicamente nel paese, convincendo gli elettori della bontà della
    propria proposta di governo?
    L’assenza di un sistema elettorale veramente
    maggioritario e di una cultura bipartitica non aiuta, spingendo i partiti più
    grandi ad allearsi con i partiti minori anziché contendergli i voti. Il
    vantaggio del collegio uninominale, invece, sarebbe proprio quello di
    costringere le forze politiche maggiori a trovare candidati che possano
    intercettare il consenso dell’elettorato “di mezzo”, o addirittura avversario,
    allargando così la loro base elettorale politicamente, non “geograficamente”,
    subendo i ricatti dei partiti centristi che mirano alla palude o di quelli
    estremisti, con i quali è impossibile governare.

    Purtroppo, vecchi schemi e pregiudizi ideologici impediscono ancora oggi al
    centrosinistra di allargare politicamente il proprio consenso e il punto debole
    rischia di trovarsi proprio nei “riformisti”. Nelle classi dirigenti ex
    comuniste ed ex democristiane permane una certa resistenza al prevalere delle
    idee liberali. L’adesione al libero mercato in economia, la scelta “occidentale”
    in politica estera, persino i diritti civili, sembrano atti dovuti per realismo
    piuttosto che convinzioni di fondo e opzioni ideali di modernità, e ciò riduce
    il loro appeal. La sinistra sembra ancora ignorare che la libertà
    dell’individuo dai poteri coercitivi dello Stato dovrebbe rappresentare la
    motivazione ideale e l’obiettivo concreto di una forza di sinistra democratica,
    liberale e moderna.

    http://www.opinione.it/pages.php?dir=naz&act=art&edi=48&id_art=836&aa=2007

  66. Hugo Kolion detto

    Ciampi, non Calderoli il vero autore del “Porcellum”
    di Sandra Giovanna Giacomazzi

    Premesso che la legge elettorale attuale non è mai stata di nostro gradimento, non riusciamo a capire l’ostilità della sinistra verso una legge che le ha dato una maggioranza che poteva solo sognare con i risultati risicati ottenuti alla Camera, senza il premio aggiuntivo concessole dalla nuova legge. E se non gode della stessa maggioranza al Senato, pare che non sia colpa degli autori della legge ma del tanto osannato Presidente della Repubblica di allora, che ha rifiutato la promulgazione della legge originaria motivando che al Senato il premio si doveva applicare non ai risultati nazionali, ma Regione per Regione, suggerimento che è stato accolto producendo il famoso “Porcellum” odierno con tutte le sue impasse, annessi e connessi di un governo perennemente appeso al filo del rasoio.

    http://www.opinione.it/pages.php?dir=naz&act=art&edi=51&id_art=894&aa=2007

  67. Hugo Kolion detto

    Premesso il fatto che ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni, questa propoganda da quattro soldi te la potevi risparmiare Grillo. Molte volte mostri sensibilità per temi importanti, e poi cadi in queste banalità.

    Sei un comico? un giornalista? Un politico? Che sei? Perchè oggi sei una cosa, domani un altra. E intanto io posso ipotizzare la mia “ipotesi di complotto”: segui la corrente del gossip come tutti, per arrivare a dire che il tuo blog è il più letto in italia. Non è solo berlusconi che ci sa fare con la comunicazione e la pubblicità. Perchè qui mi sembra che non te la cavi così male neppure tu.

    Detto questo, io dico una cosa: perchè non ti chiedi, come spesso faccio io, se o meno un italia esista una cosa come il GIORNALISMO INVESTIGATIVO. Quello che ti rivolta le budella, va a fondo con gli scandali, mette gente alla gogna con INFORMAZIONI COMPROVATE e aiuta la società?

    Perchè in italia è tutto, come del resto lo sei tu caro Grillo, fatto per fare “audience” e poi viene abbandonato senza andare a fondo?

    ti chiedi perchè è stato abbandonato il discorso Brigate Rosse? bene, io dico PERCHE’ IN QUESTO PAESE DELL’INFORMAZIONE NON GLIENE FREGA NULLA A NESSUNO, INTERESSA SOLO IL GOSSIP CHE VENDE.

    chiediti perchè I GIORNALISTI che hanno tanto parlato di brigate Rosse, non ci dicono chi sono queste persone? Che vita facevano? Quali reali prove sono state trovate? Che corrente seguivano?

    perchè non gliene frega più un cazzo a nessuno di leggerle, e loro quindi non venderebbero i loro giornali.

    perchè la notizia, è scomparsa da TUTTI i giornali, inclusi quelli di sinistra. E non solo perhè l’italia è un “protettorato”, ma perchè il giornalismo fa cagare.

    Tu, come questi giornalisti, fai la stessa cosa. Propaganda da quattro soldi per fomentare ulteriore odio, senza dare un briciola di prova.

    Questo è il mio parere, e rimarrà comunque fino a quando leggerò cose sensate e non propaganda gossip anche qui.

    Carlo zani 05.03.07 14:16

    http://www.beppegrillo.it/2007/03/born_in_the_usa.html

  68. Hugo Kolion detto

    Caro Beppe,
    se l’Italia è strutturata in un certo modo, dobbiamo prendercela con noi stessi e con la nostra testaccia. Sia la politica che tutto il resto al quale assistiamo in questo paese, è lo specchio degli Italiani stessi. Non vorrei fare di tutta un’erba un fascio, ma in genere l’italiano si è sempre distinto per essere un fanatico al quale piace fare la bella vita e avere il portafogli pieno senza fare niente dalla mattina alla sera. Hai detto bene. In Italia regna la cafonaggine e l’ignoranza. Lasciamo stare quello che fanno quattro scozzesi in piazza Duomo a Milano, forse in un momento di euforia a causa di qualche evento sportivo. Guardiamo a tutte le mancanze di rispetto che abbiamo noi italiani. Potremmo essere un popolo che potrebbe farla da maestro a causa delle profonde radici culturali e storiche che abbiamo, e invece dobbiamo solo imparare dagli altri. Se nel Bel Paese sfrecciano auto svizzere a 200 all’ora sull’autostrada, bisogna anche andare in fondo e vedere chi sono e per quali motivi lo fanno. Se degli svizzeri vanno a quella velocità sulle strade italiane, significa che vedono gli italiani che lo fanno. Siamo sicuri che siano svizzeri e non italiani emigrati in Svizzera? Io opterei di più per la seconda. Comunque, non ci lamentiamo di tutto quello che succede in giro, perchè qui vedo molte persone che si lamentano dalla mattina alla sera, e poi si comportano come tutto il resto della massa. Se crediamo in qualcosa, mettiamolo in pratica, altrimenti e meglio darsi all’ippica.

    Riccardo G. 10.03.07 06:42

    http://www.beppegrillo.it/2007/03/un_paese_di_ris.html

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  77. Hugo Kolion detto

    Ciao Ragazzi, ho appena pubblicato “Beppe Grillo, da censurato a censuratore”

    Estratto:

    Cari bloggers, ebbene si, Beppe Grillo è un censuratore! Eccome! Una censura metodica, applicata sia nel blog che nel Meetup di Beppe Grillo, fa sì che la realtà venga pesantemente distorta. Il visitatore che accede al blog o al Meetup di Beppe Grillo non legge mai tutti i commenti postati, bensì solo una parte, quella prevalentemente favorevole al pensiero di Beppe Grillo. Grazie a questa vera e propria falsificazione della realtà, viene così data l’impressione del consenso quasi univoco. Ma la realtà è ben diversa.

    Inoltre ci sono anche le prove:

    Il Meetup di Beppe Grillo e la censura metodica
    Il blog di Beppe Grillo e la censura metodica

    Potrete anche postare i vostri commenti, le vostre testimonianze.

    Colgo l’occasione per ringraziare anche tutti i bloggers che mi hanno sostenuto in questa lotta per fare venire a galla la censura metodica per mano di Beppe Grillo.

    http://new-italy.net/miti-e-leggende/beppe-grillo-da-censurato-a-censuratore/

  78. petite detto

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  79. ozzejewospe detto

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  80. wlacfyny detto

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  81. yolanda/Mondo Help Iolanda Baccelliere detto

    Ciao a tutti.
    Premetto,che ho aiutato Kolion,a diffondere le censure che vengono messe in atto sul blog di Grillo.
    Ma devo denunciare che anche il sig.Kolion,sul suo sito censura,in maniera più subdola che nel blog di Grillo.
    Fa sparire commenti e link,per poi farli apparire (non tutti),quando e dove gli pare.
    Ad esempio è una settimana,che aspetto che mi pubblichi,un mio commento,dove postavo,la lettera di una donna irachena,ad un soldato americano,quindi,non c’era nessun tipo di insulto o di imprecazioni,ma il sig.Kolion,che getta fango,su noi italiani,chiamandoci antiamericani,se ci dichiariamo contrari alla guerra,ha pensato bene,di avere,l’ultima parola,come al solito,non pubblicando,il mio commento,troppo duro da digerire,per chi,disprezza il popolo italiano e difende a spada tratta,il governo americano.
    Gli ho precisato,che è sbagliato dire,che gli italiani,odiano il popolo americano,che in realtà,sono contrari ai governi americani,ma il sig.Kolion,ripeto tende a modificare,il dialogo a suo favore,per darci degli antiamericani ed antisemiti.
    Quindi,qualsiasi cosa pensiate di Grillo,non date retta ad un anti italiano come Kolion,se andate sul suo sito,vi renderete conto che quello che scrivo,corrisponde a realtà,il suo rancore verso noi italiani,lo dimostra postando articoli,che ci descrivono come parassiti.
    La censura che lui,ha denunciato,sul blog di Grillo,è niente in confronto,alla manipolazione che lui fa nel suo sito.

  82. ccipjaqm detto

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  83. Hugo Kolion detto

    Ciao Yolanda

    Me l’aspettavo, hai messo in pratica le tue minacce, stai spargendo per la rete le tue calunnie. Sei profondamente disonestà e perciò non hai menzionato che volevi postare dei links ad un sito antisemita. Poi, piena di rabbia hai iniziato una sorta di scempio, nel giro di 24 ore hai postato tre dozzine di commenti, tra parolacce, insulti e oscenità. Tutto da rileggere

    http://new-italy.net/i-falsi-profeti/allarme-ciarlatani-o-in-italia-ci-sono-solo-troppi-creduloni/

    in quanto mai censurato (nemmeno quei contenuti che ci parlano dei complotti mondiali degli ebrei). Il tutto perché non ho ceduto al tuo ricatto: volevi che togliessi i tuoi commenti per non fare brutta figura. Sei una brutta persona, prepotente, bugiarda, piena di rancore e seminatrice di odio. Lo dimostra il fatto che sei venuta qui da Ernesto a continuare lo scempio.

  84. yjijhusu detto

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  85. yolanda/Mondo Help Iolanda Baccelliere detto

    Caro Kolion,il disonesto,sei tu,infatti,la lettera della “donna irachena,ad un soldato americano”,non me l’hai pubblicata,ma non è l’unico commento che mi hai censurato.
    Poi ancora con la storia degli antisemiti,a te Kolion,manca la capacità,di capire che se si dice che gli ebrei,non devono fare ad altri quello che hanno fatto a loro,non si è antisemiti,semplicemente,si è contrari a qualsiasi forma di violenza,contro qualsiasi popolo,anche se si tratta di popoli musulmani.
    Ma tu questo,non lo capisci,perchè sei troppo occupato,a pensare a te stesso, a sputare sentenze,verso il popolo italiano,come se tu fossi l’unico portatore di verità.
    In quanto agli orari,dei commenti,se li pubblicavi subito,l’orario sarebbe stato quello italiano,ma tu sei molto scaltro e di commenti caro Kolion,ne mancano,eccome se ne mancano e io e te lo sappiamo.
    Ma i commenti con i miei insulti,che hai pubblicato con l’inganno,proprio perchè,gli altri me li censuravi,dicendomi che non avresti pubblicato più le mie risposte,i commenti con gli insulti,da bravo infamemli hai pubblicati….
    Quindi,prima di insegnare a me cosa vuol dire “rispetto”,guardati allo specchio,se ancora ne possiedi uno.
    E la prox volta,prima di dire che Grillo o altri,ti censurano,fatti un esame di coscienza,perchè tu stravolgi la verità,censurando,manipolando,i commenti contrari alle tue castronerie,da forcaiolo,contro noi italiani.
    Se mi dirai di nuovo che quei post,sono la prova che altri scrivono, ciò che posti,ti rispondo che se posti quegli articoli,è perchè tu ci vedi cosi’…
    Puoi continuare a negare,ma io e te lo sappiamo che censuri.
    Visto che tu,lo hai detto di Grillo,come l’ho detto io,dovresti sapere che la censura,è ingiusta anche se attuata da te,nei confronti di altri,visto che sei cosi’”RISPETTOSO”,perchè censuri,chi la pensa diversamente da te?
    I miei commenti,non ci sono tutti caro Kolion e questo è tutto.
    La lettera di una donna irachena ad un soldato americano,non l’ hai pubblicata,in quanto scomoda,per la”tua verità”…come altri miei commenti,che smentivano le tue accuse di antisemitismo,nei miei confronti..
    Ho denunciato le tue censure,come hai fatto tu,quando ti hanno censurato,perchè non avrei dovuto farlo?
    Chi sei tu?
    Un’altra cosa Kolion,sul tuo sito,hai pubblicato,i miei insulti,ma i tuoi,non ci sono,in quanto,da furbetto,quale sei,mi hai insultata alla grande,tramite mail,hai continuato ad insultarmi,anche di fronte ad una mail nel quale ti dicevo,che mio padre è stato prigioniero in germania,e per questo,non potri essere razzista,verso gli ebrei,come tu adori definirmi.
    Hai continuato ad insultarmi,anche quando,ti ho detto sempre tramite mail che non può essere colpa mia,se la sanità italiana va male,che mia madre è stata uccisa da medici incapaci,ne ho le prove,ho le mail,quindi,non dirmi che io non rispetto ne te ne gli ebrei.

    Non ti rendi conto di quanto sei falso?

    Vuoi continuare a dire castronerie?

    Guarda che ho le prove di quello che dico,vuoi che le lascio in giro?
    Ma cosa ti aspetti,che tu puoi censurare e che non lo si dica?
    Potevo farne a meno,se non denunciavi dappertutto,le censure che hai subito tu da altri,ma se ti comporti allo stesso modo,ti spetta la stessa sorte.

    Te lo ripeto,puoi anche manipolare,quante volte vuoi i commenti,ma chilegge lo capisce benissimo che non ho mai detto nulla contro gli ebrei.
    Cresci Kolion,è giunta l’ora,non puoi sputare fango su tutti e comportarti peggio,di chi sputtani.

  86. uhicfex detto

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  87. johnydifjuw detto

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  88. Hugo Kolion detto

    Cara Yolanda

    I numeri del nostro paese smentiscono ogni cosiddetto “sputtanamento” (da parte tua), mi pare semplice. Adesso, rompere il termometro per non misurare la febbre mi sembra assai cosa stupida. Un po’ come succhiarsi una videata del buon Michael Moore e poi “credere” di saper tutto come fai te. Chiudo aggiungendo che dopo la data del 28 ottobre 2007, nella quale tu testualmente dichiari “sono stanca di scontrarmi con te, getto la spugna” non ci sono più commenti tuoi, visto che ho chiuso la faccenda rispettando alla lettera la tua volontà di finirla lì.

    Dopo un’ottantina di commenti sparati a casaccio, oltre che una certa quantità di insulti rivolti al sottoscritto, tanto per manifestare una certa tua indole, direi che può bastare. Cercati qualcun altro, o altrimenti rientra nelle file degli adepti di Grillo. Almeno troverai qualcuno che ti capirà. Ma non solo, lì troverai chi sosterrà con odio le accuse più assurde senza mai allegare le prove, proprio come usi fare tu o il tuo maestro, il buon Moore o il Grillo che hai riscoperto di amare in quanto fin troppo simile a te.

    Omaggio alla calunnia, tratto da Il Barbiere di Siviglia:

    La calunnia è un venticello / Un’auretta assai gentile / Che insensibile sottile / Leggermente dolcemente / Incomincia a sussurrar / Piano piano terra terra / Sotto voce sibilando / Va scorrendo, va ronzando, / Nelle orecchie della gente / S’introduce destramente, / E le teste ed i cervelli / Fa stordire e fa gonfiar … Alla fin trabocca, e scoppia, / Si propaga si raddoppia / E produce un’esplosione / Come un colpo di cannone, / Un tremuoto, un temporale, / Un tumulto generale / Che fa l’aria rimbombar …

    PS: adesso sai come fare, vai per questa strada, bella pacifista che ti reputi. Tappezza la rete con le tue calunnie, ma te lo do io l’odio e la guerra, quando sei la prima a soffocare un minimo di buon senso e rispetto per il prossimo! Il tuo è solo fanatismo, ed è per questo che non mi puoi soffrire.

    Ciao
    Hugo

  89. Kolion,come volevo dimostrare e ci sono riuscita,hai postato quel commento per smentirmi.
    Sei falso,in quanto dei miei commenti mancano compreso questi:

    Yolanda scrive:
    Il tuo commento è in attesa di essere approvato.

    Giovedì, 01.11.2007 alle 15:19

    Yolanda scrive:
    Il tuo commento è in attesa di essere approvato.

    Giovedì, 01.11.2007 alle 15:41

    Mi sembra che io li abbia postati dopo il 28 ottobre,dove sono?

    Sono sicura che questo non lo posterai.
    Risparmiati le tue,non tue…poesie e te lo ripeto,continua pure a negare,ma tu lo sai che censuri,fatti un esame di coscienza.
    La gente,non è stupida,Kolion,la guerra l’hai voluta tu,quando da infame,quando mi censuravi,hai postato i miei insulti.
    Ma non mi fa paura il fatto che tu li lasci,infatti,li ho postati anche sulla “Pulce di Voltaire”.
    Come vedi,io mi prendo le mie responsabilità,tu perchè non ti prendi le tue?
    Ti assicuro,poi,che preferirei tornare tra le file dei grillini piuttosto,che avere a che fare con un bugiardo falso e forcaiolo come te,che per averla vinta,sputtana chiunque,definendo l’interlocutore antisemita…
    Cmq,rassegnati,ho denunciato le tue censure come ho fatto in passato con Grillo,te lo ripeto chi sei tu?
    Perchè non dovrei denunciare le tue censure?
    Questo commento,lo salvo Kolion,per sicurezza,visto che è scomodo,per te e non me lo pubblicherai…

    yolanda/Mondo Help scrive:
    Il tuo commento è in attesa di essere approvato.

    Mercoledì, 07.11.2007 alle 20:13

    Kolion,aggiugo,correggo solo una cosa,”Il barbiere di Siviglia”,non è una poesia,sai anche io ho studiato musica…

    Se non hai pubblicato,quest’ultimo commento,oltre agli altri due,che ho citato sopra,come vuoi chiamare,questa cosa?
    A mio parere e anche quello di altri,si chiama CENSURA,non dai diritto di replica CENSURANDO,Kolion,scendi dal tuo piedistallo,non predicare,fatti un esame di coscienza,oppure corri sul tuo sito a pubblicare,ciò che ancora una volta hai CENSURATO.

  90. Kolion,io ho mandato un commento,per rispondere a Jim,dicendo che tanto non lo avresti pubblicato e tu per smentirmi,lo hai postato,il commento di Jim era questo e incollo anche la tua risposta:

    Jim on Novembre 4th, 2007 14:23

    Ciao, volevo solo chiedere una cosa, non voglio né insultare né creare problemi, ma vorrei avere solo chiarimenti!
    Sono un frequentatore del “Terzo Occhio” (www.terzoocchio.org) e vagando come faccio ogni tanto mi sono imbattuto su una discussione che ti riguarda un po’ e riguarda un po’ anche questo tuo post sul Grillo!
    Ti ricordo il link, cosicché non sembri che io stia parlando di aria fritta: http://www.terzoocchio.org/comments.php?id=111_0_1_0_C#commenti
    Quello che vorrei chiederti è: Tutto vero quello che dice Yolanda? E se fosse così come lei dice, perché scrivere un post del genere che intende una cosa mentre poi ne fai un altra? … In altre parole mi chiedo se le voci di Yolanda siano fondate, e se sia reale il tuo comportamento analogo al Grillo!
    Cordiali saluti! Jim

    Hugo Kolion on Novembre 4th, 2007 17:09 Ciao Jim

    Il discorso Yolanda è partito da questa stanza:

    Allarme ciarlatani o in Italia ci sono solo troppi creduloni?

    Rileggendo i commenti potrai farti una tua opinione sull’accaduto. Fatto è, inoltre, che il sottoscritto non dice solo che Beppe Grillo censura, bensì allega anche le prove salvate. Non una sola, ma parecchie, sia della censura praticata nel blog che nel Meetup.

    Mentre Yolanda non allega le prove, accusa e basta. L’ha fatto perché non le ho permesso di postare un link che portava ad un sito antisemita, inoltre – come potrai verificare da te – perché non ho ceduto ad un suo ricatto, voleva che togliessi tutti i commenti targati Yolanda (testualmente: “o elimini tutti i commenti come ti ho già detto oppure troverai le prove delle tue censure”) per non fare una brutta figura visto ciò che ha scritto in quella stanza.

    Non ho ceduto e quindi eccoci qui a parlare di Yolanda, che purtroppo si è rivelata persona prepotente e bugiarda, piena di rancore e seminatrice di odio. Ma non lo dico io, bensì lei stessa con i suoi commenti riportati nella stanza su menzionata.

    Io allora ho postato nella stanza:Allarme ciarlatani o in Italia ci sono solo troppi creduloni?

    Yolanda scrive:
    Naturalmente,io non posso replicare,perchè censurata,dal grande uomo,Kolion,quindi Jim,se caso mai il Kolion,pubblicherà questo mio commento,sarà facile,giusto per smentire la mia denuncia del fatto che censura,cerca in google:Yolanda/Mondo Help,su my space,nel mio blog,ti dirò anche la mia,visto che Kolion qui non me lo permette,ho lasciato,un post,per te.
    Ciao Jim.

    PS:

    CARA YOLANDA, VISTO CHE STAI TAPPEZZANDO LA RETE CON LE CALUNNIE PIÙ IMPENSABILI:

    I NUMERI DEL NOSTRO PAESE SMENTISCONO OGNI COSIDDETTO “SPUTTANAMENTO”, MI PARE SEMPLICE. ADESSO, ROMPERE IL TERMOMETRO PER NON MISURARE LA FEBBRE MI SEMBRA ASSAI COSA STUPIDA. UN PO’ COME SUCCHIARSI UNA VIDEATA DEL BUON MICHAEL MOORE E POI “CREDERE” DI AVER RISOLTO OGNI PROBLEMA OLTRE CHE OVVIAMENTE SAPER TUTTO MEGLIO DEGLI ALTRI.

    CHIUDO AGGIUNGENDO CHE DOPO LA DATA DEL 28 OTTOBRE 2007, NELLA QUALE TU (DA RILEGGERE NEL COMMENTO DEL 28 OTTOBRE QUI SOPRA) TESTUALMENTE DICHIARI “sono stanca di scontrarmi con te, getto la spugna” NON CI SONO PIÙ COMMENTI TUOI, VISTO CHE HO CHIUSO LA FACCENDA RISPETTANDO ALLA LETTERA LA TUA VOLONTÀ DI FINIRLA LÌ.

    DOPO UN’INFINITÀ DI COMMENTI SPARATI A CASACCIO, OLTRE CHE UNA CERTA QUANTITÀ DI INSULTI RIVOLTI AL SOTTOSCRITTO, TANTO PER MANIFESTARE UNA CERTA TUA INDOLE, DIREI CHE PUÒ BASTARE. CERCATI QUALCUN ALTRO, O ALTRIMENTI RIENTRA NELLE FILE DEGLI ADEPTI DI GRILLO. ALMENO TROVERAI QUALCUNO CHE TI CAPIRÀ. MA NON SOLO, LÌ TROVERAI CHI SOSTERRÀ CON ODIO LE ACCUSE PIÙ ASSURDE SENZA MAI ALLEGARE LE PROVE, PROPRIO COME USI FARE TU O IL TUO MAESTRO, IL BUON MOORE O IL GRILLO CHE HAI RISCOPERTO DI AMARE IN QUANTO FIN TROPPO SIMILE A TE.

    OMAGGIO ALLA CALUNNIA, TRATTO DA IL BARBIERE DI SIVIGLIA:

    La calunnia è un venticello / Un’auretta assai gentile / Che insensibile sottile / Leggermente dolcemente / Incomincia a sussurrar / Piano piano terra terra / Sotto voce sibilando / Va scorrendo, va ronzando, / Nelle orecchie della gente / S’introduce destramente, / E le teste ed i cervelli / Fa stordire e fa gonfiar … Alla fin trabocca, e scoppia, / Si propaga si raddoppia / E produce un’esplosione / Come un colpo di cannone, / Un tremuoto, un temporale, / Un tumulto generale / Che fa l’aria rimbombar …

    PS: ADESSO SAI COME FARE, VAI PER QUESTA STRADA, BELLA PACIFISTA CHE TI REPUTI. CONTINUA A TAPPEZZARE LA RETE CON LE TUE CALUNNIE, MA TE LO DO IO L’ODIO E LA GUERRA, QUANDO SEI LA PRIMA A SOFFOCARE UN MINIMO DI BUON SENSO E RISPETTO PER IL PROSSIMO! IL TUO È SOLO FANATISMO, ED È PER QUESTO CHE NON MI PUOI SOFFRIRE.

    CIAO
    HUGO

    Martedì, 06.11.2007 alle 16:30

    Kolion,io poi ti ho postato questo:

    Kolion,come volevo dimostrare e ci sono riuscita,hai postato quel commento per smentirmi.
    Sei falso,in quanto dei miei commenti mancano compreso questi:

    Yolanda scrive:
    Il tuo commento è in attesa di essere approvato.

    Giovedì, 01.11.2007 alle 15:19

    Yolanda scrive:
    Il tuo commento è in attesa di essere approvato.

    Giovedì, 01.11.2007 alle 15:41

    Mi sembra che io li abbia postati dopo il 28 ottobre,dove sono?

    Sono sicura che questo non lo posterai.
    Risparmiati le tue,non tue…poesie e te lo ripeto,continua pure a negare,ma tu lo sai che censuri,fatti un esame di coscienza.
    La gente,non è stupida,Kolion,la guerra l’hai voluta tu,quando da infame,quando mi censuravi,hai postato i miei insulti.
    Ma non mi fa paura il fatto che tu li lasci,infatti,li ho postati anche sulla “Pulce di Voltaire”.
    Come vedi,io mi prendo le mie responsabilità,tu perchè non ti prendi le tue?
    Ti assicuro,poi,che preferirei tornare tra le file dei grillini piuttosto,che avere a che fare con un bugiardo falso e forcaiolo come te,che per averla vinta,sputtana chiunque,definendo l’interlocutore antisemita…
    Cmq,rassegnati,ho denunciato le tue censure come ho fatto in passato con Grillo,te lo ripeto chi sei tu?
    Perchè non dovrei denunciare le tue censure?
    Questo commento,lo salvo Kolion,per sicurezza,visto che è scomodo,per te e non me lo pubblicherai…

    yolanda/Mondo Help scrive:
    Il tuo commento è in attesa di essere approvato.

    Mercoledì, 07.11.2007 alle 20:13

    Kolion,nel tuo sito,non c’è,come mai?
    Corri a pubblicarlo per smentirmi,oppure credi che io molli?

    Caro Kolion,postali come si deve i commenti,perchè poi io li leggo.
    Adesso ti incollo il post che ho fatto altrove,per rispondere a Jim:

    Questo post,è per Jim,ti rispondo qui,riguardo alle censure che Kolion attua nel suo blog…
    Ciao volevo rispondere a Jim,che ha chiesto spiegazioni,a Kolion,sul fatto che denuncio le censure che Kolion,attua nel suo sito,Jim,Kolion,non mi permette di risponderti nel suo sito,tu gli hai chiesto questo:
    Jim scrive:
    Ciao, volevo solo chiedere una cosa, non voglio né insultare né creare problemi, ma vorrei avere solo chiarimenti!
    Sono un frequentatore del “Terzo Occhio” (www.terzoocchio.org) e vagando come faccio ogni tanto mi sono imbattuto su una discussione che ti riguarda un po’ e riguarda un po’ anche questo tuo post sul Grillo!
    Ti ricordo il link, cosicché non sembri che io stia parlando di aria fritta: http://www.terzoocchio.org/comments.php?id=111_0_1_0_Ccommenti
    Quello che vorrei chiederti è: Tutto vero quello che dice Yolanda? E se fosse così come lei dice, perché scrivere un post del genere che intende una cosa mentre poi ne fai un altra? … In altre parole mi chiedo se le voci di Yolanda siano fondate, e se sia reale il tuo comportamento analogo al Grillo!
    Cordiali saluti! Jim

    Domenica, 04.11.2007 alle 14:23
    Kolion ti ha risposto questo:
    Hugo Kolion scrive:
    Ciao Jim

    Il discorso Yolanda è partito da questa stanza:

    Allarme ciarlatani o in Italia ci sono solo troppi creduloni?

    Rileggendo i commenti potrai farti una tua opinione sull’accaduto. Fatto è, inoltre, che il sottoscritto non dice solo che Beppe Grillo censura, bensì allega anche le prove salvate. Non una sola, ma parecchie, sia della censura praticata nel blog che nel Meetup.

    Mentre Yolanda non allega le prove, accusa e basta. L’ha fatto perché non le ho permesso di postare un link che portava ad un sito antisemita, inoltre – come potrai verificare da te – perché non ho ceduto ad un suo ricatto, voleva che togliessi tutti i commenti targati Yolanda (testualmente: “o elimini tutti i commenti come ti ho già detto oppure troverai le prove delle tue censure”) per non fare una brutta figura visto ciò che ha scritto in quella stanza.

    Non ho ceduto e quindi eccoci qui a parlare di Yolanda, che purtroppo si è rivelata persona prepotente e bugiarda, piena di rancore e seminatrice di odio. Ma non lo dico io, bensì lei stessa con i suoi commenti riportati nella stanza su menzionata.

    Domenica, 04.11.2007 alle 17:09

    Jim,
    Kolion,ha cancellato,molti miei commenti e mi da dell’antisemita,perchè,sul suo sito,ho postato,un articolo,bada bene,non un link,l’articolo lo ha rimosso,insomma un articolo,sulla legge Levi Prodi,quell’articolo,l’ho preso,in un sito che parla anche dello sterminio,che gli israeliani,attuano nei confronti dei palestinesi,penso che sia una realtà,sotto lo sguardo di tutti e negare,questi fatti gravi,non aiuta di certo,il popolo italiano che Kolion, tanto disprezza,nel suo sito,ad aprire gli occhi.

    Ti faccio un esempio,se gli indiani,sterminassero,tutti gli americani,perchè a loro volta sterminati,dai governi americani,sarebbe giusto?Se gli africani,si accanissero,con la stessa rabbia degli israeliani,contro i palestinesi,bene se gli africani schiavizzati dai governi europei,si accanissero,contro il popolo europeo,sarebbe giusto?
    Ha il diritto Kolion di definire antisemita chi denuncia il governo israeliano,che si accanisce contro il popolo palestinese?Kolion,ha manipolato ben bene,ciò che gli postavo,non ero di certo prevenuta da stare li a salvare tutti i commenti,come ha fatto,lui con Grillo,ma se ti è possibile,leggere ciò che lui ha pubblicato di me,ti renderai conto che non sono un antisemita,come vuole farmi apparire lui.
    Preciso,che prima che io gli dicessi,di togliere i miei commenti,il Kolion,mi aveva minacciata,dicendomi che li avrebbe più pubblicati ,ma forse lui da sbadato,quel suo commento,non lo ha modificato e la prova,è ancora li,se non la cancellerà,leggendo questo post.

    Gli insulti,miei nei suoi confronti,sono arrivati dopo un bel pò,che cercavo di difendermi e che il Kolion,automaticamente,non postava i miei commenti.
    Li ha postati con l’inganno,perchè da ingenua,pensavo che non mi pubblicasse più nulla,visto che molti commenti,non li ha pubblicati.
    Cmq,il caro furbetto,se ne è guardato bene dall’insultarmi sul suo sito,lo ha fatto tramite mail,dandomi della razzista,anche dopo che gli ho detto che mio padre,è stato prigioniero in Germania,mi ha detto che dovrei vergognarmi di come va la sanità in Italia,anzichè dare retta a Moore,cita sempre Moore.

    Il sig.Kolion,adesso,sputa fango su Moore è fissato,anche se gli ho precisato che non so molto di Moore e che mi informo su altre fonti,per quanto riguarda la sanità in America,cmq,mi ha insultata dicendomi di vergognarmi,anche quando gli ho detto che io,come altri siamo vittime della sanità,italiana,perchè mia madre è stata uccisa da dei medici incapaci,questi insulti li ho nelle mail.

    Il sig.Kolion,ancora una volta, dimostra che c’è chi predica bene e poi razzola male,lui da della bugiarda a me,ma anche se voi gli credete,dentro se,sa quanto è falso.

    Kolion ha denunciato,le censure subite,nel blog di Grillo,io denuncio le sue.
    Dice che non ho le prove,ma neppure quando aiutavo Kolion a diffondere le censure di Grillo,ne avevo,eppure in quell’occasione, ha voluto credere,gli ha fatto comodo credere, nella sottoscritta!In quel caso,non ero bugiarda!
    Intendiamoci,venivo censurata,ma oltre a dirlo,non sono cosi’ fissata,da stare li,a salvare tutti i commenti che mi censurano.
    Semplicemente,voglio che si sappia che colui che denuncia di essere censurato,in questo caso Kolion,attua anche lui la censura.
    Un ultima cosa,leggi i post che Kolion,pubblica nel suo sito e confronta,se sono io la persona cattiva che semina odio.
    I suoi post,sono pieni di disprezzo e ogni tipo di accuse contro noi italiani.
    Ti incollo qui,un commento che il caro Kolion,si è meritato,sul sito di Guzzanti,da parte di un’altra persona che veniva attaccata da lui…
    Però,prima ti incollo qui,una prova che alcuni commenti,non li ha pubblicati,ma bada che molti altri,non li ho salvati,dicono,che i miei commenti,sono in attesa di moderazione,ma non erano insulti,semplicemente,gli avevo postato,”Lettera ad un soldato americano”,non c’era nulla di antisemita,vai a vedere,se ti va,se trovi quei commenti,guarda l’ora e la data,non li ha mai pubblicati…

    Yolanda scrive:
    Il tuo commento è in attesa di essere approvato.

    Giovedì, 01.11.2007 alle 15:19

    Yolanda scrive:
    Il tuo commento è in attesa di essere approvato.

    Giovedì, 01.11.2007 alle 15:41

    Quello che ti posto qui sotto,è un commento che un’altro malcapitato che ha avuto a che fare con Kolion,ha scritto per Kolion,sul blog di Guzzanti,lo trovi ancora.

    Sergio Rizzitiello scrive:

    23 Ottobre 2007 alle 23:03
    Caro Hugo, sono triste perchè tu vuoi giocare a chi ce l’ha più grosso, ti lascio volentieri il primato.
    Il tuo linguaggio oscuro e in alcuni tratti ermetico è funzionale alla tua filosofia dell’assoluto che si compiace di verbosità.
    All’inizio pensavo che si fosse in un dialogo, poi ho capito che avevi già tracciato una linea dove tu volevi vincere.
    Peccato, è un’occasione mancata.
    Una ragione che non si bagni di emozioni vitali è un fantasma, una ragione che non affondi le sue speculazioni nella passione e nell’amore è una ragione morta.
    Un mesto saluto

    Lo trovi qui:
    http://www.paologuzzanti.it/archives/504

    Caro Jim,il sig. Kolion,che disprezza cosi’ tanto noi italiani,vuole sempre avere ragione e vincere,è per questo che mi censura,non perchè sono antisemita.

    5 Novembre 2007 alle 22:38

    E poi caro Kolion,sorpresa,vado sul sito di Guzzanti e cosa vedo?
    Qualcuno,ha postato il mio post…
    Ci sarà un motivo,Kolion?
    Non penso che sia stato tu,qualche anima pia,in questa Italia,degli italiani,che tanto disprezzi,c’è,ma sta dalla parte giusta…

  91. what is freaking blog about http://facebook-proxy-vpn.blogspot.com
    i understand that is for anonymous surfing people use it for http://facebook.com http://myspace.com other social networking sites
    like http://360.yahoo.com how can i use it for torrent or eDonkey.

  92. AGGIUNTA DEL 9.11.2007 PER YOLANDA: RILEGGI BENE QUANTO RIPORTATO QUI SOPRA DA ME. SIGNIFICA CHE TUTTI I TUOI COMMENTI INVIATI DOPO LA DATA DEL 28.10.2007 NON VERRANNO PIÙ PUBBLICATI. PER ME IL DISCORSO “YOLANDA” È CHIUSO DEFINITIVAMENTE. CIAO HUGO.

    Evviva,finalmente lo hai ammesso,mi CENSURI.
    Bravo Kolion,grazie

  93. Hugo Kolion detto

    Cara Yolanda, tu fai parte di quelli che parlano volentieri dei diritti ma raramente dei doveri, come per esempio rispettare gli altri. Adesso vedi, entrare nel blog di qualcuno e postare dei commenti è un conto, insultare ripetutamente o postare contenuti razzisti è un altro. Se ripassi un attimino la Netiquette e poi i commenti che hai lasciato da me, ti accorgerai quanto scempio hai prodotto. Ma tu questo già lo sapevi !

    Ma perché ce l’hai proprio con me?

    Perché sei antiamericana, antisemita e credulona: hai prima trovato e poi scelto appositamente due miei post, “Grazie America” e “Allarme ciarlatani”, per farmela pagare in quanto non la penso come te. Hai per questo motivo provocato, scempiato e poi anche insultato nel giro di poche ore, postando una miriade di cavolate – per altro anche off-topic – in due stanze del mio blog.

    Il tutto premeditato, per poi farmi apparire per quello che non sono, un censuratore. Hai quindi anche per questo motivo inoltrato nel giro di pochi giorni una buona ottantina (80!!)di posts in quelle due stanze. Incredibile ma vero, è tutto lì da rileggere !

    Hai poi sempre per lo stesso motivo usato contro di me una sorta di mobbing per sputtanarmi in rete: hai setacciato tutta la rete per trovare miei commenti e poi postare accodate le tue calunnie. E pur di riuscire nel tuo intento sei stata capace di smentire addirittura la censura del Grillo che tu stessa però hai propagato per la rete non tanto tempo fa grazie al mio lavoro.

    Per me in ogni caso è stata una lezione, mai più aiuterò una persona come te, che crede a certe panzane tipo Ufo o complotti mondiali per non dire di peggio: esempio quella tua storia sui milioni ( !) di americani che ogni anno perdono la loro vita causa sanità americana.

    Altrove, invece, non ti permettono di postare gli stessi contenuti, ma questo a te non interessa mica, visto che non ho mai letto tue lamentele a riguardo ma nemmeno contenuti simili – su siti simili al mio ! – a quelli che però hai messo sul mio sito. Quindi non è questo che ti interessava !

    Ho ormai capito che a te non interessa fare dell’informazione, bensì solo sfogare la tua rabbia e l’odio cieco e bieco che provi nei confronti degli ebrei e americani, inoltre anche di chi non è razzista oltre che credulone come te. Sei falsa e bugiarda, hai premeditato tutto ancora prima di lanciare il tuo primo post in quelle stanza. Sapevi inoltre bene che mi occupavo dell’anomalia italiana, ma anche qui ti sei scoperta difensore della patria solo dopo la vicenda qui sopra. Non prima ! Ma tu avevi un programma e l’hai attuato. Sei veramente una brutta persona.

  94. ibmalcolici detto

    Dal sito di Kolion:

    AGGIUNTA DEL 9.11.2007 PER YOLANDA: RILEGGI BENE QUANTO RIPORTATO QUI SOPRA DA ME. SIGNIFICA CHE TUTTI I TUOI COMMENTI INVIATI DOPO LA DATA DEL 28.10.2007 NON VERRANNO PIÙ PUBBLICATI. PER ME IL DISCORSO “YOLANDA” È CHIUSO DEFINITIVAMENTE. CIAO HUGO.

    Evviva,finalmente lo hai ammesso,mi CENSURI.
    Bravo Kolion,grazie,ma devi ancora ammettere tutte le censure che hai messo in atto nei miei confronti,prima del 28.10.2007.

    Cmq,hai già fatto,un piccolissimo passo verso la verità,forse riuscirai,lavorando con la tua coscienza,ad ammettere oltre che a te stesso,anche a me e a chi legge,che non ti sei comportato meglio di Grillo,che tu critichi tanto.

    Spero che tu dalle mie denunce,impari ad essere più umile e che impari ad affrontare i confronti,la mia vuole essere una critica costruttiva,perchè,se chiedi libertà di espressione,nel blog altrui,devi concederla anche nel tuo sito,questa è la democrazia,tanto decantata,ma poco utilizzata.

    Caro Kolion,sei falso e per di più ti contraddici,di continuo,ma sono pacifista o antisemita?

    E poi,in cosa mi hai aiutata?
    A me non risulta che io ti abbia mai chiesto aiutoooooo!
    Non ti sembra che me la cavi da sola?
    Hai voluto tu,che andassi in giro a denunciare le censure che hai messo e che metti in atto,non ti pare?
    Se siamo qui a discutere sul sito di un altra persona,è perchè tu nel tuo non mi lasci difendere,dalle tue ridicole accuse.

    Cmq,la prova delle tue censure,c’è quindi…per me il discorso,finisce qui.
    Kolion,la cattiveria non fa parte del mio carattere,fino a che non vengo attaccata ingiustamente e tu lo hai fatto,quindi te lo ripeto,fatti un bell’esamino di coscienza e pensa a tutte lo sputtanamento che hai fatto a Grillo,perchè ti censurava.

    Io con te ho fatto la stessa cosa,ma cosa pretendi,di non venire censurato,ma di attuare la censura tranquillamente?
    Non va cosi’,il mondo,Kolion cresci,hai quasi 50 anni e su,dai lo hai anche ammesso che censuri e le prove te le ho postate anche qui.
    Su Kolion,se punti il dito verso chi censura,lascia anche che chi viene censurato da te, faccia lo stesso,no?

    Buona fortuna Kolion,ne hai bisogno,per diventare un essere umile,perchè l’umiltà,manca ad una persona come te,tutto qui.
    E adesso,posso rilassarmi….

    Ultima cosetta e poi stop,non voglio più leggerti,Kolion,i giochetti,con me non funzionano,questo,qui sotto,lo hai scritto dopo la marea di commenti che mi hai censurato anche prima del 28.10.2007 e che da stupida,non ho salvato,perchè non sono cosi bastarda come vuoi farmi apparire tu,ma gli altri si, li ho salvati e se qualcuno vuole le prove,basta andare nel mio blog,sono li.

    Scrivi questo Kolion:
    AGGIUNTA DEL 9.11.2007 PER YOLANDA: RILEGGI BENE QUANTO RIPORTATO QUI SOPRA DA ME. SIGNIFICA CHE TUTTI I TUOI COMMENTI INVIATI DOPO LA DATA DEL 28.10.2007 NON VERRANNO PIÙ PUBBLICATI. PER ME IL DISCORSO “YOLANDA” È CHIUSO DEFINITIVAMENTE. CIAO HUGO.

    Come vedi Kolion,tu il commento dove dici che mi censuri dal 28.10.2007,lo hai postato dopo che hai letto e censurato questi ultimi che ti cito sotto,eh!Furbetto?
    Cmq,per chi volesse vedere con i propri occhi,sono nel mio blog my space.
    E poi,definisci me cattiva,falsa?
    Kolion Kolio…Mi fai pure pena,e non è bello…
    Cresci te lo ripeto,è ora….

    Yolanda scrive:
    Il tuo commento è in attesa di essere approvato.

    Giovedì, 01.11.2007 alle 15:19

    Yolanda scrive:
    Il tuo commento è in attesa di essere approvato.

    On 11.07.07 yolanda/Mondo Help wrote these pithy words: Your comment is awaiting moderation.

    Giovedì, 01.11.2007 alle 15:41

    Mi fai credere do pubblicare i miei commenti,ma c’è scritto questo:
    wrote these pithy words: Your comment is awaiting moderation.
    Caro Kolion,non sono stupida,i miei commenti,sono in attesa di moderazione….

    yolanda/Mondo Help scrive:
    Il tuo commento è in attesa di essere approvato.

    Mercoledì, 07.11.2007 alle 20:13
    ..
    yolanda/Mondo Help scrive:
    Il tuo commento è in attesa di essere approvato.

    Mercoledì, 07.11.2007 alle 20:54
    ..
    yolanda/Mondo Help scrive:
    Il tuo commento è in attesa di essere approvato.

    Mercoledì, 07.11.2007 alle 20:54
    ..
    yolanda/Mondo Help scrive:
    Il tuo commento è in attesa di essere approvato.

    Giovedì, 08.11.2007 alle 11:01
    ..
    yolanda/Mondo Help scrive:
    Il tuo commento è in attesa di essere approvato.Giovedì, 08.11.2007 alle 11:06

    Ultimissima cosa,non mi lasci difendere sul tuo sito,e dici che il discorso “Yolanda”,è chiuso definitivamente,ma allora perchè qui,continui?
    Sii concreto,oppure come ti hanno detto sul blog di Guzzanti:
    Sergio Rizzitiello scrive:

    23 Ottobre 2007 alle 23:03
    Caro Hugo, sono triste perchè tu vuoi giocare a chi ce l’ha più grosso, ti lascio volentieri il primato.
    Il tuo linguaggio oscuro e in alcuni tratti ermetico è funzionale alla tua filosofia dell’assoluto che si compiace di verbosità.
    All’inizio pensavo che si fosse in un dialogo, poi ho capito che avevi già tracciato una linea dove tu volevi vincere.
    Peccato, è un’occasione mancata.
    Una ragione che non si bagni di emozioni vitali è un fantasma, una ragione che non affondi le sue speculazioni nella passione e nell’amore è una ragione morta.
    Un mesto saluto

    Lo trovi qui:
    http://www.paologuzzanti.it/archives/504

    Questo commento Kolion,vale 100.000 volte più di tutti i miei messi assieme,riassume in poche parole,chi sei tu.
    Quando ti ho scritto che gettavo la spugna,non l’ho fatto perchè pensavo che tu avessi ragione,ma per non perdere tempo,con una persona arrogante come te,e ancora qui hai fatto vedere la tua indole forcaiola.

    Quanti insulti Kolion,ma i tuoi nei miei confronti non li vedi,vedi solo quelli che ti ho rivolto io.

    Ma stavolta,non mi freghi,io una vita al di fuori di internet c’è l’ho e anche serena,tu non lo so.
    Addio a mai più leggerti,ho la nausea…

  95. Hugo Kolion detto

    Finalmente! Sei giunta alla fine (solo che lo dici da oltre un mese ma poi …)

    Spregiare con un’ottantina di commenti il mio sito nel giro di pochi giorni non significa democrazia, bensì il contrario! Certo, dal 28.10.2007 non passano più commenti tuoi sul mio sito, mentre tu però – miss verity ! – parlavi di censura fin dal primo commento (!).

    Poi hai buttato giù un’infinità di menzogne e questo l’hanno capito tutti, infatti sono andati a leggere i tuoi commenti e poi silenzio assoluto. Te l’avevo detto che facevi una brutta figura, ma hai creduto diversamente, volevi dimostrare a tutti come si imita certi racconta-panzane maestri tuoi.

    Peccato per te che la gente sa usare la propria testa :-) frasi tipo “Kolion, o cancelli i miei commenti o vado a dire in giro che censuri” fanno riflettere Yolanda, anche certi tuoi insulti e contenuti razzisti (che appunto volevi cancellati per non fare una brutta figura). Quindi pacifista tu? Pacifinta ipocrita è più indicato da come usi internet per sprizzare solo odio contro gli ebrei e gli americani!

    Siamo poi solo qui a discutere sul sito di Ernesto perché sei venuta qui a scempiare come hai fatto altrove. Però: no, qui non te lo permetterò, altrimenti ti inseguirò per tutta la rete, postando il giusto su di te con tanto di prove allegate.

    Infine, riguardo al commento sul sito di Guzzanti, lascia perdere perché tanto poco o nulla capisci di filosofia. Non per altro hai estrapolato un solo commento di un intero discorso, anche qui per fabbricare cosa? Una conferma di che? Che sei infingarda?

    Intanto goditi la vita fuori di internet che è meglio :-) almeno lasci in pace la gente in rete, mentre poveretti gli altri! Non oso pensare di cosa sei capace tu una volta che metti in piedi un programma come hai fatto con me! E qui ripeto: sei veramente una brutta persona!

  96. Kolion,io come avrai notato,ad altri non ho fatto nulla,anzi,in my space,ho molti contatti con tante persone di tutte le etnie,a differenza di quanto tu ami dire sul mio conto,io rispetto chiunque rispetti me.
    Se ti attacco,è perchè hai e fai il forcaiolo,verso noi italani,mentre dovresti solo ringraziare l’Italia,e gli italiani.
    Sul tuo sito,non commenta nessuno,ma non perchè non hanno nulla da dire,riguardo ai miei commenti o ai tuoi,semplicemente,il tuo sito,non se lo fila nessuno,ed è meglio per te,altrimenti,sai quanti denuncerebbero le tue censure?
    Anche qui,vuoi avere l’ultima parola,ma con me caro Kolion,sarà dura,perchè,è vero che ti dico basta,ma se tu continui,io di certo non sto li a farmele dire proprio da te.
    Poi non sono c…i tuoi,io vivo la mia vita fuori da internet,senza che me lo dica tu,come non mi devi dire di stare fuori da internet.
    Il programma messo in atto con te,Kolion,è lo stesso che tu hai messo in atto contro Grillo,te lo ripeto,chi ti credi di essere?
    Se censuri,è giusto che si sappia,lo hai fatto con Grillo o no?
    Brutta persona io?
    Mi sto scompisciando dalle risate,detto da uno che si accanisce contro noi italiani,come fai tu,mi sembra una barzelletta,ma cosa ti abbiamo fatto noi italiani?
    Forse il fatto che abbiamo gli attributi,per replicare alle tue castronerie,non ti garba?
    Allora comincia tu,a stare fuori da internet,sei tu che crei danni con i tuoi articoli,”non tuoi”,che ci disegnano come un popolo stupido e credulone.
    Io nel mio piccolo,do un contributo a chi ha bisogno di denunciare i sopprusi subiti,fatti un giro sul mio space e li puoi vedere che io non disprezzo,non odio,ma faccio qualcosa di concreto,informando sui drammi di chi ha bisogno di far sapere.
    Quindi kolion,se continui,a cercare di infangarmi,sappi che ho le p…e e la costanza di controbattere.
    Smettila di perdere tempo con me,perchè non torni sul tuo sito a postare altre cattiverie contro noi italiani?

  97. Hugo Kolion detto

    Noi italiani? Intendi gli italiani che si inventano brava gente come te o gli altri che non hanno paura di menzionare come stanno veramente le cose qui in Italia? Ne hai di coraggio per parlare così, a ripetere quel “noi”, quasi fosse un esclusiva tua. Sveglia Yolanda! Se essere italiani significa essere come te, ebbene allora non faccio parte di quella sorta di italiano che per me è sempre stata la vergogna del paese.

    Anziché rimpinzarti con i video di Moore o parlare di Ufo è meglio che apri gli occhi, poi fatti un primo esame di coscienza, infine impara a non (s)parlare di ciò che veramente non capisci. Perché le “cattiverie” da me menzionate sono reali e rivolte contro i più deboli, e perciò non vanno nascoste con le menzogne come usi fare tu. Il paese non ha bisogno di gente disonesta come te bensì di gente onesta.

    L’emarginazione del merito è un fenomeno che in una società “avversa alla ragione” riguarda tutti coloro che non si apprestano ad assecondare l’opinione corrente, ovvero il malcostume condiviso “consciamente o inconsciamente” da una maggioranza della popolazione, propensa a premiare i peggiori per semplice interesse o anche solo per eludere un dovere. E’ una sorta di “razzismo spontaneo o mobbing popolare”, diffuso ovunque nella penisola, che fa da corollario al “bisogno istintivo” di proteggere valori falsati dall’irrazionalità o credenze e usanze della propria comunità “minacciati” dalla razionalità. L’emarginazione della ragione è stato per secoli lo strumento primario di autodifesa per eccellenza, la risposta “popolare” ai non-allineati, che ha fatto emigrare i migliori in altre terre, impoverendo la nazione non solo culturalmente ma anche economicamente.

    Questa sorta di “razzismo spontaneo o mobbing popolare”, Yolanda, viene praticato da gente come te per mero istinto di conservazione, e la calunnia ne fa parte come ben hai dimostrato. Il motivo?

    Per interi secoli l’italica stirpe si è dedicata a costruire e a mantenere in vita con anima e corpo il mito di una diversità che avrebbe dovuto farla apparire migliore degli altri. Ne è conseguito un deficit culturale che è alla base di un rapporto malato con l’altro e che genera nell’italiano un atteggiamento di superiorità, per poi tramutare in disprezzo per chi è considerato diverso e/o inferiore. Negligenza e pigrizia sono le due cause principali che hanno prodotto e che continuano a produrre il sopraddetto effetto.

    Avresti fatto bene a leggere Leopardi Yolanda, o i bilanci negativi del nostro paese, anziché inventarti migliore degli altri con quel “noi” ostentato, pieno di boria. Perché quei numeri indicano esattamente l’opposto di ciò che vuoi fare credere, indicano tante sofferenze per “gli altri”, un mal costume assai diffuso, e tu ne fai piena parte di questo andazzo. Non per nulla accusi sempre gli altri, non per nulla sei antisemita e antiamericana, e non per nulla usi il disprezzo e la disonestà per affrontare chi non è come te. E poi te ne vanti anche!

    E siccome hai menzionato qualche posta fa il blog di Guzzanti:

    L’antitaliano
    di Paolo Guzzanti – 24 Agosto 2007

    E’ ORA DI RILEGGERSI IL MANZONI. NE HO PIENE LE PALLE DI CASTA E CASTAROLI. OGGI VOGLIO DETESTARE IL POPOLO DEGLI ITALIANI, UNA SENTINA DI IPOCRITI CHE DANNO SEMPRE LA COLPA AGLI ALTRI MENTRE DISTRUGGONO IL PAESE E COLTIVANO L’ODIO E FINGONO DI CREDERE CHE LA COLPA SIA DELLA CASTA, DELLA CUPOLA, DELLA MASSONERIA, DEI PARTITI, DEL VATICANO, DI TUTTI FUORCHE’ DI SE STESSI. L’ANTITALIANO.

    Voglio dire qualcosa di amaro e di cattivo – cioè di reale – sulla casta, gli sprechi, le magnerie, le ruberie, il dagli al politico, morte ai ladri e così via. Basta leggersi Manzoni, pessimo romanziere ma ottimo sociologo: è l’eterno ritratto del popolo italiano, pigro, rabbioso, amante dei privilegi sindacali, dei ponti, delle scuole facili, delle pensioni infantili, delle greppie per le quali vota volentieri altrimenti le greppie non esisterebbero. Il difetto, amici cari, è nel manico.

    E’ nell’Italia e negli italiani.

    Da sempe gli italiani vogliono violare le regole degli altri paesi, averne di proprie più privilegiate – andare in pensione prima di tutti gli altri nel mondo ma gridare allo scandalo per il vitalizio dei vecchi parlamentari, per esempio – mangiare il pane dei propri figli, appendere Mussolini a piazzale Loreto dopo averlo leccato e osannato, sputare monetine contro Craxi, fingere che la mafia, la camorra e la ndrangheta, il parassitismo e l’assenteismo dalle scuole, dai posti di lavoro, nei ministeri e nelle regioni anche nordiche, siano vizi della casta, dei padroni del vapore, non del popolo italiano.

    Io la Casta non l’ho letta perché non ho tempo.

    Ho poco tempo per scrivere il mio libro che mi assorbe totalmente e mi indigna e mi infuria mentre lo scrivo perché in piccola parte è anche la storia e lo specchio di questo disgraziato, sciagurato, rabbioso e debole paese che è il mio paese per il quale sbuffo e grido, e scrivo, e intanto so che a poco servirà. No, miei cari: mafia camorra indrangheta assenteismo evasione fiscale sono il Dna italiano. I grandi evasori? Siete voi tutti quando comperate una casa e denunciate un valore e un prezzo falso. La camorra comincia quando si ammicca dal salumiere per passare davanti a chi c’è prima.

    I sindacati difendono privilegi dei privilegiati, le nostre scuole producono ignoranza invendibile e incomprabile sul mercato del lavoro e delle idee, perché una classe di ignoranti malfattori sessantottini ha sostituito la scuola con il proprio privilegio, ed è dilagata nelle università, nei concorsi, nella magistratura, nella pubblica amministrazione. Dal basso. Tutti urlano, digrignano i denti, sputano sangue, insultano, e danno sempre la colpa all’altro, al re di Spagna, all’imperatore, al papa-re, a Franceschiello, alla Dc, al “potere” visto da Cola di Rienzo, da Masaniello, da Di Pietro, dagli straccioni sapienti, dai distributori di corruzione e dai percettori di corruzione.

    La casta, signore e signori, siete voi che oggi sputate fiele leggendo la nuova bibbia in cui si mostrano alcuni dei perversi effetti del vizio del paese, degli italiani, di questo popolo tronfio, piagnucolante, tendenzialmente assassino, mentitore, albertosordiano (nel senso dei personaggi di Sordi: Sordi era un eroe che li ha messi in piazza), sempre pronto a vedere le pagliuzze altrui e nascondendo la trave propria, ipocrita, moralmente discutibile, prepotente, quasi sempre codardo, ignorante come una capra ma supponente. Ecco quel che penso della materia prima. Prendete il libro di Manzoni, tornate alla colonna infame, ai tumulti del pane, agli untori, ad Azzeccagarbugli, alle folle impazzite. E quella era la Milano mafiosa e spagnolesca alla quale ha raddrizzato la schiena l’Imperial Regio Governo d’Austria con Maria Teresa, con Radeszki, con Cecco Peppe che era rimpianto quando io ero bambino e viaggiavo nel Trentino per il rispetto delle leggi, la costanza delle regole ma più di tutto dei comportamenti.

    Guardate le coste italiane. Guardate la televisione italiana tutta, ciò che vi puppate ogni sera. Guardate i giornali italiani. Il cinema che con la morte degli ultimi cineasti della stagione d’oro (sì, tutti di sinistra. E quelli di destra? Quando nascerà un Visconti di destra?) è diventato il cinema del nulla. La letteratura italiana non esiste più. La musica non esiste più. La produzione d’arte e persino il made in Italy sono ricordi del passato. L’Italia è oggi made in china, con coloranti proibiti dalla legge. Guardate le librerie italiane, settecento in tutto, più grill sull’autostrada, ascoltate i discorsi sotto l’ombrellone, in treno e al caffè, spiate gli italiani mentre sghignazzano, mentre violano ogni norma di buon gusto, mentre celebrano il culto della volgarità.

    E io qui ci sono nato e io qui ci resto e io qui voglio cercare di raddrizzare un po’ le cose, perché è vero che oltre tutto quel che ho detto c’è anche dell’altro: ci sono gli onesti intelligenti e non falsificati, ci sono le persone capaci di ammettere i propri errori e di non chiamare sempre in causa qualcun altro. Ci sono coloro i quali rispettano la democrazia e le norme, le leggi, il Parlamento, le istituzioni, l’ossatura su cui si dovrebbe reggere un Paese sfortunato, figlio di molti dei tutti minori, che si pasce di passato che non conosce.

    Ne ho pieni i coglioni della casta e dei castaroli. Come forse avrete capito. La destra e la sinistra? La sinistra ha voluto e favorito tutto ciò, ed è in crisi perché sa di essere colpevole. E’ in crisi perché ha voluto distruggere scuola università impresa cultura giornalismo televisione musica, e la destra è inerte incapace priva di strumenti. Grida e si arrabbia, ma non sa fare granché perché non ha mai governato un Paese e non ha ancora imparato. Oggi non mi sono svegliato storto: mi sono svegliato con la voglia di non aggiustare le cose e fingere di non sapere e non vedere la realtà. Buona e felice giornata, in questo declinante agosto che si avvia all’autunno.

    Ti riconosci Yolanda?

  98. No,non mi riconosco Kolion,chi leggerà,i miei commenti in,”Grazie America”,nel tuo sito,si renderà conto che non sono ne antisemita,ne tantomeno odio gli americani,quindi,non scriverò un papiro,te lo ripeto,come ho già fatto altre volte,non postano sul tuo sito,ma di mail me ne mandano e non sono italiani,come li descrivi tu,a darmi ragione.
    Ma di un pò,se c’è fuga di cervelli migliori,dall’Italia,come mai tu che ti reputi l’unico portatore di verità,sei ancora qui?
    E poi ancora con sto Moore ti piace dire stronzate?
    Chi va nel tuo sito,legge anche ciò che ti ho risposto,mille e ancora mille volte riguardo a Moore,ma tu ne sei ossessionato e allora,continua pure…
    Per quanto riguarda ciò che dice il Guzzanti,non è che ciò che dice lui,è sacro,continuerò come sempre a ragionare con la mia testa.
    Ne tu,ne Moore,ne Leopardi,ne Guzzanti,mi impedirete di usare i miei neuroni,te capi’ Kolion?

  99. Kolion,devi ancora imparare una cosa,su noi italiani.
    Il confronto,si fa con parole proprie,non fare i boriosi,con articoli e articoletti altrui.
    Dai della boriosa a me?
    Ah!Ah!Ah!Ennesima tua barzelletta,io non sono cattiva Kolion,anche nel sociale quando posso,quando ne ho la possibilità,faccio qualcosa,ma a te questo non importa,a te importa descrivermi come il male assoluto.
    Ma proprio te parli,che per accanirti contro Grillo,hai usato un incidente,per descriverlo come un assassino,come se lo avesse fatto apposta?
    Su Kolion,che in quanto a cattiveria,batti me,Grillo,Moore e anche tutti gli altri italiani che secondo te,sono la vergogna di questo paese.
    Ma veramente pensi di essere migliore di noi?
    Tu che usi,come arma un incidente,ma fattelo tu un esame di coscienza.

  100. Hugo Kolion detto

    Ciao Yolanda, certo, ne Guzzanti né Leopardi ti hanno impedito l’uso dei tuoi neuroni, si vede da certi tuoi discorsi tipo complotti mondiali o gli avvistamenti UFO :-)

    Chi poco o nulla sa crede sempre di saper tutto, ovvio poi che sei incorreggibile, perché sei afflitta dall’illusione incrollabile di sapere. Dagli “italiani” come te c’è quindi poco da imparare, ma forse intendevi la cattiveria travestita da buonismo?

    Tanto per fare un esempio: chi mai ha descritto Grillo come un assassino? Nella differenza tra verità e calunnia c’è tutta la tua volontà nel voler raggirare con le menzogne ogni fatto. Ed è per questo che prediligi i video di Moore o i messaggi di Grillo, perché attivano direttamente l’impulso sensitivo che con gran vanto hai cercato di spacciare come una sorta di grande cervello.

    Ma tu fai solo confusione, non è il cervello, bensì solo basso istinto.

    Da qui quel tuo razzismo cieco e bieco, perché quando un soggetto come te si crede essere “un italiano speciale”, allora saltano fuori delle storie assai brutte. Prova qui, sul sito di Sherif El Sebaie, che poi ti sgonfi da te:

    http://salamelik.blogspot.com/2007/03/italiani-brava-gente.html

    Nel periodo coloniale, le armate comandate da Oreste Baratieri, Pietro Badoglio e Rodolfo Graziani commisero ogni genere di azione violenta, eppure gli storici dell’epoca si ostinavano a propagandare, anche con pubblicazioni rivolte ai ragazzi, il mito degli “Italiani, Brava gente”. In “Sim, Ragazzo abissino”, trionfa un paternalismo subdolamente razzista nei confronti delle “popolazioni barbare”. In questo testo, sin dalle prime battute, il lettore è edotto delle finalità dell’impresa coloniale italiana dalle parole del principe Fabio di Otricoli, nobile romano giunto in Abissinia per un nobile e glorioso scopo: servire la patria, rendendo devote all’Italia le popolazioni indigene. Tra alcuni schiavi liberati, il principe resta affascinato dalla nobile figura di un ragazzo, Sim, “un magnifico esemplare tra le varie razze etiopiche”. I buoni italiani offrono agli schiavi liberati la possibilità di rifugiarsi sotto la gloriosa bandiera dell’Italia, loro nuova patria, e Sim viene portato a Roma, dove inizia la sua avventura. “Si andava verso l’Italia bella, verso la nuova patria, dove non esistono schiavi, ma tanti babbi buoni come “Celenza”", pensa tra sé e sé Sim durante il viaggio” …

    E se non bastasse quel sito a sgonfiarti puoi sempre provare qui:

    http://www.google.com/search?hl=en&q=crimini+di+guerra+italiani&btnG=Search

    Già “buona italiana” … ma rammenda, “noi italiani buoni” abbiamo tanti primati, purtroppo però – salvo qualche rara eccezione – tutti negativi. E non ci vuole coraggio nel negare tali primati, mia “buona italiana”, bensì solo una profonda disonestà oltre che codardia.

    Perché non c’è un solo articolo che puoi smentire sul mio sito, non uno, e l’aver tentato di sputtanarmi per aver pubblicato verità scomode equivale all’essere disonesto e codardo.

    Ma intanto va a difendere anche questi “noi italiani buoni”, senz’altro vittime di menzogne anche loro:

    L’Italia è al primo posto, tra i Paesi europei, nel praticare quella ignobile attività chiamata “turismo sessuale” a discapito soprattutto di bambine (e bambini) …

    Sono circa 80mila ogni anno i maschi italiani che si recano all’estero per soddisfare i loro bassi istinti. Mentre l’età di queste ultime è sempre più bassa, le prenotazioni di viaggi comprensivi di questo tipo di “servizio” continuano a crescere in modo preoccupante. La povertà e il clima di indigenza in cui vivono gli abitanti di questi paesi aiutano il mercato verso i commerci che offrono bambine e bambini come merce fresca, schiavi del piacere di qualche maschio inappagato …

    Turismo sessuale: Italia prima in Europa
    da Club Internazionale dei Diritti del Turista – 10 novembre 2005
    http://www.touristime.it/index.php?method=section&action=zoom&id=616

    Ciao Yolanda, e divertiti, prima a leggere e poi a negare anche queste evidenze. Vedrai che poi il paese come d’incanto diventerà “buono” come te.

  101. Kolion,tu sei un frustrato ,se si va a leggere i tuoi post,sia da Grillo che da Di pietro,tutti dopo un pò,non ne possono più,di leggere le tue accuse,ti lasciano perdere,perchè citi 3000 articoli,che tanto nessuno legge,non è che quello che leggi tu e giusto e quello che leggono gli altri è sbagliato.
    Kolion,ognuno legge che cavolo gli pare,ma non mi sembra che tutti,facciano come te,ci si confronta con parole e pensieri propri,non con 3000 articoli di altri.
    Mi chiedo perchè censuri e poi continui a rispondermi qui,la cosa è comica sai?
    Poi vai a toccare tasti come il turismo sessuale,ma Kolion,che ci azzecca con me?
    Cosa vuoi ancora dalla sottoscritta?
    Ho denunciato le tue censure,come tu hai fatto con Grillo,non te la prendere cosi’,se censuri,lo si denuncia tutto qui,puoi continuare a sentenziare contro me e tutti gli italiani,ma rimane il fatto che censuri,il resto,è tempo sprecato e tu da furbetto,continui a tirare fuori fregnacce,per sviare il discorso della tua censura,ma io lo dico:Kolion CENSURI…
    Il resto,non mi tocca,sono libera di pensarla come voglio,te lo ripeto,non accetto lezioni,da uno che denuncia le censure di Grillo e poi censura a manetta,per stasera basta,almeno per qualche ora.
    Qualsiasi cosa scriverai,ti risponderò che censuri,perchè mi hai proprio stufata con i 3000 articoli “non tuoi”.
    Kolion,prendi una bella camomilla e vai a nanna,magari domani,sarai più rilassato.
    Notte Kolion.
    Ps.Kolion,non leggo ciò che mi hai “ordinato”di leggere semplicemente,perchè da persona libera,leggo che cavolo mi pare e quando mi pare,quindi non aspettarti risposte su quei link che hai postato,non leggo mai gli articoli che posti qui,che ti sia chiaro,una volta per tutte.
    Spara pure altre cattiverie sul mio conto,ma rimane il fatto,che censuri.

  102. Ah!Kolion:http://new-italy.net/i-falsi-profeti/beppe-grillo-condannato-per-omicidio-colposo-leader-dei-moralizzatori/
    Hai notato che nessuno ha postato?
    Sarà,per il fatto che un incidente,può capitare a chiunque?

  103. Kolion,nel post:http://new-italy.net/i-falsi-profeti/beppe-grillo-condannato-per-omicidio-colposo-leader-dei-moralizzatori/
    Hai incollato,un articolo di un certo Hugo Fast,che secondo me potresti benissimo essere tu…

    E’ quello qui sotto:
    V-Day e Beppe Grillo: ecco perché sono perplesso
    di Hugo Fast – 4 settembre 2007

    Bene Kolion,questo tipo,ha un my space,ti do il link,ma lo saprai,perchè secondo me sei tu…

    http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendID=61077609

    Bene Kolion,leggi come si presenta il sig.Hugo Fast,in my space,leggi bene eh!

    Hugo Fast

    “Mi diverto a fare lo stronzo, ma non lo sono. Anzi, forse sì…”

    Uomo
    42 anni

    Italia

    Hugo Fast: parlo di me
    Chi sono:
    Principale profeta in Italia del “neo-cattivismo”, o semplicemente “cattivismo”, odio i buoni, i buonisti e le famiglie felici tipo Mulino Bianco. Quando vedo la gente ridere, mi chiedo ‘azzo c’hanno da ridere, che’ viviamo in un mondo che fa schifo… Forse si sono appena visti allo specchio? Amo la vita notturna, il nero, l’eleganza e le compagnie prestigiose. Io stesso sono soprannominato “Sua Prestigiosità”. Sono l’editor della rivista telematica Kondoria, una bomba di cattivismo, di lucidità, di musica electro e di commenti salaci, feroci, mendaci!

    Mi piacerebbe conoscere:
    Gente che mi paghi per essere insultata. Donne che mi supplichino e/o si strappino i capelli per me. Persone di contegno ed eleganza. Pazzi e creativi, ma con garbo.

    Kolion,per me sei tu,Hugo Fast,sesto senso,ho trovato parecchie cose che conducono a te,compreso il fatto,che rompi i Kolion…

  104. Hugo Kolion detto

    Ecco “buona” Yolanda

    Ci risiamo: tre staffilate di posts nel giro di pochi minuti perché non riesci a mettere insieme un solo commento sensato :-) già, i neuroni dei lumi, Yolanda, o forse più quelli di una bimba di 5 anni (visto che se uno si chiama Hugo deve per forza essere la stessa persona, che stupidità – proprio come quella dei non-commenti in un determinato post sul Grillo, mentre ci sono altri articoli che pure non hanno commenti, e che quindi devono essere per forza sballati :-) allora – seguendo questa tua logica infantile – tutto il tuo sito “Ufo, complotti e calunnie” dove lo metti?

    Non sai più dove arrampicarti e quindi eccoti di nuovo con la calunnia, il “programma Yolanda”: mettiamo in giro la voce che Hugo Fast e Hugo Kolion sono la stessa persona. Mettiamo insieme il puzzle della menzogna, alludiamo a qualcosa, proprio come fa Moore con i suoi filmati.

    Ricordi Yolanda questo mio articolo?

    Anomalia italiana, l’illusione incrollabile di sapere:
    http://new-italy.net/malcostume/anomalia-italiana-l-illusione-incrollabile-di-sapere/

    “Dal momento che il soggetto tenterà di far valere un altra ragione, a far sembrare giusto o legittimo ciò che non lo è, allora si avrà un affermazione assurda, contraria al senso comune e perciò non accettabile. Una deviazione simile dalla norma non altro è però che anomalia allo stato puro, il contrario all’evidenza logica e di conseguenza privo di ogni fondamento nella ragione e del senso comune. Sostenere perciò una supposizione assurda – il contrario a ciò che è giusto, logico o giustificabile – equivale ad un sorta di raggiro, un artificio di parole o di atti per ingannare qualcuno a proprio vantaggio. In poche parole, non altro è che un inganno realizzato con subdoli stratagemmi e artifici per sorprendere la buonafede altrui, il che implica necessariamente una malafede, la consapevolezza di frodare e mentire. Di conseguenza non altro si tratta che di un comportamento sleale in contrasto con le regole etico-sociali di lealtà e di correttezza da osservare nei rapporti sociali, privati o pubblici”.

    Il “programma Yolanda” = la consapevolezza di frodare e mentire!

    Idem per il confronto con le proprie parole, altra supponenza di chi come te la scuola l’avrà vista dal di fuori visto che ancora oggi usi parole e modi dei cosiddetti bulletti complessati, scuola elementare s’intende.

    Ti rode adesso che i “buoni italiani”, ai quali ti eri associata con un “noi” ostentato, vanno “anche” in giro a spregiare? Ma come, adesso di colpo non fai più parte del “clan”? Non leggi gli articoli che ti raccontano della “bontà” che finora hai difeso a spada tratta? Già, poi sono io che “ordino” di leggere, non tu che eviti ciò che non ti piace leggere. Certo, spregiare i bambini o commettere crimini aberranti contro l’umanità non fa parte del “buonismo” ostentato marca Yolanda, anche se il tuo razzismo ne è una componente fissa, come anche quel tuo ostentato “buonismo” per nascondere la realtà.

    Ed è proprio ciò ti associa proprio a quei tipacci cara Yolanda!

    A dire che quando ho scritto la prefazione del racconto di Genuino – La Ragnatela del Grillo – ho raccolto questa sua frase che trovo molto indicata per te:

    “Ma di impegnarci noi per primi non se ne parla neanche. Di pensare a noi stessi come i primi responsabili del degrado? Assurdo! Ma la realtà è ben diversa … PERCHÉ LA SOSTANZA, QUELLO CHE RESTA, QUANDO TOGLIAMO IL CERONE, È TRISTE E SQUALLIDA”.

    Infatti Yolanda, questa parte finale ti calza a pennello!

    Poi, altra “bontà italiana” per la nostra “buona” Yolanda: scrive sempre il buon Sherif El Se baie …

    Brava Gente. Brava Prole

    L’associazione degli immigrati romeni che vivono nel Veneto ha denunciato che in alcune scuole delle province di Treviso e di Vicenza, dei bambini romeni sono stati aggrediti e molestati da alcuni loro compagni di classe italiani. Vi sono state spinte, minacce e insulti nei confronti dei bambini romeni, accusati dai loro coetanei di appartenere a un “popolo di assassini”. Sono stati gli stessi ragazzini romeni a raccontare ai loro genitori che all’indomani del terribile delitto di Roma sono stati malmenati e insultati da alcuni loro compagni di classe. Per questo alcune madri romene hanno tenuto a casa da scuola i loro figli per paura di ritorsioni, dopo che i piccoli avevano riferito di avere subito maltrattamenti e offese.

    Vedi su Repubblica:
    http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/romeni-bimbi/romeni-bimbi/romeni-bimbi.html

    Ti riconosci Yolanda?

    Perché se rileggo i tuoi commenti sul mio sito, i tratti sono gli stessi, ne fai parte e non provi nemmeno vergogna! Come non detto, sei tutto un programma fatto di odio e disprezzo, e mi pare che la vita a te abbia detto di no proprio per questo motivo!

    Pensaci “buona” Yolanda, magari – se ci riesci – in un solo post, e se possibile per una sola volta con meno frode e menzogna, riportando magari – per la prima volta – un vero argomento, visto che finora hai solo usato l’arma della calunnia. Lo so, i bulli fanno così, fanno del mobbing, ma tu adesso mostraci la tua bravura, la tua (presunta) superiorità, visto che – oltre già essere un lume – sei anche la parte “buona” del paese. O hai paura, perché una volta tolto il cerone della “buona” non altro risulterai essere che una persona squallida?

    Facci quindi vedere come sa ragionare una “vera” italiana, brava persona!

    Scriverò poi un bel post dal titolo “L’arte della calunnia: come ti rovino la vita”.

    Ho studiato i tuoi metodi e leggendo parecchi articoli sul tema mi sono reso conto che hai seguito passo per passo tutto il repertorio della calunnia. Bassezze queste, ancora assai praticate e quindi molto diffuse da noi in Italia, e infatti ne sei la prova vivente. Solo che adesso sarai tu la protagonista. Mi bastano i tuoi commenti che mi hai lasciato come materiale. Il bello è che non potrai nemmeno negare visto che sta tutto scritto, e qui sono curioso, voglio vedere come se la caverà un lume sbugiardato.

    Adesso sai chi hai di fronte, “buona” Yolanda , d’ora in poi si balla davvero! Ha inizio un nuovo capitolo, perché adesso ti cercherò in tutta la rete, ogni tuo commento, e poi farò ciò che ti avevo anticipato: sbugiardarti davanti a tutti! E ne uscirai con le ossa rotte, e questa non è una promessa bensì certezza. Hai giocato finora a calunniare? Bene, vedremo poi cosa diranno i tuoi amici!

    Yolanda? Ah quella …

  105. Kolion,non ho letto per niente,il tuo ennesimo sfogo,da uomo frustrato.
    Ti rispondo,come già ti avevo detto.

    KOLION,SUL SUO SITO CENSURA.

  106. Adesso sai chi hai di fronte, “buona” Yolanda , d’ora in poi si balla davvero! Ha inizio un nuovo capitolo, perché adesso ti cercherò in tutta la rete, ogni tuo commento, e poi farò ciò che ti avevo anticipato: sbugiardarti davanti a tutti! E ne uscirai con le ossa rotte, e questa non è una promessa bensì certezza. Hai giocato finora a calunniare? Bene, vedremo poi cosa diranno i tuoi amici!

    Kolion,ho letto solo quest’ultimo pezzo delle tue assurde cavolate verso i miei confronti,sa che sto tremando dalla paura?
    Puoi scrivere,ciò che vuoi,ma intanto lo ripeto….

    KOLION TU CENSURI A MANETTA.

  107. Hugo Kolion detto

    Brava Yolanda!

    Solo due commenti in pochi minuti, il lume d’Italia fa progressi!

    Ed è rimasta solo la censura, mentre il resto è sparito come d’incanto :-)

    Ma hai letto questa parte?

    Qui potrete postare i vostri commenti, le vostre testimonianze. Vi prego solo di seguire le regole della Netiquette. Non sono quindi consentiti messaggi non inerenti al post, con linguaggio offensivo, che contengono turpiloquio, contenuto razzista o sessista. Il mancato rispetto di dette regole comporterà la rimozione del contenuto.

    Sai cosa significa?

    Intanto che aspetti la pettinata, fatti una cultura:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Netiquette

    Poi ripassa i tuoi commenti :-)

    PS: benvenuta nel mondo di internet! A tra non molto …

  108. Kolion CENSURA nel suo sito

  109. Ah!Kolion,ti freghi con le tue stesse mani,citi questo:

    Qui potrete postare i vostri commenti, le vostre testimonianze. Vi prego solo di seguire le regole della Netiquette. Non sono quindi consentiti messaggi non inerenti al post, con linguaggio offensivo, che contengono turpiloquio, contenuto razzista o sessista. Il mancato rispetto di dette regole comporterà la rimozione del contenuto.

    Sai cosa significa?

    Certo Kolion,so che quegli insulti,non avresti dovuti postarli,mentre sappiamo,che li hai postati con l’inganno,in quanto,ho inveito contro di te,con quegli insulti,dopo che non mi lasciavi più rispondere alle tue nefandezze sul mio conto,da ingenua pensavo che avresti CENSURATO,i miei insulti,come hai CENSURATO,i miei commenti scomodi,per te,ma io ho le p…e,Kolion e te li posto anche qui,non ho nessun timore,ma tu devi spiegare come mai,affermi questo:

    Qui potrete postare i vostri commenti, le vostre testimonianze. Vi prego solo di seguire le regole della Netiquette. Non sono quindi consentiti messaggi non inerenti al post, con linguaggio offensivo, che contengono turpiloquio, contenuto razzista o sessista. Il mancato rispetto di dette regole comporterà la rimozione del contenuto.

    E non rimuovi i miei insulti,anzi,ho spiegato,anche sulla “Pulce di Voltaire”,postandoli,che li hai pubblicati con l’inganno,come vedi,non mi fai paura,ma sei sempre falso,perchè,molti miei commenti,li hai censurati,ma gli insulti no….

    Kolion,spiega a tutti come mai,hai le regole che citi,ma pubblichi dei miei commenti,quelli qui sotto,con i miei insulti,che tu stesso dichiari di aver censurato…

    Dal sito New-Italy.Net …

    Come non detto, 26 insulti censurati nel giro di poche ore … :-)

    Allarme ciarlatani o in Italia ci sono solo troppi creduloni?

    Yolanda – Ott 21, 12:10 PM
    Vuoi a tutti i costi farci apparire come un popolo di cretini, continui a sputarci addosso sentenze, proprio come continui a fare con la sottoscritta e poi pretendi, che quelli che la pensano diversamente da te, non esprimano il dissenso, su quello che posti? Mi dici la differenza tra te e Grillo, che tanto critichi? Lui censura e lo sanno tutti, tu fai credere di lasciare postare tutto, ma distorci la realtà e lo sai bene, perchè con me hai fatto, un bailame con i link, gli altri potranno anche crederti, ma dentro di te sai quale è la realtà, se c’è uno che spara sentenze, sei tu, verso noi italiani, ma ti rendi conto, che ci stanno schiavizzando, anche con l’ultima legge Levi-Prodi e tu invece di fare caso a quello, ti attacchi ad un link, resta il fatto che l’articolo che ho postato per l’ennesima volta ieri, tu lo hai tolto lasciando solo il link, per fare in modo che chi va su quel sito”antisemita”, a primo impatto trovi gli articoli sugli ebrei e non quello che io ti ho riportato qui, sulla legge Levi – Prodi, se questa caro, non è manipolazione, cosa è?

    E te lo ripeto, se gli ebrei hanno vissuto l’orrore che la tua grande America ha finanziato, non è un buon motivo, per permettergli di fare ad altri ciò che hanno subito loro. Ti pregherei, di non manomettere e di non spostare dove, ti fa più comodo le mie risposte.
    Ti sei lamentato che io ti incasino il sito e che poi tu lo devi sistemare, poverino chissà che fatica, guarda che non ricevi 4000 commenti al giorno, stai ricevendo solo i miei, sopratutto in questi due giorni, quindi sii più umile e accetta qualche errore da una boccalona, meno colta di te, ma di sicuro, più umile, non umiliare gli altri per appagare il tuo ego.

    Yolanda – Ott 21, 12:36 PM
    Finalmente ti mostri per quello che sei…
    Sei fissato con Moore, come prima lo eri con Grillo, Moore con l’Italia, non c’enta nulla i link dei video che ti ho postato qui, non c’entrano nulla con Moore, e le prove sono qui, anche quelle dove dico che non conosco bene e non seguo Moore e fino a quando non rimuovi i miei commenti, ci saranno le prove di ciò che affermo. Quando parlo di parole non tue intendo dire che rispondi con 3000 articoli di altri, che per te sono portatori unici di verità, mentre quello che dicono quelle fonti in cui ci informiamo “noi”italiani, sono tutti bugiardi. Te soffri di manie di protagonismo, è per questo che ti accanisci contro altri che a loro volta informano e hanno più popolarità e sono seguiti, non ti chiedi mai perchè seguono certi personaggi, che non hanno paura di rischiare in prima persona, con tanto di nome e cognome, anzichè seguire chi si nasconde sotto un falso nome? Chi è più onesta tra i due, tu che ti firmi con un nik, oppure chi mette tanto di nome e cognome?

    Yolanda – Ott 21, 12:41 PM
    Vergognati per come mi hai usata, fino a che ti ho fatto comodo, parli male di Grillo sei peggio di lui, rimuovi i miei commenti, tutti, altrimenti ti ritroverai come Grillo. Adesso capisco perchè hai litigato anche con Prof.

    Yolanda – Ott 21, 1:17 PM
    Sei la falsità fatta persona

    Yolanda – Ott 21, 1:19 PM
    Mancano dei commenti, dove sono?

    Yolanda – Ott 21, 2:10 PM
    Vigliacco, sto ancora aspettando che pubblichi i commenti scomodi, che mi hai censurato, li ho salvati tutti e li posterò altrove, come ho fatto con Grillo, non puoi dire che qui ci sono tutti i miei commenti, perchè non è vero e te lo ripeto, se non li posti qui, andranno ovunque in rete. Sei proprio fissato con Moore eh? Guarda che fino a prova contraria sei tu che continui a tirarlo in ballo, sei invidioso della sua popolarità e gli butti del letame addosso, fino ad ora la prova che qualcuno distorce la realtà, togliendo molti miei commenti, me la stai dando tu, di Moore che continui a tirare in ballo, in maniera ossessiva, non puoi affermare che sia falso, quanto lo sei tu, censura anche questo, tanto lo salvo.

    Yolanda – Ott 21, 2:35 PM
    Ok! Lo hai voluto tu….

    Dici questo:
    Censurami, parlerò delle tue censure, come tu hai fatto con Grillo quando ti censuravano sul suo blog, o elimini tutti i commenti come ti ho già detto oppure troveri le prove delle tue censure.

    PS: COME NON DETTO: O FAI COSÌ O ALTRIMENTI TI SPUTTANO! E IO TI RISPONDO: VA A FARE CIÒ CHE RITIENI GIUSTO FARE, MAGARI ALLEGANDO NON SOLO A PAROLE LE PROVE MA ANCHE CON I FATTI. E SONO CURIOSO DI SAPERE CHE PROVE SARANNO, VISTO CHE RITROVI QUI ESATTAMENTE TUTTO CIÒ CHE HAI POSTATO. MA I TUOI COMMENTI OLTRE CHE LE BUGIE RIMANGONO QUI, COSICCHÉ TUTTI POTRANNO LEGGERE CHI SEI E SOPRATUTTO COME HAI IMPARATO BENE DA QUEL TUO AMICO CHE DI NOME FA MOORE. CIAO HUGO.

    Esattamente quello che tu hai fatto con Grillo quando ti censurava, ho salvato i commenti dove replicavo alle tue accuse e che tu hai rimosso, faranno il giro di tutta la rete, come hai fatto tu con Grillo.

    Yolanda – Ott 21, 2:38 PM
    Sono stata credulona, quando ho creduto che tu fossi onesto per questo ti ho aiutato a divulgare in giro per la rete, le censure che ci sono sul blog di Grillo, ma sai cosa ti dico, che è meglio lui di te, censura ma dicose giuste ne fa per tirarci fuori dalla m…a, tu invece ci butti m…a addosso invece che stare dalla nostra parte.
    Censura censura…

    Yolanda – Ott 21, 2:39 PM
    Sei pietoso

    Yolanda – Ott 21, 2:43 PM
    Bene ho abbastanza prove di quello che affermo sei più antidemocratico di un Nazista, preparati a raccogliere ciò che hai seminato.

    Yolanda – Ott 21, 3:11 PM
    Vergognati sei un essere spregevole, cancelli tutti i miei commenti, non mi permetti di replicare, sapranno tutti, con tanto di prove.
    Altro che Grillo o Moore tu secondo me sei un manovratore occulto e lo dimostra il fatto che sei contro noi italiani, tornatene in Svizzera e non ci rompere i coglioni, che di esseri che ci vogliono succubi, ne abbiamo piene le palle.

    Yolanda – Ott 21, 3:12 PM
    sei furbo infame?

    Yolanda – Ott 21, 3:13 PM
    sei furbo censuri prima che io possa salvare ma io salvo prima dell’invio viscido verme nazista

    Yolanda – Ott 21, 3:13 PM
    fai schifo

    Yolanda – Ott 21, 3:14 PM
    fottiti

    Yolanda – Ott 21, 3:14 PM
    vedrai come sapranno tutti chi sei censura

    Yolanda – Ott 21, 3:15 PM
    ti prometto che farò di tutto affinche paghi per come ci stai sputtanando a noi popolo italiano, nazista vattene

    Yolanda – Ott 21, 3:16 PM
    sei della peggiore razza, sei un venduto, tu non puoi definirti italiano

    Yolanda – Ott 21, 3:18 PM
    sarò contenta solo dopo avere detto a tutti il perchè delle tue critiche a Grillo, non hai la sua popolarità e questo ti ha fatto scattare la molla dello sputtanamento, ma non ci sei riuscito, i tuoi siti, non se li fila nessuno, perchè non siamo creduloni, come tu falsamente ci additi.

    Yolanda – Ott 21, 3:18 PM
    continua ti romperò i coglioni fino all’inverosimile Giuda

    Yolanda – Ott 21, 3:19 PM
    poi dicevi che il Prof, voleva la scena, mi hai ingannata per benino, ma ti ho smascherato e continuerò a farlo

    Yolanda – Ott 21, 3:21 PM
    pagherai, per la fregatura che mi hai dato, usi le persone fino a che ti fanno comodo, ma se ben ricordi te lo avevo detto che non mi convincevi, non ti firmi col tuo nome, perchè dietro al tuo nik, si cela un nazista per giunta massone, stai facendo lo sporco gioco di chi ci schiavizza.

    Yolanda – Ott 21, 3:22 PM
    Devo andare via, ma torno torno stai pure tranquillo che ti perseguiterò fino a che ti leverai dai coglioni

    Yolanda – Ott 21, 7:13 PM
    Kolion censura peggio di Grillo

    Yolanda – Ott 21, 7:14 PM
    Tornatene a Berlino

    Yolanda – Ott 21, 7:16 PM
    Ma chi ti credi di essere per giudicare gli italiani in questo modo?

    Come vedi,Kolion,ho le palle di postare qui i miei insulti,ti dico di più,li riscriverei,perchè te li meriti tutti,quindi cosa vorresti dimostrare?

    Resta il fatto,che molti miei commenti,li hai CENSURATI e qui,li ho postati,ci sono le prove,quindi non li riposto nemmeno più.

    Adesso Kolion,devi mostrare tu di avere le palle,dicendo a tutti,la verità,che mi hai CENSURATA e continui a CENSURARMI,ma poi,non c’è ne è neppure bisogno,visto che ne stiamo discutendo qui e non sul tuo sito.
    Ma secondo te,gli altri non se ne rendono conto?

    Kolion resta sempre e cmq il fatto che CENSURI.

    Puoi dire ciò che vuoi,darmi della razzista,dellantisemita,ma chiunque leggerà,i commenti sul tuo sito,si renderà conto,che spari cavolate e i miei commenti,quelli che tu non hai censurato,lo dimostrano che non sono come mi descrivi,rassegnati.

    Kolion tu CENSURI.

  110. Benvenuta Yolanda :-)

    Ciao Hugo, è un po che non ci si sente,per la verità volevo mandarti una Mail ma poi sopraffatto da impegni di lavoro e familiari confesso che o sempre rimandato al giorno dopo.

    Spero che vada tutto bene.

    Per il resto fate come se fosse a casa vostra, il blog come avete notato è un progetto mai finito e per ora non credo che lo userò per altre cose.

    Io non vi seguo in questa cosa che è fra di voi, ma leggerò e se cambiate argomento non è detto che non intervenga a dire la mia.

    QUI DI SOLITO NON CI SONO CENSURE, LE REGOLE SONO SEMPLICI, COMANDA IL PADRONE DI CASA CHE E’ DEMOCRATICO, MA NON SI TOLLERANO OFFESE, INSULTI, INNI AL RAZZISMO ECC..ECC.. INSOMMA SE SIETE DEMOCRATICI SIETE I BENVENUTI. ALTRIMENTI CHIUDO TUTTO E TANTI SALUTI.

  111. Hugo Kolion detto

    Cara Yolanda

    Parole mie …

    Come non detto, 26 insulti censurati nel giro di poche ore … :-)

    E poi mi parli di censura quando te li ritrovi tutti ben elencati, uno per uno!

    Non sei perciò bugiarda quando parli di censura?
    Non vedi che hai postato 26 commenti nel giro di poche ore?
    Non vedi che hai postato un’ottantina di commenti in pochi giorni?
    Non vedi poi cosa hai scritto?
    Non vedi quanto sei infame cercando di affibbiarmi anche certi tuoi insulti?
    Non vedi come ti manca una minima cultura per comportarti a modo?
    Non vedi come eri fuori di testa?

    Credi veramente che un simile comportamento sia normale?
    Hai mai consultato prima la Netiquette, poi il Galateo e infine uno specialista?

    No che non l’hai mai fatto, perché convinta di aver ragione, di poter tutto, mentre fai solo intravedere tutta la tua incapacità nell’affrontare la realtà che ti circonda! Non hai rispetto per gli altri, sei piena di rabbia e rancore, sei bugiarda, infingarda e poi ti chiedi perché la vita ti dice no?

    Hai fatto scempio nel giro di poche settimane, da me un’ottantina di posts, altrove qualche dozzina per sputtanare il sottoscritto, infine qui. Roba da vero manicomio!

    Poi le ultime su questo sito, come la storia di Hugo Fast, dove metti insieme un costrutto degno di un malato mentale. Il tutto solo per il nome? Si può essere così malvagi pur di raggiungere lo scopo? Si, l’hai dimostrato qui!

    E ti credo :-)

    Ti cucchi un video di Moore e poi mi parli di milioni di americani morti ogni anno per causa della sanità americana, hai sentito dire che gli ebrei sono gli artefici di tutti i mali di questo pianeta e poi via con il razzismo, leggi da qualche parte che sono stati avvistati gli Ufo e via con le accuse di occultamento rivolte ai governi del pianeta, addirittura sei arrivata a dire che la rete idrica nazionale fa acqua per via dei complotti planetari …

    Cara Yolanda, che dire? Nulla, perché sei in malafede, oltre che una sorta di fascio assai limitato – non solo perché razzista, bensì perché anche contro l’ordine democratico! 5.000 lire per ogni ebreo, questo il prezzo che i tuoi commilitoni pagavano all’epoca! Siamo nel 2007, ma l’antisemitismo, l’avversione e ostilità verso gli ebrei, continua come ti insegna il tuo ex-e-neo maestro Grillo.

    Ma scrive un altro italiano “cattivo” come il sottoscritto:

    Fascismo, malattia dell’animo italiano
    di Romano Bracalini
    da L’Opinione delle Libertà, Edizione 93 del 30-04-2006

    Vestiti di nero, vestiti di rosso sempre fascisti sono e tali resteranno. Estremismo, fascismo, comunismo sono le varianti di un medesimo stato d’animo devoluto in un sistema coerente di violenza e di odio, di chiesa manichea, e se qualcuno si fosse dimenticato che l’italiano medio è sempre stato questo, facinoroso e pavido, violento e imbelle, la piazza rossa e nera, d’ogni tempo, è li a ricordarcelo puntualmente … Si converrà che un simile riflesso di infantilismo politico non appartiene al comportamento maturo e civile di una moderna democrazia. Siamo rimasti a un cliché di miseria umana, di sottocultura, di ritardo storico in un quadro d’assieme più simile ai rituali spettacolari di paesi rimasti nel guano della lotta tribale, ai nefasti di una permanente guerra civile, nel caos di una vita pubblica senza speranza.

    Ecco “buona” Yolanda, Braccalini ha abbozzato il tuo ritratto, e tu hai fornito la cornice, con una staffilata di prove scritte per mano tua.

    E adesso dovrei anche togliere gli insulti sul mio sito per farmi accusare di censura? No cara Yolanda, rimarranno per due motivi: il primo perché prova che sei una bugiarda quando accusi il sottoscritto di censura, visto che i commenti sono pubblicati, il secondo invece perché torneranno utili in quanto collegati con quel famoso articolo che parlerà di te. Il fenomeno anomalia va spiegato, e direi che ti presti bene come esempio vivente.

    Ma non scordarti che adesso arriverà anche il conto, perché la gente prepotente come te non farà più il bello o brutto tempo senza pagare il prezzo. Finora l’ha pagato la società, ma adesso tocca a chi causa i problemi.

    Allegria Yolanda! Prima o dopo doveva capitarti :-)

  112. Ciao Ernesto,piacere di conoscerti,ti chiedo scusa per avere utilizzaro il tuo sito,ma dovevo pur difendermi dalle accuse di questo individuo.
    Cmq,non intendo abusare della tuo spazio,quindi permettimi di rispondere per l’ultima volta all’unico grande signore “della verità,assoluta”.

    Kolion,se c’è qualcuno che,mi ha insegnato a sputtanare sei tu,te lo ricordi cosa hai fatto con GRILLO?
    Ma prima di guardare e giudicare gli altri,pensa per te,se quello che ho fatto io,è roba da manicomio,allora quello che tu hai fatto con GRILLO,come lo definiamo,DELIRIO?
    Non ho letto tutte le tue castronerie,ma kolion,lo hai scritto,tu stesso che avevi censurato 26 commenti,la prova è nel tuo sito,io mica lo nego,li ho postati anche qui,ma cosa vuoi dimostrare,con questo?
    Kolion,le tue minacce,non mi spaventano,sai perchè,perchè ho la coscienza a posto.
    Chiunque,leggerà i miei commenti,quelli che non hai CENSURATO,più gli insulti,si accorgerà,come già è successo,che il falso PROFETA,sei tu.

    Kolion,questa frase,te la potevi risparmiare,questa:

    Non hai rispetto per gli altri, sei piena di rabbia e rancore, sei bugiarda, infingarda e poi ti chiedi perché la vita ti dice no?

    Tienila per te quella bella frase,ti descrivi,meravigliosamente e poi Kolion,a me la vita non dice no,io vivo benissimo,quindi risparmiati le solite castronerie,quello pieno di rabbia e rancore sei tu,basta leggere cosa scrivi qui a me e cosa scrivi nel tuo sito,sei un forcaiolo frustrato che si accanisce contro noi italiani.

    Scrivi anche questo:

    Ma non scordarti che adesso arriverà anche il conto, perché la gente prepotente come te non farà più il bello o brutto tempo senza pagare il prezzo. Finora l’ha pagato la società, ma adesso tocca a chi causa i problemi.

    Allegria Yolanda! Prima o dopo doveva capitarti .

    Ah!Kolion,mi attribuisci tutti i tuoi pregi,”prepotente io?”ma un esamino di coscienza no,Kolion?
    Ma di cosa mi accusi,perchè mai la società,paga o dovrebbe pagare per colpa mia?
    Sei tu che sputtani la società italiana,in cui vivi,mica io.

    Cmq,Kolion,ti ringrazio da ora per l’articolo,che scriverai su di me,sono davvero commossa,vuol dire che per te sono una persona importante.
    Mi toccherà,non risponderti più,non perchè ho paura,ma il mio uomo,mi consiglia di non perder tempo con te ed ha ragione.
    Ma anche perchè non voglio approfittare dello spazio di Ernesto.
    Buona fortuna Kolion,aspetto con ansia il tuo articolo,che mi farà onore.

    Ciao Ernesto,ti ringrazio,per non avere applicato la censura,non starò qui,ancora a discutere,con Kolion,tanto è inutile,con lui non si può ragionare,è ora che mi dedichi a cose più importanti.

    Buona serata Ernesto.

  113. Hugo Kolion detto

    Ciao Ernesto

    Parole chiare le tue, ma si sa, non tutti sanno cosa sono gli insulti e ancor meno il razzismo. Ad ogni modo fatti vivo, tanto sai dove sono. Sono poi curioso di sapere come sta andando su Reset.

    A te Yolanda invece dico: sei venuta qui da Ernesto per lanciare un accusa contro di me, o non sai nemmeno più leggere? Perciò lascia stare certe menate!

    Poi su Grillo: sputtanamento la censura – con tanto di prove blog e Meetup allegate – del tuo ex-e-neo-messia? Ma come, non eri fino a poco tempo fa dello stesso parere? Adesso non più per “convenienza”? Però Yolanda …

    I 26 commenti e la censura: certo che l’ho scritto, ma con la dovuta ironia :-) visto che andavi in giro a parlare di una mia censura mentre poi ti ritrovi tutti i commenti pubblicati inclusi quelli stracolmi di insulti.

    Il discorso del conto: certo che ti arriva, perché vedi Yolanda, tutto ha un limite, e tu l’hai superato di molto.

    Ma non è questo il motivo, bensì un altro: il mio sito è intitolato “Approfondimenti sugli aspetti dell’anomalia italiana”, ed è ovvio che ho tutti contro, come però è ovvio che mai nessuno è riuscito – con un ragionamento serio – ad affrontare gli argomenti del sottoscritto.

    C’è chi insulta, chi scappa, chi nega, chi pratica la calunnia come te. Ma raramente trovi qualcuno come per esempio Genuino, uomo di sinistra, che alla fine ammette lo stato presente delle cose: l’anomalia italiana. Ma non solo lo fa, scrive addirittura un racconto molto bello di come si sono svolte le cose nel Meetup di Grillo.

    http://new-italy.net/i-falsi-profeti/la-ragnatela-del-grillo/

    Ecco Yolanda, sono questi gli uomini, come per altro Ernesto, che non si limitano a negare gli andazzi, bensì li affrontano portando alla luce i fatti.

    E sono sempre di più, ma io sono del parere che ci vuole il contrasto come con te per fare intravedere il meccanismo dell’andazzo, l’emarginazione della ragione praticata – con metodo – da gente in malafede come te. Ed è per questo che non mi puoi soffrire, perché ti tocca elogiare l’assurdo, negare la realtà, pur di aver un solo argomento contro di me. Ed è per questo che hai già perso e sempre perderai. Perché sei una persona profondamente disonesta.

    Di nuovo le frasi di Genuino:

    D’altra parte Grillo rappresenta anche lo specchio della società italiana, compresi tutti noi, che siamo comunque portati ad effettuare continui aggiustamenti per adeguare la realtà ai nostri desideri e incertezze, alla nostra percezione soggettiva, dove poi giustifichiamo sempre il nostro operato poiché “così fan tutti”. Ma di impegnarci noi per primi non se ne parla neanche. Di pensare a noi stessi come i primi responsabili del degrado? Assurdo!

    Ma la realtà è ben diversa … perché la sostanza, quello che resta, quando togliamo il cerone, è triste e squallida. Infatti il racconto (al quale sono allegati alcuni documenti comprovanti quanto affermato ed esplicativi delle discussioni avvenute nel meetup) introduce il lettore nella ragnatela del Grillo, un mondo fatto di intrighi, manipolazioni e tante falsità. Termina poi con un appello al buon senso, ponendo inoltre una serie di domande rimaste ancora aperte …

    Ed è per questo che sei di interesse per me, Yolanda, perché assumi gran parte dei tratti comuni di coloro che da sempre soffocano la ragione, i buoni modi. Tutto qui Yolanda. Come vedi, niente di personale, ma a modo tuo torni utile al paese.

  114. Hugo Kolion scrive:

    14 Novembre 2007 alle 18:23
    @ Sergio Rizzitiello – 10 Novembre 2007 alle 21:22

    Ciao Sergio

    Ho letto solo adesso il tuo commento.

    Ma non chiamarla povera ragazza, ha 36 anni, è antiamericana, antisemita, crede ai complotti planetari, ed è un ex-adepta di Beppe Grillo oltre che fan di Michael Moore

    Cosa è successo? Viene sul mio blog, entra in due stanze, “Grazie America” e “Allarme ciarlatani o in Italia ci sono solo troppi creduloni?” e poi mi posta un link ad un sito dal contenuto antisemita che io poi ho tolto. Ma non l’avessi mai fatto! Risultato? Mi piazza un’ottantina di posts nel giro di pochi giorni, pieni di insulti, inoltre ha fatto il giro della rete per sputtanarmi come il mega-censuratore

    E siccome non cancello certi commenti perché mi occorrono, in quanto mi occupo proprio degli aspetti dell’anomalia italiana, ebbene, mi tocca a volte sopportare anche l’insopportabile. Tutto qui.

    Per altro ha usato – come prova – una tua risposta in questa stanza, e quindi ha messo il link per “dimostrare” a tutti che sono uno str****.

    Approfitto per salutare tutti i presenti!

    Kolion sei la falsità fatta persona,adesso vedrai quanto pagherai per le tue menzogne,io sarei una grillina,una adepta di Moore,ho denunciato le tue censure perchè volevo che mi cancellassi i miei insulti?
    Ma quanto strisci Kolion?
    Le prove di quanto sei falso, tutte,di ciò che affermi,sono nel tuo sito,ma anche qui,perchè te lo ripeto,io quegli insulti,te li riposterei,sono convinta di ciò che ho scritto e quegli insulti,rileggiteli tutti i giorni della tua vita,te li meriti.
    Avevo deciso di finirla li,ma tu continui a dire falsità!
    Vorrà dire che informerò,sul blog di Grillo,tutti quelli a cui hai rotto gli zebedei,come fai ora con me,non preoccuparti Kolion,mi sa che con le ossa rotte ci finirai tu,almeno,la smetterai,di rompermi i Kolion…

  115. Hugo Kolion detto

    YOLANDA :-)

    e HOLLYWOOD sarebbe IN MANO A SCIENTOLOGY
    «Il mondo è dominato da ebrei o alieni»
    La rivista «Wired» ha raccolto le più note tesi cospirazioniste, dall’11/9 allo sbarco sulla luna

    MILANO – L’uomo non è mai atterrato sulla Luna perché la missione fu una messinscena della Nasa, l’11 settembre è stato orchestrato dalla Casa Bianca e Lady D fu uccisa dagli 007 britannici per impedire che portasse a termine la gravidanza. La rivista Wired ha raccolto le più popolari teorie cospirazioniste e ha chiesto ai suoi lettori di votare le loro preferite, a prescindere dalla maggiore o minore credibilità. Ecco dunque la «top ten» della dietrologia.

    GOVERNO USA DIETRO L’11 SETTEMBRE – Secondo questa tesi, che ha riscosso un certo credito grazie a studi e documenti visivi arrivati anche in Italia, Al Qaeda sarebbe totalmente estranea ai terribili attentati alle Torri Gemelle del 2001. La «mente» dell’operazione sarebbe niente meno che la Casa Bianca o in alternativa la lobby ebraica. A conferma di questa tesi il documentario «Loose Change» sosteneva che non è stata trovata la carcassa dell’aereo schiantatosi contro il Pentagono e che il carburante non può polverizzare un Boeing 757.

    LA PRINCIPESSA DIANA FU UCCISA – Le voci cominciarono a rincorrersi subito dopo il fatale incidente nel tunnel dell’Alma, la notte del 31 agosto 1997 a Parigi. Tra le varianti, anche quella che simulò la morte per sfuggire all’assedio dei media o che la Casa Reale si sbarazzò di Lady D per impedirle di sposare il suo compagno musulmano. Per gli ultimi scenari, consultare il sito del padre di Dodi, Mohammed al Fayed.

    L’ALLUNAGGIO? UN MONTAGGIO TV – Secondo una delle versioni, lo scrittore di fantascienza Arthur Clarke ne scrisse la sceneggiatura. A sostegno di questa tesi, gli scettici citano alcune omissioni nella missione Apollo (la mancanza di trascrizioni o tabelle di marcia) o stranezze (curiose ombre rilevate nelle foto). La teoria però è in calo di credibilità: se nel 1970 un terzo degli intervistati ci credeva, oggi i «cospirazionisti» sono solo il 6 per cento.

    EBREI CONTROLLANO TUTTO – Da Hollywood a Wall Street. Una toeria secondo cui il mondo è in mano agli ebrei e si è dunque realizzato il disegno de «Il protocollo degli anziani di Sion» (un’opera che descrive un ipotetico piano per la conquista del dominio). Una tesi avallata dal fatto che nessun ebreo sarebbe morto nel crollo delle Torri Gemelle.

    HOLLYWOOD IN MANO A SCIENTOLOGY – A conferma, la lunga lista di attori, Tom Cruise in testa, che hanno abbracciato il culto. Figurano tra i seguaci John Travolta, Kirstie Alley, Jennifer Aspen, Anne Archer, Catherine Bell, Nancy Cartwright (voce originale di Bart Simpson), Erika Christensen, il musicista jazz Chick Corea, Placido Domingo Jr. (figlio del celebre cantante lirico), Jenna Elfman e suo marito Bodhi, Emilio Estevez, Isaac Hayes, Chaka Khan, il divo delle soap operas Eduardo Palomo (deceduto nel 2003) e sua moglie, Juliette Lewis, Priscilla Presley e Lisa Marie Presley, Kelly Preston, Leah Remini, Giovanni Ribisi, Mimi Rogers, Jerry Seinfeld e la giornalista Greta van Susteren.

    PAUL MCCARTNEY È MORTO – Nel 1969 l’ex Beatle morì e fu rimpiazzato da un sosia; e la prova sarebbe in una serie di indizi disseminati nelle canzoni e copertine dei Beatles.

    L’AIDS FU CREATO A TAVOLINO – Una teoria secondo cui il virus sarebbe stato prodotto in laboratorio per sterminare la popolazione gay e le minoranze. Dietro l’operazione ci sarebbero scienziati americani o russi al servizio dell’esercito o in alternativa la Cia.

    IL POLLO FRITTO PROVOCA STERILITÀ – Ma solo negli individui dalla pelle nera. È una delle teorie razziste più popolari del Ku-Klux-Klan.

    IL MONDO È GESTITO DA ALIENI – I seguaci di un ex reporter della Bbc, David Icke, sostengono che il mondo sia dominato dai membri di una razza aliena che ha sembianze umane, a cui appartengono – tanto per fare due esempi – George W. Bush e i Reali britannici.

    IL MONDO DOMINATO DA ILLUMINATI – L’ultima teoria è leggermente più «realistica»: il mondo sarebbe guidato dai membri di sette cabalistiche, come gli Illuminati, i Rosacroce o i Massoni.

    02 novembre 2007(modificato il: 04 novembre 2007)

    http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_02/wired_teorie_cospirazioniste.shtml

  116. Hugo Kolion detto

    Yolanda 2 :-)

    Mi basta mettere il link – che non ti ho permesso – a quel famoso sito antisemita per sbugiardarti:

    http://re.ilcannocchiale.it/?TAG=SIONISMO

    Interessante la parte destra in rosso, una staffilata di links tipo:

    REVISIONISMO STORICO
    BOICOTTA ISRAELE 1
    BOICOTTAISRAELE 2
    ISRAELE RAZZISTA DA LIBERO
    SCARICA PASQUE DI SANGUE IL LIBRO
    OLOCAUSTO LA STORIA IMBAVAGLIATA
    SOCIETA ITALIANA RICERCA STORICA
    LO STORICO CLAUDIO MOFFA
    OLOCAUSTOREVISIONATO
    OPERAZIONE COLOMBA

  117. Kolion,tu sei un forcaiolo,travestito da uomo colto.
    Lo sai benissimo,che ti ho postato la “lEGGE LEVI PRODI”, articolo,che tu hai rimosso immediatamente e di cui,non c’è più traccia nel tuo sito,infame almeno quanto te!

    Hai voluto censurarmi il commento,che conteneva quella notizia,non riuscivi a confrontarti con me e hai focalizzato il tutto,dove ca..o volevi!
    E comunque caro kolion,te lo ripeto,non tutti chiudono gli occhi,davanti alle vittime che Israele,sta compiendo,col pieno appoggio dell’Europa e l’America,verso il popolo palestinese,non si tratta di antisemitismo,semplicemente,si dice,no hai crimini commessi da chiunque,lo vuoi capire o no,ignorante.
    Tu sei il classico ipocrita,che per vivere bene,giustifica i crimini,messi in atto da Bush e company.
    Ma fortunatamente non siamo tutti come te.

    Sei peggio di chi ci governa,non ti fai scrupoli a manipolare,ma stai tranquillo,che tra un pò,ti darò una bella lezioncina,di come un italiana,sa sputtanare un antidemocratico CENSURATORE,come te,ma già te ne ho dato un assaggio,il bello dovrà ancora arrivare,visto che ti avevo detto di piantarla ma tu non riesci a vivere senza fare il forcaiolo,ma questo ti costerà molto caro.
    Mi hai scritto l’altra volta che ne uscirò,con le ossa rotte,ma Kolion,tu non mi conosci,mi sa tanto che piangerai,per un bel pò,te lo assicuro,non hai idea di come mi hai nauseata e continui a farlo,falso e bugiardo,tu sei della peggior razza che esista sul pianeta terra,esseri peggiori di te,non c’è ne sono.

    Un ultima cosa e poi per oggi,vado a godermi,la mia serata,col mio uomo,ma Kolion,sei andato via dall’Italia,sei stato in Svizzera,dici di avere due mentalità,ma tu non hai due mentalità,hai più personalità,uno che per ottenere ciò che vuole usa le persone come fai tu ha due personalità…

    Torni qui in Italia e sputtani,il popolo italiano,anzichè sputtanare chi ci schiavizza!
    A Kolion,ma non provi,neppure un minimo vergogna,per come sputi nel piatto dove mangi?
    Noi senza il tuo cervello,sopravviveremo allegramente,non venirtene fuori,con la scusa che facciamo scappare i migliori cervelli all’estero,vai pure Kolion,vai pure a sputtanare,un altro povero popolo che ti ospiterà,perchè tu non hai umiltà,dovunque andrai,ti sentirai superiore,ma quello che stai dimostrando,quando scrivi falsità,che poi vengono smentite dai miei commenti,che non hai CENSURATO,e quelli che trovi qui e altrove,è che sei un egocentrico,un esaltato,pronto sempre ad accusare qualcuno.

    Kolion,ma perchè poi,non controlli prima tu,dove prendi gli articoli e chi li scrive?
    Hai presente:

    Kolion,nel post:http://new-italy.net/i-falsi-profeti/beppe-grillo-condannato-per-omicidio-colposo-leader-dei-moralizzatori/
    Hai incollato,un articolo di un certo Hugo Fast,che secondo me potresti benissimo essere tu…

    E’ quello qui sotto:
    V-Day e Beppe Grillo: ecco perché sono perplesso
    di Hugo Fast – 4 settembre 2007

    Bene Kolion,questo tipo,ha un my space,ti do il link,ma lo saprai,perchè secondo me sei tu…

    http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendID=61077609

    Bene Kolion,leggi come si presenta il sig.Hugo Fast,in my space,leggi bene eh!

    Hugo Fast

    “Mi diverto a fare lo stronzo, ma non lo sono. Anzi, forse sì…”

    Uomo
    42 anni

    Italia

    Hugo Fast: parlo di me
    Chi sono:
    Principale profeta in Italia del “neo-cattivismo”, o semplicemente “cattivismo”, odio i buoni, i buonisti e le famiglie felici tipo Mulino Bianco. Quando vedo la gente ridere, mi chiedo ‘azzo c’hanno da ridere, che’ viviamo in un mondo che fa schifo… Forse si sono appena visti allo specchio? Amo la vita notturna, il nero, l’eleganza e le compagnie prestigiose. Io stesso sono soprannominato “Sua Prestigiosità”. Sono l’editor della rivista telematica Kondoria, una bomba di cattivismo, di lucidità, di musica electro e di commenti salaci, feroci, mendaci!

    Mi piacerebbe conoscere:
    Gente che mi paghi per essere insultata. Donne che mi supplichino e/o si strappino i capelli per me. Persone di contegno ed eleganza. Pazzi e creativi, ma con garbo.

    Kolion,per me sei tu,Hugo Fast,sesto senso,ho trovato parecchie cose che conducono a te,compreso il fatto,che rompi i Kolion…

    Kolion,se non sei tu,poco importa,ma se ti attacchi,ai link,dove prendo iogli articoli,faccio lo stesso,quindi?
    Cosa dimostri postando quello che si trova in quel sito?

    A te,Kolion,non deve interessare se io credo ai fantasmi,agli ufo,alle fate ai Kolion ecc. ecc.
    Tu non sei in grado di affrontare un confronto,tantè che anche una signora,nel blog di Guzzanti,oltre a Sergio,ti ha dato una lezioncina…

    Il bello è che poi attribuisci i tuoi difetti a me e a tutti gli italiani.
    Kolion,un consiglio,vai su un Isola deserta,cosi’almeno nessun essere umano disprezzerà più,il tuo amato cervello,per di più,ci lasceresti in pace,li internet non ci sarebbe.
    Dio mio questo si che sarebbe un mio sogno realizzato…

  118. Kolion,hai scritto due commenti uno dietro l’altro,non si fa!
    Poi,perchè non posti,il commento che mi hai censurato,lo ricordi?

    “Legge levi Prodi”,anzichè postare post che non c’entrano nulla?
    Non è distorcere la realtà!

    Povero Kolion,povero pazzo.

    Infame questi,non li ho postati:

    Novembre 14, 2007 a 7:31 pm
    YOLANDA

    e HOLLYWOOD sarebbe IN MANO A SCIENTOLOGY
    «Il mondo è dominato da ebrei o alieni»
    La rivista «Wired» ha raccolto le più note tesi cospirazioniste, dall’11/9 allo sbarco sulla luna

    MILANO – L’uomo non è mai atterrato sulla Luna perché la missione fu una messinscena della Nasa, l’11 settembre è stato orchestrato dalla Casa Bianca e Lady D fu uccisa dagli 007 britannici per impedire che portasse a termine la gravidanza. La rivista Wired ha raccolto le più popolari teorie cospirazioniste e ha chiesto ai suoi lettori di votare le loro preferite, a prescindere dalla maggiore o minore credibilità. Ecco dunque la «top ten» della dietrologia.

    GOVERNO USA DIETRO L’11 SETTEMBRE – Secondo questa tesi, che ha riscosso un certo credito grazie a studi e documenti visivi arrivati anche in Italia, Al Qaeda sarebbe totalmente estranea ai terribili attentati alle Torri Gemelle del 2001. La «mente» dell’operazione sarebbe niente meno che la Casa Bianca o in alternativa la lobby ebraica. A conferma di questa tesi il documentario «Loose Change» sosteneva che non è stata trovata la carcassa dell’aereo schiantatosi contro il Pentagono e che il carburante non può polverizzare un Boeing 757.

    LA PRINCIPESSA DIANA FU UCCISA – Le voci cominciarono a rincorrersi subito dopo il fatale incidente nel tunnel dell’Alma, la notte del 31 agosto 1997 a Parigi. Tra le varianti, anche quella che simulò la morte per sfuggire all’assedio dei media o che la Casa Reale si sbarazzò di Lady D per impedirle di sposare il suo compagno musulmano. Per gli ultimi scenari, consultare il sito del padre di Dodi, Mohammed al Fayed.

    L’ALLUNAGGIO? UN MONTAGGIO TV – Secondo una delle versioni, lo scrittore di fantascienza Arthur Clarke ne scrisse la sceneggiatura. A sostegno di questa tesi, gli scettici citano alcune omissioni nella missione Apollo (la mancanza di trascrizioni o tabelle di marcia) o stranezze (curiose ombre rilevate nelle foto). La teoria però è in calo di credibilità: se nel 1970 un terzo degli intervistati ci credeva, oggi i «cospirazionisti» sono solo il 6 per cento.

    EBREI CONTROLLANO TUTTO – Da Hollywood a Wall Street. Una toeria secondo cui il mondo è in mano agli ebrei e si è dunque realizzato il disegno de «Il protocollo degli anziani di Sion» (un’opera che descrive un ipotetico piano per la conquista del dominio). Una tesi avallata dal fatto che nessun ebreo sarebbe morto nel crollo delle Torri Gemelle.

    HOLLYWOOD IN MANO A SCIENTOLOGY – A conferma, la lunga lista di attori, Tom Cruise in testa, che hanno abbracciato il culto. Figurano tra i seguaci John Travolta, Kirstie Alley, Jennifer Aspen, Anne Archer, Catherine Bell, Nancy Cartwright (voce originale di Bart Simpson), Erika Christensen, il musicista jazz Chick Corea, Placido Domingo Jr. (figlio del celebre cantante lirico), Jenna Elfman e suo marito Bodhi, Emilio Estevez, Isaac Hayes, Chaka Khan, il divo delle soap operas Eduardo Palomo (deceduto nel 2003) e sua moglie, Juliette Lewis, Priscilla Presley e Lisa Marie Presley, Kelly Preston, Leah Remini, Giovanni Ribisi, Mimi Rogers, Jerry Seinfeld e la giornalista Greta van Susteren.

    PAUL MCCARTNEY È MORTO – Nel 1969 l’ex Beatle morì e fu rimpiazzato da un sosia; e la prova sarebbe in una serie di indizi disseminati nelle canzoni e copertine dei Beatles.

    L’AIDS FU CREATO A TAVOLINO – Una teoria secondo cui il virus sarebbe stato prodotto in laboratorio per sterminare la popolazione gay e le minoranze. Dietro l’operazione ci sarebbero scienziati americani o russi al servizio dell’esercito o in alternativa la Cia.

    IL POLLO FRITTO PROVOCA STERILITÀ – Ma solo negli individui dalla pelle nera. È una delle teorie razziste più popolari del Ku-Klux-Klan.

    IL MONDO È GESTITO DA ALIENI – I seguaci di un ex reporter della Bbc, David Icke, sostengono che il mondo sia dominato dai membri di una razza aliena che ha sembianze umane, a cui appartengono – tanto per fare due esempi – George W. Bush e i Reali britannici.

    IL MONDO DOMINATO DA ILLUMINATI – L’ultima teoria è leggermente più «realistica»: il mondo sarebbe guidato dai membri di sette cabalistiche, come gli Illuminati, i Rosacroce o i Massoni.

    02 novembre 2007(modificato il: 04 novembre 2007)

    Mi basta mettere il link – che non ti ho permesso – a quel famoso sito antisemita per sbugiardarti:

    http://re.ilcannocchiale.it/?TAG=SIONISMO

    Interessante la parte destra in rosso, una staffilata di links tipo:

    REVISIONISMO STORICO
    BOICOTTA ISRAELE 1
    BOICOTTAISRAELE 2
    ISRAELE RAZZISTA DA LIBERO
    SCARICA PASQUE DI SANGUE IL LIBRO
    OLOCAUSTO LA STORIA IMBAVAGLIATA
    SOCIETA ITALIANA RICERCA STORICA
    LO STORICO CLAUDIO MOFFA
    OLOCAUSTOREVISIONATO
    OPERAZIONE COLOMBA

    Kolion infame questi li hai postati tu qui,ma nel tuo sito,non li trovi,in quanto non li ho mai postati,quello che ho postato io era questo,ma c’era anche l’articolo che hai rimosso dicendo che lo spostavi in “Grazie America”,ma sei sempre più falso,perchè non c’è neppure li.

    Kolion,io ho postato questo:
    Yolanda scrive:
    20 Ottobre 2007 alle 23:45
    Ciao Yolanda

    COME PROMESSO, ULTIMO RAGGRUPPO DEI TUOI COMMENTI INCLUSO I DUE LINKS, POI COME DETTO, NIENTE PIÙ COMMENTI:

    Yolanda – 20.10.2007 alle 23:45
    LEGGE LEVI-PRODI-
    fonte-http://re.ilcannocchiale.it/?TAG=LEVI

    CENSURA-IL GOVERNO RIFORMA L’EDITORIA SUL WEB-FORSE BUROCRAZIA E TASSE ANCHE PER I BLOG

    (IL CONTENUTO DELL’ARTICOLO L’HO TOLTO, VISTO CHE L’ARGOMENTO VIENE TRATTATO NELLA STANZA “GRAZIE AMERICA”).

    Te l’ho detto puoi manipolare quanto vuoi,ma ci sono le prove di quanto affermo.
    Tranquillo Kolion,i grillini e lo stesso Grillo,saranno contenti,quando sapranno che CENSURI peggio che sul blog di Grillo,tra non molto avrai la sorpresa,manca poco.

  119. Hugo Kolion detto

    Cara Yolanda

    Tutto è pertito da questo tuo commento sul mio sito, dove avevi messo il link al sito antisemita

    http://new-italy.net/i-falsi-profeti/allarme-ciarlatani-o-in-italia-ci-sono-solo-troppi-creduloni/#comment-320

    e dove io poi ti avevo aggiunto in maiuscolo:

    Yolanda – 20.10.2007 alle 19:25
    IL DISCORSO LEGGE LEVI-PRODI, LO PASSO NELLA STANZA “GRAZIE AMERICA”, VISTO CHE GINO L’HA APPENA MENZIONATO. INOLTRE, TI PREGHEREI DI NON METTER LINKS DI SITI OVE SI PRATICA L’ANTISEMITISMO. HUGO

    Tu poi mi hai risposto (la parte maiuscola è sempre mia):

    Yolanda scrive:
    20 Ottobre 2007 alle 20:13
    Iio ti ho messo il link dove si pratica l’antisemitismo? E quali sarebbero?

    Hugo veramente, non mi risulta, cose del genere non ne ho mai postate, se ti fa piacere dire cavolate, per non postare i link, inventane un altra. Vedo che segui, la scia del Grillo, quindi, non posterò più, proprio come ho fatto con lui, perchè anche tu censuri. Buona fortuna.

    PS: YOLANDA, HAI MESSO UN LINK LEGGE LEVI-PRODI DI QUESTO SITO: HTTP://RE.ILCANNOCCHIALE.IT/. PRIMA DI ACCUSARE ME VA QUINDI A CONTROLLARE SE CIÒ CHE DICO CORRISPONDE AL VERO O NO. CIAO HUGO.

    ==

    E dopo Yolanda, dopo questo breve scambio, dove hai negato l’evidente, cioè l’aver messo il link al sito antisemita (dai contenuti come ho postato Novembre 14, 2007 a 7:34 pm qui sopra), è partita la tua campagna di callunnia nei miei confronti! E infatti scrivi già di Grillo e censura, poi andrai oltre e infatti oggi – dopo un ottantina di commenti da me e qualche dozzina in altri siti – sei arrivata fin qui.

    Ma non è tutto: oltre che bugiarda sei anche razzista! La storia di Hugo Fast si collega poi al tuo operare pieno di menzogne, usi la calunnia perché piena di cattiveria e odio. Il resto ti viene perché afflitta da deficit culturale, oltre che da una stupidità proverbiale:

    Le leggi fondamentali della stupidità
    tratto da Allegro ma non troppo
    di Carlo M. Cipolla

    “Come è implicito nella Terza Legge Fondamentale, una creatura stupida vi perseguiterà senza ragione, senza un piano preciso, nei tempi e nei luoghi più improbabili e impensabili. Non vi è alcun modo razionale per prevedere se, quando, come e perché, una creatura stupida porterà avanti il suo attacco. Di fronte ad un individuo stupido, si è completamente alla sua mercé. Poiché le azioni di una persona stupida non sono conformi alle regole della razionalità, ne consegue che:

    a) generalmente si viene colti di sorpresa dall’attacco;

    b) anche quando si acquista consapevolezza dell’attacco, non si riesce ad organizzare una difesa razionale, perché l’attacco, in se stesso, è sprovvisto di una qualsiasi struttura razionale.

    Il fatto che l’attività e di movimenti di una creatura stupida siano assolutamente erratici ed irrazionali, non solo rende la difesa problematica, ma rende anche estremamente difficile qualunque contrattacco – come cercare di sparare ad un oggetto capace dei più improbabili e inimmaginabili movimenti. Questo è ciò che Dickens e Schiller avevano in mente quando l’uno affermò che “con la stupidità e la buona digestione l’uomo può affrontare molte cose” e l’altro che “contro la stupidità gli stessi Dei combattono invano”.

    Occorre tener conto anche di un’altra circostanza. La persona intelligente sa di essere intelligente. Il bandito è cosciente di essere un bandito. Lo sprovveduto è penosamente pervaso dal senso della propria sprovvedutezza. Al contrario di tutti questi personaggi, lo stupido non sa di essere stupido. Ciò contribuisce potentemente a dare maggior forza, incidenza ed efficacia alla sua azione devastatrice. Lo stupido non è inibito da quel sentimento che gli anglosassoni chiamano self-consciousness. Col sorriso sulle labbra, come se compisse la cosa più naturale del mondo, lo stupido comparirà improvvisamente a scatafasciare i tuoi piani, distruggere la tua pace, complicarti la vita ed il lavoro, farti perdere denaro, tempo, buonumore, appetito, produttività – e tutto questo senza malizia, senza rimorso, e senza ragione”.

    ==

    E di fatto Yolanda, sei partita con la tua prima menzogna da quel famoso commento, il resto è poi storia folle, l’arrampicarsi sulla stupidità più assurda, una staffilata di accuse aberranti e la dimostrazione che l’essere umano stracolmo di pregiudizi può solo distruggere …

    Ripeto: sei una bruttissima persona!

  120. Kolion tu CENSURI

  121. Hugo Kolion detto

    No Yolanda, chiunque in una democrazia non ti avrebbe permesso l’antisemitismo aperto !

    Ma c’è anche il programma Yolanda parte 2:

    Ieri sono andato sul tuo sito, ed ho postato – ore 20.01 e 20.19 – due commenti che però non sono apparsi per niente !

    Ma non è tutto, oggi trovo un’aggiunta nel post antecedente al mio che non è apparso:

    Comment daYolanda
    Ora: 14 Novembre 2007, 18:46

    Prima c’era solo:

    Ciao Jim,grazie a te.

    Dopo i miei due posts non apparsi invece con l’aggiunta:

    Ciao Jim,grazie a te.

    Volevo solo avvisarvi che questi post,li ho scritti,solo per dire la mia sulle accuse rivolte dal Kolion,ma non lascerò aperti i commenti,perchè,non ho tempo di approvarli,ma non ci sarà,neppure bisogno,visto che non ho intenzione di sprecare il mio tempo,ad azzuffarmi,con un Kolion,che sul suo sito,non mi ha permesso di postare.

    Quindi Kolion,se passi da queste parti,ti saluto.

    ==

    Ma tu guarda un po’ Yolanda la buona, l’aggiunta che hai messo dice tutto :-)

    Perciò Yolanda = bugiarda e infame, come da me sempre sostenuto. Sei di una falsità incredibile. Prova a negare anche questo fatto che faccio subito a fornire le foto che ho fatto del tuo sito.

    Come vedi Yolanda, le bugie hanno le gambe corte :-)

  122. Kolion,ma ti pare,che tu non mi lasci postare nel tuo sito,mi CENSURI e io adesso,dovrei darti la possibilità,di rompermi i Kolion,sul mio?
    Ma allora hai veramente bisogno di cure,io ho postato quei commenti per dire la mia a Jim,ma come avrai notato,ho visto che mi ha dato conferma di averlo letto e ho disattivato i commenti,il perchè,lo hai riportato anche qui:

    Ciao Jim,grazie a te.

    Volevo solo avvisarvi che questi post,li ho scritti,solo per dire la mia sulle accuse rivolte dal Kolion,ma non lascerò aperti i commenti,perchè,non ho tempo di approvarli,ma non ci sarà,neppure bisogno,visto che non ho intenzione di sprecare il mio tempo,ad azzuffarmi,con un Kolion,che sul suo sito,non mi ha permesso di postare.

    Quindi Kolion,se passi da queste parti,ti saluto.

    Kolion,anche tu sul tuo sito hai disattivato,su dei post i commenti,ma un conto,è disattivare i commenti,un conto,è censurarli.
    A te non deve fregare se io ho aggiunto dopo,il fatto che non posso stare dietro,al mio blog,non avendo il tempo di approvare i commenti,sta di fatto che ti avrei comunque censurato,visto che sul tuo mi hai sempre CENSURATA,quando i miei commenti,ti smentivano.

    Quindi Kolion,hai poco da accusare,ma sopratutto,a quasi 50 anni,non hai niente altro da fare,che stare a rompere i Kolion a tutti quelli che incontri in rete?
    E trovati un altro passatempo,su.
    Ti saluto Kolion…

  123. Hugo Kolion detto

    Cara Yolanda, le tue parole:

    “A TE NON DEVE FREGARE SE IO HO AGGIUNTO DOPO IL FATTO CHE NON POSSO STARE DIETRO AL MIO BLOG NON AVENDO IL TEMPO DI APPROVARE I COMMENTI STA DI FATTO CHE TI AVREI COMUNQUE CENSURATO VISTO CHE SUL TUO MI HAI SEMPRE CENSURATA QUANDO I MIEI COMMENTI TI SMENTIVANO …”

    Ma cara Yolanda “sincera”, “onesta” e “buona” …

    a) PRIMA SBUGIARDATA: un’ottantina (80 !) di posts tuoi – inclusi tutti gli insulti – sul mio sito dopo il fatto del link antisemita, mentre di miei sul tuo sito ZERO ! Bada bene 80:0 = giustizia Yolanda !

    b) SECONDA SBUGIARDATA: ti reputi una sorta di Maria Immacolata e Madre Teresa di Calcutta oltre che LUME DELLA PATRIA, ma poi manipoli – in un secondo tempo – un tuo post antecedente al mio – aggiungendo una parte di testo – solo per poi giustificare una tua CENSURA ! Bada bene che il manipolatore poi sono io !

    Ma gioia :-) tutta robetta che il sottoscritto non ha mai fatto, alla prova di ciò che dico tutto quel malloppo – un’ottantina (80 !) di posts – che mi hai lasciato sul mio sito … mentre alla prova di ciò che dici tu FINORA solo una immensa montagna di menzogne ma ZERO commenti miei !

    E ti credo che vai mano in mano con i tuoi maestri Grillo e Moore :-)

    PS: ci sono cinque grandi tipologie di bugie, e due fanno il tuo caso: quella strumentale, per danneggiare qualcuno e quella patologica quando le bugie diventano continue, quando si inizia a confondere la realtà con la finzione, fino a sfociare nella mitomania …

  124. Kolion,tu CENSURI,questo non puoi negarlo e poi megli 100 Grillo e 100 Moore,piuttosto che avere in giro un forcaiolo che sputa continuamente,nel piatto dove mangia,te capi’?
    Te lo ripeto,Grillo censura,ma fa qualcosa per migliorare la situazione.
    Moore,non lo conosco bene,ma te sei ossessionato…
    Per quel poco che so di Moore,anche lui,fa qualcosa per migliorare,tu non fai e non farai,mai nulla per migliorare nulla,perchè sei troppo preso a rompere i Kolion a chiunque ti dia un pò di spago,ti attacchi peggio di una sanguisuga….
    Kolion,te lo ripeto,trovati un passatempo,se ci riesci,altrimenti vai su un isoletta deserta.
    Ti saluto Kolion.

    Ps.Ricorda queste parole,ti censurerei comunque,anche se lasciassi aperti i commenti,te capi’?
    Lo capisci l’italiano?
    Io non ti porgo l’altra guancia,mi CENSURI?
    Ti CENSURO,te capi’ Kolion?

  125. Hugo Kolion detto

    Certo Yolanda che ho capito, Grillo e Moore fanno qualcosa per migliorare la situazione, la loro !

    Ovviamente grazie alla pigrizia mentale di certi presunti lumi come te :-)

    Per il resto Yolanda, sanno piuttosto – anche qui come te – cosa distruggere !
    Perché vedi, ne tu ne un Grillo tornate utili alla democrazia e nemmeno al paese, perché sparate e sprizzate solo odio da tutti i pori !

    Grillo però lo capisco, si riempie le tasche, ma tu?

    E qui mi chiedo se sei solo una serva al servizio dell’industria della coscienza, o se sei anche schiava di quella tua indole che ti impone sempre e comunque un comportamento tipico da bullo, simile a quello di quei manigoldi che in quella scuola se la sono presa con il ragazzo down !

    I sintomi ci sono tutti, hai anche la padronanza della menzogna dalla tua, inoltre sei razzista … direi che in circostanze diverse saresti uno di quei gregari del regime di turno, e qui non importa nemmeno il colore, perché una volta libera di fare saresti capace di tutto !

    Quindi fa un po’ tu chi sputa nel piatto della nostra società democratica !

    Per quello che mi riguarda ho la fortuna di vivere in una delle più belle regioni del Bel Paese, in mezzo a della gente al top del comportamento rispettoso, quindi molto lontana da certi tuoi atteggiamenti. Perciò credo di poterti dire che con “noi italiani” intendevi quella minoranza prepotente e complessata, che da sempre si distingue in quanto irrispettosa !

    No Yolanda, la maggioranza degli italiani non è di certo come te, ed è per questo che sei nera di rabbia ! Inoltre, per concludere qualche parola su Israele: sei mai riuscita a chiederti perché è un oasi democratica nel bel mezzo del deserto totalitario? Non ti sei mai chiesta perché ti identifichi più con i nemici della democrazia?